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Pestaggio Sangineto: muore il buttafuori Antonio Perrotta

Pestaggio Sangineto: Antonio Perrotta, 34 anni di Fuscaldo, addetto alla sicurezza, e' morto all'ospedale di Cosenza dopo l'aggressione davanti a un locale. La procura di Paola indaga per omicidio e passa al setaccio le telecamere della zona.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Piazzale deserto davanti a un locale notturno di notte, scenario del pestaggio Sangineto costato la vita ad Antonio Perrotta
Immagine generata con IA

Il pestaggio Sangineto che ha ucciso Antonio Perrotta è diventato in poche ore il caso di cronaca nera più seguito della Calabria tirrenica. Il 34enne di Fuscaldo, in provincia di Cosenza, è morto all'ospedale Annunziata del capoluogo lunedì 10 agosto 2026, dopo essere stato aggredito e picchiato nella notte tra sabato e domenica all'esterno di un locale notturno di Sangineto, dove lavorava come addetto alla sicurezza. La procura di Paola ha aperto un fascicolo per omicidio e sta lavorando per dare un nome agli aggressori.

Pestaggio Sangineto: cosa è successo fuori dal locale

La ricostruzione degli inquirenti è ancora parziale, ma il quadro emerso finora è questo. Nella notte tra l'8 e il 9 agosto, in pieno agosto calabrese e con la costa tirrenica affollata di vacanzieri, sarebbe nata una discussione tra Perrotta e un gruppo di persone non ancora identificate. Il diverbio, secondo le prime testimonianze raccolte, sarebbe poi degenerato all'esterno del locale, dove il 34enne è stato raggiunto e colpito ripetutamente.

Perrotta arrotondava lavorando come addetto alla sicurezza: di giorno era operaio in un'azienda della zona. Un doppio impiego che in Calabria, dove il lavoro stagionale nel comparto del divertimento notturno regge una fetta importante dell'economia estiva, è tutt'altro che un'eccezione.

Dopo l'aggressione l'uomo è tornato a casa con le proprie gambe. È questo il dettaglio che rende il pestaggio Sangineto ancora più drammatico: nessuno, in quel momento, aveva capito quanto fossero gravi le lesioni riportate. Solo nelle ore successive le condizioni sono precipitate.

Le ore in ospedale, da Cetraro a Cosenza

Quando ha iniziato ad accusare malori sempre più forti, i familiari lo hanno portato all'ospedale Iannelli di Cetraro. Qui i medici si sono trovati davanti a un quadro clinico compromesso, con lesioni diffuse in tutto il corpo, e hanno disposto il trasferimento d'urgenza in terapia intensiva all'Annunziata di Cosenza.

Ingresso di un pronto soccorso ospedaliero deserto di notte, con la camera calda illuminata
Dopo il pestaggio Sangineto, Antonio Perrotta è stato portato prima all'ospedale di Cetraro, poi trasferito in terapia intensiva a Cosenza. · Immagine generata con IA

Il cuore del 34enne ha smesso di battere all'alba di lunedì 10 agosto. Le prime ricostruzioni giornalistiche hanno riportato dati anagrafici e familiari non sempre coincidenti — alcune testate hanno indicato 32 o 33 anni, altre hanno parlato di quattro figli invece di uno — ma tutte concordano su un punto: Perrotta lascia una compagna e un bambino nato da pochi mesi.

L'inchiesta della procura di Paola: si indaga per omicidio

Sul pestaggio Sangineto il fascicolo è nelle mani della procura di Paola, coordinata dal procuratore capo Domenico Fiordalisi. L'ipotesi di reato è omicidio, con gli accertamenti affidati alla squadra mobile della questura di Cosenza, al commissariato di Diamante e alle compagnie dei carabinieri di Paola e Scalea.

Telecamera di videosorveglianza su un muro con lampeggianti blu sullo sfondo in una strada notturna
Gli inquirenti hanno acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona per ricostruire la dinamica. · Immagine generata con IA

Gli investigatori hanno acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza dell'area e stanno ascoltando decine di persone presenti quella notte. Infatti, in un contesto affollato come quello di un locale estivo, la mole di potenziali testimoni è enorme, ma la memoria di chi ha bevuto e ballato per ore è spesso frammentaria. Parallelamente sono scattate le verifiche amministrative sul personale impiegato nel locale, un fronte che riguarda regolarità dei contratti e requisiti degli addetti alla sicurezza. Sull'esito dell'autopsia poggia buona parte dell'inchiesta: sarà l'esame medico-legale a stabilire con precisione quali colpi abbiano provocato le lesioni fatali e in quale sequenza.

La versione della discoteca e i nodi ancora aperti

La gestione del locale, il Castello di Sangineto, ha diffuso una nota per prendere le distanze dai fatti. Secondo i responsabili, Antonio Perrotta non faceva parte dello staff della struttura e le immagini in loro possesso mostrerebbero che nessun episodio di violenza si è verificato né all'interno della discoteca né nel piazzale antistante. La stessa nota assicura piena collaborazione con gli inquirenti sul pestaggio Sangineto.

È una precisazione che apre più domande di quante ne chiuda. Tuttavia, proprio la mappatura del luogo esatto dell'aggressione è uno dei punti che gli investigatori devono ancora fissare: capire dove Perrotta sia stato colpito significa capire quali telecamere possano aver ripreso la scena e quale sia la catena di responsabilità. Restano aperti anche il movente e il legame — se c'è — tra l'aggressione e il lavoro di controllo che il 34enne svolgeva quella sera.

Fuscaldo in lutto e le notti d'estate della costa

A Fuscaldo, il paese dove Perrotta viveva, il sindaco Giacomo Middea ha proclamato il lutto cittadino con bandiere a mezz'asta per il giorno dei funerali, parlando di «una giovane vita spezzata dalla violenza» che lascia «una ferita profonda non solo negli affetti più cari, ma nell'intera comunità».

Quindi il caso si iscrive in una casistica che l'estate italiana conosce fin troppo bene: risse davanti ai locali che degenerano, aggressioni di gruppo, addetti alla sicurezza che si trovano in prima linea senza tutele reali. Un copione che il nostro giornale ha già raccontato di recente con l'omicidio di Nicola Musiani a Pinarella e che riporta al centro il tema della sicurezza nei luoghi del divertimento notturno.

Perché il pestaggio Sangineto non è solo un fatto di cronaca: è la fotografia di una notte in cui un uomo di 34 anni è tornato a casa credendo di essersela cavata, e non si è più svegliato. Infine, sarà l'inchiesta della procura di Paola a stabilire chi ha colpito e con quali responsabilità. Le indagini proseguono a ritmo serrato e nelle prossime ore sono attesi i primi riscontri sull'identificazione degli aggressori.

Fonti: Il Fatto Quotidiano, LaC News24, Open, Il Lametino.

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