Reati in calo del 10%: il dossier Viminale a Ferragosto
Reati in calo del 10% nel primo semestre 2026: il dossier di Ferragosto del Viminale registra 1.068.240 delitti, omicidi a -15,3% e femminicidi a -37%. Ma gli agenti feriti nelle piazze crescono del 61,9% e il -37% sulle donne uccise nasconde una novità normativa.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

I reati in calo sono la prima riga del dossier di Ferragosto diffuso dal Viminale: nei primi sei mesi del 2026 le forze di polizia hanno registrato 1.068.240 delitti contro gli 1.186.268 dello stesso periodo del 2025, con una flessione del 10%. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ne ricava una sintesi netta: «L'Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo».
Il documento, però, non è soltanto una classifica di percentuali in discesa. Dentro le stesse pagine convivono un arretramento vistoso della delittuosità e almeno tre dati che vanno nella direzione opposta, o che chiedono di essere letti con più cautela di quanta ne conceda un comunicato. Vale la pena mettere le due cose una accanto all'altra.
Reati in calo del 10%: che cosa dicono i numeri
La contrazione riguarda trasversalmente le principali fattispecie. Gli omicidi volontari passano da 163 a 138 (-15,3%), i furti da 493.975 a 437.800 (-11,4%), le rapine da 14.275 a 12.515 (-12,3%). Scendono anche le violenze sessuali, da 3.384 a 3.142 (-7,1%), e le truffe e frodi informatiche, da 152.012 a 137.529 (-9,5%).
Il confronto con l'anno precedente aiuta a misurare la discontinuità: nel 2025 i reati erano già diminuiti, ma dell'1,8% rispetto al 2024. Il -10% del primo semestre 2026 è quindi un salto di ordine diverso, e proprio per questo merita una precisazione tecnica: il dossier conta i reati denunciati e registrati dalle forze di polizia, non quelli commessi. È la fotografia di ciò che arriva agli uffici, un indicatore solido ma non sovrapponibile alla criminalità reale.

Piantedosi rivendica il metodo oltre al risultato: controllo del territorio «sempre più capillare», operazioni ad alto impatto, zone rosse e «il più imponente piano di assunzioni delle Forze di polizia degli ultimi anni». A gennaio sono entrati in servizio 3.500 nuovi poliziotti, destinati soprattutto alle grandi città e ai nodi della mobilità.
Femminicidi: perché il -37% va maneggiato con cura
Il dato più citato è quello sulle donne uccise: 54 nel primo semestre 2025, 34 nel 2026, con una riduzione del 37%. È una diminuzione reale e pesante, ma la voce del dossier aggrega due cose diverse, «omicidi volontari con vittime di sesso femminile e femminicidi», e la seconda categoria è nuovissima.
Il reato autonomo di femminicidio, previsto dall'articolo 577-bis del codice penale, è infatti entrato in vigore soltanto il 17 dicembre 2025. Delle 34 vittime del semestre, 26 rientrano in casi qualificati come omicidio volontario e 8 nel nuovo delitto. Confrontare il 2026 con un 2025 in cui quella fattispecie non esisteva significa quindi paragonare aggregati costruiti in modo differente: la tendenza resta incoraggiante, la precisione della percentuale un po' meno.
Sul fronte della prevenzione i numeri crescono, e crescono dove ci si aspetterebbe. Gli ammonimenti del questore salgono da 4.138 a 4.582 (+10,7%), trainati da quelli per violenza domestica, passati da 2.616 a 3.247 (+24,1%). Diminuiscono invece del 12,3% quelli per stalking, da 1.522 a 1.335. Più segnalazioni dentro le mura di casa, quindi, mentre il perimetro dei reati in calo si allarga fuori.
Meno cortei, più agenti feriti: il dato che stona
Qui la fotografia si complica. Le manifestazioni censite nel semestre sono 7.149, di cui 5.713 di piazza: erano 6.540, quindi -12,6%. Ancora più marcato è il calo degli eventi con criticità, scesi da 156 a 98 (-37,2%). Eppure i feriti tra le forze dell'ordine nelle piazze sono 136, il 61,9% in più rispetto al primo semestre 2025. I civili feriti sono 14 (+7,7%).
È il rovesciamento più interessante del dossier: meno cortei e meno tensioni censite, ma un conto degli agenti feriti che quasi raddoppia. Significa che gli episodi critici, pur diventati più rari, sono diventati più duri — una dinamica già vista quest'estate nella guerriglia No Tav in Val di Susa, dove un solo pomeriggio di scontri ha prodotto oltre cento feriti tra le forze di polizia. Sul versante sportivo, invece, il quadro migliora: 45 agenti feriti (-35,7%) e 26 civili (-38,1%).

Zone rosse, stazioni e rimpatri: la parte politica del dossier
Le zone rosse introdotte dal pacchetto sicurezza del governo occupano un capitolo consistente. Nelle aree individuate sono state controllate 2.336.902 persone, di cui 1.029.670 straniere (il 44,1%), e 12.876 sono state allontanate: 9.429 di queste, cioè il 73,2%, erano stranieri. Alla base dei provvedimenti ci sono soprattutto reati contro il patrimonio (39%), droga (33%) e reati contro la persona (28%).
Nelle stazioni ferroviarie sono stati controllati 2,5 milioni di viaggiatori (+6,8%), con 625 arresti (+12%) e altre 636mila persone ispezionate a bordo dei treni. Lì il sequestro di droga cresce del 179,9% e quello di armi del 24,6%, mentre rapine (-28,5%) e furti (-3,3%) seguono la traiettoria dei reati in calo registrata a livello nazionale.
Sull'immigrazione il dossier segnala 4.432 rimpatri nel semestre contro i 3.301 del 2025 (+34%), gli arrivi via mare quasi dimezzati — da circa 30mila a 14mila — e 38 espulsioni per motivi di sicurezza dello Stato, l'80,9% in più. Le domande di protezione internazionale esaminate salgono del 47% a 72.508, con 49mila dinieghi (il 68%). Numeri che il Viminale usa come prova di efficienza, ma che restano di ordine di grandezza modesto rispetto alla scala del fenomeno.
Sul fronte degli stupefacenti il quadro è più statico: i reati di spaccio arretrano solo del 2% e le persone denunciate o arrestate scendono a 11.914 (-10,6%), mentre le operazioni contro il traffico internazionale crescono dell'11%. Anche le sostanze sequestrate diminuiscono del 6,3%, un segnale che si presta a due letture opposte — meno droga in circolazione oppure meno droga intercettata. Nel cyberspazio, invece, gli attacchi alle infrastrutture critiche scendono a 4.082 (-17%) e quelli classificati come cyberterrorismo a 89 (-23,3%), ma gli indagati aumentano del 71%, arrivando a 84: si colpisce meno spesso e si identifica di più.
Completano il quadro la lotta patrimoniale alle mafie — 22.127 beni restituiti alla collettività dall'ottobre 2022 per 864 milioni di euro, 4.722 interdittive antimafia, 38 enti locali sciolti — e i 508.182 interventi dei vigili del fuoco nel solo primo semestre, di cui 116.281 per incendi ed esplosioni.
Perché i reati in calo non chiudono il discorso sicurezza
Il paradosso italiano resta intatto: la delittuosità arretra da anni, ma la percezione di insicurezza no. E il dossier stesso indica dove guardare, perché i reati in calo convivono con la violenza concentrata nelle grandi aree urbane, nelle stazioni, nei quartieri fragili e nei luoghi della movida: gli stessi contesti su cui il Viminale ha costruito operazioni straordinarie e zone rosse, e la stessa mappa emersa a luglio dal maxi blitz contro le baby gang.
Il bilancio di Ferragosto è, come ogni anno, anche un documento politico: sceglie che cosa mettere in prima riga e che cosa lasciare a pagina quaranta. Leggerlo per intero significa tenere insieme il -10% e il +61,9% di agenti feriti, il -37% sui femminicidi e la nota metodologica che lo accompagna. Infine, il vero test arriverà a gennaio, quando il confronto annuale dirà se i reati in calo del primo semestre erano una tendenza o un semestre fortunato.


