Rider a Venezia 83: il musical rap dei fattorini
Rider a Venezia 83 chiude la 41ª Settimana Internazionale della Critica: un musical urbano in rima di Roan Johnson e Dade su un fattorino di Milano, tra la notte di Capodanno in una villa del nord città e l'inchiesta sul lavoro delle piattaforme. In sala dal 24 settembre.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Rider a Venezia 83 è il film che chiude la 41ª Settimana Internazionale della Critica, la sezione autonoma e parallela dell'83ª Mostra del Cinema, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. Firmato da Roan Johnson e da Davide Pavanello, in arte Dade, è un musical urbano ambientato nella Milano delle consegne a domicilio, con i dialoghi scritti in rima e recitati a tempo.
La scelta non è marginale. La Settimana della Critica seleziona quasi esclusivamente opere prime, e i suoi due eventi speciali fuori concorso funzionano da cornice all'intera sezione: quello di chiusura è il titolo con cui la selezione decide di congedarsi. Quest'anno tocca a un film che prende il lavoro più discusso d'Italia e lo racconta cantando.
Rider a Venezia 83: il film di chiusura della Settimana della Critica
La 41ª edizione della Settimana Internazionale della Critica porta al Lido sette opere prime in concorso e due eventi speciali, tutti in prima mondiale. Il motto scelto dalla delegata generale Beatrice Fiorentino è «Immaginare il futuro. Resistere al presente», e la selezione è stata curata insieme a una commissione formata da Matteo Berardini, Marianna Cappi, Francesco Grieco e Marco Romagna.
Ad aprire sarà Il grande Giaffa, esordio alla regia di Marco Santi con Edoardo Pesce e Carlotta Gamba. In concorso l'unico titolo italiano è Prima della guerra di Tommaso Usberti, coproduzione Italia-Francia, accanto a film provenienti da Colombia, Tunisia, Brasile, Cina e India. Infine, in chiusura, arriva Rider.
Le proiezioni di Rider a Venezia 83 sono già calendarizzate: il 10 settembre per stampa e operatori, l'11 e il 12 per il pubblico. Poi il film esce dal circuito festivaliero quasi subito, perché I Wonder Pictures lo porta in sala dal 24 settembre — due settimane dopo la première, un intervallo strettissimo per un titolo italiano d'autore.
Un musical rap girato nella Milano delle consegne
La trama è semplice e frontale. Samuele, detto Sami, attraversa ogni giorno Milano in bicicletta per consegnare ordini. La notte di Capodanno porta un ordine enorme di sushi in una villa lussuosa a nord della città; viene invitato a restare per la serata e incontra Nia. Tra i due nasce qualcosa. Ma una decisione impulsiva avrà conseguenze irreversibili, e il ragazzo dovrà scegliere se scappare o risponderne.
Il film dura 87 minuti e nel cast mette in fila due generazioni diverse: Lorenzo Aloi è Sami, Kaze è Nia, con Kyshan Wilson, Mattia Mor, Claudio Santamaria e Margherita Vicario. Intorno a loro c'è mezza scena musicale italiana — Johnny Marsiglia, Ensi, Axos, Rosa Chemical, Levante — impiegata come cast, non come camei promozionali.

Qui sta la scommessa formale di Rider a Venezia 83. Il rap non accompagna le immagini dall'esterno, come farebbe una playlist: è la forma stessa del dialogo. Di conseguenza il film si assume un rischio doppio, perché il musical è il genere che il cinema italiano pratica meno e la rima rischia sempre di estetizzare ciò che racconta. L'album della colonna sonora uscirà per Metatron/INRI con distribuzione Universal.
Chi sono Roan Johnson e Dade
Roan Johnson ha diretto I primi della lista, Fino a qui tutto bene e Piuma: un cinema di gruppi giovanili e di commedia amara. Dade è invece lo storico bassista dei Linea 77 e uno dei produttori più richiesti della scena italiana; ha vinto il David di Donatello 2025 per la colonna sonora di Gloria! e qui debutta alla regia.
Johnson ha spiegato all'ANSA perché ha cercato proprio lui: «Ho pensato che Dade fosse la persona giusta perché è un musicista incredibilmente versatile e lavora molto con il rap, che nel racconto rappresenta quello che il cantautorato è stato per la mia generazione». Pavanello, dal canto suo, ha sintetizzato l'esperienza in una frase sola: «Per me questo film è stato come laurearmi».
È una dichiarazione di metodo più che di gusto. Se il rap oggi occupa lo spazio che il cantautorato teneva quarant'anni fa, allora raccontare un rider in rima non è un vezzo generazionale: è la scelta della lingua in cui quel racconto viene già fatto, ogni giorno, fuori dal cinema.

Quarantamila rider e una direttiva ancora da recepire
Rider a Venezia 83 arriva mentre la questione che il film mette in scena è aperta nei tribunali. La Procura di Milano ha chiesto l'amministrazione giudiziaria per Foodinho srl, la società che gestisce Glovo in Italia, con un provvedimento firmato dal pubblico ministero Paolo Storari e centrato sull'ipotesi di caporalato.
I numeri contenuti nell'inchiesta, ricostruiti da Famiglia Cristiana, danno la misura del fenomeno: circa 40 mila ciclofattorini in tutta Italia, duemila solo a Milano, pagati 2,50 euro a consegna per un reddito mensile tra i 700 e i 1.200 euro. Secondo l'accusa si tratta di compensi inferiori dell'81,62% a quanto previsto dai contratti collettivi, in contrasto con l'articolo 36 della Costituzione.
Non è il primo passaggio giudiziario. Nel 2021 la piattaforma aveva già ricevuto una sanzione da oltre 65 milioni di euro tra INPS e Ispettorato del lavoro; nell'aprile 2025 il tribunale di Milano ha riconosciuto ai rider la sostanza del lavoro subordinato. Nel frattempo la direttiva europea 2024/2831 sul lavoro tramite piattaforme digitali va recepita dagli Stati membri entro novembre 2026.
Tuttavia la cornice normativa resta incompiuta proprio mentre il film esce. Il calendario, in questo caso, dice più di qualsiasi intenzione degli autori: Rider sarà in sala a settembre, la scadenza europea cade a novembre, e nel mezzo c'è un Paese che non ha ancora deciso come chiamare quel lavoro.
Cosa mette alla prova Rider a Venezia 83
Il primo test è di forma. Un musical in rima su un tema sociale può funzionare in due modi opposti: rendere ascoltabile una condizione che la cronaca ha reso rumore di fondo, oppure trasformare la precarietà in stile. La differenza si misura su un punto preciso — se Sami resta un personaggio con una biografia o diventa la figura del rider in generale.
Il secondo test è industriale. La produzione mette insieme Movimenti Production, che fa capo a Banijay Entertainment, Red Joint ed Emotion Network con Rai Cinema, e prevede la partecipazione di HBO Max; i produttori sono Giorgio Scorza, Carlo Sgarzi e Mattia Mor, quest'ultimo anche nel cast. È un assetto che punta sulla circolazione internazionale di un film girato in italiano e in rima, cioè la cosa più difficile da esportare.
Il terzo test è il più semplice da verificare. Rider è fuori concorso: non corre per il Leone d'oro né per i premi della Settimana, quindi il suo risultato non si leggerà nel palmarès. La sua misura sarà la sala del 24 settembre, in un anno in cui il cinema italiano ha faticato a tenere il pubblico — come mostrano i numeri del box office estivo. Sul resto della selezione italiana al Lido, invece, abbiamo raccontato i cinque titoli in corsa per il Leone d'oro.
Infine c'è la questione che il titolo pone da solo. Chiamare un film Rider, senza articolo e senza aggettivi, significa usare la parola con cui il lavoro è stato ribattezzato dalle piattaforme: non fattorino, non ciclofattorino, ma un termine inglese che suona più leggero di quello che descrive. Se il film lavora anche su questo scarto tra il nome e la cosa, allora la scelta del rap — una lingua nata per rimettere i nomi al loro posto — sarà stata la più coerente possibile.


