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Aggressione con acido a Messina: avvocato in rianimazione

Aggressione con acido a Messina: l'avvocato Pierfrancesco Broccio è in terapia intensiva al Cannizzaro di Catania con ustioni profonde sul 20% del corpo. A colpirlo una sua cliente, ora ricercata, che era stata internata nell'ultimo OPG d'Italia a chiudere.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Aggressione con acido a Messina: la scrivania deserta di uno studio legale con fascicoli, occhiali e un bicchiere rovesciato
Immagine generata con IA

Aggressione con acido a Messina: l'avvocato Pierfrancesco Broccio, classe 1968, è ricoverato in terapia intensiva al Centro grandi ustioni dell'ospedale Cannizzaro di Catania. Le lesioni sono profonde e interessano circa il venti per cento del corpo. A colpirlo, secondo il racconto che lo stesso legale ha fatto all'ANSA dal letto d'ospedale, è stata una sua cliente, fuggita subito dopo e tuttora ricercata.

L'aggressione con acido risale però alla serata di venerdì 25 settembre, non a sabato. Quasi tutte le testate nazionali hanno rilanciato la notizia il giorno successivo, quando l'avvocato era già stato trasferito a Catania. Non è un dettaglio da archivio: sposta di quasi ventiquattro ore la finestra in cui la donna è rimasta irreperibile.

Aggressione con acido in casa, poi la fuga in auto

La ricostruzione dell'aggressione con acido fornita dalla vittima è insolitamente dettagliata. «Appena mi ha visto mi ha detto che voleva bere un poco d'acqua e inaspettatamente ha preso l'acido e me lo ha buttato addosso», ha raccontato Broccio. L'aggressione con acido è avvenuta nella sua abitazione, nel villaggio di Santo Stefano Medio, frazione collinare alle spalle di Messina.

Gli occhiali che indossava in quel momento hanno fatto da schermo. «Fortunatamente non è riuscita a prendermi negli occhi, anche perché avevo gli occhiali», ha spiegato il legale. La sostanza lo ha invece raggiunto nella parte bassa del volto, sul collo e in varie altre parti del corpo.

Quello che è successo subito dopo corregge una formula ricorrente nelle riprese di agenzia, secondo cui l'uomo sarebbe stato «soccorso e trasportato in ospedale». Il racconto del diretto interessato dice un'altra cosa. «Mi sono chiuso nell'auto e sono scappato, sono arrivato nel mio studio e avevo tutti i vestiti bruciati dall'acido». Si è allontanato da solo, alla guida, con gli indumenti che continuavano a corrodersi addosso. Infatti la prima cronaca locale, uscita alle 7.11 di sabato mattina, parlava semplicemente di «un uomo arrivato ieri sera al pronto soccorso».

Ustioni profonde sul venti per cento del corpo

Nelle ore immediatamente successive all'aggressione con acido, al Policlinico universitario «Gaetano Martino» di Messina i sanitari hanno riscontrato ustioni al volto, al torace e all'addome. Considerate la natura e l'estensione delle lesioni, è stato disposto il trasferimento al Centro grandi ustioni del Cannizzaro, struttura specializzata di riferimento per la Sicilia orientale.

La prognosi resta riservata. Le ustioni sono descritte come profonde per via delle caratteristiche del prodotto impiegato, che secondo la ricostruzione del quotidiano forense Il Dubbio era contenuto in una bottiglia. Tuttavia l'avvocato non sarebbe in pericolo di vita, e lui stesso si è detto «fortunosamente fuori pericolo».

Corridoio notturno deserto di un reparto di terapia intensiva con barella vuota e porte chiuse
Dopo l'aggressione con acido il legale è stato trasferito in terapia intensiva al Centro grandi ustioni di Catania, con prognosi riservata. · Immagine generata con IA

Sull'aggressione con acido indagano i carabinieri, con la Compagnia Messina Sud e il Comando provinciale, affiancati dalla Polizia di Stato. Gli investigatori devono ancora identificare con certezza la sostanza utilizzata e sciogliere un nodo tutt'altro che secondario: se l'acido fosse già presente in casa oppure se la donna lo avesse portato con sé. Perché è lì che passa il confine tra un gesto impulsivo e un gesto preparato.

Aggressione con acido e un OPG chiuso da nove anni

C'è un dettaglio che tutte le testate hanno riportato e che nessuna ha aperto. «È stata per anni all'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto», ha detto Broccio parlando della donna. «Ma non pensavo potesse arrivare a questo».

Quell'ospedale non esiste più. Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, è stato l'ultimo OPG d'Italia a chiudere, all'inizio del 2017, al termine del percorso imposto dalla legge 81 del 2014: il termine di legge era fissato al 31 marzo 2015 e nei fatti ne è servito quasi due anni in più. Quindi, quando il legale dice che la sua cliente è stata «per anni» in quella struttura, sta parlando di un internamento concluso almeno nove anni fa.

Corridoio abbandonato di un ex ospedale psichiatrico giudiziario con finestre sbarrate e intonaco scrostato
Gli ospedali psichiatrici giudiziari sono stati superati dalla legge 81/2014: l'ultimo a chiudere fu quello di Barcellona Pozzo di Gotto. · Immagine generata con IA

Al loro posto sono nate le REMS, residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria: strutture piccole, a gestione sanitaria e non penitenziaria. Il problema, denunciato fin dal primo giorno, è dimensionale. Franco Corleone, commissario unico per il superamento degli OPG, spiegava nel 2017 che il sistema arrivava a circa seicento posti e che «non andremo oltre 650 posti disponibili», a fronte di una popolazione internata che nei momenti di massima presenza aveva toccato le 1.200-1.300 unità. Lo stesso Corleone avvertiva che le richieste della magistratura erano «eccessive» rispetto alla capienza reale.

Nessuna delle cronache di sabato si è posta la domanda che quel dettaglio apre: chi ha seguito questa donna dopo l'OPG? Un percorso in REMS, una presa in carico di un dipartimento di salute mentale, oppure niente? Perché tra la fine di un internamento e un'aggressione con acido nel 2026 ci sono nove anni di cui, finora, non ha scritto nessuno. È la stessa lacuna emersa nel caso dell'attentato di Modena in via Emilia, dove la storia clinica dell'autore comprendeva una presa in carico presso un centro di salute mentale interrotta due anni prima del gesto.

Che reato è un'aggressione con acido al volto

Sul piano penale un'aggressione con acido ha una norma dedicata, introdotta dal cosiddetto Codice rosso. L'articolo 583-quinquies del codice penale, inserito dalla legge 19 luglio 2019 numero 69, punisce con la reclusione da otto a quattordici anni «chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso».

La chiave della norma è l'aggettivo «permanente». L'acido ha raggiunto Broccio proprio nella parte bassa del volto: se gli esiti risulteranno permanenti si applica la cornice da otto a quattordici anni, altrimenti si resta nel perimetro delle lesioni personali gravissime. Quindi sarà la valutazione medico-legale, e non la dinamica dell'aggressione con acido, a determinare quale reato verrà contestato. Va aggiunto che nel maggio 2025 la Corte costituzionale, con la sentenza numero 83, ha dichiarato illegittimo il secondo comma dell'articolo nella parte in cui rendeva automatica e perpetua l'interdizione da tutela, curatela e amministrazione di sostegno.

C'è però una seconda variabile, e pesa più della prima. Se una perizia dovesse accertare il vizio totale di mente, la donna sarebbe prosciolta e la partita si sposterebbe dalla pena alla misura di sicurezza: con ogni probabilità, proprio una REMS. Il cerchio si chiuderebbe sul sistema che ha sostituito l'ospedale psichiatrico giudiziario da cui era uscita.

Un nervo scoperto della professione forense

Un'aggressione con acido ai danni di un avvocato, per mano di una sua assistita e dentro la sua abitazione, tocca un punto che l'avvocatura conosce bene. Non a caso il quotidiano dell'ordine forense ha dato alla vicenda uno spazio che le cronache generaliste non le hanno riservato: chi fa il penalista lavora per definizione a contatto con persone in condizioni di fragilità, spesso senza alcun filtro di sicurezza, e qui il rapporto professionale era tale da portare la cliente fin dentro casa.

Broccio ha indicato lui stesso l'unico possibile movente, ed è un dettaglio che vale la pena rileggere: «L'unico episodio per il quale si sarebbe potuta arrabbiare in passato con me era che le avevo detto di dire la verità per un fatto del quale aveva accusato una persona». Un consiglio deontologico, in sostanza. Infine una frase che racconta il resto: «Io sono alto un metro e novanta quindi non avevo paura. Ma dopo quello che ha fatto ne ho avuta molta».

Restano dunque tre questioni aperte su questa aggressione con acido: dove la donna abbia reperito la sostanza, quale assistenza psichiatrica ricevesse dopo l'uscita dall'OPG, e perché un fatto con questi elementi sia stato trattato quasi ovunque come una breve di cronaca. Alla prima risponderanno le indagini dei carabinieri. Le altre due chiamano in causa, rispettivamente, il sistema di salute mentale e chi le notizie le scrive. Per approfondire si possono leggere le ricostruzioni di LiveSicilia, che ha raccolto l'intervista integrale, e di Il Dubbio.

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