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Economia e FinanzaModa

Moda marchigiana: la Francia tiene, Usa e Cina crollano

La moda marchigiana esporta oltre 340 milioni di euro in Francia, primo mercato di sbocco davanti a Germania, Stati Uniti e Cina. Ma nello stesso periodo il distretto perde 142 imprese e 612 addetti, e la cassa integrazione resta più che raddoppiata rispetto al 2019.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Banco di lavoro con pellami e forme in legno in un calzaturificio artigiano: la moda marchigiana esporta oltre 340 milioni in Francia
Immagine generata con IA

La moda marchigiana ha un primo mercato estero che non è più in discussione: la Francia, con oltre 340 milioni di euro di esportazioni negli ultimi dodici mesi. È il dato che emerge dallo studio dell'Ufficio studi di Confartigianato Marche presentato al Direttivo Moda regionale riunito ad Ancona, e racconta un distretto che vende oltralpe più di quanto venda in Germania, negli Stati Uniti e in Cina. Tuttavia quel primato, letto insieme ai numeri dell'occupazione, dice qualcosa di più scomodo di una semplice buona notizia.

Perché nello stesso arco di tempo le imprese calano, gli addetti calano e la cassa integrazione resta più che raddoppiata rispetto a sette anni fa. Il quadro che ne esce non è quello di una moda marchigiana che conquista un mercato, ma di un distretto che si aggrappa all'unico sbocco rimasto stabile.

Moda marchigiana: la Francia vale oltre 340 milioni

I numeri di Confartigianato coprono i dodici mesi compresi tra il secondo trimestre 2025 e il primo trimestre 2026 e fotografano 4.100 imprese della moda attive nelle Marche. La Francia guida entrambi i comparti in cui si articola la moda marchigiana: 203,6 milioni di euro per articoli in pelle e calzature, 138,8 milioni per l'abbigliamento.

Alle sue spalle la Germania si ferma a 169,1 milioni sul fronte pelle-calzature e a 73,7 milioni sull'abbigliamento. Gli Stati Uniti valgono 99,7 e 42,3 milioni, la Cina 72,4 milioni nel solo comparto pelle. Completano il quadro dell'abbigliamento la Spagna con 25,7 milioni e Hong Kong con 20,1 milioni.

File di forme in legno da calzatura su scaffali metallici in un calzaturificio marchigiano deserto
Il distretto fermano-maceratese resta il cuore manifatturiero della calzatura italiana, ma perde imprese e addetti. · Immagine generata con IA

Il presidente nazionale della Federazione Moda di Confartigianato, Moreno Vignolini, ha riassunto la linea associativa in tre verbi: «Rafforzare, riqualificare e promuovere sono le direttrici». Al Direttivo di Ancona era presente anche Lorenzo Totò, presidente regionale. Infatti la lettura che le associazioni danno del calo delle imprese della moda marchigiana è quella di una selezione: meno aziende, ma più solide, con l'occupazione rimasta sostanzialmente stabile.

Meno imprese e meno addetti: il rovescio del primato

Quella lettura, però, regge solo se si guarda l'export. I dati del centro studi di Confindustria Accessori moda elaborati per Assocalzaturifici e ripresi da Cronache Maceratesi raccontano un 2025 in cui, dentro la moda marchigiana, i calzaturifici e le aziende della componentistica sono diminuiti di 142 unità rispetto al consuntivo dell'anno precedente, con un saldo negativo di 612 addetti.

Soprattutto, la cassa integrazione nel settore ha toccato 5,7 milioni di ore. È vero che il dato è in flessione del 3,4% rispetto al 2024, ma resta superiore del 109,2% a quello del 2019. In altre parole: il ricorso agli ammortizzatori sociali nella moda marchigiana è oggi più che doppio rispetto al periodo pre-pandemico, e il miglioramento sull'anno precedente non ha ancora intaccato quel divario strutturale.

Il contesto nazionale conferma la pressione. Il fatturato del calzaturiero italiano si è fermato a 12,84 miliardi di euro, in calo del 2,8%, mentre l'export ha toccato 11,5 miliardi con una flessione dell'1,1% in valore. L'85% della produzione italiana prende la via dell'estero: quindi ogni oscillazione della domanda internazionale arriva sul distretto senza filtri.

Il crollo di Stati Uniti e Cina ridisegna la geografia

È qui che il primato francese cambia di significato. Nel 2025 l'export calzaturiero della moda marchigiana è arretrato del 5,7% sul 2024, ma la contrazione non è stata distribuita in modo uniforme. Verso la Francia il valore è rimasto praticamente fermo, con un marginale -0,2%; la Germania è addirittura cresciuta dello 0,9% e il Belgio del 16,9%.

Il tracollo è arrivato altrove: Stati Uniti a -21,4%, Cina a -34,8%, Russia a -27,6%. Due dei tre mercati che negli anni scorsi avevano trainato il lusso si sono sfilati quasi simultaneamente. La presidente di Assocalzaturifici Giovanna Ceolini ha osservato che «la geografia dei mercati sta mutando rapidamente», aggiungendo che «il mercato cinese, una volta locomotiva del lusso, vive una fase di ripensamento».

Scatoloni e pallet pronti per la spedizione davanti alla baia di carico di un calzaturificio marchigiano
L'85% della produzione calzaturiera italiana è destinata ai mercati esteri: la domanda internazionale arriva sul distretto senza filtri. · Immagine generata con IA

Ne consegue che la Francia non è cresciuta: è semplicemente rimasta ferma mentre gli altri crollavano. E la ragione per cui è rimasta ferma va cercata nella struttura stessa del distretto fermano-maceratese, storicamente specializzato nel lavoro qualificato per conto terzi oltre che nei marchi propri. Una quota consistente di ciò che parte verso Parigi non è un prodotto a marchio marchigiano venduto al consumatore francese, ma manifattura e componentistica destinate alle griffe che in Francia hanno la sede. La stabilità di quel flusso misura dunque la tenuta delle commesse, non la forza commerciale dei marchi locali — una dipendenza che il patto industriale tra Italia e Francia sulla moda ha reso esplicita anche sul piano politico.

Fermo raddoppia due volte: il segnale che complica il quadro

Esiste però un dato della moda marchigiana che non si incastra nella narrazione del declino, e viene proprio dalla filiera dei componenti. L'ABC Fashion Event, la fiera nazionale di accessori, componenti e tecnologie per calzatura e pelletteria ospitata al Fermo Forum, ha registrato un aumento del 120% delle richieste di adesione per la terza edizione, in programma il 21 e 22 ottobre 2026.

La progressione è netta. La prima edizione contava 70 aziende; la seconda, il 18 e 19 marzo scorso, ne ha schierate 140 con 200 marchi rappresentati, mentre i visitatori professionali sono passati da 1.800 a quasi 4.000. L'obiettivo dichiarato per ottobre è di 150 aziende dirette, che superano le 200 presenze contando i brand rappresentati, con 40 buyer stranieri provenienti da diversi Paesi europei grazie all'accordo con l'Azienda Speciale Linea presieduta da Francesca Orlandi.

L'organizzatore Valentino Fenni ha scelto di frenare la crescita anziché assecondarla: «Quando abbiamo iniziato questa manifestazione c'erano 70 aziende… Il nuovo obiettivo è arrivare a 150 aziende», ha spiegato, rivendicando che una fiera di successo debba crescere gradualmente preservando la qualità. La presidente nazionale di Federmoda Doriana Marini ha ammesso che «i dubbi inizialmente c'erano, perché il sistema è in difficoltà. Invece, è andata molto bene».

Il segnale è meno paradossale di quanto sembri. A mostrare vitalità non è il distretto nel suo complesso, ma esattamente il segmento che lavora a monte del prodotto finito: accessori, componenti, tecnologie. Cioè il pezzo di moda marchigiana che vive di commesse industriali, coerentemente con quanto dicono i numeri dell'export.

I test da verificare nei prossimi mesi

La congiuntura di breve periodo resta debole. Nel primo trimestre 2026 la produzione manifatturiera marchigiana è calata dello 0,2% mentre quella italiana cresceva dello 0,4%; il sistema moda ha segnato -1,8% e le calzature -2,2%, con l'occupazione stabile e le vendite sull'estero a -0,6%. La rilevazione, che ha riguardato 297 imprese manifatturiere regionali, colloca dunque la moda marchigiana sotto la media della manifattura locale.

Perciò i mesi che arrivano offrono due verifiche concrete, entrambe con una data. La prima: il 21 e 22 ottobre l'ABC Fashion Event centrerà davvero le 150 aziende dirette e i 40 buyer esteri annunciati, oppure il balzo delle richieste resterà un'intenzione? La seconda riguarda i conti: il consuntivo 2026 confermerà la Francia sopra la soglia dei 340 milioni con Stati Uniti e Cina ancora in territorio negativo?

Se entrambe le risposte fossero affermative, la moda marchigiana avrebbe la conferma di essere diventata un distretto a committenza sempre più concentrata: solido finché regge il rapporto con il lusso francese, esposto nel momento in cui quel rapporto dovesse allentarsi. Non è una crisi conclamata, ed è anzi una posizione che molti distretti europei invidierebbero. Infine, però, la differenza tra un fornitore indispensabile e un fornitore sostituibile la decidono i marchi che ordinano, non chi produce. Ed è su quel crinale che si gioca la partita dei prossimi anni, come già mostrava il caso di Doucal's e del modello marchigiano premiato a Pitti: la via d'uscita, per chi può permettersela, passa dal marchio proprio.

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