Sequenza sismica alle Eolie: 45 scosse e allerta verde
La sequenza sismica alle Eolie ha prodotto 45 terremoti dal 20 ottobre, il più forte di magnitudo momento 5.5 avvertito da Trapani a Catania. I titoli hanno parlato di allarme maremoto: la matrice decisionale del Centro Allerta Tsunami assegna a quell'evento potenziale «nullo».
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La sequenza sismica alle Eolie cominciata nella notte del 20 ottobre 2026 ha avuto il suo momento più forte venerdì alle 12.19, quando una scossa è stata avvertita in quasi tutta la Sicilia, da Messina a Trapani e da Enna a Catania. In molti centri la gente è scesa in strada, scuole e uffici pubblici sono stati evacuati, e nel giro di un'ora i titoli parlavano di «allarme maremoto». Eppure il documento che in Italia decide se un terremoto in mare è pericoloso per le coste assegna a un evento con questi esatti parametri una sola etichetta: potenziale di creare uno tsunami «nullo».
Sequenza sismica alle Eolie: che cosa ha registrato davvero l'INGV
I numeri, prima di tutto. L'epicentro non è alle isole: si trova in mare aperto, circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi, alle coordinate 38.79 Nord e 14.17 Est. L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia colloca la scossa principale a 62 chilometri da Malfa, 63 da Leni e 66 da Santa Marina Salina: nessun comune italiano si trova nel raggio di venti chilometri dall'epicentro, e i centri abitati più vicini sono le frazioni di Alicudi e Filicudi.
Il catalogo sismico dell'istituto, consultato alle 16, contava 45 terremoti nell'area dal 20 ottobre, 36 dei quali concentrati nella sola giornata di venerdì. Oltre alla scossa delle 12.19 ci sono stati un evento di magnitudo 4.3 alle 11.51 e uno di magnitudo 4.0 alle 12.24; tutti gli altri restano sotto il grado 4. La profondità della scossa maggiore è di circa 9 chilometri.

C'è poi una precisazione di vocabolario che non è pedanteria. L'INGV intitola la propria nota «sequenza sismica», non sciame: uno sciame è una serie di scosse senza un evento dominante, mentre qui una scossa principale c'è, ed è seguita da repliche. Tuttavia la differenza conta, perché una sequenza con mainshock tende a esaurirsi, uno sciame no.
Due magnitudo per la stessa scossa, e una sola decide
Il dettaglio che spiega metà della confusione di giornata è che quella scossa ha due numeri, entrambi corretti. L'INGV la misura ML 5.0 in magnitudo locale e Mw 5.5 in magnitudo momento. Sono due scale diverse: la prima si ricava dall'ampiezza registrata dai sismografi, la seconda dall'energia effettivamente rilasciata dalla faglia, e per gli eventi in mare la seconda è quella scientificamente più solida.
Infatti nelle prime ore le redazioni hanno usato ora l'una ora l'altra, e lo si vede ancora oggi negli indirizzi delle pagine: l'articolo dell'ANSA sulla scossa principale porta «magnitudo 5.0» nel proprio indirizzo e «magnitudo 5.5» nel titolo. Non è un errore: è il passaggio da una scala all'altra, congelato a metà.
Quindi perché è importante? Perché la soglia che fa scattare il sistema di allertamento per i maremoti è fissata esattamente a 5.5. Con la magnitudo locale questo terremoto sarebbe rimasto mezzo grado sotto il livello minimo e il sistema non avrebbe prodotto nulla; con la magnitudo momento ci si appoggia sopra, al primo valore utile. L'evento si è collocato precisamente sul confine.
La matrice decisionale non dice «allarme»: dice «nullo»
Il Sistema di allertamento nazionale per i maremoti generati da sisma, SiAM, decide in pochi minuti sulla base di tre parametri: profondità, magnitudo e posizione dell'epicentro. Lo strumento è pubblico e si chiama matrice decisionale del Centro Allerta Tsunami. La sua prima riga descrive un terremoto con profondità inferiore ai 100 chilometri, magnitudo compresa fra 5.5 e 6.0 ed epicentro in mare entro 100 chilometri dalla costa. È, voce per voce, il terremoto di venerdì.
In quella riga la colonna intitolata «potenziale di creare uno tsunami» contiene una sola parola: nullo. E il livello assegnato è «INFORMATION (allerta verde)», identico in tutte e tre le fasce di distanza previste — sotto i 100 chilometri, fra 100 e 400, oltre i 400. Vale a dire che per un evento di questo tipo nemmeno la vicinanza della costa cambia l'esito.

Il punto decisivo è che Information non è un grado di allerta attenuato. Il CAT lo scrive senza ambiguità nella propria pagina sul messaggio di informazione: «non è un messaggio di allerta» e «indica che il verificarsi di uno tsunami è ritenuto improbabile». I livelli di allerta veri sono soltanto due, Advisory (arancione) e Watch (rosso), e scattano da magnitudo 6.0 in su. Il messaggio verde esiste, come spiega l'istituto, «per completezza informativa».
Esiste anche il precedente recente che mostra come funziona: il 24 aprile 2026, per un terremoto di magnitudo 5.8 a venti chilometri di profondità a sud di Creta, il CAT ha inviato un messaggio informativo alla Protezione civile e ai Paesi del Mediterraneo sei minuti dopo la scossa. Magnitudo più alta di quella di venerdì, stessa riga della matrice, stesso prodotto: un'informazione, non un allarme.
Perché si è sentita da Palermo a Catania senza fare danni
La distanza spiega la paura, la geologia spiega l'assenza di conseguenze. Una scossa superficiale in mare aperto, a una novantina di chilometri dalla costa siciliana, arriva a terra ampiamente attenuata ma su un fronte larghissimo: per questo l'hanno avvertita Trapani ed Enna insieme. La mappa di scuotimento calcolata dall'INGV stima effetti fino al quinto grado della scala Mercalli alle Eolie e nella Sicilia settentrionale: un livello in cui il terremoto è avvertito da tutti e gli oggetti si muovono, ma gli edifici non subiscono danni strutturali.
I riscontri sul terreno hanno confermato la stima. Nelle ore centrali della sequenza sismica alle Eolie il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha comunicato che né la Protezione civile né i vigili del fuoco né la polizia municipale hanno segnalato danni a persone o cose, annunciando comunque un'ordinanza di evacuazione «esclusivamente precauzionale» per alcune strutture pubbliche. È lo stesso Lagalla, però, ad aver raccomandato a chi frequenta il litorale «di non uscire in mare»: l'unica misura marittima della giornata, presa da un sindaco a un centinaio di chilometri dall'epicentro.
Non è una zona tranquilla, va detto. L'INGV ricorda che l'arcipelago è classificato a pericolosità sismica alta e che l'area ha prodotto terremoti ben più forti: il 28 maggio 1980 una scossa di magnitudo 5.7 provocò ad Alicudi danni di sesto-settimo grado Mercalli, e nel maggio 1957 due eventi di magnitudo 5.2 e 5.3 colpirono la stessa zona. Più di recente, nel marzo 2026, una sequenza di oltre cinquanta terremoti si era sviluppata quindici chilometri a ovest di Alicudi. L'archivio di afgmagazine.news conserva peraltro il precedente più noto di sciame prolungato in Italia, quello dei Campi Flegrei, che è un fenomeno di natura diversa.
Il rischio maremoto alle Eolie esiste, ma non è quello appena misurato
Qui sta la ragione per cui liquidare la giornata come un falso allarme sarebbe altrettanto sbagliato. Nella stessa pagina in cui dichiara improbabile lo tsunami, il Centro Allerta Tsunami aggiunge due avvertenze. La prima: vicino all'epicentro «potrebbero verificarsi modeste variazioni nelle correnti e moti ondosi anomali, in particolare all'interno di porti o insenature». La seconda, più seria: le onde sismiche «potrebbero indurre fenomeni secondari (come per esempio frane subaeree o sottomarine) che a loro volta avrebbero la possibilità di innescare uno tsunami».
È esattamente il meccanismo che alle Eolie si è già verificato. Il maremoto che nel dicembre 2002 colpì Stromboli non fu generato da una faglia ma dal crollo di un fianco dell'isola in mare: una frana, cioè il fenomeno che la matrice decisionale — costruita su magnitudo, profondità e distanza — per sua stessa ammissione non può prevedere. L'allerta verde certifica che la scossa non farà onde; non dice nulla su che cosa quella scossa possa smuovere.
Non a caso le Eolie sono da mesi il laboratorio italiano su questo fronte. Il 19 e 20 settembre 2026, cinque settimane prima della sequenza, si è tenuto a Stromboli il secondo workshop del progetto europeo NEAM-COMMITMENT, dedicato proprio alla revisione delle vie di allontanamento in caso di maremoto: mappe preliminari, aree di attesa, segnaletica, con un sopralluogo per verificare i punti critici. Al porto era stato allestito un presidio «Io non rischio».
Sequenza sismica alle Eolie: che cosa aspettarsi adesso
Nel pomeriggio di venerdì la sequenza sismica alle Eolie proseguiva a cadenza di pochi minuti, ma con magnitudo in calo: dopo le 13 nessun evento ha superato il grado 3.2. Una sequenza con scossa principale definita tende a esaurirsi progressivamente, anche se nell'area le serie possono durare giorni, come già accaduto in marzo.
Per i cittadini la traduzione pratica è doppia e va tenuta intera. Da un lato il sistema nazionale ha classificato l'evento al livello che non comporta evacuazioni costiere, e le verifiche a terra non hanno trovato danni; dall'altro, le raccomandazioni di prudenza in mare restano sensate finché la sequenza è attiva, per la ragione che il CAT indica e che nessuna matrice intercetta. Infine, resta la domanda di fondo: le Eolie stanno riscrivendo i propri piani di allontanamento proprio ora, e un arcipelago che la scorsa settimana ha ballato per tre giorni di fila è il posto dove quel lavoro andrebbe chiuso in fretta. Chi vuole una lettura più ampia della fragilità siciliana può confrontare questa giornata con la cronaca dell'ultima crisi dell'Etna.


