Ricavi Chanel 2026: +16% con l'effetto Blazy
I ricavi Chanel 2026 volano del 16% nel primo semestre grazie all'effetto Matthieu Blazy: la maison stacca LVMH e Kering, con gli Stati Uniti oltre il 25% e la gioielleria a +35%.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

I ricavi Chanel 2026 raccontano una maison in piena controtendenza: nel primo semestre dell'anno le vendite comparabili della casa francese sarebbero cresciute di circa il 16%, un ritmo che stacca nettamente i grandi rivali del lusso in una fase di rallentamento generale. A spingere l'accelerazione è soprattutto l'attesissimo debutto di Matthieu Blazy, il nuovo direttore creativo le cui prime collezioni sono arrivate nelle boutique a marzo. I dati, riportati da Bloomberg e ripresi dalla stampa specializzata come Il Sole 24 Ore, non sono stati confermati né smentiti dalla società, che resta privata e diffonde numeri ufficiali una sola volta l'anno.
Ricavi Chanel 2026: il balzo del 16% che stacca il lusso
La stima di un +16% comparabile colloca i ricavi Chanel 2026 in una posizione quasi solitaria nel panorama dell'alta gamma. Mentre l'intero comparto sconta la frenata dei consumi cinesi e l'incertezza macroeconomica, la maison di Rue Cambon avrebbe registrato una crescita diffusa in tutte le aree geografiche. Il traino più forte arriva dagli Stati Uniti, dove le vendite sarebbero salite oltre il 25%, ma segnali positivi giungono anche dalla Cina e dal Medio Oriente. Inoltre, secondo le indiscrezioni raccolte da Milano Finanza, lo slancio sarebbe proseguito anche a luglio, lasciando intravedere un secondo semestre altrettanto brillante.
Per capire la portata del risultato basta ricordare i numeri del 2025: l'anno scorso Chanel aveva chiuso con ricavi pari a 19,3 miliardi di dollari (circa 16,7 miliardi di euro), in aumento del 4%, come ricostruito da Pambianco. Un ritmo solido ma lontano dalla doppia cifra che ora la casa francese avrebbe ritrovato. La divisione moda, che pesa per circa il 60% del giro d'affari complessivo, sarebbe cresciuta in linea con il gruppo, confermandosi il vero motore dei conti.
L'effetto Matthieu Blazy sui ricavi Chanel 2026
Il nome che ricorre in ogni analisi è quello di Matthieu Blazy. Il designer franco-belga, classe 1984, è approdato in Chanel dopo aver rilanciato Bottega Veneta, dove era stato direttore creativo dal 2021 al 2024 conquistando la critica con il suo lavoro sulla pelle e su un lusso silenzioso e sartoriale. La sua nomina, annunciata a dicembre 2024, lo ha visto succedere a Virginie Viard, a sua volta erede della lunga stagione di Karl Lagerfeld, scomparso nel 2019.
Blazy ha firmato il suo debutto in passerella nell'ottobre 2025, durante la settimana della moda di Parigi con la collezione primavera-estate 2026, poi arrivata nei negozi a marzo. Proprio quelle proposte — prêt-à-porter, alta moda e accessori — avrebbero intercettato la domanda della clientela altospendente, rafforzando l'appeal della maison e alimentando così il fatturato. Al suo posto, alla guida creativa di Bottega Veneta è intanto arrivata Louise Trotter, in un valzer di poltrone che sta ridisegnando gli equilibri del settore, come già visto con il nuovo corso di Pieter Mulier alla direzione creativa di Versace.

Gioielli e orologi trainano: la corsa a +35%
Se la moda resta il pilastro, la sorpresa dei ricavi Chanel 2026 arriva dalla divisione orologi e alta gioielleria, che vale circa il 15% del fatturato e sarebbe cresciuta di ben il 35% nel semestre. A sostenere questo balzo è soprattutto la domanda per la collezione di gioielli Coco Crush, diventata un vero fenomeno commerciale. Tuttavia anche il comparto profumi e bellezza, che rappresenta circa un quarto del business, avrebbe messo a segno un progresso di circa l'8%, confermando la solidità trasversale del gruppo.
Questa diversificazione è il vero punto di forza della maison: pochi player del lusso possono contare su tre gambe così bilanciate. Infatti, mentre molti concorrenti dipendono quasi esclusivamente dalla pelletteria, Chanel distribuisce il rischio tra moda, bellezza e gioielleria, riuscendo a compensare le oscillazioni di un mercato sempre più volatile.

Chanel controcorrente: LVMH e Kering frenano
Il confronto con i colossi quotati rende ancora più evidente l'anomalia. Nello stesso periodo la divisione moda e pelletteria di LVMH ha segnato appena un +1% organico, mentre Kering continua a fare i conti con un rallentamento diffuso, complice la lunga transizione di Gucci. In questo scenario i ricavi Chanel 2026 spiccano come un caso quasi isolato, capace di dimostrare che il desiderio per il vero lusso non è scomparso, ma si è semplicemente concentrato sui marchi in grado di raccontare una visione forte e coerente.
Non è un caso che la maison stia investendo con decisione anche nella distribuzione e nella manifattura. La strategia di rimanere azienda privata, controllata dalla famiglia Wertheimer, consente inoltre alla società guidata dall'amministratrice delegata Leena Nair di ragionare sul lungo periodo, senza l'assillo della trimestrale che condiziona i concorrenti quotati in Borsa. È lo stesso ragionamento industriale che attraversa buona parte del comparto, come mostrano le mosse di riassetto raccontate nel nostro approfondimento sulla sezione moda.
Cosa aspettarsi dai conti ufficiali
Va ricordato un elemento di cautela: Chanel non pubblica risultati semestrali. Le cifre circolate in questi giorni provengono da fonti vicine al dossier e non hanno il crisma dell'ufficialità, che arriverà soltanto la prossima primavera con il bilancio annuale, di norma diffuso tra metà e fine maggio. Quindi i ricavi Chanel 2026 andranno letti come un'indicazione di tendenza più che come un dato definitivo.
Resta però la fotografia di una maison che ha scommesso su un cambio creativo di peso e che, almeno finora, ne sta raccogliendo i frutti. Se il ritmo verrà confermato, il primo anno pieno dell'era Blazy potrebbe entrare nella storia recente del lusso come il momento in cui Chanel ha ripreso la corsa mentre gli altri rallentavano. Infine, molto dipenderà dalla tenuta del mercato americano e dal ritorno della clientela asiatica, le due variabili che più di ogni altra decideranno la traiettoria dei prossimi mesi.


