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Sentenza Chiara Petrolini: 24 anni per il neonato sepolto

Sentenza Chiara Petrolini: la Corte d'assise di Parma condanna la 22enne a 24 anni e 3 mesi per l'omicidio del secondo neonato, sepolto nel giardino di Vignale di Traversetolo. Per il primogenito è arrivata l'assoluzione per mancanza di prove. La Procura ne aveva chiesti 26.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Sentenza Chiara Petrolini: facciata del tribunale di Parma al tramonto con bandiera italiana
Immagine generata con IA

La sentenza Chiara Petrolini è arrivata venerdì 24 aprile 2026, dopo dieci udienze e poco più di tre ore di camera di consiglio. La Corte d'assise di Parma, presieduta da Alessandro Conti, ha condannato la 22enne di Vignale di Traversetolo a 24 anni e 3 mesi di reclusione per l'omicidio del secondo figlio, Angelo Federico, partorito in casa il 7 agosto 2024 e sepolto nel giardino dell'abitazione di famiglia. Per il primogenito Domenico Matteo, venuto alla luce il 12 maggio 2023, è invece arrivata l'assoluzione per mancanza di prove. Resta in piedi l'accusa di soppressione di cadavere. La Procura aveva chiesto 26 anni; la difesa puntava all'incapacità di intendere e di volere.

Sentenza Chiara Petrolini: cosa ha deciso la Corte d'assise

Il dispositivo letto in aula riconosce per il secondo omicidio le aggravanti della premeditazione e del rapporto di discendenza. La premeditazione, secondo l'accusa, sarebbe provata da decine di ricerche online effettuate nei mesi precedenti il parto su come abortire e su modalità di interruzione della gravidanza. Per quel secondo bambino, scoperto per caso da un cane mentre Petrolini era in vacanza a New York con la famiglia, l'imputazione di soppressione di cadavere è stata riqualificata in occultamento, reato meno grave.

L'assoluzione per il primogenito, invece, si fonda su un dato tecnico: del corpo erano state recuperate solo poche ossa, sepolte molto più in profondità, e il medico legale non ha potuto stabilire con certezza le cause della morte. Per quel primo bambino la Corte ha mantenuto soltanto l'imputazione di soppressione di cadavere, non di omicidio. Le motivazioni complete della sentenza Chiara Petrolini saranno depositate entro 70 giorni, come ha annunciato il presidente Conti.

Aula della Corte d'assise di Parma con bandiera tricolore alle spalle del banco dei giudici
L'aula della Corte d'assise di Parma, dove venerdì 24 aprile è stata pronunciata la condanna a 24 anni e 3 mesi. · Immagine generata con IA

Le perizie psichiatriche e il nodo della capacità di intendere

Il processo, oltre alla ricostruzione dei fatti, ha avuto come oggetto principale la psiche dell'imputata. Per due volte la giovane è riuscita a tenere completamente all'oscuro genitori e fidanzato delle gravidanze, partorendo da sola in casa e seppellendo i corpi nel giardino. Inoltre, secondo la ricostruzione del Post, la prima gravidanza si era conclusa nel maggio 2023, la seconda nell'agosto 2024.

I consulenti della Procura e i periti nominati dai giudici hanno concluso per la piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti, pur sottolineando elementi di fragilità psicologica. Tuttavia la difesa, guidata dagli avvocati Nicola Tria e Antonella Pignatti, ha sostenuto la tesi opposta, chiedendo il riconoscimento di un vizio di mente in grado di escludere o ridurre l'imputabilità. La Corte ha sposato la linea dell'accusa, ma sarà solo con il deposito delle motivazioni che si capirà come è stata pesata la condizione mentale della giovane.

La reazione di Chiara, dei genitori e dell'ex fidanzato

Alla lettura della sentenza Chiara Petrolini la 22enne è rimasta impassibile. Poco dopo, però, raggiunta nella camera di sicurezza dai genitori, ha ceduto alle lacrime, prima abbracciando il padre e poi la madre, secondo quanto riportato da ANSA. «Il carcere mi fa paura», aveva confidato nei mesi scorsi agli psichiatri che l'avevano esaminata. La giovane, che compirà 23 anni a luglio, resta per ora ai domiciliari nella casa di Traversetolo dove tutto è cominciato.

L'ex fidanzato Samuel Granelli, padre dei due bambini, è uscito subito dall'aula. «È scappato, vorrei raggiungerlo per capire come sta», ha detto la sua avvocata Monica Moschioni, che lo assiste come parte civile. Il giovane, infatti, non si era mai accorto delle gravidanze e «si è sentito ignorato, tradito ed escluso da questa vicenda», ha aggiunto la legale a ParmaToday. Petrolini è stata condannata anche al risarcimento dei danni nei confronti di Granelli e dei suoi genitori, tutti costituiti parte civile.

Cosa succede ora: motivazioni, appello, regime cautelare

Il primo passaggio sarà il deposito delle motivazioni, atteso entro luglio. Da lì decorreranno i 45 giorni utili per impugnare la decisione: la difesa ha già fatto sapere che valuterà l'appello, soprattutto sul nodo della capacità di intendere e sul riconoscimento della premeditazione. Anche la Procura potrebbe ricorrere, perché ha ottenuto due anni in meno rispetto alla richiesta e l'assoluzione per uno dei due omicidi.

Sul fronte cautelare, infine, Petrolini resta agli arresti domiciliari nella stessa abitazione di Vignale. Quindi non è prevista, per ora, alcuna traduzione in carcere: la decisione spetterà al giudice che dovrà valutare l'esecuzione dopo il passaggio in giudicato, oppure un eventuale aggravamento se dovessero emergere elementi nuovi. Di conseguenza la 22enne tornerà a vivere, in attesa dell'appello, a poche centinaia di metri da quel giardino dove sono stati ritrovati i corpi dei suoi due figli.

La vicenda di Vignale di Traversetolo si inserisce in una stagione di cronaca italiana già densa di nodi giudiziari complessi: dal decreto sicurezza appena licenziato dalla Camera alle inchieste su dossieraggio e abusi nei servizi. Infine, la sentenza Chiara Petrolini apre ora la fase più delicata: quella dell'interpretazione delle motivazioni e del giudizio d'appello, che dovrà rispondere alla domanda più difficile dell'intero processo — quanto pesi davvero, dietro a un fatto del genere, la sofferenza psichica di chi lo compie.

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