Nastassja Kinski contro Wenders: la scena del 1975
Nastassja Kinski contro Wenders: a 50 anni da Falso movimento l'attrice chiede di tagliare la scena di nudo girata a 13 anni. Il regista, premiato al Deutscher Filmpreis, ammette che oggi non la rifarebbe ma esita sul taglio.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La denuncia arriva cinquant'anni dopo i fatti, ma il contraccolpo è tutto contemporaneo: Nastassja Kinski contro Wenders riapre un capitolo doloroso della storia del cinema d'autore europeo. Con una lettera aperta pubblicata domenica primo giugno 2026 sulla Süddeutsche Zeitung, l'attrice tedesca, oggi sessantacinquenne, ha chiesto al regista Wim Wenders di tagliare la sequenza di nudo girata in Falso movimento (1975), quando lei aveva tredici anni. Il maestro della Nuova Hollywood tedesca, premiato nelle stesse ore al Deutscher Filmpreis di Berlino, ha riconosciuto pubblicamente di non rigirare oggi quella scena. Tuttavia non l'ha ancora rimossa, e così si è acceso un dibattito che attraversa il #MeToo, la tutela dei minori sul set e il destino del patrimonio cinematografico.
La lettera aperta: «Sapevo che non era normale»
Kinski racconta sul quotidiano di Monaco una richiesta vecchia di quasi quindici anni, sempre rispedita al mittente. La sequenza incriminata mostra la giovanissima attrice a seno scoperto su un letto, mentre un uomo adulto le si sdraia sopra, la schiaffeggia e la accarezza. «Anche a tredici anni capii che non era normale», ha scritto l'attrice, ricordando di non essere stata preparata a girare nuda e di non aver avuto il consenso esplicito della madre. Inoltre Kinski sostiene di aver sofferto a lungo le conseguenze di quel set e di aver tentato per anni una mediazione privata. Soltanto adesso, infatti, ha scelto la via dell'esposizione pubblica, sostenuta da un movimento — il #MeToo — che ha ridisegnato il perimetro del consenso anche a posteriori. La lettera, ripresa in poche ore da ANSA, Le Monde, Franceinfo e dai principali quotidiani italiani, ha rapidamente superato il confine della cronaca tedesca.
La risposta di Wenders al Deutscher Filmpreis
La replica del regista è arrivata sabato sera, sul palco della Berlinale-Palast, dove l'Accademia del cinema tedesco gli ha consegnato il premio alla carriera del Deutscher Filmpreis. «Oggi so molto di più, molto di più. Ci sono altre sensibilità. Viviamo in un mondo completamente diverso da cinquant'anni fa», ha dichiarato Wenders davanti alla platea della cerimonia delle Lola. Poi un'ammissione che la stampa tedesca ha definito rara: «Non posso condannare quel giovane di allora, anche se so che oggi non mi comporterei più in quel modo». Tuttavia il regista non si è impegnato a rimuovere la scena. Anzi, ha posto un interrogativo aperto agli artisti più giovani: come si gestisce un archivio cinematografico, si può accorciare un film a posteriori, e dove finisce il diritto dell'autore di rivedere la propria opera? Wenders ha citato perfino il rimpianto di Steven Spielberg per le modifiche apportate negli anni Duemila a E.T., avvertendo che ogni precedente vincola tutta l'industria.
Falso movimento, il film che divise la critica tedesca
Per capire la posta in gioco, conviene tornare alla pellicola. Falso movimento (Falsche Bewegung nell'originale, Wrong Move nei mercati anglofoni) è il secondo capitolo della «trilogia del viaggio» di Wenders, dopo Alice nelle città e prima di Nel corso del tempo. Uscì nelle sale tedesche nel marzo 1975, dura centotré minuti ed è ispirato a Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister di Johann Wolfgang von Goethe, con sceneggiatura del Premio Nobel Peter Handke. La giovanissima Nastassja, accreditata allora come Nastassja Nakszynski, vi interpretava Mignon, l'adolescente muta del romanzo goethiano, accanto a Rüdiger Vogler, Hanna Schygulla e Hans Christian Blech. La censura tedesca classificò il film come adatto ai dodicenni e gli assegnò la dicitura besonders wertvoll, «particolarmente prezioso»: un giudizio che oggi suona quasi paradossale, di fronte alle nuove letture della stessa sequenza.

Nastassja Kinski contro Wenders: cosa rivela davvero questo caso
La frase Nastassja Kinski contro Wenders condensa una frattura più ampia del singolo episodio. In primo luogo, mette a fuoco la questione dei minori sul set, oggi regolata in Germania, Francia e Italia da protocolli rigidi su coordinator di intimità, consensi parentali documentati e clausole di ritiro postumo. Negli anni Settanta nulla di tutto questo esisteva: la responsabilità ricadeva sul regista e sul produttore, ed è proprio su quella zona grigia che oggi Kinski reclama una nuova lettura. Inoltre la vicenda riapre il dossier del #MeToo nel cinema d'autore europeo, che a differenza di Hollywood ha tardato ad affrontare i propri silenzi. Infine, e non meno importante, c'è il tema del rapporto biografico fra i due: nonostante l'esperienza traumatica, Kinski ha continuato a lavorare con Wenders, accettando il ruolo di Jane Henderson in Paris, Texas (1984), Palma d'Oro a Cannes, e di Raphaela in Così lontano, così vicino! (1993). Eppure proprio quella lunga collaborazione, ribadiscono i suoi legali, non cancella la richiesta odierna: una cosa è la carriera condivisa, un'altra è il fotogramma di una bambina.

Tagliare o conservare? Il dilemma del patrimonio
Il fronte tedesco resta diviso. La Deutsche Filmakademie ha aperto un tavolo di confronto sul «cinema retroattivo», cioè sulla possibilità di intervenire su opere già canonizzate, e ha invitato la nuova generazione di registi a prendere posizione. Una parte della critica sostiene la richiesta di Kinski perché ritiene che nessuna ragione estetica giustifichi la circolazione di una scena con una minore. Altri intellettuali, di area più filologica, replicano che ogni emendamento crea un precedente pericoloso, perché trasformerebbe i film in documenti malleabili come post sui social. Wenders, dal canto suo, ha annunciato che porterà il dilemma in dialogo con i registi più giovani anziché deciderlo da solo. Quindi la querelle, per ora, resta sospesa fra rivendicazione personale e politica del restauro — un terreno che il Cinema Ritrovato di Bologna conosce bene e su cui l'archivio cinema di afgmagazine.news seguirà i prossimi sviluppi.
Una battaglia che parla anche all'Italia
Il caso interpella infine il mercato italiano. Falso movimento circola da decenni nelle retrospettive della Casa del Cinema di Roma e nelle programmazioni del Cinema Trevi della Cineteca Nazionale, ed è disponibile in DVD e in streaming su piattaforme indipendenti. Una sua eventuale ricucitura cambierebbe quindi anche la versione visibile al pubblico italiano. Le distribuzioni indipendenti che gestiscono i diritti hanno preferito non commentare in attesa di una decisione formale dell'autore. Tuttavia la pressione è destinata a crescere: il racconto di Quotidiano Nazionale e la copertura di Longtake hanno già spinto associazioni e cineteche a fissare nuovi incontri pubblici. Di conseguenza il prossimo passaggio di Falsche Bewegung in un festival italiano sarà inevitabilmente accompagnato da un cartello di contesto. Nel frattempo, Nastassja Kinski contro Wenders resta il titolo di un confronto che il cinema europeo non potrà più rinviare.


