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Patrick Stewart morto: l'ultimo Xavier esce a dicembre

Patrick Stewart è morto a 86 anni nella sua casa di Los Angeles: era malato di Alzheimer e di demenza a corpi di Lewy. La sua ultima apparizione sullo schermo, il nono professor Xavier, arriva nelle sale il 18 dicembre.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Patrick Stewart, il libro che si chiude: volume rilegato in tela con nastro dorato e disco d'acciaio su fondo nero opaco
Immagine generata con IA

Patrick Stewart è morto mercoledì 28 ottobre 2026 nella sua casa di Los Angeles, a 86 anni. L'annuncio è arrivato il giorno dopo, con una nota diffusa sui suoi canali social dalla portavoce storica Kelly Bush Novak, che ha attribuito la morte a «un breve e toccante cammino con l'Alzheimer e la demenza a corpi di Lewy». Una malattia che non era mai stata resa pubblica, e che la famiglia stessa definisce breve: il capitano Jean-Luc Picard di Star Trek e il professor Charles Xavier degli X-Men ha finito di girare il suo ultimo film prima che il declino cominciasse.

Quel film esce fra sette settimane. Avengers: Doomsday, diretto da Joe e Anthony Russo, arriva nelle sale il 18 dicembre 2026: Marvel Studios ha confermato che sarà l'ultima apparizione sullo schermo dell'attore, e la nona volta in cui interpreta Xavier dal 2000. «Per più di venticinque anni ha portato gravitas e profondità al personaggio», si legge nel comunicato dello studio.

Patrick Stewart e il divo che non esisteva prima dei 47 anni

La carriera di Patrick Stewart si legge al contrario di come funziona l'industria. Nato il 13 luglio 1940 a Mirfield, piccola città industriale del West Yorkshire, in una famiglia povera segnata dalla violenza del padre sulla madre, entrò nella scuola di teatro Bristol Old Vic a diciassette anni dopo che l'insegnante di inglese Cecil Dormand gli aveva messo in mano un volume di Shakespeare. Prima di quello, per un breve periodo, fece il giornalista in un quotidiano locale — e lo raccontò senza indulgenza: «Fui disonesto. Inventavo le cose», perché le prove a teatro gli importavano più delle riunioni del consiglio comunale.

Il debutto professionale fu nel Cyrano de Bergerac del 1959 al Theatre Royal di Bristol. Nel 1966 entrò nella Royal Shakespeare Company e vi restò fino al 1982: sedici anni e oltre sessanta produzioni, da Amleto a Re Lear alla Bisbetica domata. Quando nel 1987 fu scelto per Star Trek: The Next Generation aveva quarantasette anni, una reputazione solidissima in Inghilterra e nessuna notorietà fuori. Gene Roddenberry, il creatore della saga, si oppose con una frase che è passata alla storia: «Ma che diavolo? Non voglio un inglese calvo e di mezza età».

La serie andò avanti 178 episodi fino al 1994, poi quattro film, poi il ritorno nel 2020 con Star Trek: Picard, tre stagioni. Nel frattempo, dal 2000, il professor Xavier: un uomo che aveva passato metà della vita adulta in palcoscenico diventava globale a sessant'anni grazie a due franchise. Patrick Stewart non ha mai separato le due cose. «Ho amato Logan, il che forse sconcerterà i fan degli X-Men, ma è stata la mia migliore esperienza in tutti quei film», disse del capitolo del 2017, quello che indicava come preferito.

Patrick Stewart, sedici anni di teatro contro un solo ruolo televisivo: alta pila di volumi rilegati consumati e un singolo disco d'acciaio lucido su piano avorio
Sedici anni e oltre sessanta produzioni alla Royal Shakespeare Company prima del primo ruolo da protagonista televisivo: la notorietà internazionale arrivò a 47 anni. · Immagine generata con IA

Trentaquattro voci italiane per un attore solo

In Italia Patrick Stewart è stato un caso particolare, e i numeri lo dicono meglio di qualunque ricordo. Secondo il censimento di Vix Vocal, l'archivio del doppiaggio italiano, l'attore conta 57 ruoli in 54 opere doppiate nel nostro Paese, affidati a 34 voci diverse. Per una star di quel rango è un'anomalia: la prassi italiana assegna agli attori riconoscibili una voce fissa, e la conserva per decenni.

Patrick Stewart ne ha avute due, e solo dentro i franchise. Alessandro Rossi lo ha doppiato undici volte, sempre come Picard: dalla prima stagione di The Next Generation nel 1987 fino a Star Trek: Picard nel 2020, passando per i quattro film. Ennio Coltorti dieci volte, ed è il Xavier italiano di tutta la saga mutante: X-Men (2000), X-Men 2 (2003), Conflitto finale (2006), Le origini – Wolverine (2009), Wolverine l'immortale (2013), Giorni di un futuro passato (2014), Logan (2017) e il cameo in Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022).

Ventuno ruoli su cinquantasette, quindi, stanno in due gole. Gli altri trentasei sono distribuiti fra trentadue voci, molte delle quali lo hanno doppiato una volta sola — Oreste Rizzini, Renato Mori, Massimo Corvo, Pietro Biondi, Luca Biagini, Giorgio Lopez. Infatti il pubblico italiano non ha mai imparato a riconoscere Stewart: ha imparato a riconoscere Picard e Xavier. È la misura, tutta domestica, di quanto quei due personaggi — e soltanto quelli — abbiano fatto il lavoro che altrove aveva fatto il teatro.

Il teatro che Patrick Stewart non ha mai lasciato

Il palmarès racconta la stessa asimmetria. In Inghilterra Patrick Stewart ha ottenuto cinque candidature agli Olivier, vincendo per Antonio e Cleopatra e per Amleto. Negli Stati Uniti, invece, quattro candidature agli Emmy, tre ai Golden Globe, tre ai SAG, tre ai Grammy — vinto quello del 1996 per il miglior album spoken word per bambini con Prokofiev: Peter and the Wolf — e una sola candidatura ai Tony in tutta la carriera, per il Macbeth.

Tuttavia il legame con il palcoscenico non si è mai interrotto. Il debutto a Broadway fu nel 1970, nel ruolo di Snout nel Sogno di una notte di mezza estate di Peter Brook; poi vent'anni di assenza, e il ritorno nel 1991 con il suo adattamento solista del Canto di Natale di Dickens, rimontato nel 1992, nel 1994 e nel 2001. Le sue ultime recite a Broadway le ha fatte in repertorio con Ian McKellen, alternando Aspettando Godot e Terra di nessuno. Con McKellen, conosciuto sul set degli X-Men dove era il suo nemico Magneto, aveva un'amicizia che entrambi raccontavano in pubblico: «Andare in giro con Patrick è come andare in giro con il Papa», diceva l'attore inglese. «Non che la gente si inginocchi, ma ha toccato tantissime vite». Il suo omaggio di ieri è stato più asciutto: «Un uomo su cui contare, da ammirare e, nel mio caso, da amare».

Le cause, e un'ultima uscita in sala

Accanto ai ruoli c'è stata una vita pubblica coerente. Patrick Stewart si è battuto contro la violenza domestica per Amnesty International — l'infanzia a Mirfield non era un aneddoto, era il motivo — ed è stato patron dell'associazione britannica Refuge. Negli ultimi anni era diventato patron di Dignity in Dying, la campagna per il diritto al suicidio assistito nel Regno Unito. «Se qualcuno si trova in una condizione di profonda sofferenza ed è una persona di fede, il modo in cui credo che la sua fede possa essere onorata è dargli ciò di cui ha più bisogno: una fine senza dolore», aveva detto nel 2020. La nota della famiglia precisa che è morto in casa, nelle cure della moglie Sunny Ozell, «avvolto dal caloroso abbraccio di familiari e amici, circondato da musica dal vivo, preghiere, lacrime, risate». La sua autobiografia, Making It So, era uscita nel 2023.

Le nove interpretazioni di Charles Xavier firmate da Patrick Stewart: nove dischi allineati su travertino, i primi otto scuri e il nono in ottone dorato
Nove volte Charles Xavier dal 2000: Marvel Studios ha confermato che Avengers: Doomsday, in sala dal 18 dicembre 2026, è l'ultima apparizione dell'attore sullo schermo. · Immagine generata con IA

Resta quindi la data del 18 dicembre, che trasforma un'uscita natalizia in qualcosa d'altro. Sarà il nono Xavier, in un film costruito sul ritorno del cast originale degli X-Men, annunciato nel marzo 2025 e girato quando nessuno sapeva della diagnosi. Per il mercato italiano, che nell'estate del 2026 ha visto il proprio cinema sparire dalle classifiche a vantaggio dei grandi titoli americani, sarà anche uno degli incassi decisivi della stagione. Un paradosso che a Patrick Stewart sarebbe piaciuto poco e divertito molto: l'attore che a quarantasette anni nessuno voleva perché calvo, inglese e di mezza età, chiude la sua filmografia da protagonista di un blockbuster, ventisei anni dopo il primo film di supereroi della sua vita.

Fonti: ANSA e Rolling Stone Italia.

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