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Incendio alla Maxi Dolphin: rogo nel cantiere di Erbusco

Incendio alla Maxi Dolphin di Erbusco, nel Bresciano: le fiamme hanno interessato il capannone del cantiere che costruisce yacht in vetroresina e carbonio. Nessun ferito, cause ancora da accertare.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Incendio alla Maxi Dolphin: capannone industriale avvolto dalle fiamme nella notte con alta colonna di fumo scuro, immagine illustrativa
Immagine generata con IA

L'incendio alla Maxi Dolphin di Erbusco, in provincia di Brescia, è divampato nella tarda serata di lunedì 24 agosto 2026 e ha illuminato per ore il cielo della Franciacorta. L'allarme è scattato poco dopo le 22 nella zona industriale di via Gandhi, nella frazione di Villa Pedergnano, dove ha sede un cantiere navale che costruisce scafi in vetroresina e in carbonio per imbarcazioni di lusso. Nessuna persona è rimasta coinvolta, ma le fiamme hanno interessato l'intero capannone e le operazioni di spegnimento sono proseguite a lungo nella notte.

Incendio alla Maxi Dolphin: che cosa è successo a Erbusco

Secondo la ricostruzione dell'ANSA, il rogo ha coinvolto uno stabilimento nel quale vengono realizzati componenti in vetroresina destinati al settore nautico. Sul posto sono confluite numerose squadre dei vigili del fuoco, chiamate a fronteggiare un incendio descritto come particolarmente intenso e difficile da circoscrivere.

La cronaca locale ha aggiunto all'incendio alla Maxi Dolphin i dettagli che l'agenzia non aveva. Come racconta Prima Brescia, tra i primi ad arrivare sono stati gli agenti della polizia locale di Rovato, allertati da alcuni cittadini che avevano notato la colonna di fumo. Il rogo, però, era poco al di là del confine comunale, in territorio di Erbusco. Sono stati allertati anche i carabinieri della compagnia di Chiari e della stazione di Erbusco, mentre un'ambulanza dei volontari di Adro è stata fatta arrivare in via precauzionale.

Le fiamme, visibili a distanza, hanno richiamato decine di curiosi: alcuni hanno tentato di introdursi all'interno dell'azienda e sono stati allontanati dalle forze dell'ordine. Il Comune di Erbusco ha diffuso sui propri canali social un avviso alla popolazione, invitando i residenti a non avvicinarsi, a prestare attenzione alla presenza di fumo e a tenere chiuse porte e finestre. Nello stesso messaggio l'amministrazione ha precisato che «fortunatamente, nessuna persona è rimasta coinvolta o ferita».

Le cause dell'incendio alla Maxi Dolphin, al momento, non sono note. Non sono state diffuse indicazioni ufficiali nemmeno sull'entità dei danni: quando è stato battuto l'ultimo dispaccio della serata, l'intervento era ancora in corso.

La barriera attorno al capannone vicino

Il dettaglio più significativo della notte non riguarda direttamente l'azienda colpita. La principale preoccupazione dei soccorritori, riferisce l'ANSA, era la possibile estensione delle fiamme alle strutture vicine. Le squadre hanno quindi lavorato per creare una barriera di protezione attorno a un altro insediamento produttivo, che utilizza polistirolo e materiali sintetici: sostanze che avrebbero potuto alimentare ulteriormente il rogo.

È una scelta operativa che dice molto. In una zona industriale compatta come quella di via Gandhi, un incendio alla Maxi Dolphin smette rapidamente di essere un problema di un singolo capannone e diventa un problema di isolato. Quando il materiale che brucia è a base di resine e polimeri, infatti, la priorità dei vigili del fuoco non è sempre spegnere: spesso è impedire che il fronte del fuoco raggiunga il deposito successivo.

Scafo di uno yacht a vela in fibra di carbonio in lavorazione su invasature di legno dentro un cantiere nautico artigianale
Uno scafo in composito su invasature di legno: è questo il tipo di lavorazione che si svolge nei capannoni della nautica custom. Immagine illustrativa. · Immagine generata con IA

Perché un cantiere in composito è un incendio difficile

Per capire come mai nell'incendio alla Maxi Dolphin le fiamme abbiano fatto tanta fatica a essere circoscritte bisogna guardare che cosa c'è dentro un capannone del genere. La vetroresina e il carbonio non sono materiali inerti come l'acciaio: si producono impregnando tessuti con resine, cioè con composti organici. A questi si aggiungono i solventi, le anime in schiuma o in balsa che danno rigidezza agli scafi, le vernici e gli stampi.

Un capannone della nautica custom, in altre parole, è pieno di carico di incendio, ed è la ragione tecnica per cui l'incendio alla Maxi Dolphin ha impegnato i vigili del fuoco così a lungo. Tuttavia il problema non è soltanto la quantità di calore sviluppata: è anche il fumo. La combustione dei compositi produce una coltre densa e scura, ed è esattamente la ragione per cui l'invito del Comune ai residenti è stato quello di restare in casa con le finestre chiuse. Un provvedimento di questo tipo, in serata, è la misura più semplice a disposizione di un'amministrazione mentre l'evento è ancora in corso.

Non è la prima volta che la zona produttiva di Erbusco finisce sui giornali per un rogo. L'8 settembre 2025, in via dell'Industria, un incendio aveva coinvolto il capannone della Agritecnica srl, azienda di riparazione di macchine agricole: sei squadre di vigili del fuoco, nessun ferito. Sono due episodi distinti, in due strade diverse e a undici mesi di distanza: l'incendio alla Maxi Dolphin non è la prosecuzione di quella vicenda. Ma i due casi raccontano la stessa esposizione di un tessuto industriale fatto di capannoni contigui.

Incendio alla Maxi Dolphin: che cosa si rischia di perdere

C'è una differenza sostanziale tra un incendio in un magazzino e un incendio in un cantiere che lavora su commessa. La Maxi Dolphin non produce in serie: costruisce yacht a vela e a motore in esemplari unici o in serie limitatissime, dai 60 agli oltre 100 piedi di lunghezza. È questo, più della superficie coinvolta, il dato che rende un incendio alla Maxi Dolphin diverso da un incendio in un deposito.

I contorni dell'azienda toccata dall'incendio alla Maxi Dolphin erano già stati raccontati. In un profilo pubblicato nel marzo 2023, il Giornale di Brescia descriveva un'attività ospitata in 3.500 metri quadrati all'interno del complesso industriale di famiglia, con più di 36 maestranze altamente specializzate e un forno per la cottura del carbonio lungo fino a 40 metri e largo 12, definito unico in Italia. I tempi di consegna, a seconda della dimensione e della complessità della barca, vanno da uno a due anni.

Questi numeri spiegano perché l'incendio alla Maxi Dolphin non si misuri soltanto in metri quadrati. Uno scafo su misura in lavorazione non è merce che si riordina a magazzino: è il risultato di mesi di lavoro di un gruppo ristretto di persone, su attrezzature che non si trovano ovunque. Nella nautica custom il valore sta nello stampo, nel forno e nelle mani, non nello scaffale.

Interno di un capannone industriale distrutto dal fuoco con capriate metalliche annerite e lamiere crollate al suolo
Le capriate annerite di un capannone industriale dopo un rogo. Immagine illustrativa, non riferita allo stabilimento di Erbusco. · Immagine generata con IA

Una nicchia che pesa più di quanto sembri

Il cantiere colpito dall'incendio alla Maxi Dolphin è nato nel 1987 a Erbusco per iniziativa di Vittorio Moretti, fondatore del gruppo Terra Moretti, attivo tra costruzioni, ospitalità e vino di Franciacorta. Dal 2016 la gestione è affidata a Luca Botter e all'ingegnere navale Giovanni Pizzati. Il primo varo dell'azienda fu la Carmen di Bellavista, disegnata da Bruce Farr; negli anni il cantiere ha lavorato con progettisti come German Frers, Bill Tripp e Luca Brenta, e ha costruito tra gli altri il Viriella.

Un incendio alla Maxi Dolphin, perciò, tocca un pezzo di un'industria che l'Italia ha imparato a considerare strategica. La nautica di alta gamma è il comparto che negli ultimi anni è cresciuto più in fretta all'interno del lusso italiano, al punto che la presidenza di Fondazione Altagamma è passata proprio a una manager della nautica. È un settore fatto in buona parte di piccole realtà manifatturiere che lavorano per committenti stranieri, esposte come tutte le piccole e medie imprese italiane che esportano a shock che arrivano da fuori.

Perché queste eccellenze, quasi sempre, non stanno in vetrina: stanno in capannoni come quello di via Gandhi, in mezzo ad altri capannoni, in una zona artigianale di provincia. È lì che si costruiscono le barche che poi si vedono ormeggiate altrove.

Che cosa aspettarsi ora

Nelle prossime ore l'incendio alla Maxi Dolphin dovrà produrre tre risposte. La prima riguarda le cause: sarà l'accertamento tecnico dei vigili del fuoco, con i carabinieri, a stabilire da dove sia partito il fuoco. La seconda riguarda i danni, che nessuno ha ancora quantificato e che dipendono da quanto è stato risparmiato dalle fiamme. La terza riguarda l'aria e i residui della combustione, cioè il tema che tocca più da vicino chi abita attorno all'area.

Per adesso l'unico dato certo è anche il più importante, ed è quello che l'amministrazione comunale ha comunicato per prima: dall'incendio alla Maxi Dolphin non sono usciti feriti. In un rogo divampato in tarda serata, in uno stabilimento pieno di materiali che bruciano bene, non è un dettaglio scontato. Infatti l'orario, per una volta, ha lavorato a favore: un capannone vuoto è un capannone in cui si può combattere il fuoco senza dover cercare qualcuno.

Resta il resto, che si conterà alla luce del giorno. Quando il fumo si sarà diradato si capirà se l'incendio alla Maxi Dolphin abbia fermato una produzione per qualche settimana o per molto più a lungo. Nella nautica su misura, dove una barca richiede fino a due anni, la differenza tra le due ipotesi non la fa il calendario dei lavori: la fa il forno del carbonio.

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