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LVMH cede Patou: la maison torna a Mehta

LVMH cede Patou alla famiglia Mehta: l'imprenditore beauty Dilesh Mehta riacquista la maggioranza della storica maison parigina che aveva venduto ad Arnault nel 2018. Un'operazione che si inserisce nella razionalizzazione del portafoglio del gruppo del lusso.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

LVMH cede Patou: maison di lusso parigina in una via haussmanniana al tramonto
Immagine generata con IA

LVMH cede Patou e chiude un cerchio strategico durato sette anni: il colosso del lusso guidato da Bernard Arnault ha ceduto la quota di maggioranza della storica maison parigina all'imprenditore del beauty Dilesh Mehta, lo stesso che nel 2018 aveva venduto il marchio al gruppo francese. La transazione, i cui termini economici restano riservati, è stata perfezionata attraverso la holding di Mehta, Nirvana Investments Llc-Fz.

LVMH cede Patou: come si chiude il cerchio con Mehta

La notizia che LVMH cede Patou segna il ritorno alle origini per un marchio che Mehta aveva rilevato nel 2011, quando la griffe era di fatto silente da quasi trent'anni. Nel 2018 l'imprenditore aveva ceduto il controllo al gruppo di Arnault per orchestrarne il rilancio in chiave contemporanea; oggi riacquista quella stessa maggioranza, riprendendosi la maison che aveva contribuito a riportare in vita.

«È stato un privilegio costruire Patou insieme a LVMH fin dal suo rilancio moderno», ha dichiarato Mehta a Wwd, la testata americana che ha diffuso l'indiscrezione. «Ora non vediamo l'ora di continuare la crescita di Patou con la stessa visione a lungo termine, rispetto per la sua eredità e ambizione per il futuro.» I dettagli finanziari dell'operazione non sono stati resi noti.

Atelier di alta moda parigino con facciata haussmanniana, storica maison Jean Patou
Fondata nel 1914 da Jean Patou, la maison è stata una delle firme di punta dell'haute couture tra gli anni Venti e Trenta. · Immagine generata con IA

Chi è Dilesh Mehta e perché conta il business dei profumi

Dilesh Mehta non è un nome nuovo per il settore. Fondatore di Nirvana Brands e Designer Parfums, l'imprenditore gestisce un portafoglio diversificato di marchi posseduti e licenze profumiere: Ghost, Cerruti 1881, Guy Laroche, Gant, Aigner e Paloma Picasso, oltre alla distribuzione delle fragranze di celebrità come Ariana Grande, Jennifer Lopez e del brand Hawaiian Tropic.

Proprio questo baricentro nella cosmetica suggerisce una possibile nuova rotta per Patou. È infatti plausibile che la futura architettura aziendale punti a massimizzare l'heritage olfattivo del marchio — la maison deve parte della sua fama storica al profumo Joy, per decenni tra i più costosi al mondo — capitalizzando le sinergie industriali del nuovo proprietario. Il segmento fragranze, del resto, resta uno dei più redditizi dell'intero sistema moda internazionale.

La strategia di LVMH: razionalizzare il portafoglio

Il fatto che LVMH cede Patou non è un episodio isolato, ma il tassello più recente di una manovra di razionalizzazione del portafoglio. In passato restio a disfarsi dei propri brand, negli ultimi mesi il gruppo ha ceduto Marc Jacobs a Whp Global e G-III, ha venduto Off-White a Bluestar Alliance e ha restituito la propria quota di Stella McCartney all'omonima fondatrice. Secondo alcune indiscrezioni, Arnault starebbe inoltre valutando la cessione di Fenty Beauty di Rihanna.

Tutte operazioni che riguardano asset dalle dimensioni contenute, in una fase in cui il primo gruppo del lusso al mondo preferisce concentrare risorse ed energie sui marchi-pilastro. La scelta di lasciare Patou, per giunta, arriva a pochi mesi dall'uscita del direttore creativo Guillaume Henry, salutato lo scorso febbraio dopo un mandato settennale: un vuoto creativo che rende il momento propizio per un passaggio di proprietà.

Il contesto, del resto, è quello di un mercato del lusso in rallentamento. Dopo anni di crescita a doppia cifra, i grandi conglomerati hanno frenato: la moda e la pelletteria — cuore dei ricavi di LVMH — hanno accusato trimestri in flessione, complici la debolezza dei consumi in Asia e un cliente cinese più prudente. In questo scenario, tenere in portafoglio marchi di nicchia che assorbono attenzione manageriale senza muovere i conti diventa una zavorra. Cedere Patou, quindi, non è un ripiego ma una scelta di disciplina industriale: meglio pochi brand redditizi e ad alto potenziale che una costellazione dispersiva di etichette da gestire.

Flaconi di profumo di lusso su bancone in marmo, il business fragranze di Dilesh Mehta
Con Nirvana Brands e Designer Parfums, Mehta controlla un ampio portafoglio di fragranze in licenza. · Immagine generata con IA

Patou, una maison da rilanciare (di nuovo)

Jean Patou aprì la sua casa di moda a Parigi nel 1914. Dopo la morte del fondatore, nel 1936, la maison vide alternarsi alla direzione creativa nomi del calibro di Marc Bohan, Karl Lagerfeld e Christian Lacroix. Sotto l'egida di LVMH e la guida di Henry, il marchio era tornato a una rete distributiva di circa cento punti vendita nel mondo, con aperture strategiche in Giappone e Corea del Sud e uno spazio permanente inaugurato nel 2023 all'interno delle Galeries Lafayette Haussmann di Parigi.

Ora Patou riparte da un azionista che ne conosce bene la storia recente. Resta però la domanda di fondo: senza un direttore creativo e con un proprietario radicato nel beauty più che nella couture, quale sarà l'identità della maison? La sfida, per Mehta, è tenere insieme moda e profumo senza sacrificare il primo al secondo. Per approfondire le dinamiche del comparto è utile seguire le altre analisi della sezione moda di AFG Magazine.

In definitiva, la cessione fotografa due movimenti convergenti: da un lato un LVMH più selettivo, deciso a sfoltire il proprio impero; dall'altro un imprenditore del beauty che scommette ancora sul lusso francese. Il futuro dirà se Patou saprà trasformare questo nuovo inizio in una crescita duratura. Fonti principali: Pambianconews, Wwd e The Business of Fashion.

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