Vai al contenuto
Newsletter

Cinema

Documentario Naza: quattro biglietti su dieci in Italia

Il documentario Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor debutta in testa al box office italiano con 451.872 euro in un solo giorno: il 38,8% degli incassi e il 41,4% degli spettatori, da appena 392 sale. E fra otto settimane il film sarà regalato gratis in tutto il mondo.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Documentario Naza: sala cinematografica vuota con il fascio del proiettore acceso sulle poltrone rosse
Immagine generata con IA

Il documentario Naza ha incassato 451.872 euro in un solo giorno. È successo lunedì 28 settembre, primo dei tre giorni previsti dall'uscita italiana, e quella cifra vale il 38,8% di tutto quello che il cinema italiano ha venduto in ventiquattro ore. Il dato più curioso, però, non è questo: è che fra otto settimane lo stesso film sarà regalato gratis a chiunque, in tutto il mondo.

I numeri arrivano dalla rilevazione Cinetel, ripresa nel consuntivo giornaliero di CineGuru. Il documentario Naza, diretto dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor e premiato con il Premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia, ha debuttato direttamente in testa alla classifica giornaliera, davanti alla riedizione di Avengers: Endgame Extra e al film concerto di Ultimo.

Documentario Naza: una sala su sei, quattro euro su dieci

Gli schermi monitorati da Cinetel in Italia sono 2.374. Il documentario Naza ne ha occupati 392, cioè il 16,5% del circuito rilevato. Da quel sesto di sale è uscito il 38,8% dell'incasso giornaliero e il 41,4% degli spettatori: 60.467 persone su 146.037 complessive.

Una sala su sei, quattro biglietti su dieci. Inoltre il mercato di quel lunedì ha superato il milione di euro — 1.165.938 in totale — cifra rara per il primo giorno della settimana.

Il confronto più duro, tuttavia, è con il calendario. Il lunedì equivalente del 2025, il 29 settembre, l'intero cinema italiano aveva incassato 561.689 euro. Il documentario Naza, da solo e in 392 sale, ne ha fatti l'80,4%.

Biglietteria di un cinema chiusa la sera, saracinesca abbassata dietro il vetro della cassa
L'uscita italiana era stata progettata come evento di tre giorni: 28, 29 e 30 settembre. La finestra non si chiuderà come previsto. · Immagine generata con IA

Il documentario Naza ha il biglietto più economico dei primi tre

C'è un'asimmetria che merita attenzione: la quota spettatori del documentario Naza (41,4%) è più alta della sua quota incassi (38,8%). Non è un dettaglio contabile. Significa che il film ha venduto biglietti più economici della media del mercato.

Il conto è immediato. Dividendo 451.872 euro per 60.467 spettatori si ottengono 7,47 euro a biglietto. Il resto della programmazione di quel giorno — 714.066 euro per 85.570 spettatori — sta invece a 8,34 euro. Il documentario Naza ha quindi praticato un prezzo inferiore del 10,4% rispetto a tutto ciò che gli stava intorno.

Il contrasto più netto, però, è interno alla stessa categoria commerciale. Quel lunedì la top ten conteneva due uscite evento. Il film concerto Ultimo – Tutto. Live a Tor Vergata ha incassato 145.534 euro con 9.228 spettatori: fanno 15,77 euro a biglietto, due volte e undici centesimi il prezzo medio del documentario. Due eventi nello stesso giorno, due filosofie opposte: uno monetizza la scarsità, l'altro la usa per allargare il pubblico.

Il record per sala regge anche col denominatore peggiore

La media per sala del documentario Naza è di 1.153 euro, nettamente la migliore della top ten: la seconda, quella di Ultimo, si ferma a 630. Quella media, tuttavia, va maneggiata con prudenza, perché il numero di sale non è uno solo.

I Wonder Pictures, il distributore italiano, aveva annunciato l'uscita in 500 cinema. Diverse testate nazionali hanno poi scritto 515. Cinetel, che misura anziché annunciare, ne ha contate 392. La differenza non è per forza un buco: il panel Cinetel non copre l'intero parco sale italiano, e una parte delle proiezioni annunciate può essersi svolta in strutture fuori rilevazione.

Perciò conviene rifare il calcolo nell'ipotesi più sfavorevole. Su 500 sale la media scende a 904 euro; su 515 a 877. In entrambi i casi resta comunque la più alta della classifica, davanti ai 630 euro del secondo. Il primato per sala, insomma, sopravvive a qualunque denominatore si scelga — ed è l'unico modo onesto di darlo per buono.

Stesso distributore, strategie opposte a un anno di distanza

Il paragone più istruttivo non è con i supereroi. È con un film della stessa etichetta, uscito dodici mesi prima sullo stesso terreno.

Il 25 settembre 2025 I Wonder Pictures portava in sala La voce di Hind Rajab con una distribuzione tradizionale e aperta. Quel film incassò 70.519 euro il primo giorno e chiuse la corsa italiana a 1.572.210 euro, accumulati in diverse settimane.

Il documentario Naza ne ha fatti 451.872 in ventiquattro ore: 6,4 volte l'esordio di Hind Rajab. In un giorno solo ha già messo in cassa il 28,7% di quanto l'altro titolo aveva raccolto in tutta la sua vita in sala, e il 29,7% se si contano le anteprime, che portano il totale a 466.377 euro.

Stesso distributore, stesso argomento, due impianti rovesciati: uscita aperta contro finestra di settantadue ore. È un esperimento controllato che nessuno aveva progettato come tale, e l'esito è netto. Vale la pena aggiungere che quel lunedì I Wonder aveva un secondo titolo in classifica, la commedia The Invite con Penélope Cruz ed Edward Norton: 23.859 euro in 211 sale, media 113 euro. Sulla stessa giornata e sotto la stessa insegna, il documentario Naza ha battuto la commedia con le star di diciannove volte all'incasso e di dieci volte come media per sala. Un divario che anche la stampa nazionale ha registrato con stupore.

Terrazzo di un palazzo di notte con serbatoi d'acqua e lo skyline urbano illuminato sullo sfondo
Le ottanta pagine di testimonianze sono state filmate al buio, sui tetti di Tel Aviv, per proteggere l'identità dei ventiquattro testimoni. · Immagine generata con IA

L'evento che si è mangiato la propria scarsità

La finestra doveva chiudersi oggi, 30 settembre. Non si chiuderà. Con un comunicato diffuso già nelle ventiquattro ore successive all'esordio, I Wonder ha annunciato che il documentario Naza resterà in sala oltre le settantadue ore previste: troppe prevendite, troppe proiezioni esaurite già nel pomeriggio del primo giorno.

Qui sta il paradosso. Il risultato è stato prodotto dalla compressione — tre giorni, più o meno in contemporanea con altri cinquantacinque Paesi — e il successo di quella compressione ha costretto a rimuoverla. L'uscita evento si è trasformata in programmazione ordinaria nel giro di un giorno.

Un primato che nessuno ha ancora certificato

Quasi tutte le testate italiane hanno parlato di record. Nessuna, però, lo ha misurato contro una serie storica dei documentari usciti in Italia. Sappiamo che il documentario Naza ha battuto ogni altro titolo in sala quel giorno e che ha surclassato il precedente più vicino per tema e distributore. Non sappiamo, perché nessuno lo ha pubblicato, se sia davvero il miglior esordio di sempre per un documentario nell'era Cinetel.

È la seconda volta che accade con questo film. A Venezia l'ovazione della proiezione ufficiale fu data da alcune testate a ventiquattro minuti e da altre a venticinque, e anche allora il primato circolò senza che nessuno lo certificasse. Come avevamo già osservato raccontando il significato militare del titolo, attorno a questo film i numeri viaggiano più in fretta delle verifiche.

Una cautela in più riguarda il confronto settimanale. Rispetto al lunedì precedente il mercato risulta cresciuto del 115%, ma quel lunedì apriva Cinema in Festa, con i biglietti a 3,50 euro: il paragone è inquinato alla radice. Il dato pulito è quello sull'anno prima, +107,58%.

Il produttore è un giornale, e a novembre regala tutto

La chiave economica sta nell'anagrafe della produzione. Il documentario Naza è coprodotto da The Guardian, con +972 Magazine e Local Call come partner d'inchiesta, James Wilson di JW Films alla produzione e Jonathan Glazer fra i produttori esecutivi. Il proprietario del documentario Naza, insomma, è un quotidiano.

E un quotidiano ragiona diversamente da un distributore. Dalla fine di novembre 2026 il documentario Naza sarà disponibile gratuitamente in tutto il mondo sul sito del Guardian: la sala non è il modello di ricavo, è la campagna di lancio di un'inchiesta destinata a essere regalata. Gli 80 minuti costruiti in tre anni sulle testimonianze anonime di ventiquattro fra militari e membri dell'intelligence israeliana valgono, a bilancio, più come documento diffuso che come biglietto venduto.

Resta il contesto politico, che il pubblico italiano conosce. Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha chiesto un'indagine sull'origine dei materiali e ha evocato la revoca della cittadinanza ai due registi; il governo israeliano ha respinto le accuse contenute nel film sostenendo che l'esercito adotta misure per limitare le vittime civili, mentre il dibattito internazionale ha riguardato anche l'uso di fonti anonime e la verificabilità delle testimonianze raccolte. Abraham e Szor, già autori del premio Oscar No Other Land, sono stati oggetto di proteste e minacce.

Infine il dato che riassume tutto. Un'inchiesta giornalistica su una guerra in corso, girata al buio sui tetti di una città, ha venduto in Italia quattro biglietti su dieci in un giorno feriale, al prezzo più basso fra i primi tre della classifica, e fra otto settimane non costerà niente. Con il documentario Naza il mercato ha appena misurato una domanda che nessuno aveva previsto — e il proprietario di quella domanda ha già deciso di non farla pagare.

Le ultime

Newsletter

Ogni articolonella tua posta

Scegli tu quanto spesso e su quali temi. Te ne vai con un clic, quando vuoi.

Quanto spesso