Kering Accademia: le 62.000 ore misurano il catalogo
Kering Accademia per le Eccellenze ha aperto il primo anno accademico al MIND di Milano con oltre 1.500 iscritti, il 50% in piu del target di aprile. Ma le 62.000 ore annunciate misurano i 40 corsi in catalogo, non la classe: e dalla rete dei sette istituti il Politecnico di Milano e uscito.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La Kering Accademia per le Eccellenze ha inaugurato il suo primo anno accademico mercoledì 30 settembre, al MIND Milano Innovation District, dentro il Campus di Valore Italia. I comunicati e le riprese di stampa hanno messo in fila gli stessi due numeri: oltre 1.500 studenti e circa 62.000 ore di formazione. Sono entrambi veri. Ma non stanno sullo stesso denominatore, e nessuno li ha divisi.
Perché se si prendono le 62.000 ore e le si spalmano sui 1.500 iscritti, il risultato è 41 ore a testa: una settimana di scuola. Non è quello che significa un anno accademico, e infatti non è quello che la Kering Accademia sta facendo. Il numero misura un'altra cosa.
Kering Accademia: 1.500 iscritti, il 50% in più di quanto promesso
Partiamo da ciò che il gruppo ha mantenuto, perché è la parte che merita credito. La Kering Accademia è stata annunciata il 15 aprile 2026, nella terza edizione della Giornata del Made in Italy, all'Archivio Gucci di Firenze, alla vigilia del Capital Markets Day: presenti il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il ceo del gruppo Luca de Meo e Sabina Belli, allora amministratrice delegata di Pomellato.
In quell'annuncio il target era dichiarato con precisione: «partendo con una prima classe di 1.000 studenti e con l'obiettivo di arrivare progressivamente ad almeno 2.000 iscritti all'anno». Cinque mesi e mezzo dopo, la prima classe della Kering Accademia conta oltre 1.500 nomi. Cioè il 50% in più del numero promesso ad aprile, e già tre quarti del tetto fissato come traguardo di maturità.
È un dato che vale più di quanto sia stato raccontato. Nel 2026 italiano della moda gli annunci che arrivano al traguardo sopra l'obiettivo sono una minoranza: i 100 milioni del decreto Mimit sulla filiera, per dirne uno, hanno passato l'estate con una graduatoria pronta e nessuno sportello aperto. Qui la Kering Accademia ha superato il proprio obiettivo.
Le 62.000 ore della Kering Accademia contano i corsi, non la classe
Il secondo numero della Kering Accademia funziona in modo opposto, e va letto al contrario di come è stato pubblicato. Le 62.000 ore non sono le ore che riceveranno i 1.500 studenti: sono la somma della durata dei 40 programmi in catalogo. Divise per 40, danno 1.550 ore per percorso — che è esattamente la misura di un anno formativo italiano.
La controprova sta nelle ore di stage. Delle 62.000, 22.400 sono tirocinio: il 36,1% del totale, cioè 560 ore per ciascuno dei 40 programmi. E il sito della Kering Accademia descrive il formato IFTS come «800-1.000 ore in circa dodici mesi, metà in aula» e metà in azienda. Una metà di 1.000 ore fa 500: il 560 per programma quadra con quella struttura, non con una classe da 1.500 persone.
Quindi il conto vero è un altro. Se i 1.500 iscritti seguono percorsi che vanno — lo dice il gruppo — dai sei mesi ai sette anni, con la quadriennale IeFP che parte a 14 anni e arriva al diploma professionale, il volume di didattica effettivamente erogata si misura in oltre un milione di ore: 1.500 studenti per le 800 ore del formato più breve fanno già 1,2 milioni. Quasi venti volte il numero pubblicato.
È il caso raro di un'azienda che si sottovaluta nei comunicati. La Kering Accademia ha scelto di pubblicare la misura del proprio catalogo invece di quella del proprio investimento, e la stampa ha affiancato le due cifre senza segnalare che parlano di grandezze diverse.

Sette istituti e nessuna università: il Politecnico è uscito dalla rete
C'è però una differenza fra aprile e settembre che non è di arrotondamento. Nell'annuncio di primavera i partner formativi citati per nome erano tre: «il Politecnico di Milano, Galdus e HModa». Era l'unico ateneo della lista, ed era il primo nominato.
Nella rete della Kering Accademia che ha aperto l'anno accademico il Politecnico non c'è. I sette istituti associati sono ACOF, AFOL, Galdus, Accademia HModa, ITS Cosmo, Istituto Modartech e MITA: tutti enti di formazione professionale e tecnica superiore, nessuna università. Sul sito ufficiale della Kering Accademia la parola «Politecnico» non compare nemmeno una volta, e i sette loghi delle scuole partner sono quelli appena elencati.
Non è necessariamente una marcia indietro: una rete fatta di IeFP, IFTS e ITS è più coerente con l'obiettivo dichiarato — formare artigiani a partire dai 14 anni — di quanto lo sarebbe un politecnico. Ma è un cambio di natura del progetto, avvenuto fra l'annuncio e l'avvio, e va registrato. La Kering Accademia che ha aperto i battenti è un sistema di scuole professionali radicate in sei regioni, non un ponte fra impresa e università.
Sei maison sul sito, cinque nei comunicati: il caso Ginori 1735
Lo stesso scarto fra annuncio e avvio si ripete sul perimetro industriale della Kering Accademia. Tutte le riprese del 30 settembre elencano cinque maison coinvolte: Bottega Veneta, Brioni, Gucci, Pomellato e Kering Eyewear. Il sito della Kering Accademia ne elenca sei, e lo scrive in chiaro: «Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Pomellato, Ginori and Kering Eyewear», con il logo di Ginori 1735 in homepage accanto agli altri.
La maison dimenticata è l'unica che non fa moda. Ginori 1735 è porcellana: la sua presenza allarga il significato dell'eccellenza che l'Accademia dice di voler tramandare oltre il perimetro dell'abbigliamento, verso le arti decorative. È il dettaglio più interessante della Kering Accademia, ed è esattamente quello caduto dai comunicati.
Nello stesso registro va letto il settimo dei sette insegnamenti. Gioielleria, pelletteria, sartoria, occhialeria, ready to wear e calzature sono mestieri delle mani. Il settimo è Fashion Communication & Management, e la descrizione ufficiale parla di fotografia, art direction, event design e merchandising. Dentro una Kering Accademia venduta come argine alla perdita del saper fare, un percorso su sette non insegna un saper fare.
L'84%, l'85%, e le sneaker che arrivano dalla Cina
Alla presentazione della Kering Accademia de Meo ha fatto la rivendicazione più forte della giornata: Kering, ha detto, «è di fatto un'azienda italiana». Il supporto numerico però cambia a seconda di chi trascrive. Pambianconews gli attribuisce l'84% dei prodotti realizzati in Italia e il 95% di questi esportato; Milano Finanza riporta la frase come «circa l'85% dei nostri prodotti è realizzato in Italia e più del 90% viene esportato nel mondo». Stessa conferenza stampa, due coppie di cifre: la forbice è piccola, ma su una percentuale usata come carta d'identità nazionale del gruppo vale annotarla.
Soprattutto, quella rivendicazione è arrivata tre giorni dopo che Gucci — la maison più grande del gruppo, e una delle sei dell'Accademia — ha messo in vendita due sneaker dichiaratamente made in China, motivandole con un know-how tecnologico che il fornitore selezionato avrebbe offerto meglio dell'Italia. Le due cose non si contraddicono: l'84% resta l'84%, e due modelli su un catalogo non sono una delocalizzazione. Ma convivono nella stessa quindicina, e il senso della Kering Accademia si capisce meglio tenendole insieme.

Kering Accademia contro l'aritmetica del distretto
Il contesto in cui i 1.500 ragazzi della Kering Accademia entreranno al lavoro è il pezzo che manca a tutte le cronache. I dati Assocalzaturifici presentati al Micam di metà settembre 2026 dicono che nel primo semestre il solo comparto calzaturiero ha perso 151 imprese (-4,7%, scese a 3.045) e 3.065 addetti (-4,5%, scesi a 65.279). L'export di cinque mesi vale 4,77 miliardi, -2,4% in valore ma -5,8% in quantità.
Messo accanto a quei numeri, il bilancio della Kering Accademia diventa leggibile: 1.500 iscritti all'anno uno, contro 3.065 posti di lavoro usciti dalla filiera calzaturiera in sei mesi. Non è un rimprovero al gruppo — nessun privato ha il compito di coprire il saldo occupazionale di un settore — ma è la proporzione che serve per capire la scala. La Kering Accademia, per quanto grande, lavora su un ordine di grandezza inferiore a quello dell'emorragia che dice di volere fermare.
Ed è anche il motivo per cui l'impostazione scelta dalla Kering Accademia ha senso. De Meo ha detto di augurarsi che i ragazzi formati trovino sbocco «non solo nelle maison del gruppo» ma anche presso altre realtà della moda — concorrenti compresi. Un'azienda che forma manodopera per il mercato, non solo per sé, è l'unica versione dell'operazione che regge in un distretto che si sta svuotando.
Cosa resta da verificare
Tre cose, tutte con una data. La prima: la Kering Accademia dichiara di aggregare esperienze formative che le maison avevano già — il progetto, ha ricordato de Meo, nasce in Pomellato, che collabora con l'istituto Galdus da molti anni. Quanta parte dei 1.500 sia davvero nuova iscrizione e quanta sia il consolidamento di corsi preesistenti non è ricavabile dai documenti pubblici.
La seconda: i conti del terzo trimestre del gruppo escono il 22 ottobre. Diranno se l'investimento sul saper fare italiano convive con una trimestrale in tenuta o con un'altra contrazione, in un anno in cui de Meo ha escluso tagli di listino e parlato di «prezzi giusti». La terza: il traguardo dei 2.000 iscritti all'anno. A 1.500 nel primo anno, è l'unico numero che a settembre 2027 permetterà di dire se la Kering Accademia era un progetto o una campagna.
Nel frattempo il bilancio di questa inaugurazione è più solido di come è stato raccontato — e proprio per questo valeva la pena contarlo bene. Chi vuole leggere i documenti di partenza può consultare il sito ufficiale della Kering Accademia, la cronaca della presentazione su Pambianconews e la trascrizione di Milano Finanza. Tutti gli aggiornamenti restano nella sezione moda di afgmagazine.news.


