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Dazi Trump PMI italiane: 5,3 milioni al giorno persi

Il rapporto Confartigianato del 21 maggio quantifica l'impatto dei dazi Trump PMI italiane sul Made in Italy: 5,3 milioni di euro persi al giorno, mobili e cibo i settori più colpiti, Lombardia regione più esposta.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Dazi Trump PMI italiane: container al porto italiano all'alba con tonalità blu-ambra
Immagine generata con IA

Dazi Trump PMI italiane: il conto del rapporto Confartigianato

I dazi Trump PMI italiane hanno un prezzo che ora è quantificato con precisione: 5,3 milioni di euro al giorno di mancato export verso gli Stati Uniti nei comparti a maggiore presenza di micro e piccole imprese. È la fotografia scattata da Confartigianato Imprese nello studio diffuso il 21 maggio 2026 e tornato d'attualità in questi giorni, mentre la Commissione europea negozia con Washington la stabilizzazione dell'intesa raggiunta nell'estate 2025.

Tra agosto 2025 e marzo 2026, otto mesi di vigore dei dazi Trump PMI italiane, le vendite italiane oltreoceano nei settori a forte vocazione artigiana sono calate del 10,4% su base tendenziale. Tradotto in valore assoluto: 1.293 milioni di euro evaporati dai bilanci delle imprese che fanno il Made in Italy materiale, quello dei distretti.

Dazi Trump PMI italiane: container al porto italiano all'alba con tonalità blu-ambra
Il porto della cessione: ogni giorno 5,3 milioni di euro di Made in Italy non attraversano più l'Atlantico. · Immagine generata con IA

Mobili e cibo i comparti più colpiti dai dazi Trump PMI italiane

Il quadro settoriale che emerge dall'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato è netto. La flessione più severa colpisce il mobile, che cede il 16,2% rispetto al periodo gennaio-luglio 2025, quando l'export verso gli Stati Uniti era ancora sostanzialmente stabile. Subito dopo, con un calo praticamente equivalente del 16,0%, gli alimentari e bevande: salumi, formaggi, conserve, pasta, vini.

Seguono gioielleria, occhialeria, articoli sportivi e giochi a -8,4%, mentre il tessile cede il 10,3%. La moda combinata limita il danno al -2,3%, anche se al suo interno l'abbigliamento confezionato perde il 4,3%. Sono tutti comparti dove la dimensione media d'impresa è ridotta, la marginalità sottile e la possibilità di assorbire il dazio nel prezzo finale è quasi nulla. Di conseguenza, ogni punto percentuale di tariffa diventa ricavo perso, e i dazi Trump PMI italiane finiscono col mordere proprio le filiere che rappresentano il volto identitario del Made in Italy artigiano.

Inoltre, nello stesso periodo il dollaro si è svalutato in media del 9% rispetto all'euro, comportandosi come un dazio aggiuntivo implicito. Tuttavia, ricordare che la sola componente valutaria erode di un decimo abbondante il prezzo di listino del Made in Italy sul mercato statunitense aiuta a capire perché la curva discendente non si è arrestata neppure dopo l'intesa europea di agosto 2025.

Laboratorio artigiano italiano del mobile con attrezzi e legno grezzo nei toni ambra
Mobili italiani -16,2% verso gli Stati Uniti: il distretto del legno è il comparto più esposto all'effetto tariffe. · Immagine generata con IA

Geografia del danno: Lombardia in coda, Toscana ancora in piedi

L'impatto dei dazi Trump PMI italiane non è uniformemente distribuito sulla mappa industriale del Paese. Nel quarto trimestre 2025 — quando i dazi avevano già preso forma operativa — la Toscana ha sorprendentemente tenuto, con un export di micro e piccole imprese verso gli Stati Uniti in crescita del 10,6% tendenziale, sostenuto dal lusso del distretto fiorentino e dall'agroalimentare di pregio. L'Emilia-Romagna si è difesa con un +2,6%, attingendo al peso dell'industria alimentare (pacchetti food a Parma, Modena, Reggio).

Il Veneto, dove gioielleria e occhialeria pesano per oltre il 50% dell'export piccolo-impresa oltreoceano, ha incassato un -4,1%. La Lombardia, prima regione esportatrice e cuore manifatturiero del Paese, ha registrato la flessione più dolorosa: -10,4%. È la stessa percentuale del calo medio nazionale, ma con una base assoluta che lascia un buco proporzionalmente più ampio nei conti di migliaia di micro-imprese del Mantovano, del Bresciano e dell'Alto Milanese.

I dazi Trump PMI italiane colpiscono dunque due geografie distinte: la macro-impresa lombarda con catene del valore complesse e tempi di consegna stretti, e i distretti del Made in Italy artigiano sparsi tra Marche, Umbria, Friuli, Sardegna. Perché, infatti, su 23mila imprese italiane che vendono negli USA, circa il 70% è composto da realtà sotto i cinquanta dipendenti.

Il contesto: accordo UE-USA al 15% e commercio mondiale in frenata

I dazi Trump PMI italiane si inseriscono in un quadro globale che amplifica i loro effetti. Il commercio internazionale, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale aggiornate in aprile 2026, crescerà quest'anno solo del 2,8%, contro il 5,1% del 2025: una decelerazione brusca che riduce la domanda globale di beni e rende meno facile compensare la perdita americana con altri mercati.

L'accordo UE-USA siglato nell'estate 2025 ha fissato al 15% la tariffa media sui beni europei in entrata sul mercato statunitense. Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, lo aveva commentato così: «la dichiarazione congiunta sui dazi al 15% dovrebbe garantire stabilità nei rapporti con gli USA e quindi maggiore certezza alle nostre imprese, ma quel 15% pesa su 67,3 miliardi di euro di export del Made in Italy». Otto mesi dopo, i numeri del 2026 dimostrano che la stabilità annunciata non si è ancora tradotta in tenuta dei flussi commerciali, soprattutto per le imprese più piccole: i dazi Trump PMI italiane restano un costo strutturale che mensilmente erode i margini.

Granelli ha più volte chiesto una risposta europea compatta, orientata a difendere gli accordi e a garantire ai distretti la stessa certezza di tempi e regole che oggi le grandi multinazionali ottengono attraverso esenzioni puntuali. Tuttavia, mentre nel manifatturiero pesante alcuni dossier sono già stati negoziati a livello bilaterale tra Bruxelles e Washington, le micro-imprese restano fuori dai tavoli e subiscono il dazio per intero.

Ufficio vuoto di piccola impresa italiana al tramonto su distretto industriale mediterraneo
La sera dei distretti: l'effetto dazi colpisce soprattutto le PMI italiane fuori dai tavoli negoziali europei. · Immagine generata con IA

Cosa significa per il sistema-Paese

I dazi Trump PMI italiane non sono soltanto un capitolo di politica commerciale. Infatti, 5,3 milioni di euro al giorno significano almeno duemila posti di lavoro a rischio nei distretti artigiani, decine di milioni di mancato gettito IVA per le casse pubbliche e una pressione discendente sui margini che, se prolungata, può tradursi in chiusure aziendali soprattutto nella fascia dei micro-fornitori monoprodotto.

La filiera del menswear italiano, già al centro dell'agenda di Pitti Uomo 110 lo scorso maggio, è uno dei test più immediati: aveva archiviato il 2025 con un export verso gli Stati Uniti in crescita debole, ma rischia ora di trovarsi a maneggiare ordinativi americani contratti del 15-20% per la stagione autunno-inverno 2026/27. Anche il dossier del cambio di proprietà nelle media company italiane, dalla cessione GEDI alla riorganizzazione SAE-La Stampa, si svolge in un contesto in cui il settore manifatturiero — che paga in pubblicità il giornalismo industriale — sta arretrando proprio sul fronte estero più redditizio.

Infine, c'è la questione politica. Il governo italiano ha finora delegato a Bruxelles la negoziazione, ma con un Consiglio europeo in calendario per giugno e un dossier dazi che resta aperto, la pressione di Confartigianato, Confindustria e CNA cresce. Il messaggio è chiaro: senza un meccanismo di compensazione settoriale o un nuovo round di esenzioni per i comparti tipici del Made in Italy, il conto dei dazi Trump PMI italiane è destinato a salire ancora.

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