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Condanne definitive Saman Abbas: ergastoli confermati

Le condanne definitive Saman Abbas sono irrevocabili: il 15 luglio 2026 la Cassazione conferma quattro ergastoli e 22 anni per l'omicidio della 18enne a Novellara.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Condanne definitive Saman Abbas: aula di tribunale italiana deserta con la bilancia della giustizia
Immagine generata con IA

Le condanne definitive Saman Abbas sono realtà: il 15 luglio 2026 la Corte di Cassazione ha respinto tutti i ricorsi e reso irrevocabile la sentenza per l'omicidio della ragazza pakistana di 18 anni uccisa a Novellara, nel Reggiano, nella primavera del 2021. Per i giudici la giovane fu assassinata perché si era opposta a un matrimonio combinato e aveva scelto uno stile di vita ritenuto incompatibile con le tradizioni della famiglia.

La decisione chiude un percorso giudiziario durato oltre cinque anni e restituisce alla vicenda una parola definitiva. Inoltre stabilisce un principio destinato a pesare: le motivazioni culturali non attenuano la responsabilità né escludono le aggravanti.

Condanne definitive Saman Abbas: cosa ha deciso la Cassazione

Con le condanne definitive Saman Abbas, la Suprema Corte ha confermato quattro ergastoli e una pena a ventidue anni. In carcere a vita finiscono il padre Shabbar Abbas, la madre Nazia Shaheen e i due cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. A ventidue anni è stato condannato lo zio Danish Hasnain, indicato come uno degli esecutori materiali del delitto.

Tutti gli imputati dovranno inoltre farsi carico delle spese processuali. Rigettando i ricorsi delle difese, i giudici hanno reso irrevocabile l'impianto accusatorio già validato in appello. Di conseguenza non ci sono più margini di riesame nel merito.

Secondo la ricostruzione accolta, i genitori non sarebbero stati gli esecutori materiali, ma avrebbero pianificato l'omicidio e accompagnato la figlia, la notte del 30 aprile 2021, sul luogo in cui è stata uccisa. Un ruolo di regia che, per la Corte, pesa quanto quello di chi materialmente agì.

L'iter processuale: dal primo grado alla Cassazione

Il cammino verso le condanne definitive Saman Abbas è stato tutt'altro che lineare. In primo grado i due cugini erano stati assolti, mentre per i genitori era già arrivato l'ergastolo. La Corte d'assise d'appello, a metà aprile 2025, ribaltò le assoluzioni: per Ijaz Ikram e Noman Ul Haq scattò il carcere a vita, mentre la pena dello zio Danish Hasnain salì da quattordici a ventidue anni.

La Cassazione ha esaminato il caso in una prima udienza a giugno 2026, poi la camera di consiglio è stata rinviata per la complessità del fascicolo. Infine, il 15 luglio 2026, è arrivata la conferma integrale del verdetto d'appello. Tuttavia la lunghezza del percorso non ha scalfito la solidità delle prove raccolte dagli inquirenti.

La Procura generale aveva insistito su un punto: «Non un delitto d'impeto ma un'azione premeditata». Un'impostazione che i giudici di legittimità hanno pienamente condiviso.

Perché Saman è stata uccisa: aggravanti e movente

Nel processo che ha portato alle condanne definitive Saman Abbas sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Il movente, per l'accusa, è racchiuso nel rifiuto della ragazza di piegarsi a un matrimonio imposto e nella sua volontà di vivere secondo modelli occidentali.

Il caso ha assunto un valore che va oltre la singola tragedia, perché ha ribadito un principio giuridico: le ragioni culturali o religiose non possono ridurre la pena né cancellare le circostanze aggravanti. Infatti la Corte ha trattato il delitto per ciò che era, un femminicidio maturato in ambito familiare.

Come già emerso in altri grandi procedimenti della cronaca italiana recente — si pensi alla sentenza sul crollo del Ponte Morandi — la giustizia italiana continua a misurarsi con casi ad altissimo impatto sociale, in cui la ricostruzione dei fatti richiede anni di dibattimento.

Il caso Saman Abbas: la cronologia

La storia di Saman comincia nel 2020, quando la ragazza si rivolge ai servizi sociali e viene accolta in una comunità nel Bolognese. Nell'aprile 2021 torna a casa, a Novellara, per recuperare alcuni documenti: la richiesta viene respinta e poco dopo la giovane sparisce.

Il 5 maggio 2021, nell'abitazione di famiglia, viene trovato solo il fratello minore Alì: i genitori erano già fuggiti in Pakistan. Lo zio e i cugini furono rintracciati e arrestati all'estero, tra Francia e Spagna, mentre i genitori vennero estradati in Italia tra il 2022 e il 2024. Il corpo di Saman fu ritrovato solo nel novembre 2022, a poca distanza dalla casa in cui viveva.

Perché questo caso ha segnato l'opinione pubblica? Perché ha messo a fuoco il dramma delle seconde generazioni schiacciate tra due mondi. Le condanne definitive Saman Abbas non riportano indietro una vita spezzata, ma affermano che nessuna tradizione può giustificare la violenza. Per approfondire altri casi di cronaca e giustizia, è possibile consultare la sezione Società di AFG Magazine.

A Novellara, il paese della Bassa reggiana dove Saman viveva, la notizia della sentenza è stata accolta con commozione. In questi anni la comunità locale ha promosso iniziative di memoria e sostegno alle ragazze che denunciano matrimoni forzati, trasformando il nome della giovane in un simbolo civile. Diverse associazioni hanno chiesto che il verdetto sia accompagnato da politiche concrete di prevenzione e di tutela per chi si ribella a costrizioni familiari.

La vicenda resta un monito. Le fonti giornalistiche che hanno seguito il verdetto, da ANSA a Sky TG24 fino al Resto del Carlino, concordano nel sottolineare la portata simbolica di una sentenza ormai irrevocabile.

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