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Incendio a Castel Maggiore: evacuata una palazzina

Incendio a Castel Maggiore, nel Bolognese: attorno alle 23 di lunedi le fiamme partono da uno scantinato di via Roma. Palazzina di quattro piani evacuata e nove persone prese in cura dal 118, sette adulti e due bambini. Nessuna era nell'interrato.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Incendio a Castel Maggiore: autoscala dei vigili del fuoco davanti a una palazzina di notte, fumo da una finestra dello scantinato
Immagine generata con IA

L'incendio a Castel Maggiore scoppiato attorno alle 23 di lunedì 24 agosto in uno scantinato di via Roma si è chiuso senza vittime, ma con un dato che merita di essere letto per intero: nove persone prese in cura dal 118, sette adulti e due bambini, e un'intera palazzina di quattro piani svuotata nel cuore della notte. Nessuna di quelle nove persone si trovava nello scantinato. È esattamente questo scarto — il fuoco in basso, i soccorsi in alto — a spiegare perché un rogo di cantine mobiliti un dispositivo da otto squadre.

Incendio a Castel Maggiore: che cosa è successo in via Roma

La ricostruzione dei vigili del fuoco, ripresa da ANSA e dal Resto del Carlino, è asciutta. L'allarme dell'incendio a Castel Maggiore arriva in tarda serata, le fiamme partono dai locali interrati di una palazzina di quattro piani, i residenti vengono fatti uscire in via precauzionale. Sul posto anche i carabinieri. Le cause, al momento, non sono state indicate da nessuna fonte ufficiale.

Una precisazione geografica, però, va fatta subito, perché diversi titoli l'hanno persa per strada. L'incendio a Castel Maggiore non è avvenuto a Bologna: Castel Maggiore è un comune autonomo della città metropolitana, e la differenza non è pedanteria toponomastica. Cambia il comando che interviene, cambia l'amministrazione che dovrà occuparsi degli sfollati, cambiano i tempi di percorrenza dei mezzi. Scrivere «Bologna» è comodo per il titolo e inutile per chi abita in via Roma.

Serve poi una seconda cautela, questa volta lessicale. Le fonti parlano di nove persone «prese in cura dal 118»: è una formula che indica una presa in carico sanitaria sul posto, non un ricovero e nemmeno una diagnosi di intossicazione. Alcune riprese hanno tradotto quel numero in «nove intossicati», che è un'altra cosa. In assenza di un bollettino sanitario sull'incendio a Castel Maggiore, il dato solido resta il primo.

Perché il fuoco resta sotto e il fumo arriva ai piani alti

Il punto tecnico dell'incendio a Castel Maggiore è qui. Uno scantinato brucia in un ambiente chiuso, povero di ossigeno e ricco di materiale eterogeneo: cartone, mobilio dismesso, vernici, solventi, pneumatici, elettrodomestici a fine vita. Una combustione del genere produce poca fiamma visibile e moltissimo fumo, denso e tossico. Quel fumo è caldo, quindi sale, e trova davanti a sé la via più comoda che un edificio residenziale possa offrirgli: il vano scala.

Corridoio di cantine condominiali con porte in legno a doghe, scatoloni, barattoli di vernice e una bicicletta
Il deposito tipico di un interrato condominiale: cartone, vernici, mobilio dismesso. Immagine illustrativa, non riferita allo stabile di via Roma. · Immagine generata con IA

Il vano scala di una palazzina italiana ordinaria è, dal punto di vista fisico, un camino: un condotto verticale continuo che collega l'interrato all'ultimo piano, spesso senza filtri a prova di fumo e senza alcun sistema di estrazione. In pochi minuti diventa impraticabile proprio mentre serve, perché è anche l'unica via di fuga. Il risultato è il paradosso che si legge nei numeri dell'incendio a Castel Maggiore: chi sta più lontano dal fuoco può trovarsi più esposto di chi ci sta vicino.

Otto squadre, autoscala e carro bombole: che cosa racconta il dispositivo

Il dispositivo schierato per l'incendio a Castel Maggiore dice più di molte dichiarazioni. Otto squadre, autobotte, autoscala e carro bombole: quest'ultimo è il mezzo che rifornisce le bombole degli autorespiratori, e la sua presenza segnala una previsione precisa, cioè che i soccorritori avrebbero lavorato a lungo in un ambiente non respirabile. Non si porta il carro bombole per uno spegnimento da dieci minuti.

Nell'incendio a Castel Maggiore l'autoscala, allo stesso modo, non serviva a raggiungere un interrato: serve a lavorare sulla facciata e, se necessario, a portare fuori le persone dall'esterno quando la scala interna non è utilizzabile. È lo stesso criterio che avevamo visto all'opera nell'incendio nel cantiere della Maxi Dolphin a Erbusco, dove la priorità dei vigili del fuoco non era il fuoco in sé ma ciò che il fuoco poteva raggiungere.

Incendio a Castel Maggiore, il precedente di Udine e i cappucci di evacuazione

Che questa non sia una lettura costruita a posteriori lo dimostra un intervento pressoché identico documentato dagli stessi vigili del fuoco. Il 5 agosto 2025, a Udine, in via Divisione Garibaldi Osoppo, un incendio di suppellettili negli scantinati di un condominio riempì di fumo il vano scale e alcuni appartamenti. Il comando dovette evacuare uno stabile di 44 appartamenti utilizzando «gli speciali cappucci di evacuazione, collegati agli autorespiratori, per condurre le persone da evacuare attraverso il vano scale invaso dal fumo».

Anche lì il personale sanitario prese in carico sei persone, tre adulti e tre minori, per aver inalato i fumi. Anche lì le cause restarono in accertamento. Si tratta di un episodio distinto e precedente, avvenuto in un'altra regione un anno prima: non ha alcun rapporto con l'incendio a Castel Maggiore, e non va sommato ad esso. Ma descrive il medesimo meccanismo con la firma di chi lo affronta per mestiere.

Vano scala di un edificio residenziale visto dal basso, con una velatura di fumo chiaro ai piani alti
Il vano scala è insieme la via di fuga e il condotto che porta il fumo ai piani alti. Immagine illustrativa. · Immagine generata con IA

C'è un dettaglio, in quel resoconto, che vale la pena di trattenere: le operazioni si chiusero con «una verifica strumentale» che confermava l'assenza di sacche residue di gas della combustione negli alloggi. È la ragione per cui, dopo un rogo del genere, il rientro dei residenti non è immediato. Anche dopo l'incendio a Castel Maggiore il fumo se ne va molto più lentamente di quanto se ne vada la fiamma, e la stessa dinamica di intossicazione da fumi che avevamo raccontato per l'incendio al carcere Malaspina di Palermo vale, identica, in un condominio qualsiasi.

Le cantine, il punto cieco della sicurezza antincendio in condominio

Qui la vicenda dell'incendio a Castel Maggiore arriva alla parte scomoda. La cantina è, in quasi tutti gli edifici residenziali italiani, l'unico locale che nessuno controlla: non è un'abitazione, non è un luogo di lavoro, non rientra in alcuna attività sottoposta a controllo di prevenzione incendi. È lo spazio dove finisce ciò che non si vuole buttare, e la somma di quei depositi privati costruisce, piano dopo piano, un carico d'incendio che nessuno ha mai calcolato.

Il quadro normativo che fa da sfondo all'incendio a Castel Maggiore esiste ma è tarato altrove. Il decreto ministeriale del 25 gennaio 2019, che ha aggiornato le regole antincendio per gli edifici di civile abitazione esistenti, introduce la gestione della sicurezza antincendio a partire dai 12 metri di altezza, con obblighi che crescono per fasce: fino a 24 metri si resta al livello minimo, fatto essenzialmente di informazione agli occupanti, vie di esodo mantenute libere e manutenzione; i piani di emergenza veri e propri, i registri dei controlli e i sistemi di allarme scattano più in su, oltre i 24 e oltre i 54 metri.

Una palazzina di quattro piani si colloca in prossimità della soglia più bassa di quella scala. Non è dato sapere, allo stato, in quale fascia ricada l'edificio di via Roma, e non è questo il punto. Il punto è che per la stragrande maggioranza del patrimonio residenziale italiano il regime antincendio si riduce a due prescrizioni di buon senso — tenere sgombre le vie di fuga e informare chi ci abita — senza rilevazione di fumo negli interrati, senza allarme, senza compartimentazione verificata periodicamente. Nell'incendio a Castel Maggiore, come in mille altri casi, il primo rilevatore di fumo disponibile è stato un residente che si è svegliato.

Che cosa resta da accertare

Restano aperte le domande che contano: da che cosa sia partito il rogo, se le porte di separazione tra interrato e vano scala fossero presenti e chiuse, quanto tempo sia passato tra l'innesco e la prima segnalazione. Sono le tre variabili che, in un evento come l'incendio a Castel Maggiore, decidono la differenza tra nove persone visitate sul marciapiede e un bilancio diverso.

Nessuna fonte, al momento, fornisce risposte. Quello che si può dire è che il dispositivo mobilitato per l'incendio a Castel Maggiore ha funzionato: otto squadre su un rogo di cantine sono una risposta sovradimensionata rispetto alle fiamme e proporzionata rispetto al fumo, ed è la proporzione giusta. La notte di via Roma si è chiusa con una palazzina vuota e nove persone in piedi, il che, nella cronaca di questi giorni, è la parte buona della notizia.

Per ora l'incendio a Castel Maggiore resta una storia di scantinati, di fumo che sale e di una scala che per qualche ora non è stata una via di fuga. Il fatto che finisca in fondo alle cronache è, in un certo senso, la misura del suo esito: nove nomi che non sono diventati un elenco.

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