Gabriele Bellucci, il surfista di Vinci morto a Bali
Gabriele Bellucci, 39 anni di Vinci, è morto a Bali mentre faceva surf: secondo le autorità locali è annegato dopo aver perso i sensi per un colpo alla testa contro la tavola. Era solo in acqua, gli amici lo aspettavano a riva. I funerali questa mattina a Sovigliana, due settimane dopo.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Gabriele Bellucci è morto a Bali mentre faceva surf, a 39 anni. Era partito dalla frazione di Spicchio-Sovigliana, a Vinci, in provincia di Firenze, e sull'isola indonesiana ci era arrivato inseguendo la sola cosa che gli interessasse davvero: l'onda giusta. La notizia è rimbalzata sui giornali italiani soltanto nel fine settimana, ma il mare se l'è portato via molto prima. E questa distanza fra il fatto e il suo racconto è la parte della storia che quasi nessuno sta raccontando.
Per Gabriele Bellucci, questa mattina alle 10.30, nella chiesa di San Bartolomeo a Sovigliana, si sono celebrate le esequie. La bara era atterrata all'aeroporto di Bologna venerdì scorso, dopo un viaggio di oltre undicimila chilometri, ed era stata trasferita a Empoli, esposta per tutto il fine settimana alle cappelle del commiato dell'ospedale San Giuseppe.
Chi era Gabriele Bellucci, dalla Sesa di Empoli alle onde dell'Indonesia
Gabriele Bellucci si era diplomato all'Iti Ferraris di Empoli e, come ricostruisce l'ANSA, aveva lavorato per un periodo alla Sesa, il gruppo informatico empolese. Poi aveva fatto la scelta che i suoi amici raccontano oggi come la più coerente possibile con il suo carattere.
«Il suo lavoro era costruire siti internet e per farlo aveva bisogno soltanto di un pc e di una buona connessione», ha spiegato a La Nazione Nico Mazzanti, uno degli amici storici della squadra. È la frase che riassume una biografia intera: un mestiere che si può portare ovunque, e un motivo per portarlo il più lontano possibile.
Sulla partenza di Gabriele Bellucci le fonti non coincidono perfettamente. Mazzanti colloca cinque anni fa l'addio alla Sesa e la partenza per l'Indonesia; ANSA e le testate locali parlano invece di un paio d'anni di vita a Bali. I due dati si conciliano leggendo il percorso completo che riporta la stessa agenzia: prima la Thailandia, poi l'isola indonesiana, dove aveva infine preso la residenza. Non un viaggio, quindi, ma un trasloco in due tempi.
I profili social di Gabriele Bellucci, sfogliati dai cronisti toscani, sono l'inventario di quella scelta: Vietnam, Malaysia, Thailandia, Giappone. Mare, tanto mare, e la tavola sempre sottobraccio. In una foto di un paio d'anni fa si vede una piscina immersa nel verde e una didascalia di tre parole, «It's a peaceful life».

Cosa è successo in mare secondo le autorità indonesiane
Per due giorni le cronache sulla morte di Gabriele Bellucci hanno parlato di circostanze non chiare, oscillando fra l'ipotesi del malore e quella dell'incidente. Diverse testate nazionali continuano a titolare oggi sul «mistero delle cause». Tuttavia una ricostruzione, per quanto non ufficiale, esiste già ed è arrivata alla famiglia.
È sempre Mazzanti a riferirla: «Per quello che è successo ci teniamo a quanto hanno riferito le autorità locali alla famiglia, dopo la conclusione delle indagini, e cioè che Gabriele sarebbe morto annegato, trascinato via dall'oceano, dopo aver perso i sensi in seguito a una caduta dal surf che gli ha fatto sbattere la testa contro la tavola».
Va detto con precisione che si tratta di un esito comunicato ai familiari e raccontato da un amico, non di un atto che i giornali italiani abbiano potuto leggere. Nessuna delle fonti disponibili, inoltre, indica la spiaggia in cui è avvenuto l'incidente. Con questa cautela, però, la dinamica non è più un enigma: non un malore improvviso, ma un trauma cranico contro la propria tavola e la perdita di coscienza in acqua.
Il dettaglio che pesa più dell'onda: era solo in acqua
C'è un passaggio della ricostruzione su Gabriele Bellucci che va isolato, perché è quello che trasforma un incidente in una tragedia. «Quello che è certo è che in quel momento si trovava da solo in acqua perché i suoi amici erano ad aspettarlo in spiaggia. Quando hanno visto che non tornava e hanno iniziato ad allarmarsi, purtroppo era troppo tardi».

Non è un dettaglio sentimentale, è un dato di sicurezza. Su un fondale corallino la linea in cui si prende l'onda è a centinaia di metri dalla riva, spesso oltre una laguna interna: chi aspetta sulla sabbia distingue le sagome, non riconosce un surfista che ha smesso di muoversi. Il tempo di reazione si misura in minuti: è la variabile che decide fra un salvataggio e un annegamento.
Bali, del resto, non è un mare facile. Le correnti di ritorno delle spiagge dell'isola sono la causa ricorrente degli incidenti che coinvolgono stranieri: nel settembre 2025 un turista britannico di 23 anni è stato trascinato al largo a Legian, in un tratto segnalato con la bandiera rossa. Il sistema di sorveglianza esiste — i bagnini indonesiani del Balawista presidiano gli arenili più frequentati — ma copre le spiagge turistiche, non i reef break dove vanno i surfisti esperti.
Perché la notizia su Gabriele Bellucci arriva solo adesso
Qui sta il punto che le cronache di questi giorni lasciano sullo sfondo. Secondo l'ANSA la morte è avvenuta «a cavallo di Ferragosto»: è l'unica fonte che prova a datarla, e colloca il fatto circa due settimane prima del funerale. Le testate locali, che l'hanno raccontata per prime domenica, non la datano affatto — motivo per cui il lettore la percepisce come accaduta l'altro ieri.
Quelle due settimane non sono un vuoto: sono la procedura. Quando un cittadino italiano muore fuori dai confini, la salma non può muoversi finché l'ufficio consolare non ottiene dal Comune di residenza o di iscrizione all'AIRE il nulla osta all'introduzione in Italia, e finché non rilascia il passaporto mortuario, che richiede i certificati dell'autorità sanitaria locale e l'attestazione di assenza di malattie infettive. L'Indonesia, infatti, non ha ratificato la Convenzione di Berlino del 1937 sul trasporto dei feretri: significa passare per il canale consolare lungo, quello gestito dall'ambasciata a Jakarta. Il trasporto, infine, è a carico della famiglia: si va indicativamente dai 900 ai 4.000 euro a seconda della destinazione e del peso del feretro.
È lo stesso apparato che l'Italia attiva ogni volta che un connazionale finisce nei guai lontano da casa: la stessa ambasciata e la stessa Unità di crisi mobilitate a metà agosto per il terremoto di Flores, dove la Farnesina contava circa 500 italiani sull'isola e cinquemila nell'intero arcipelago indonesiano, o pochi giorni fa per gli italiani dispersi in Nepal. Con una differenza sostanziale: lì c'era un'emergenza collettiva e un contatore di dispersi, qui c'era una sola bara e nessuna urgenza mediatica. Ecco perché la morte di Gabriele Bellucci diventa una notizia nazionale il giorno delle esequie e non il giorno della morte.
Vale la pena aggiungere un ultimo elemento di contesto. La vita che Gabriele Bellucci si era costruito — reddito da un committente europeo, residenza tropicale, ufficio ovunque ci fosse una connessione — l'Indonesia l'ha riconosciuta formalmente solo nel 2024, con il visto per lavoratori da remoto E33G, che richiede fra l'altro un contratto con un'azienda registrata fuori dal Paese. Lui quella strada l'aveva imboccata anni prima che esistesse una casella burocratica per definirla.
Il lutto di Vinci, della Spicchiese e di una comunità intera

Gabriele Bellucci lascia i genitori, un fratello e una fidanzata che frequentava da un paio d'anni a Bali. In Toscana lascia una squadra: la Spicchiese, società amatoriale in cui aveva giocato e allenato, e a cui era rimasto legato anche a diecimila chilometri di distanza.
«Ci sarà sempre in ogni spogliatoio, fra le note prima di una partita, nelle grida che incitano a bordo campo, nelle azioni belle, nelle risate, nella voglia di giocare», hanno scritto i compagni sui social. «Un giorno ci riabbracceremo, come facevamo nei momenti belli, come ogni volta che segnavamo un goal. Sei un pezzo di noi, lo sarai per sempre». Gli amici di Gabriele Bellucci hanno aggiunto il saluto che è diventato l'epigrafe collettiva di questi giorni: «See you in space cowboy, dal cuore rossoblù».
C'è una beffa dentro questo lutto, e la racconta ancora Mazzanti: «L'ultima volta che l'ho sentito per telefono, un mesetto fa, mi aveva ribadito che a dicembre sarebbe tornato per trattenersi fino a giugno prossimo. Tra l'altro si era già messo a disposizione per venirci a dare una mano al campo, facendo da vice al nostro allenatore Palo Sani, per tutta la prossima stagione agonistica». Il ritorno era programmato. Mancavano tre mesi.
Il cordoglio istituzionale per Gabriele Bellucci è arrivato dal sindaco di Vinci, Daniele Vanni, che ne ha ricordato non solo lo sport ma il servizio al paese: «Gabriele aveva un legame speciale con lo sport e con il territorio. Il suo impegno e la sua disponibilità si erano manifestati anche in occasione della Sagra della Chiocciola, alla quale aveva dato una mano con generosità, mettendosi a disposizione della comunità». Come riporta anche Toscana Media News, la dinamica resta al vaglio delle autorità locali.
Restano, alla fine, due immagini che non si compongono. Una spiaggia indonesiana dove degli amici guardano il mare aspettando qualcuno che non torna, e una piazza toscana dove gli amici di Gabriele Bellucci, quattordici giorni dopo, aspettano un feretro che ha attraversato mezzo mondo per arrivare fin lì. In mezzo c'è tutta la geografia di una vita scelta e non subita — che è, probabilmente, l'unica consolazione disponibile.


