Dimissioni Vigilanza Rai: Floridia lascia, opposizione via
Il 2 luglio 2026 Barbara Floridia e i capigruppo di opposizione lasciano la Commissione di Vigilanza Rai denunciando boicottaggio e mancato Media Freedom Act; il centrodestra risponde con le proprie dimissioni.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Le dimissioni Vigilanza Rai arrivano nel primo pomeriggio del 2 luglio 2026 e travolgono la Commissione parlamentare bicamerale in un colpo solo. Alle 16:11 la presidente Barbara Floridia (M5S) annuncia il proprio passo indietro; nel giro di poche ore anche tutti i capigruppo dell'opposizione consegnano le lettere di dimissioni. Poco dopo il centrodestra risponde con la stessa mossa, di fatto azzerando l'organo di garanzia sul servizio pubblico. In un anno pre-elettorale, la Rai resta senza il suo controllore parlamentare.
Dimissioni Vigilanza Rai: chi lascia e quando
Il documento congiunto viene depositato dai capigruppo delle opposizioni: Stefano Graziano per il Partito Democratico, Dario Carotenuto per il Movimento 5 Stelle, Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro per l'Alleanza Verdi Sinistra e Maria Elena Boschi per Italia Viva. La formula è netta: «Abbiamo rassegnato tutti, con effetto immediato, le nostre dimissioni. È un atto politico necessario».
Poche ore prima, Floridia aveva scelto la strada del gesto individuale, motivandolo davanti ai cronisti a Palazzo San Macuto. «Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito», ha dichiarato, definendo la decisione «sofferta ma necessaria e inevitabile». Un finale che chiude un mandato aperto nell'ottobre 2023, quando la senatrice grillina fu eletta alla presidenza con i voti dell'opposizione dopo mesi di stallo. Secondo la ricostruzione ANSA, la maggioranza ha replicato in tempo reale con un contro-comunicato: «Ci dimettiamo anche noi dalla Commissione di vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra».
Dimissioni Vigilanza Rai: il boicottaggio denunciato dall'opposizione
Il nodo politico che ha portato alle dimissioni Vigilanza Rai è, per l'opposizione, il congelamento sistematico dei lavori. Nel testo depositato, i capigruppo scrivono che «la paralisi che da mesi impedisce alla Commissione di svolgere il proprio ruolo di garanzia» è ormai strutturale, dovuta «alle divisioni interne alla maggioranza» e a un uso della bicamerale come tavolo di trattativa sulle nomine. Restare, aggiungono, «significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico».
Floridia entra ancora più nel dettaglio: «Da quasi due anni le forze che sostengono il governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari», sostiene. Infatti, denuncia una «gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l'appartenenza politica», con audizioni negate, chiarimenti rimandati e delibere lasciate a decantare. La chiusura è affidata a una frase che sembra scritta per i verbali: «Non considerate queste dimissioni una resa. Io le considero un atto di libertà e di denuncia».

Dietro le dimissioni Vigilanza Rai: nomine e Media Freedom Act
La miccia istituzionale che precede le dimissioni Vigilanza Rai si accende sul mancato voto per Simona Agnes, candidata di area centrodestra alla presidenza Rai: da quasi due anni l'opposizione non concede il quorum dei due terzi previsto dall'articolo 49 del Testo unico. Nel frattempo la governance di Viale Mazzini resta zoppa e il canone continua a essere raccolto senza un consiglio pienamente legittimato dalla bicamerale. Tuttavia, il problema si è avvitato quando è entrato in gioco anche l'European Media Freedom Act, il regolamento europeo entrato pienamente in vigore nel 2025 e mai recepito dalla Commissione con atti di indirizzo.
Le opposizioni parlano esplicitamente di rischio sanzione: le dimissioni Vigilanza Rai, sostengono, sono anche la conseguenza del «mancato adeguamento al Media Freedom Act europeo che vige da ormai un anno». Nel comunicato di Floridia trova posto anche un richiamo a chi presiede le Camere: «È mancata la risposta ai richiami ai presidenti La Russa e Fontana, così come al richiamo del presidente Mattarella al pieno funzionamento degli organi di garanzia del Parlamento». Perché — è la lettura — la Vigilanza non è un tavolo interno, ma un presidio previsto dalla Costituzione.
La replica del centrodestra e il nodo del nuovo presidente
La maggioranza rovescia la lettura politica sulle dimissioni Vigilanza Rai. Nel contro-comunicato firmato dai componenti di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia si parla di «vergognosa pantomima inscenata dalle opposizioni» e di «avidità di poltrone della sinistra» che avrebbe «prodotto lo stallo». Quindi la mossa: dimettersi anche loro, per costringere Camera e Senato a ricomporre l'organo con un nuovo assetto. «Siamo disponibili a dare vita a una nuova Commissione con un nuovo Presidente», scrivono i commissari di centrodestra.
Tecnicamente, ora la palla passa ai presidenti delle Camere. Le dimissioni vanno accettate, le nuove designazioni dei gruppi parlamentari trasmesse e i lavori sospesi finché la Vigilanza non torna a essere in numero legale. Nel frattempo, la Rai — come ricordato da LaPresse — resta senza il proprio controllore proprio a un anno dalle politiche del 2027, quando tradizionalmente scattano le regole di par condicio e la vigilanza sul pluralismo diventa più stringente.
Dimissioni Vigilanza Rai, cosa succede ora
Il vero interrogativo, dopo le dimissioni Vigilanza Rai, è chi sarà il prossimo presidente. Il regolamento richiede che la carica vada all'opposizione, ma la maggioranza spinge per un cambio di equilibri interni approfittando dell'azzeramento. L'ipotesi di un profilo di garanzia proposto dalle stesse opposizioni riemerge, ma i tempi sono strettissimi: senza una presidenza operativa, la Commissione non può calendarizzare le audizioni sui palinsesti autunnali né avviare l'esame degli assetti televisivi per la campagna elettorale.
Sullo sfondo restano tre partite aperte: l'attuazione italiana del Media Freedom Act, la nomina del presidente Rai al posto della candidatura Agnes e la trasparenza sulle scelte editoriali del gruppo pubblico. Infine, sul piano più politico, le dimissioni Vigilanza Rai aprono un nuovo fronte per il centrodestra al governo, chiamato a gestire una crisi istituzionale nel pieno del semestre estivo. Per approfondire la cornice degli ultimi giorni sulla politica italiana, si rimanda alle notizie di attualità pubblicate da AFG Magazine. La Rai, intanto, resta senza il suo controllore.


