Attentato Adriano Cappellari: molotov a Enego
Attentato Adriano Cappellari a Enego: nella notte del 31 maggio bottiglie incendiarie e bombole di gas davanti alla casa del giovane cronista vicentino che racconta il fronte anti-camorra di Caivano. Solidarietà di Meloni, Piantedosi, Tajani; vigila sulla scorta la prefettura.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Notte tra il 30 e il 31 maggio 2026, poco prima della mezzanotte: un attentato Adriano Cappellari, giovane cronista ventenne dell'Altopiano dei Sette Comuni, riporta in cima all'agenda politica italiana il tema della libertà di stampa. A Enego, in provincia di Vicenza, una persona incappucciata ha collocato bottiglie incendiarie e bombole di gas davanti al cancello della sua abitazione. L'innesco ha provocato fiamme che hanno lambito la recinzione e infranto i vetri; per fortuna nessuno si trovava nel raggio dell'esplosione.
Le immagini della videosorveglianza, secondo i primi rilievi dei carabinieri di Enego e Bassano del Grappa, mostrano un uomo solo, armato, con il volto coperto. Sulla scena gli inquirenti hanno trovato anche petardi, liquido infiammabile e una lettera con esplicite minacce di morte, accompagnata da fotografie del cronista segnate da una croce sul volto. Il documento conteneva riferimenti al sacerdote anti-camorra don Maurizio Patriciello e alla premier Giorgia Meloni, già citati in precedenti messaggi anonimi indirizzati a Cappellari.
Attentato Adriano Cappellari: la dinamica nella notte di Enego
L'azione è stata rapida e studiata. Intorno alle 23:30 il dispositivo, descritto dagli investigatori come «una scatola con alcune bombolette di gas e ordigni rudimentali», è stato deposto davanti all'ingresso pedonale dell'abitazione. Una parte delle bombole è esplosa, un'altra è rimasta inesplosa: un dettaglio che ha consentito al Reparto operativo speciale dei vigili del fuoco di mettere in sicurezza l'area senza ulteriori danni. Le fiamme hanno bruciato la cancellata, lasciando segni evidenti sulla facciata di pietra.
Cappellari, raggiunto poco dopo dall'agenzia AGI, ha descritto il proprio stato d'animo con parole asciutte: «Sono sconvolto, evidentemente qualcuno mi sorvegliava. Non capisco il motivo di tanto accanimento». La presenza di foto private scattate nel cortile di casa conferma agli inquirenti l'ipotesi di un pedinamento durato settimane, forse mesi. Infatti i carabinieri stanno acquisendo i tabulati telefonici e i filmati di tutte le telecamere installate lungo i tornanti che salgono ai 1.030 metri del paese.

Chi è il cronista bersaglio dell'attentato Adriano Cappellari
Ventenne, residente da sempre sull'Altopiano di Asiago, Cappellari collabora con Il Giornale di Vicenza e con il quindicinale locale L'Altopiano. Negli ultimi due anni ha costruito la sua reputazione raccontando da una prospettiva esterna la lotta del parroco di Caivano don Maurizio Patriciello contro i clan camorristici del Parco Verde. Il suo lavoro più letto è la serie di reportage e di interviste pubblicate fra il 2024 e il 2025, in cui ha intrecciato la voce del sacerdote con quella degli abitanti del quartiere campano, simbolo della battaglia istituzionale lanciata anche dal governo Meloni.
Tuttavia il cronista, intervistato da Sky TG24, ha voluto smussare la pista più immediata: «Faccio fatica a spiegarmi l'attentato subito, ma non sono impaurito, andrò avanti a scrivere». Sull'origine della violenza ha aggiunto una nota prudente: «Mi sembra più una faccenda locale che una mano della criminalità organizzata». Una lettura che gli investigatori non escludono, perché Cappellari ha firmato anche inchieste su tensioni amministrative e su episodi controversi della vita pubblica dell'Altopiano.

Le minacce ricevute da febbraio 2026
Quello della notte fra sabato e domenica non è il primo segnale. Da febbraio 2026 Cappellari aveva ricevuto cinque lettere anonime nella cassetta della posta, contenenti fotografie sue, ritagli dei suoi articoli e l'invito esplicito a «smettere di scrivere». Alcuni messaggi nominavano direttamente Patriciello e Meloni, con un linguaggio che gli investigatori della Procura di Vicenza avevano definito «coerente» con quello della busta lasciata accanto agli ordigni. Quindi l'ipotesi di un'unica regia, ancora ignota, appare oggi più solida.
Il Procuratore di Vicenza ha disposto le analisi balistiche e dattiloscopiche sul materiale repertato, mentre la Direzione distrettuale antimafia di Venezia segue il fascicolo in parallelo alla Procura di Napoli Nord, competente per Caivano. Di conseguenza la possibile pista camorristica resta sul tavolo, anche se nessuna conferma è ancora arrivata dagli inquirenti. Il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica di Vicenza, riunito d'urgenza domenica mattina, ha avviato la procedura per assegnare al cronista un livello di tutela personale.
Solidarietà istituzionale: Meloni, Piantedosi, Tajani
La reazione politica è stata immediata e trasversale. La premier Giorgia Meloni ha definito l'episodio «inaccettabile»: «Minacciare un cronista che sceglie di fare luce su realtà difficili come quella di Caivano è un attacco intollerabile alla libertà di stampa e di informazione. Sono certa che Adriano Cappellari non si farà intimidire e continuerà il suo lavoro di verità». Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha parlato di «grave e vile atto intimidatorio» annunciando «il massimo impegno delle forze di polizia per individuare i responsabili».
Sul piano personale, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha telefonato a Cappellari nelle prime ore di domenica, così come il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani. La Federazione nazionale della stampa italiana e l'Ordine dei giornalisti del Veneto hanno emesso un comunicato congiunto: l'attacco dimostra «che nessun luogo è immune dalla violenza» e sollecita «protezione concreta per i giovani cronisti da tempo nel mirino di ignoti». Anche le opposizioni si sono unite: il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno chiesto un'informativa urgente del governo in Parlamento.
Patriciello e Caivano sullo sfondo
Il riferimento a don Maurizio Patriciello, che da anni vive sotto scorta per le sue denunce contro i clan del Parco Verde, ha aggiunto un peso simbolico all'attentato Adriano Cappellari. Il parroco, intervistato da Editoriale Domani, ha definito l'episodio «inquietante», ricordando di aver previsto un proprio intervento pubblico nel Vicentino, a Bassano del Grappa, già fissato per la settimana successiva. «Pensavamo che certe minacce restassero confinate al territorio del Parco Verde — ha aggiunto — invece arrivano anche sulle Alpi».
Caivano, dal 2023, è il laboratorio politico del governo Meloni in tema di periferie e contrasto alla criminalità organizzata. La cosiddetta «agenda Caivano», con interventi di riqualificazione, presidio delle forze dell'ordine e investimenti scolastici, è oggi un dossier strategico per Palazzo Chigi. Quindi colpire un giornalista che racconta quella stessa storia, dalla quiete dell'Altopiano dei Sette Comuni, assume un valore politico oltre che criminale. La recente cessione de La Stampa al gruppo SAE e il dibattito sulle pressioni economiche sull'editoria italiana entrano così in un quadro più ampio: la difesa del giornalismo investigativo è oggi un tema che attraversa proprietà, redazioni e singoli cronisti come Cappellari.
Le prossime mosse degli inquirenti
Nelle prossime ore i carabinieri di Vicenza ascolteranno familiari, colleghi e fonti del giovane cronista. La Direzione distrettuale antimafia di Venezia, in coordinamento con quella di Napoli, valuterà se incardinare il fascicolo nell'ambito di una più ampia indagine sui clan attivi tra Campania e Veneto. Il fascicolo, per ora, è aperto per «danneggiamento seguito da incendio» e «minaccia aggravata», con la possibile aggiunta delle aggravanti della finalità di terrorismo o del metodo mafioso a seconda dell'evoluzione delle analisi tecniche.
Infine, c'è la dimensione personale: Cappellari ha chiesto di poter continuare a vivere nel suo paese, accanto alla famiglia, anche se la prefettura di Vicenza sta valutando livelli di protezione progressivi. «Non lascerò Enego», ha detto al Quotidiano Nazionale nella tarda mattinata di domenica. La sua determinazione, in poche ore, è diventata l'immagine di una stagione difficile per la cronaca italiana, stretta fra intimidazioni, precarietà economica e nuove forme di violenza politica.


