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CinemaEconomia e Finanza

Film Distribution Fund: 923mila euro non assegnati

Il decreto del 20 ottobre assegna 677mila euro dei 1,6 milioni del Film Distribution Fund: 923mila euro restano non assegnati, venticinque domande su sessantacinque sono escluse e un solo film vale il 31 per cento del totale distribuito.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Vassoio di travertino diviso da una sottile barra dorata: i dischi d'ottone del Film Distribution Fund stanno tutti nello scomparto più piccolo, quello grande resta vuoto
Immagine generata con IA

Il Film Distribution Fund è lo strumento con cui il Ministero della cultura paga i distributori stranieri perché portino i film italiani nelle sale dei loro Paesi. Per l'annualità 2025 aveva a disposizione 1,6 milioni di euro. Il decreto direttoriale del 20 ottobre 2026, rep. 3119, che ne approva la graduatoria, ne ha assegnati 677 mila: il 42,3 per cento. Gli altri 923 mila euro non sono stati assegnati a nessuno, e il bando non dice che cosa ne sia.

Non è un dettaglio contabile. Il Film Distribution Fund è l'unica linea dedicata a questo scopo, e la cifra che ha effettivamente mosso misura quanto l'Italia abbia speso, in un anno, per far vedere il proprio cinema nelle sale straniere.

Che cosa dice il decreto del Film Distribution Fund

Il decreto del Film Distribution Fund approva un'unica tabella, divisa in due. Da una parte i progetti ammessi al contributo: quaranta, per un totale di 677 mila euro, distribuiti su diciassette film e diciotto Paesi. Dall'altra i progetti «non ammessi, per carenza dei requisiti previsti dal Bando»: venticinque. Le domande arrivate erano in tutto sessantacinque.

Il bando che regola la sessione è il decreto direttoriale 3 luglio 2026, rep. 2091. Fissa il fondo a 1,6 milioni di euro, stabilisce che il contributo «non può superare l'importo di euro 50.000,00» per titolo e per Paese, e che per il 2025 è assegnato «in un'unica sessione di valutazione». La finestra per presentare domanda è durata quindici giorni: dal 3 al 17 luglio 2026.

Due anelli d'ottone posati alle estremità opposte di una striscia di cartoncino avorio, uniti da un filo dorato teso: la distanza fra l'uscita in sala e il contributo del Film Distribution Fund
Fra l'uscita in sala nei Paesi esteri e il decreto che la finanzia passano, nella sessione 2025, dai dieci ai ventidue mesi. · Immagine generata con IA

Un film solo vale il 31 per cento del fondo assegnato

La graduatoria del Film Distribution Fund è molto concentrata. Follemente di Paolo Genovese raccoglie da solo 207 mila euro su dieci Paesi — Francia, Spagna, Polonia, Hong Kong, Belgio, Olanda, Grecia, Ungheria, Austria, Norvegia: il 30,6 per cento di tutto ciò che è stato assegnato. Seguono Diva Futura con 105.500 euro su tre Paesi e Diamanti con 78 mila su sei. I primi tre titoli, da soli, valgono 390.500 euro: il 57,7 per cento del totale.

Più in basso ci sono i film che hanno fatto la stagione dei premi. Parthenope di Paolo Sorrentino ottiene 59.800 euro, ripartiti fra Regno Unito e Taiwan. Vermiglio di Maura Delpero, Leone d'argento a Venezia e candidato italiano agli Oscar, ne ottiene 43 mila su tre Paesi. Il contributo più alto in assoluto, 50 mila euro, tocca quattro volte: due a Diva Futura (Polonia e Germania), una a Follemente (Hong Kong), una a Kung Fu in Rome (Germania).

All'estremo opposto, due contributi da 2.000 euro — Fiore mio in Polonia e Muori di lei in Grecia — che coincidono esattamente con la soglia minima: il bando dichiara non eleggibili i film «la cui richiesta di contributo sia inferiore a € 2.000,00». Tetto e pavimento della misura compaiono entrambi nella stessa pagina.

Venticinque domande su sessantacinque sono state escluse

Il tasso di esclusione è del 38,5 per cento: più di una domanda su tre al Film Distribution Fund non arriva alla valutazione nel merito. Il decreto, però, non indica per nessuna delle venticinque domande quale requisito sia mancato: le elenca tutte sotto la stessa formula, «carenza dei requisiti previsti dal Bando». Le ragioni possibili sono scritte solo in astratto nell'articolo 4, e sono quattro: film coprodotti fra l'Italia e il Paese richiedente, diritti Mondo già in mano al distributore estero, minimo garantito sotto i 2.000 euro, richiesta sotto i 2.000 euro. A queste si aggiunge la prova dello sfruttamento in sala: almeno cinque schermi e quindici proiezioni nei primi ventuno giorni per i lungometraggi di finzione e animazione, tre schermi e nove proiezioni per i documentari.

Le esclusioni si concentrano in modo vistoso su due Paesi. La Svizzera presenta undici domande e ne vede respinte nove; il Brasile ne presenta sette e ne vede respinte cinque. Insieme fanno quattordici dei venticinque dinieghi. Perché proprio lì, il documento non lo dice.

Il Film Distribution Fund paga uscite in sala già avvenute

Qui sta il punto che cambia la lettura di tutta la graduatoria. L'articolo 3 del bando ammette i distributori esteri che «nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2025» abbiano curato l'uscita del film nelle sale. Il bando, però, è stato pubblicato il 3 luglio 2026, e il decreto che assegna i soldi è del 20 ottobre 2026.

Significa che un distributore che ha fatto uscire un film italiano nel gennaio 2025 ha saputo dell'esistenza del fondo diciotto mesi dopo, e ha ricevuto la risposta ventidue mesi dopo. Eppure l'articolo 1 dichiara che l'aiuto serve «a ridurre il loro rischio d'impresa e permettere alle opere finanziate di raggiungere la massima diffusione estera possibile». Un rischio che si è già interamente manifestato non si riduce. E l'articolo 11, che obbliga i beneficiari ad apporre il logo del Ministero e la dicitura «Con il sostegno del Film Distribution Fund del Ministero della cultura italiano» su «tutti i materiali promozionali», chiede una cosa che per campagne chiuse da oltre un anno non è più eseguibile.

Tre vassoi neri allineati su travertino: un disco d'ottone nel primo, gli altri due vuoti, l'ultimo bordato d'oro
La Commissione degli esperti è divisa in tre sezioni: la valutazione è finita alla prima, quella di sviluppo e produzione. · Immagine generata con IA

La sezione che ha deciso non era quella della distribuzione

Nel 2025 il Film Distribution Fund ha cambiato casa giuridica. La graduatoria della seconda sessione 2024 si fondava sull'articolo 27 della legge 220/2016, quello sull'internazionalizzazione, e la valutazione era affidata a una commissione nominata apposta, con decreto direttoriale 2 dicembre 2024 n. 3782. Il decreto del 20 ottobre 2026 si fonda invece sull'articolo 26, i contributi selettivi: competenza della Commissione permanente dei quindici esperti, divisa in tre sezioni «ciascuna competente per le specifiche linee di intervento» dal decreto direttoriale 14 novembre 2025, n. 3868.

Nessuna delle tre, però, aveva la distribuzione internazionale. Lo si legge nel decreto direttoriale 14 settembre 2026, rep. 2703, che premette «la necessità di assicurare l'attività di valutazione delle richieste presentate» e «l'opportunità di attribuire a una delle Sezioni […] la competenza», e poi incarica la Sezione 1. Che è la sezione dello sviluppo e della produzione: opere televisive e web, opere prime e seconde, giovani autori, animazione, qualifica di film d'essai. La riunione in cui quella sezione ha valutato le sessantacinque domande si è tenuta il 17 settembre 2026: tre giorni dopo aver ricevuto la competenza, e due mesi dopo la chiusura del bando.

Cambia anche ciò che un distributore può fare se non è d'accordo. Il decreto sulla prima sessione 2024 era emanato «in via provvisoria» e riconosceva, ai sensi dell'articolo 10-bis della legge 241/1990, il diritto di «presentare per iscritto le loro osservazioni sull'entità del contributo assegnato» entro quindici giorni. Nel decreto del 20 ottobre 2026 quella facoltà non compare: resta solo il ricorso al Tar entro sessanta giorni o il ricorso straordinario entro centoventi.

Due anni fa le sessioni erano due, e una sola valeva di più

La serie storica del Film Distribution Fund è pubblica e racconta una contrazione. Il fondo esiste dal 2018. Nel 2023 le sessioni erano tre. Nel 2024 erano due, da 800 mila euro ciascuna, con scadenze al 15 ottobre e al 15 dicembre: lo scrive la stessa Direzione generale annunciando l'edizione 2024. Nel 2025 la sessione è una, e la finestra per presentare domanda si è ridotta a quindici giorni di luglio.

Il confronto fra i due decreti è il dato più netto. La sola seconda sessione 2024 assegnò 931 mila euro a quarantacinque progetti e ventitré film diversi. L'intera annualità 2025 ne assegna 677 mila a quaranta progetti e diciassette film. Una sessione di due anni fa, da sola, vale 254 mila euro più di un anno intero.

C'è anche una simmetria che si ripete: in quella graduatoria del 2024 il film dominante era Parthenope, con 351 mila euro su sedici Paesi, il 37,7 per cento del totale. Nel 2025 il posto è di Follemente, col 30,6. Il Film Distribution Fund, in entrambe le edizioni, si concentra su un titolo solo. E due distributori che nel 2024 si erano visti dichiarare inammissibile la domanda proprio su Parthenope — la britannica Picturehouse Entertainment e la taiwanese Swallow Wings Films — nella sessione 2025 l'hanno ottenuta, per lo stesso film: 40 mila e 19.800 euro.

Il contesto è quello che questo giornale ha già documentato: la produzione cinematografica italiana ha registrato il primo calo degli investimenti in sei anni, mentre la presenza del cinema italiano ai mercati internazionali viene indicata come la via d'uscita. Il fondo che dovrebbe finanziarla ha speso meno della metà di quello che aveva.

Quindici giorni per rendicontare, scadenza il 4 novembre

Infine il calendario, che è stretto da entrambe le parti. L'articolo 8 del bando impegnava il Direttore generale a emanare il decreto «entro 90 giorni dal termine di presentazione delle domande»: dal 17 luglio 2026 quel termine cadeva il 15 ottobre. Il decreto è del 20: cinque giorni oltre la scadenza che l'amministrazione si era data da sola.

Lo stesso articolo impone invece ai quaranta beneficiari di inviare, «entro e non oltre 15 giorni dalla data del decreto di assegnazione» e «a pena di decadenza», il consuntivo delle spese, gli estratti conto che provano il pagamento del minimo garantito, i borderò delle sale, i materiali promozionali e la rassegna stampa. Dal 20 ottobre, quel termine scade il 4 novembre 2026. Per società con sede a Hong Kong, in Brasile o in Taiwan, avvisate — come recita il decreto — dalla semplice pubblicazione sul sito, che «ha valore di notifica a tutti gli effetti».

Quindi: un Film Distribution Fund che paga in ritardo e pretende in fretta, giudicato dalla sezione sbagliata di una commissione, con 923 mila euro mai usciti dal decreto che li aveva stanziati. Il bando 2024 prevedeva, al suo articolo 3, «la possibile allocazione dei residui provenienti dalle annualità precedenti». Nel bando 2025 quella clausola non c'è: in undici articoli non si trova una parola sulle somme non assegnate.

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