Film su Marchionne: due decreti prima del primo ciak
Il film su Marchionne di Marco Bellocchio esiste già in due decreti del Ministero della Cultura: nazionalità italiana il 24 luglio, idoneità al credito d'imposta il 29 settembre. E fra chi lo fa c'è l'erede giuridica della Fiat che Marchionne guidava.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Giovedì 8 ottobre la notizia era il cast: Louis Garrel interpreterà John Elkann in Falcon, il film su Marchionne che Marco Bellocchio sta girando con Pierfrancesco Favino nel ruolo del manager. Agenzie, quotidiani e siti di cinema hanno ripreso il comunicato nelle ventiquattr'ore successive. Nessuna ha aperto i due decreti che il Ministero della Cultura aveva già firmato su quello stesso titolo: il primo il 24 luglio, il secondo il 29 settembre, nove giorni prima dell'annuncio sul cast.
I due atti dicono cose che il comunicato non dice. La prima: davanti allo Stato quel titolo ha esattamente due produttori, e non sono quattro. La seconda: dal 29 settembre quel film è formalmente nella coda del credito d'imposta pubblico alla produzione, l'incentivo che dopo la revisione di luglio vale il 35 per cento del costo e si ferma a quattro milioni per opera — sei, se almeno il 40 per cento della copertura arriva da fuori l'Italia.
Film su Marchionne: cosa c'è scritto nei due decreti
Il decreto direttoriale 2367 del 24 luglio 2026, pubblicato il 27, riconosce la nazionalità italiana in via provvisoria a 224 opere ai sensi dell'articolo 5 della legge 220/2016. Alla riga DOM-296037-NIF compare FALCON, classificato «Lungo – Finzione», e nella colonna dei produttori stanno due nomi: Kavac Film S.r.l. – Emotion Network S.r.l. Kavac è la casa di Simone Gattoni, il produttore di tutto l'ultimo Bellocchio, da Il traditore a Portobello; Emotion Network è di Mattia Mor, imprenditore eletto deputato nel 2018 con il Pd e passato a Italia Viva l'anno dopo, che ha fondato la società nel febbraio 2020.
Il secondo atto è il decreto direttoriale 2897 del 29 settembre 2026. Riconosce l'idoneità al credito d'imposta a dodici opere in tutto, e Falcon è una di quelle dodici: DOM-2026-300865-IDTC3-00002, di nuovo intestato a Kavac Film ed Emotion Network. Porta due firme digitali con l'orario al secondo: la dirigente del Servizio III Elena Giacone alle 13:10:25, il direttore generale Cinema e audiovisivo Giorgio Carlo Brugnoni alle 14:21:59 — lo stesso dirigente che siede nel comitato di cinque persone che ha scelto il film italiano per gli Oscar.

STLA Europe non è «il gruppo europeo»: è la Fiat Auto rinominata
Il comunicato elenca la produzione così: Kavac Film, Rai Cinema ed Emotion Network, «in collaborazione con STLA Europe». Tutte le riprese di stampa hanno copiato quella sigla senza scioglierla, e chi l'ha spiegata l'ha spiegata male — «la struttura europea nata dalla fusione tra Fiat Chrysler e PSA».
Non è così. Stellantis Europe S.p.A. è il nuovo nome di FCA Italy S.p.A., assunto il 1° luglio 2023: la società che, come scriveva Milano Finanza dando conto del cambio, «riunisce le attività della vecchia Fiat Auto nell'Europa allargata». Prima ancora si chiamava Fiat Group Automobiles. È, cioè, la continuazione giuridica dell'azienda automobilistica torinese che Sergio Marchionne ha guidato dal giugno 2004 alla morte. Il film su Marchionne è girato in collaborazione con l'impresa di cui Marchionne era l'amministratore delegato.
Inoltre il presidente del gruppo a cui quella società appartiene, John Elkann, non è uno sponsor silenzioso dell'operazione: è un personaggio del film, affidato a Louis Garrel. Un'azienda partecipa alla produzione di un film in cui il suo presidente è uno dei due protagonisti. Non è illegale, non è nemmeno inedito nel cinema industriale — ma è un'informazione che il pubblico in sala ha diritto di avere, e che nessuno ha scritto.
Una precisazione dovuta, perché il contrario sarebbe un'inferenza sbagliata: dall'assenza di Stellantis Europe dai decreti non si deduce che la casa automobilistica non metta soldi. La colonna dei decreti elenca le imprese che presentano l'istanza, non i partner finanziari. La controprova è dentro lo stesso atto: la stringa «Rai Cinema» compare zero volte nelle 224 opere del decreto 2367, benché Rai Cinema coproduca una quota larghissima del cinema italiano e sia dichiarata nella produzione proprio di questo titolo. Quei documenti fotografano l'architettura dell'operazione, non il suo bilancio.
L'idoneità esiste per gli incentivi «anche internazionali»
Qui la vicenda diventa interessante davvero, perché il decreto 2897 cita per esteso l'articolo 10 del decreto interministeriale che disciplina il credito d'imposta, e quel testo spiega a cosa serve l'idoneità: «Ai fini dell'ammissibilità ad altri incentivi e contributi pubblici anche internazionali, è possibile richiedere l'idoneità al credito d'imposta […] anche prima dell'inizio delle riprese».
Non è un dettaglio procedurale: è la funzione dichiarata dell'atto, un certificato che si chiede allo Stato italiano per poter chiedere soldi pubblici altrove, confini compresi. E la geografia di questo film su Marchionne è esattamente quella: prima fase a settembre tra Toronto e le cascate del Niagara, poi il set torinese da ottobre a dicembre e Roma, poi una fase finale di nuovo tra Canada e Stati Uniti nei primi mesi del 2027.
Va detto con la stessa precisione che il Canada qui non è soltanto una convenienza: Marchionne, nato a Chieti il 17 giugno 1952, emigrò in Canada a quattordici anni, si laureò in filosofia a Toronto, poi in legge alla Osgoode Hall e prese l'MBA a Windsor. Girare lì la prima parte di un film su Marchionne è biograficamente corretto. Le due cose, però, non si escludono — e una sola delle due è stata raccontata.

Trentacinque per cento, quattro milioni, sei se l'estero copre il 40
Il perimetro economico lo fissa il decreto interministeriale MiC-MEF del 6 luglio 2026, rep. 281, pubblicato il 24 settembre, che riscrive il decreto 225 del 2024. Il testo consolidato mostra le correzioni in chiaro: l'aliquota passa «dal 40 35 per cento» — cioè scende dal 40 al 35 per cento del costo eleggibile. E l'articolo 5 abbassa i tetti in modo drastico: dove prima c'erano nove milioni per opera e diciotto con il 30 per cento di risorse estere, adesso ci sono quattro milioni per opera e sette milioni annui per impresa per il cinema.
Però la stessa norma tiene una porta aperta: se alla copertura del costo complessivo «concorrano, per almeno il 40 per cento, risorse provenienti da Paesi al di fuori dell'Italia», il massimale cinematografico risale a sei milioni, di cui tre imputati all'esercizio della richiesta preventiva e l'eccedenza spalmata in parti uguali sui tre successivi. Tuttavia nessun atto pubblico dice che il film su Marchionne chiederà quel tetto: quello che si può dire è che la clausola è scritta per una produzione con la gamba estera pesante, e che la gamba estera di questo film — Canada all'inizio, Canada e Stati Uniti alla fine, un'impresa del gruppo con capogruppo olandese fra i collaboratori — ha quella forma.
Una coda ordinata per data di avvio riprese
Infine il calendario, che è il punto in cui le due storie si toccano. La sessione del credito d'imposta alla produzione, aperta dal decreto direttoriale 2821 del 24 settembre, ha accettato domande dal 30 settembre alle 10:00 al 14 ottobre alle 23:59. L'ordine di accesso non è la data di invio: è la data di avvio delle riprese. E chi non rientra nello stanziamento non prende una quota ridotta — non prende nulla, come questo giornale ha documentato analizzando regola per regola la sessione di settembre.
Il film su Marchionne ha girato il primo ciak in Canada a settembre, prima che la finestra si aprisse. Un meccanismo che ordina per data di avvio riprese premia strutturalmente chi ha avuto la liquidità per partire senza sapere se sarebbe stato coperto: una produzione sostenuta da Rai Cinema e affiancata da una casa automobilistica quella liquidità l'ha. Va aggiunto, per onestà, che l'idoneità ottenuta il 29 settembre non c'entra con la graduatoria, e lo dice il decreto stesso: «non costituisce in nessun caso titolo preferenziale in merito all'attribuzione del credito d'imposta» e «non sostituisce e non anticipa gli effetti di nessun provvedimento».
Film su Marchionne: quello che il comunicato non diceva
Restano i fatti nudi. Il film è diretto dal regista di Buongiorno, notte e Vincere, scritto da Bellocchio con Ludovica Rampoldi, Andrea Di Stefano e Stefano Rulli (collaborazione di Oliviero Del Papa), fotografato da Matteo Cocco, montato da Francesca Calvelli, venduto nel mondo da Rai Cinema International Distribution e distribuito in Italia da 01 Distribution. Nel cast, oltre a Favino e Garrel, Benedetta Cimatti, Barbara Ronchi e un cameo di Valeria Bruni Tedeschi. Un casting per comparse chiuso il 30 settembre cercava uomini e donne dai 30 ai 74 anni, volti di origine asiatica, americana, canadese, australiana e nordeuropea, ragazzi di 15-16 anni e un neonato di sette-otto mesi, «preferibilmente gemelli».
E, accanto, due decreti e un terzo che riscrive le regole dei soldi: lo Stato ha certificato il film su Marchionne come culturalmente eleggibile all'incentivo pubblico mentre l'erede giuridica della Fiat di Marchionne figura fra chi lo fa. Il comunicato sul cast non lo diceva; i documenti sì, e sono pubblici da mesi. Le riprese finiranno nei primi mesi del 2027: da qui a lì, l'unico numero che vale la pena aspettare è quello della richiesta preventiva.
Fonti: D.D. 2367/2026 — nazionalità italiana provvisoria, decreti tax credit del 29 settembre 2026, D.I. MiC-MEF 281/2026 e testo consolidato.


