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Successione di Armani: il 15% slitta oltre marzo 2027

Un anno dopo la morte di Giorgio Armani, la successione di Armani è in ritardo: la cessione del 15% indicata dal testamento non arriverà entro marzo 2027. La Fondazione presieduta da Leo Dell'Orco attende condizioni di mercato migliori, mentre i ricavi restano in calo.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Palazzo milanese all'alba, la città che attende la successione di Armani
Immagine generata con IA

La successione di Armani ha un calendario scritto a mano dal fondatore, e il primo appuntamento di quel calendario non sarà rispettato. Il testamento di Giorgio Armani, morto il 4 settembre 2025 a novantun anni, imponeva alla fondazione che controlla il gruppo di cedere una prima quota del 15% entro diciotto mesi dall'apertura della successione, cioè entro marzo 2027. Dai documenti del consiglio della Fondazione Giorgio Armani citati dal Corriere della Sera e ripresi l'11 agosto da MF Fashion, da Teleborsa e da Reuters, risulta invece che «la cessione non potrà avvenire prima del 2027». Il 4 settembre cade il primo anniversario della morte: dodici mesi dopo, l'eredità creativa ha retto, quella societaria è in ritardo.

Successione di Armani: cosa prevedeva il testamento

I due testamenti furono aperti dal notaio il 9 settembre 2025 e diffusi otto giorni dopo la morte. Uno distribuiva il patrimonio personale — immobili, opere d'arte, titoli di Stato — fra le persone care allo stilista. L'altro, come ha ricostruito ANSA, dettava passo per passo il futuro della Giorgio Armani spa, l'azienda che l'agenzia descriveva allora come un gruppo da 2,3 miliardi di fatturato e diecimila dipendenti.

Il meccanismo della successione di Armani è a tre stadi. Alla Fondazione Giorgio Armani, creata nel 2016, va il 99,9% della società, con l'usufrutto sul 90% al compagno e braccio destro Leo Dell'Orco, ai tre nipoti e alla sorella Rosanna. Alla fondazione è imposto l'onere di cedere una prima tranche del 15% entro un anno e mezzo, indicando «in via prioritaria» Lvmh, EssilorLuxottica e L'Oréal, oppure un altro gruppo del lusso «di pari standing», con precedenza a chi ha già rapporti di partnership con l'azienda. Poi, entro tre-cinque anni, una seconda tranche allo stesso compratore, dal 30% fino al 54,9%: in tutto, fino al 69,9% del capitale.

L'alternativa è la Borsa, e qui sta il punto che spiega tutto il resto della successione di Armani. La quotazione può essere chiesta entro tre-cinque anni da Dell'Orco, dal nipote Andrea Camerana o da Silvana Armani; se nessuno la chiede, la fondazione dovrà comunque portare l'azienda sul listino «in ogni caso» fra cinque e otto anni. In qualunque scenario l'ente resterà azionista con almeno il 30,1%. Le azioni sono divise in classi dalla A alla F, con diritti di voto differenziati, e una nuova categoria è già prevista per l'ingresso del socio industriale.

Atelier sartoriale con manichino in tela e tessuti greige, la continuità creativa dopo la successione di Armani
La successione creativa ha funzionato: le collezioni del 2026 sono state firmate da Leo Dell'Orco e Silvana Armani. · Immagine generata con IA

Successione di Armani: perché la cessione slitta oltre marzo 2027

La ragione dichiarata del rinvio è il mercato. Le fonti interne interpellate dal Corriere sostengono che le indicazioni temporali del testamento non siano vincolanti e che sia strategico attendere condizioni migliori: vendere perché lo impone una data significa presentarsi al tavolo con meno potere negoziale, in un comparto che sta attraversando una selezione severa. L'azienda, contattata da MF Fashion, non ha commentato.

A dare la misura dei tempi reali della successione di Armani è Irving Bellotti, consigliere della fondazione, global partner di Rothschild & Co e amministratore delegato di Rothschild & Co Italia. Nel consiglio di aprile, quello che ha approvato i conti annuali, ha confermato che le valutazioni sulla cessione erano in corso ma «ancora preliminari» per la complessità dell'operazione: i lavori sarebbero partiti quest'anno, la conclusione è attesa nel corso del 2027. Tradotto: la scadenza di marzo non è saltata all'improvviso in agosto, era già considerata irraggiungibile in primavera.

C'è poi un dettaglio fiscale che il testamento aveva previsto e che raramente compare nei racconti sulla successione di Armani: 52,9 milioni di debiti tributari, coperti da un legato in denaro a favore della fondazione e posto a carico di alcuni eredi per un importo pari all'intero ammontare. Anche la parte più prosaica dell'eredità, insomma, era stata messa nero su bianco.

I conti che pesano sulla trattativa

Il rinvio della successione di Armani ha una controindicazione evidente: si aspetta per vendere meglio, ma intanto il valore che si sta vendendo scende. Secondo quanto riferito ad aprile dall'amministratore delegato Giuseppe Marsocci, il 2026 si è aperto con vendite nette in calo del 7,5% a cambi correnti e del 3,9% a cambi costanti nei primi due mesi. La flessione è, parole sue, «totalmente imputabile» al wholesale, sceso del 10,7% a cambi costanti, mentre le vendite dirette al consumatore sono cresciute del 3,5%. Sui costi operativi il gruppo ha generato 25 milioni di risparmi aggiuntivi.

È una distinzione che conta, e va tenuta ferma: non è un collasso di domanda, è un canale che si sgonfia mentre l'altro tiene. Il fatturato diretto 2025 si è fermato a 2,2 miliardi, cifra che sale a 4 miliardi contando i ricavi dei licenziatari e supera i 6 miliardi se si considera il valore dei capi venduti al dettaglio. Quando in primavera il gruppo aveva presentato i conti 2025, con ricavi a 2,19 miliardi (-4,6%) ed Ebitda in crescita, lo stesso Marsocci dichiarava che sulla cessione del 15% non era stato avviato alcun incontro. Da allora quella fotografia non è cambiata.

Sala del consiglio con tavolo lungo e sedie vuote, dove si decide la successione di Armani
L'8 settembre è in calendario il consiglio che approverà i risultati del primo semestre 2026. · Immagine generata con IA

Chi ha in mano la successione di Armani

La struttura di governo è la parte della successione di Armani che ha funzionato meglio, e paradossalmente è anche la ragione per cui il calendario slitta. La fondazione è presieduta da Leo Dell'Orco; nel consiglio siedono il nipote Andrea Camerana e il notaio Elena Terrenghi, indicati direttamente dal testamento. Un comitato di sorveglianza, composto da un notaio e da un avvocato anch'essi nominati nel documento, deve vigilare affinché gli oneri a carico dell'ente vengano adempiuti: nel testo si precisa che non sono semplici raccomandazioni.

Armani aveva costruito questo dispositivo perché nessuno potesse svendere la società da solo. Oggi lo stesso dispositivo produce l'effetto opposto a quello che l'opinione pubblica si aspettava: una decisione collegiale, lenta, che preferisce il rinvio all'accelerazione. Il vero termine perentorio, del resto, non è marzo 2027 — è la clausola di chiusura sulla Borsa, che scatta molti anni più in là. Chi legge la successione di Armani come una scadenza mancata sta guardando il paletto sbagliato.

Sul fronte creativo, invece, la successione di Armani è già avvenuta e senza scosse: nel 2026 Dell'Orco ha firmato la collezione uomo per la primavera-estate 2027 e Silvana Armani ha curato la Cruise, presentate a Palazzo Orsini in un allestimento che evocava un dammuso pantesco, come ha raccontato Quotidiano Nazionale. È il rovescio esatto della situazione societaria: chi disegna sa cosa fare, chi vende no.

Le due date di settembre

Il mese che comincia domani contiene entrambe le facce della successione di Armani. L'8 settembre è in calendario il consiglio di amministrazione della Giorgio Armani spa che approverà i risultati del primo semestre, che secondo le attese confermeranno le tendenze di gennaio-febbraio: sarà la prima verifica pubblica dei numeri su cui si sta trattando. Dal 22 al 28 settembre la Milano Fashion Week che il gruppo chiude in calendario misurerà invece la tenuta del marchio sulla passerella.

Prima di tutto questo, però, c'è il 4 settembre. A Pantelleria, l'isola dove lo stilista comprò i primi dammusi a Cala Gadir nel 1981 e costruì negli anni una tenuta di sette dammusi, il Comune ha convocato per le 10.30 una cerimonia pubblica nell'aula consiliare, aperta alla cittadinanza e chiusa da un minuto di raccoglimento. Nel 2025 Armani aveva donato all'isola 800mila euro: centomila per il ripristino di Campo Gentile, settecentomila per la rete idrica di Gadir e Cala Tramontana, che ha portato l'acqua potabile in un'area che ne era sprovvista. Lo ha ricordato Tp24, citando l'amministrazione comunale.

Un anno dopo, la successione di Armani resta ciò che il fondatore aveva progettato: un percorso a tappe, protetto da vincoli e da contrappesi, che si muove alla velocità dei suoi organi collegiali e non a quella dei titoli di giornale. Il rischio non è il ritardo in sé. È che ogni trimestre di attesa venga passato a difendere un prezzo mentre i ricavi scendono, e che quando arriverà il momento buono il compratore ideale abbia già speso altrove i soldi che oggi non vuole impegnare.

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