Prof accoltellata: i 22 della diretta, non il 13enne
Prof accoltellata in una media di Centocelle: il ragazzo ha 13 anni e per l'articolo 97 del codice penale non è imputabile. L'unica strada penale passa dai 22 account collegati alla diretta Telegram.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La prof accoltellata in una scuola media di Centocelle è stata dimessa lo stesso pomeriggio. L'inchiesta, invece, è appena cominciata. E non riguarda il ragazzo che ha impugnato il coltello: quel ragazzo ha tredici anni e, per il codice penale italiano, non è imputabile. Tutto il peso giudiziario della vicenda si sposta quindi su chi stava dall'altra parte dello schermo, sugli spettatori della diretta Telegram che hanno guardato l'aggressione mentre accadeva.
È una distinzione che nei primi due giorni di cronaca sulla prof accoltellata si è quasi persa. Eppure è l'unica che spiega perché i carabinieri, invece di concentrarsi sul tredicenne, stiano passando al setaccio un telefono.
Prof accoltellata a Centocelle: tre minuti trasmessi in diretta
Venerdì 18 settembre, istituto comprensivo Giovanni Verga, periferia est di Roma. Uno studente di terza media si chiude in bagno e si prepara con una metodicità che nel video si vede tutta: estrae dallo zainetto due coltelli con lame da venti centimetri, se li infila in vita tra i pantaloni e l'elastico dei boxer, poi indossa un paio di occhiali da soft air con telecamera. Percorre un corridoio dalle pareti gialle. Entra in classe.
Da lì, secondo la ricostruzione dell'agenzia Dire, il filmato dura circa tre minuti e diventa immediatamente caotico. Lo studente spruzza spray urticante e colpisce l'insegnante con tre coltellate al costato. La prof accoltellata è Isabella Marsilio, docente di italiano e storia: trasportata in codice giallo all'ospedale Vannini, viene dimessa nel pomeriggio.
A fermare l'aggressione alla prof accoltellata è un compagno di classe, che si getta sull'aggressore e impedisce che i colpi continuino. Gli altri studenti vengono fatti uscire dal retro dell'edificio. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato che premierà il ragazzo e lo inviterà al ministero.
Le parole della prof accoltellata, raccolte poche ore dopo, sono la cosa più disturbante di tutta la vicenda: «Ho avuto paura di morire. Lui mi accoltellava e stava in silenzio». E poi: «Mi dispiace enormemente di aver compreso adesso quanto forte e profondo fosse il suo malessere». Ha detto che vorrebbe abbracciarlo.
Da cinque a ventidue: il numero che continua a cambiare
Il dettaglio tecnico su cui ruota l'intera inchiesta sulla prof accoltellata è il pubblico. Nelle prime ore si è parlato di cinque persone collegate alla videochiamata Telegram durante l'aggressione. Sabato il numero è salito a ventidue. Non è una correzione marginale: è la misura di quanto poco, a quaranta ore dai fatti, gli inquirenti sappiano ancora della rete attorno al ragazzo.
Perché la diretta in cui compare la prof accoltellata non era improvvisata. Poco prima di entrare a scuola il tredicenne aveva pubblicato su TikTok un conto alla rovescia — «-5 ore» — poi oscurato. In una chat condivisa con alcuni compagni aveva scritto una frase sola: «Guardate il tg dopo». I compagni raccontano che parlava dell'aggressione da giorni e che nessuno gli aveva creduto.
La perquisizione informatica è scattata sabato mattina. Sul telefono della madre, riferisce l'ANSA, sono state trovate le carte di credito usate per acquistare online i coltelli e il resto dell'attrezzatura. Indagano i carabinieri della compagnia Casilina insieme ai reparti specializzati in informatica dell'Arma. L'obiettivo dichiarato dell'indagine sulla prof accoltellata è identificare i ventidue.

Prof accoltellata, ma a tredici anni non si risponde penalmente
Qui entra la regola che riorienta tutto. L'articolo 97 del codice penale stabilisce che non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i quattordici anni. Non è una valutazione caso per caso: è una presunzione assoluta. Il tredicenne che ha aggredito la prof accoltellata non può essere processato, condannato né punito, qualunque cosa emerga dalle chat.
La Procura per i minorenni ha comunque aperto un fascicolo per le lesioni alla prof accoltellata, perché serve ad accertare i fatti e soprattutto le responsabilità altrui. Al ragazzo si applicheranno misure rieducative — affidamento ai servizi sociali o collocamento in comunità — decise dal Tribunale per i minorenni. Nessuna di queste è una pena.
È esattamente la soglia che il governo ha lasciato intatta nel ddl approvato a luglio: quel testo, di cui abbiamo scritto quando parlava di imputabilità dei minori, interviene sulla fascia 14-18 anni introducendo la presunzione di capacità di intendere e di volere, ma non tocca il limite dei quattordici. Sotto quell'età il diritto penale italiano semplicemente non arriva.
Ne discende una conseguenza che vale la pena dire chiaramente. Se davvero qualcuno ha spinto il ragazzo ad agire, quel qualcuno è l'unico soggetto perseguibile dell'intera vicenda. Istigazione a delinquere, concorso morale nelle lesioni alla prof accoltellata: sono ipotesi che riguardano gli adulti o i maggiori di quattordici anni collegati a quella videochiamata, non il tredicenne. L'inchiesta sulla prof accoltellata, insomma, è un'inchiesta sul pubblico.
La pista suprematista e la true crime community
L'ipotesi investigativa emersa sabato sul caso della prof accoltellata è che il ragazzo sia stato agganciato online. Secondo indiscrezioni raccolte dal Corriere della Sera e rilanciate dalle agenzie, gli inquirenti valutano il coinvolgimento di gruppi di matrice suprematista che operano in rete selezionando soggetti fragili su social network e piattaforme di videogiochi, ne raccolgono le frustrazioni e le alimentano fino a trasformarli in esecutori. «Riesce a stabilire contatti con persone fragili con cui stabilisce una comunicazione», sintetizza una fonte investigativa citata dall'ANSA.
L'analisi dei profili social del tredicenne avrebbe restituito meme e simboli che esaltano autori di stragi scolastiche, contenuti misogini e riferimenti ad attentatori antislamici: Brenton Tarrant, l'autore del massacro di Christchurch, vi sarebbe definito un «eroe». Attorno a questo materiale ruota la cosiddetta true crime community, descritta dalle stesse fonti come una sottocultura online che colleziona e celebra assassini seriali e autori di stragi.
Serve però una cautela che molte ricostruzioni hanno saltato. Nel fascicolo sulla prof accoltellata nessun gruppo è stato nominato, nessun indagato esiste, e agli inquirenti il ragazzo ha dato una spiegazione tutta terrena: «La odiavo, volevo punirla perché sono arrivato in terza media con due debiti in italiano e storia». Quel venerdì mattina doveva sostenere il recupero di storia. La pista suprematista e il movente scolastico non si escludono — anzi, è proprio sulla frustrazione ordinaria che una rete di reclutamento lavora — ma finché il telefono non parla restano due tesi, non una.

Prof accoltellata: la risposta politica corre più veloce della perizia
Mentre i tecnici lavorano sul dispositivo, la politica ha già consegnato la sua diagnosi sulla prof accoltellata. Valditara ha chiesto di «impedire ai minori di 15 anni l'accesso a social e canali pericolosi», indicando nel Kids Act della Commissione europea la direzione giusta, e ha rivendicato la linea disciplinare: «Non dobbiamo avere paura di affermare che chi sbaglia deve pagare».
Sul fronte dei controlli, i numeri esistono e sono verificabili. La circolare Piantedosi-Valditara varata a gennaio 2026 — nata dopo la morte di uno studente all'istituto Einaudi della Spezia — ha prodotto 2.828 interventi in 276 scuole tra febbraio e maggio, con decine di armi sequestrate: coltelli, tirapugni, sfollagente, machete. Un sondaggio Skuola.net indica il 70% degli studenti favorevole ai controlli con metal detector.
Tuttavia nessuna delle due misure intercetta ciò che è successo a Centocelle. Il metal detector ferma l'oggetto all'ingresso, e i coltelli della prof accoltellata sono stati comprati online con la carta della madre. Il divieto di social sotto i quindici anni agisce sull'età dell'utente, non sugli adulti che stavano dall'altra parte. Infatti l'unico reato astrattamente contestabile in tutta questa storia riguarda proprio quei ventidue, e su di loro non incide né la circolare né il Kids Act.
Resta, nel caso della prof accoltellata, il livello che nessuna norma copre. «Si rischia di fare confusione tra il mondo fisico e quello della rete al punto di non valutare le conseguenze», avverte Anna Maria Giannini, psicologa della Sapienza: esposizione prolungata alla rete e incapacità di gestire le frustrazioni diventano, sono parole sue, «una miscela esplosiva». I compagni descrivono un ragazzo taciturno, appassionato di video crime; l'insegnante ricorda che l'anno scorso «manifestava un senso di rabbia, fastidio, superiorità». La preside ha detto che non era mai stato problematico. Tutti segnali letti dopo, come sempre accade.
Il caso della prof accoltellata si chiuderà, sul piano penale, in uno dei due modi. O il telefono restituisce nomi, e allora ci sarà un processo — ma non contro il ragazzo. Oppure non restituisce niente, e resta un tredicenne non imputabile, una docente che vorrebbe abbracciarlo e ventidue spettatori mai identificati. Per approfondire altri casi di cronaca e società seguiti dalla redazione, la seconda ipotesi è di gran lunga la più frequente.


