Ritorno di La Perla: la collezione #00 alla Fashion Week
Il ritorno di La Perla alla Milano Fashion Week del 26 settembre porta una collezione numerata zero. Ma non è il primo rientro del marchio bolognese: nel 2024 erano 30 artigiane su 185, oggi sono 220, dopo i 25 milioni di Peter Kern.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il ritorno di La Perla alla Milano Fashion Week ha una data, sabato 26 settembre, e un nome che sembra un errore di battitura: Collection #00. Non è un refuso. È il modo in cui la maison bolognese comunica che il contatore delle sue collezioni riparte da zero, fuori dalla numerazione delle stagioni, dopo due anni di amministrazione straordinaria e un passaggio di proprietà oltreoceano.
La notizia, anticipata da MilanoFinanza, è stata letta ovunque come il rientro in passerella di un marchio salvato. Ma il dettaglio che quasi nessuno ha messo in fila è un altro: questo non è il primo rientro. È il primo in cui a tornare non è un archivio, ma un'azienda intera.
Il ritorno di La Perla non è il primo
Nel settembre 2024, mentre la società era commissariata, La Perla era già comparsa a Milano. Lo aveva fatto a Palazzo Giureconsulti, nella loggia affacciata sul Duomo, con i pezzi della primavera-estate 2025 e alcune riedizioni d'archivio. Non era una sfilata: era la prova che le macchine da cucire potevano ancora accendersi.
I numeri di quel momento spiegano perché il paragone conti. Dal 2 settembre 2024 avevano ripreso il lavoro nell'atelier bolognese circa 30 addette, su 185 dipendenti della società in commissariamento. Il carburante dell'operazione erano 500 mila euro concessi dalla banca Tyche. Al timone c'erano tre commissari straordinari — Gianluca Giorgi, Francesco Paolo Bello e Francesca Pace — e un contenzioso giudiziario ancora aperto tra entità italiane e britanniche.
Due anni dopo il quadro si è ribaltato. Il ritorno di La Perla del 26 settembre 2026 arriva con l'atelier riaperto, la forza lavoro ricostituita e una proprietà che ha già firmato assegni. Inoltre, per la prima volta dal 2024, l'annuncio non passa da un tavolo ministeriale ma da un ufficio stampa aziendale. È una differenza di postura, non solo di calendario.

Collection #00: perché il contatore riparte da zero
La maison la definisce «la prima testimonianza dell'evoluzione dell'iconico marchio italiano di lingerie». La collezione reinterpreta tecniche, materiali e savoir-faire lungo linee contemporanee, e viene presentata come un omaggio doppio: alle artigiane dell'atelier di Bologna e alle donne che quei capi li indossano. Il ritorno di La Perla, in altre parole, viene raccontato come un atto artigianale prima ancora che commerciale.
Il numero, però, è la parte più eloquente del comunicato. Le maison numerano le collezioni per stagione: primavera-estate 2027, autunno-inverno 2027-28. Chiamarla #00 significa collocarla prima della prima, in una casella che nel calendario commerciale non esiste. Tuttavia la data scelta è dentro la settimana più stagionale dell'anno. È una contraddizione voluta: il marchio si presenta nel luogo dove si vendono le stagioni, dichiarando di non venderne ancora nessuna.
Perché conti davvero, questa collezione zero dovrà trasformarsi in ordini. Il ritorno di La Perla si gioca infatti su un mercato — la lingerie di lusso — in cui il marchio bolognese ha perso quote proprio negli anni della crisi finanziaria, mentre i concorrenti restavano sugli scaffali dei department store.
Venticinque milioni e 220 artigiane: i numeri dietro il ritorno di La Perla
La cronologia della crisi è breve e brutale. Nel febbraio 2024 il Tribunale di Bologna dichiara l'insolvenza e apre l'amministrazione straordinaria, epilogo della gestione sotto il fondo Tennor. Nel settembre 2025 arriva l'acquisizione: Peter Kern, 57 anni, ex amministratore delegato di Expedia, rileva il marchio attraverso Luxury Holdings LLC con un'offerta di circa 25 milioni di euro.
Kern non ha vinto perché offriva di più. Ha prevalso su Lovable, del gruppo Calzedonia, e su un fondo turco impegnandosi a tenere a Bologna la base produttiva e lo sviluppo prodotto. «Ci impegniamo a restituire a La Perla lo splendore che si merita», disse in videocollegamento dagli Stati Uniti. Sul piatto, insieme al prezzo: il mantenimento di 210 dipendenti, 40 nuove assunzioni e 30 milioni di investimenti entro il 2027.
Nel dicembre 2025 l'atelier storico riapre e vengono reintegrate circa 220 artigiane e artigiani; i contratti firmati sono circa 210, quasi tutte donne. Filctem Cgil e Uiltec parlano del «passaggio che chiude più di due anni di incertezze, un periodo segnato da sacrifici e paura». Quindi il ritorno di La Perla in passerella poggia su una base industriale sette volte più larga di quella del 2024: da 30 addette a 220.
C'è poi un riconoscimento che in Italia si concede raramente a una vertenza sindacale. Il 13 maggio 2026 il Mimit e Poste Italiane hanno dedicato al marchio un francobollo ordinario della serie «Le eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy»: valore B da 1,30 euro, tiratura di 250.020 esemplari, un corsetto artigianale disegnato al centro. «Un lavoro di squadra, che portiamo a modello operativo», ha detto il ministro Adolfo Urso. Per la Cgil, Lara Ghiglione, era «un omaggio destinato a raccontare nel tempo» la vertenza vinta dalle lavoratrici.

Un amministratore delegato in carica da venticinque giorni
Il secondo dato che merita attenzione è l'orologio. Alessio Vannetti è amministratore delegato di La Perla Atelier dal 1° settembre 2026: quando la Collection #00 verrà presentata, sarà in carica da venticinque giorni. La collezione, quindi, non è opera sua — è l'eredità che riceve il giorno stesso in cui si insedia. Il ritorno di La Perla, insomma, è stato costruito prima che lui arrivasse.
Il suo curriculum spiega la scelta della proprietà. Vannetti arriva da Prada, Valentino con Pierpaolo Piccioli e Gucci, dove è stato chief brand officer negli anni di Marco Bizzarri e Alessandro Michele; ha lavorato anche in Zegna e, negli ultimi diciotto mesi, come strategic advisor per Etnia eyewear culture e per Allemandi-Intesa Sanpaolo. È un uomo di marca, non di prodotto: la nomina dice che i Kern considerano risolto il problema industriale e aperto quello del posizionamento.
Paolo Vannucchi, che ha guidato la riapertura come amministratore delegato ad interim, resta come consulente strategico. La continuità operativa è coperta. Ma la responsabilità del ritorno di La Perla davanti ai buyer internazionali, adesso, ha un nome nuovo.
Il ritorno di La Perla nella settimana più affollata
La Milano Fashion Week primavera-estate 2027 si tiene dal 22 al 28 settembre 2026, secondo il calendario della Camera Nazionale della Moda Italiana, e conta 54 sfilate fisiche più sei appuntamenti digitali. Prada apre martedì 22, Giorgio Armani chiude domenica 27, Gucci rientra a Milano dopo la parentesi romana e Moschino porta in scena il debutto di Loris Messina e Simone Rizzo.
Sabato 26, il giorno scelto dalla maison bolognese, è uno dei più densi: nella stessa giornata sfilano Dolce&Gabbana e Bottega Veneta. È una settimana in cui Milano gioca anche fuori dalle passerelle, tra il Vogue World in Galleria e l'apertura della mostra «Dalí e la moda» a Palazzo Reale, e in cui il sistema fieristico ha già anticipato le sfilate con sette manifestazioni riunite sotto Fashion Link.
In questo contesto, il ritorno di La Perla non compete per la copertina. Compete per una cosa più difficile: essere ricordato il lunedì mattina, quando i buyer tirano le somme. Un marchio che ha passato due anni sulle pagine di cronaca sindacale deve ora tornare a essere giudicato sui capi.
Il calendario, infine, aggiunge un'ultima ironia. La Perla compie 72 anni — è nata a Bologna nel 1954 dalle mani della sarta Ada Masotti — e riparte da una collezione numerata zero. Se la scommessa dei Kern funziona, il ritorno di La Perla sarà ricordato non per la passerella del 26 settembre, ma per i tre anni successivi. Se non funziona, sarà il secondo rientro di un marchio che ne aveva già fatto uno.


