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Moda

Piattaforma lusso italiana: MondeVita compra Magliano

MondeVita rileva la maggioranza di Underscore District, casa madre di Magliano, Gr10k e Wok Store. Dopo l'acquisizione della manifattura Raffaele Caruso, il gruppo di Abu Dhabi mette il secondo tassello della sua piattaforma lusso italiana.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Atelier di sartoria italiana, simbolo della piattaforma lusso italiana costruita da MondeVita con Caruso e Magliano
Immagine generata con IA

La piattaforma lusso italiana che MondeVita sta costruendo pezzo dopo pezzo ha appena aggiunto il suo secondo tassello: il gruppo ha rilevato la quota di maggioranza di Underscore District, l'acceleratore di marchi milanese che controlla Magliano, Gr10k e il negozio multimarca Wok Store. L'annuncio, diffuso il 5 agosto 2026 e rilanciato dalla stampa italiana lunedì 10, non indica il valore dell'operazione: i termini economici restano riservati, con il sostegno degli azionisti già presenti nel capitale.

Non è un dettaglio di cronaca finanziaria. L'idea di piattaforma lusso italiana che emerge da questa mossa è il segnale che dentro il sistema moda nazionale si sta muovendo un modello nuovo, in cui capitali internazionali provano a tenere insieme fabbrica, marchio e distribuzione invece di comprare soltanto un logo da spremere.

Piattaforma lusso italiana: cosa entra davvero nel perimetro

Underscore District nasce a Milano nel 2022 per iniziativa di Edoardo Di Luzio, che resta amministratore delegato della società e assume in parallelo un ruolo strategico dentro MondeVita, con il compito di sviluppare le sinergie e individuare nuove occasioni di investimento. Nel 2025 la società ha superato i 7 milioni di euro di ricavi, appoggiandosi a una rete wholesale di oltre 150 retailer internazionali.

Il perimetro comprende tre asset molto diversi tra loro, ed è proprio questa eterogeneità a rendere l'operazione interessante. Il primo è Magliano, il marchio fondato a Bologna nel 2017 da Luca Magliano, in calendario alla Milano Fashion Week dal 2018 e approdato a Parigi nel 2026. Nel 2023 il brand ha vinto il Karl Lagerfeld Prize dell'LVMH Prize e il suo fondatore è entrato nella BoF 500: credenziali che in Italia hanno pochissimi marchi indipendenti della sua taglia.

Interno di uno store multimarca milanese con capi menswear di ricerca, come il Wok Store del gruppo Underscore District
Il retail di ricerca milanese è il terzo pilastro dell'operazione, accanto al marchio e alla manifattura. · Immagine generata con IA

Il secondo è Gr10k, etichetta di workwear tecnico entrata in Underscore nel gennaio 2024, che presidia un segmento — l'abbigliamento funzionale di ricerca — dove il Made in Italy è storicamente meno attrezzato. Il terzo è Wok Store, retailer multimarca milanese arrivato al secondo indirizzo nel 2024, noto per l'impostazione curatoriale e per il legame diretto con le comunità creative della città.

Da Caruso a Magliano: prima la fabbrica, poi il marchio

Per capire la logica dell'operazione bisogna tornare a febbraio. Il 7 febbraio 2026 MondeVita Italy Srl ha completato l'acquisizione del 100% di Raffaele Caruso S.p.A., rilevando la partecipazione che faceva capo a Lanvin Group. Fondata nel 1964 a Soragna, in provincia di Parma, Caruso è una delle manifatture di riferimento della sartoria maschile di lusso: 34,2 milioni di euro di ricavi nel 2025 e 479 dipendenti, di cui oltre 450 artigiani.

Il consiglio di amministrazione uscito da quell'operazione ha confermato Marco Angeloni alla guida operativa — con un ingresso nel capitale in quota di minoranza — affiancandogli Fabio Brambilla come presidente e Gianfranco D'Attis nel board. Quindi il gruppo ha comprato prima la capacità produttiva e solo dopo il marchio: una sequenza inversa rispetto a quella abituale nel lusso, dove di solito si acquista la griffe e si cerca poi chi la produca. Costruire una piattaforma lusso italiana partendo dal capannone, e non dalla passerella, è una scelta che dice molto sulle intenzioni industriali del gruppo.

Fabio Brambilla, presidente di MondeVita, ha sintetizzato così il senso del secondo passo: l'operazione porta in casa competenze di sviluppo del marchio, retail e connessione diretta con la cultura contemporanea, cioè esattamente ciò che «il capitale da solo non può costruire in fretta». Accanto alla manifattura di Caruso, insomma, servivano le antenne di chi il consumatore lo intercetta ogni giorno.

Chi c'è dietro: capitali di Abu Dhabi e due parole sull'intelligenza artificiale

MondeVita è la divisione lusso e lifestyle di Mondevo Group, gruppo d'investimento con quartier generale ad Abu Dhabi fondato da Hussam Otaibi, che ne è presidente, insieme a Fabio Brambilla. Il perimetro del gruppo va ben oltre la moda: comprende circa 475 artigiani in Italia, una piattaforma di brand building con base a Milano, una divisione di intelligenza artificiale a Singapore con 50 ingegneri e 120 agenti di coding, e un'iniziativa media transatlantica attiva su cinema, televisione, musica e videogiochi.

Sala consiglio deserta di un ufficio milanese al tramonto, il tavolo dove si decidono le acquisizioni della moda italiana
Dopo Caruso e Underscore District, MondeVita annuncia una fase di investimenti su società di scala maggiore. · Immagine generata con IA

L'infrastruttura tecnologica non è decorativa. Nell'acquisizione di Caruso l'advisor esclusivo è stato ITTIKAR, la banca d'affari AI-native del gruppo, che ha impiegato agenti proprietari per condurre la due diligence su centinaia di documenti: bilanci, governance, immobili, fisco, organico e contratti commerciali. È un modo di lavorare che nel private equity tradizionale del lusso non è ancora la norma, e che alla piattaforma lusso italiana del gruppo dà un vantaggio di velocità sulle istruttorie.

Otaibi ha spiegato la tesi d'investimento senza troppi giri di parole: l'Italia continua a produrre le voci creative più originali della moda, e l'obiettivo dichiarato è costruire la piattaforma che permetta loro di crescere in casa, con le risorse per competere a livello globale. Sul fronte manifatturiero, al momento del closing di Caruso aveva usato parole simili, definendo l'azienda emiliana l'incarnazione di «tradizione autentica, maestria artigianale di livello mondiale e forte identità nazionale con risonanza globale».

Perché questa piattaforma lusso italiana conta per il sistema moda

Il contesto aiuta a misurare la portata dell'operazione. Il comparto moda italiano arriva da mesi complicati, tra consumi in rallentamento, cliente cinese prudente e una lunga scia di ristrutturazioni. In questo quadro, un marchio indipendente premiato come Magliano rappresenta il caso di scuola dell'azienda creativamente fortissima e strutturalmente fragile: tanta stampa, tanti riconoscimenti, poca cassa per finanziare la crescita. È esattamente il vuoto che una piattaforma lusso italiana ben capitalizzata dovrebbe riempire.

Di Luzio ha rivendicato la coerenza del progetto, ricordando che Underscore è nata attorno a un'idea imprenditoriale di moda e che l'accordo consente di crescere di scala preservando identità e indipendenza delle aziende. Tuttavia il vero banco di prova arriverà dopo, quando alle dichiarazioni dovranno seguire i numeri: 7 milioni di ricavi sono una base ancora piccola per reggere un'ambizione dichiaratamente internazionale.

C'è poi il tema della provenienza dei capitali. Che una holding di Abu Dhabi rilevi una manifattura di Soragna da un gruppo controllato da azionisti cinesi, per poi aggregarci un marchio bolognese e un negozio milanese, racconta bene quanto la catena del valore del lusso italiano sia ormai contesa. Non è necessariamente una cattiva notizia: il modello alternativo, negli ultimi anni, è stato spesso la liquidazione. Vale la pena ricordare che il flusso può anche andare nella direzione opposta, come nel caso del Gruppo Damiani che ha rilevato Baume & Mercier da Richemont.

Infine, la società ha fatto sapere che l'acquisizione apre una fase di investimenti più ampia: MondeVita punta a ulteriori operazioni e partnership strategiche in segmenti complementari, con un'attenzione esplicita ad aziende di dimensione maggiore, capaci di accelerare la costruzione di una piattaforma competitiva sui mercati internazionali. Il messaggio agli imprenditori italiani in cerca di un socio, quindi, è che lo sportello è aperto.

Le prossime tappe da tenere d'occhio

I passaggi da verificare nei prossimi mesi sono tre. Primo: se le sinergie industriali tra Caruso e i marchi di Underscore si tradurranno in produzione effettivamente internalizzata, o se resteranno un titolo di comunicato. Secondo: quale sarà il terzo obiettivo del gruppo, dato che la scala annunciata è superiore a quella delle prime due operazioni. Terzo: se Magliano, che ha appena spostato la sua vetrina a Parigi, riuscirà a trasformare il credito critico in volumi di vendita.

Per adesso il dato certo è che la piattaforma lusso italiana di MondeVita esiste sulla carta e ha due gambe: una fabbrica storica in Emilia e un acceleratore di marchi a Milano. Infine, se questo modello funzionerà, sarà interessante capire quanti altri gruppi decideranno di imitarlo — perché il problema che prova a risolvere, cioè la solitudine finanziaria dei marchi indipendenti italiani, riguarda molte più aziende di quelle finite finora sui giornali.

Fonti: comunicato PR Newswire, Milano Finanza, Adnkronos.

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