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CinemaEconomia e Finanza

Fondi pubblici a Elkann: 400mila euro scelti su tre milioni

I fondi pubblici a Elkann sono 2.954.173 euro, più dei 2,8 milioni che circolano dal 2024. Ma una sola voce, da 400mila euro, è stata scelta da una commissione: tutto il resto è credito d'imposta e contributi automatici, cioè percentuali e formule.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Fondi pubblici a Elkann: una lunga fila di dischi identici e uno solo, cerchiato d'oro, messo in piedi
Immagine generata con IA

La polemica è tornata lunedì 19 ottobre, mentre Le rose di Marrakech passava alla Festa del Cinema di Roma: i fondi pubblici a Elkann sarebbero «oltre 3 milioni» a fronte di 130mila euro di incassi, e il dibattito si è riacceso sui criteri con cui il Ministero della Cultura sceglie chi finanziare. La banca dati ufficiale della Direzione generale Cinema e audiovisivo, però, aggiornata alle 6 del mattino del 20 ottobre, racconta una storia diversa: il totale è più alto di quello che circola, ma la quota che qualcuno ha davvero scelto di assegnare è una sola, vale 400mila euro ed è stata deliberata il 29 marzo 2019.

Fondi pubblici a Elkann: il totale esatto è 2.954.173 euro

Ginevra Elkann ha diretto due lungometraggi arrivati in sala: Magari (2020) e Te l'avevo detto (2023). Nel database degli aiuti alle opere del Ministero della Cultura compaiono entrambi, voce per voce, con l'importo e la data della delibera.

Su Magari, costo complessivo 2.673.814,96 euro, risultano quattro voci: 400.000 euro di contributo selettivo, 692.711,12 di credito d'imposta alla produzione, 14.954,56 di contributi automatici alla produzione e 2.424,84 di contributi automatici alla distribuzione. Totale: 1.110.090,52 euro.

Su Te l'avevo detto, costo complessivo 4.537.362,59 euro, le voci sono tre: 1.659.773,94 di credito d'imposta alla produzione (divisi fra The Apartment e Small Forward Productions), 180.688,31 di credito d'imposta alla distribuzione incassato da Fandango e 3.620,50 di reinvestimento automatico sull'home entertainment. Totale: 1.844.082,75 euro.

La somma fa 2.954.173,27 euro. Quindi i fondi pubblici a Elkann sono effettivamente «quasi tre milioni» — anzi, sono più di quanto scrivono i pezzi di questi giorni, che si fermano a 2,8 milioni. Il motivo è che quella cifra ha trent'un mesi.

I numeri che circolano sono fermi al marzo 2024

Il conteggio «2,8 milioni di fondi, 130mila di incassi» non nasce questa settimana. Compare in un articolo di Libero ripreso da Affaritaliani il 22 marzo 2024, e in un pezzo del Fatto Quotidiano del 9 marzo 2024 che titolava «1 milione 735mila euro di finanziamento, 117mila di incasso». Da allora quelle cifre vengono rilanciate identiche a ogni nuova uscita.

Nel frattempo il database si è mosso. Il 31 marzo 2026 è stato deliberato a Fandango un credito d'imposta alla distribuzione da 180.688,31 euro su Te l'avevo detto: una voce che nel 2024 non poteva esserci e che oggi nessuno ha aggiunto. Chi accusa il Ministero di generosità, insomma, sta usando numeri che sottostimano la generosità del Ministero.

Una sola decisione discrezionale, e vale il 13,5%

Qui sta il punto che la polemica sui fondi pubblici a Elkann salta. Delle sette voci elencate sopra, una sola è stata assegnata da una commissione che ha valutato un progetto e ha deciso di sostenerlo: il contributo selettivo da 400.000 euro su Magari, deliberato il 29 marzo 2019. È il 13,5% del totale. Tutto il resto — 2.554.173,27 euro, l'86,5% — non è stato assegnato da nessuno.

Compasso di proporzione accanto a tre dischi di diametro crescente, immagine del credito d'imposta come percentuale fissata
Il credito d'imposta è una percentuale del costo di produzione: a stabilirlo è l'aliquota, non una commissione. · Immagine generata con IA

La differenza è scritta nella legge 220 del 2016, quella che disciplina cinema e audiovisivo. L'articolo 26 dice che i contributi selettivi «sono attribuiti in relazione alla qualità artistica o al valore culturale dell'opera», e che a decidere è «una commissione composta da esperti nominati dal Ministro». Lì c'è una scelta, e quindi c'è una responsabilità politica.

L'articolo 15 funziona all'opposto: alle imprese di produzione «è riconosciuto un credito d'imposta, in misura non inferiore al 15 per cento e non superiore al 40 per cento del costo complessivo di produzione». Non è un bando, non c'è una graduatoria, non c'è una commissione: è una percentuale che spetta a chiunque abbia i requisiti, esattamente come una detrazione fiscale. Lo stesso vale per il credito alla distribuzione dell'articolo 16, che è la voce incassata da Fandango nel 2026. Sulla capienza complessiva di questi crediti — e su cosa succede quando le domande superano il plafond — avevamo raccontato il caso del tax credit alle sale, dove un terzo delle richieste resta fuori.

I contributi automatici avevano già misurato il flop

Restano i contributi automatici, ed è la parte più interessante. L'articolo 23 stabilisce che l'importo è «determinato sulla base di parametri oggettivi»; l'articolo 24 precisa che si calcola «in base ai risultati economici, culturali e artistici e di diffusione presso il pubblico», e che per i film «si tiene conto degli incassi ottenuti nelle sale cinematografiche italiane […] anche in relazione al rapporto fra gli incassi ottenuti e i relativi costi di produzione e distribuzione».

È una formula che premia chi ha funzionato. Applicata a Magari, il 4 marzo 2025, ha prodotto 14.954,56 euro di contributo automatico alla produzione e 2.424,84 alla distribuzione. Per dare la misura: Se son rose di Pieraccioni, dalla stessa voce, ne ha maturati 461.029,90.

Grande vassoio d'ottone quasi vuoto con un solo piccolo disco chiaro, immagine del contributo automatico maturato da Magari
I contributi automatici si calcolano sui risultati: «Magari» ne ha maturati 14.954,56 euro. · Immagine generata con IA

In altre parole: il meccanismo che secondo i critici avrebbe premiato un film senza pubblico è precisamente il meccanismo che quel film l'ha valutato quasi zero. Non serviva una polemica per accorgersene, bastava la formula.

Tre governi, tre ministri, lo stesso automatismo

C'è poi un dettaglio che smonta la lettura politica. L'articolo di Libero attribuiva i soldi al «ministero della Cultura a guida Franceschini (Pd)». Ma le due delibere su Magari — il selettivo del 29 marzo 2019 e il credito d'imposta del 28 giugno 2019 — cadono entrambe sotto Alberto Bonisoli, ministro in quota Movimento 5 Stelle dal 1° giugno 2018 al 5 settembre 2019. Dario Franceschini è tornato alla Cultura il 5 settembre 2019, mesi dopo.

Il credito d'imposta su Te l'avevo detto è stato deliberato il 28 febbraio e il 16 marzo 2023, con Gennaro Sangiuliano; quello alla distribuzione il 31 marzo 2026, con Alessandro Giuli. Tre ministri, due maggioranze opposte, nessuna discontinuità: è esattamente ciò che ci si aspetta da un automatismo. Se i fondi pubblici a Elkann fossero stati una scelta politica, da qualche parte si sarebbe visto un cambio di passo.

Del terzo film non c'è traccia nei decreti

E Le rose di Marrakech, il film che ha riacceso tutto? Prodotto da Asmara Films — la società della stessa Elkann — con Rai Cinema e la francese Tessalit Productions, distribuito da Lucky Red, girato a Villa Aïn Kassimou, la tenuta di famiglia vicino a Marrakech, con Fanny Ardant protagonista.

Di fondi pubblici a Elkann, su questo film, al momento non risulta nulla. Il film non compare nella banca dati degli aiuti né in quella delle opere, entrambe aggiornate la mattina del 20 ottobre; e non compare in nessuno dei tre decreti direttoriali con cui nel 2026 la Direzione generale ha riconosciuto la nazionalità italiana provvisoria alle opere cinematografiche — il n. 211 del 9 febbraio, il n. 935 del 23 aprile e il n. 2367 del 24 luglio, quest'ultimo con 224 opere. Quel riconoscimento è il presupposto di qualunque aiuto.

Va detto con onestà che questo non significa «non prenderà nulla»: le banche dati scontano un ritardo — nel database non c'è ancora nemmeno Falcon, il film di Bellocchio su Marchionne la cui nazionalità provvisoria risale a luglio, come avevamo documentato nel pezzo sui due decreti arrivati prima del primo ciak — e il credito d'imposta alla produzione si può chiedere a lavorazione conclusa. Significa però che oggi, sul film al centro della polemica, la cifra pubblica verificabile è zero.

Le due domande che restano, e sono serie

Niente di tutto questo assolve il sistema, e la discussione sui fondi pubblici a Elkann non si chiude con una tabella. Due obiezioni reggono, ed è un peccato che vengano schiacciate sotto il cognome.

La prima riguarda il selettivo. L'articolo 26 lo destina «prioritariamente» alle opere prime e seconde e ai «giovani autori»: nella sessione deliberata il 29 marzo 2019, 22 film si sono divisi 5.965.000 euro, il massimo è andato a Io vivo altrove! con 500.000, e quattro opere hanno ricevuto esattamente 400.000. Magari era una di quelle quattro, cioè il 6,7% della sessione: nessun trattamento di favore. Ma quei 400.000 euro per un'opera prima sono andati a Wildside, cioè a una delle maggiori società di produzione italiane, oggi nel gruppo Fremantle. Se una linea pensata per chi comincia finisce alle strutture più solide, è un problema di disegno della misura — e vale per tutti, non per una regista.

La seconda riguarda l'automatismo stesso. Dire che 2,3 milioni di credito d'imposta «non li ha scelti nessuno» è vero, ma non li rende gratuiti: sono soldi pubblici, e la domanda legittima è se un'aliquota uguale per tutti sia il modo migliore di spenderli. È una discussione sul riparto del Fondo cinema e sulle aliquote, non sui criteri di selezione — perché, su quella parte, criteri di selezione non ce ne sono.

Infine il quarto film, già annunciato: Maestà, su Maria José di Savoia, nato da un'idea di Marco Bellocchio che firma la sceneggiatura con Elkann e Chiara Barzini, prodotto da Kavac Film di Simone Gattoni — la stessa casa di Falcon. Quando arriveranno i decreti, saranno pubblici e consultabili, voce per voce. Converrà leggerli prima di sommarli.

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