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Protesta degli autotrasportatori: i ristori dal 20 ottobre

La protesta degli autotrasportatori ha chiuso nella notte il nodo fra A1 e A30 con otto chilometri di coda. Ma il decreto che doveva ristorare il caro gasolio era in ritardo di quattro mesi, e i primi accrediti erano attesi proprio per il 20 ottobre: il giorno del tavolo con Salvini.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Fila di camion in miniatura fermata da un nastro dorato: la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio
Immagine generata con IA

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio ha chiuso nella notte fra il 18 e il 19 ottobre il nodo fra l'A1 Milano-Napoli e l'A30 Caserta-Salerno, riaperto verso mezzogiorno. Alle 12.35 Autostrade per l'Italia registrava ancora otto chilometri di coda sull'A1 fra il raccordo di Caserta Sud e Santa Maria Capua Vetere in direzione Roma, un chilometro sull'A30 e la stazione di Capua chiusa in uscita. Ma la data che spiega questa giornata non è il 19 ottobre: è il 20. Perché domani, nella Prefettura di Milano, alle dieci, si siede il tavolo convocato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. E perché il 20 ottobre è il giorno in cui il governo aveva promesso, un mese prima che un solo camion si mettesse di traverso, i primi accrediti dei ristori sul gasolio.

La protesta degli autotrasportatori e la data che il governo si era già dato

Il 19 settembre, all'assemblea nazionale di Confartigianato Trasporti a Roma, il viceministro Edoardo Rixi aveva annunciato che le imprese che avevano chiesto il credito d'imposta sul gasolio avrebbero ricevuto i primi accrediti «a partire dal 20 ottobre 2026». Le domande si sono chiuse alla mezzanotte del 20 settembre; Rixi stimava quindici giorni lavorativi di verifiche preventive e poi una capacità di lavorazione di circa duemila pratiche al giorno.

Va detto con precisione, perché è il contrappeso onesto a tutto il resto: quella data non è una concessione strappata dai presidi. È stata fissata un mese prima, quando nessuno bloccava niente. Quindici giorni lavorativi dal 21 settembre cadevano intorno al 9-10 ottobre, quindi il 20 era già un termine prudente. Ciò che la protesta degli autotrasportatori ha spostato è un'altra cosa: il tavolo. Era convocato per il 27 ottobre a Roma, ed è stato anticipato al 20 a Milano con una convocazione arrivata nel pomeriggio di sabato 17 ottobre, mentre i presidi si allargavano dalla Puglia alla Basilicata, dalla Calabria alla Campania, fino al fermo nei porti siciliani.

Un credito firmato in maggio, pubblicato in luglio

Il sostegno esiste e ha una storia documentabile. L'articolo 3 del decreto-legge 18 marzo 2026 n. 33 ha istituito un contributo straordinario sotto forma di credito d'imposta, commisurato alla maggiore spesa per gasolio di ogni mese rispetto al prezzo di febbraio 2026 rilevato dal Ministero dell'Ambiente. Il comma 3 dello stesso articolo imponeva al Ministero dei Trasporti di adottare il decreto attuativo «entro 30 giorni dall'entrata in vigore»: il termine cadeva il 17 aprile.

Il decreto interministeriale è stato firmato il 23 maggio 2026 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, entrando in vigore lo stesso giorno. Fra la firma e la pubblicazione sono passati due mesi; fra la scadenza di legge e la pubblicazione, quattro. Il suo articolo 3 fissa il contributo «nella misura massima del 70 per cento della maggiore spesa sostenuta per l'acquisto di gasolio». Quel 70% non è una scelta italiana: viene dal paragrafo 66 della comunicazione della Commissione europea C/2026/2593 del 5 maggio 2026, il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per la crisi in Medio Oriente, che ammette aiuti «fino al 70%» dei costi supplementari e per consumi maturati fra il 1° marzo e il 31 dicembre 2026. Il restante 30% è strutturalmente irrecuperabile per vincolo europeo, e nessun tavolo a Milano può cambiarlo.

Il resto, invece, è tutto nazionale. Il credito si usa esclusivamente in compensazione con F24 ed entro il 31 dicembre 2026. Il decreto prevede inoltre che, se le risorse non bastassero, l'importo riconosciuto a ciascuna impresa venga «riparametrato». E le risorse, per ammissione dello stesso governo, non bastano: a settembre Rixi diceva che il 5 ottobre, con i dati sull'extragettito Iva sui carburanti, si sarebbero trovati gli ulteriori 80-90 milioni necessari a coprire le nuove richieste. Il 17 ottobre, secondo fonti ministeriali, Salvini stava ancora chiedendo al Ministero dell'Economia «almeno 80 milioni nell'immediato». Il Ministero dei Trasporti ha anche chiesto al MEF di consentire la compensazione almeno fino a marzo 2027, proprio perché le pratiche di settembre e ottobre rischiano di non essere evase entro l'anno: anche questo, a oggi, non è concesso.

Due clessidre in ottone affiancate, una quasi scaricata, legate da un nastro dorato: le due scadenze dei ristori sul gasolio
Due scadenze ravvicinate: la copertura mensile del credito finisce il 31 ottobre, la compensazione il 31 dicembre. · Immagine generata con IA

Perché il 5 ottobre conta più del 19

C'è una seconda scadenza, e non è stata notata. Il decreto-legge 17 settembre 2026 n. 162 ha rideterminato l'accisa sul gasolio in 572,90 euro per mille litri «dal 18 settembre 2026 e fino al 25 settembre 2026» e in 622,90 euro «dal 26 settembre 2026 e fino al 5 ottobre 2026». Dopo quella data, nulla: lo sconto, che valeva 12,2 centesimi al litro compresi gli effetti Iva e poi 6,1, è semplicemente finito. La protesta degli autotrasportatori è partita in Puglia e in Calabria nei giorni immediatamente successivi.

Lo stesso decreto, all'articolo 1 comma 4, ha sostituito nel decreto n. 33 le parole «da marzo a settembre» con «da marzo a ottobre», aggiungendo 21,2 milioni dopo i 16 messi una settimana prima dal decreto n. 157 del 10 settembre: la copertura del credito è stata prorogata di mese in mese, un decreto alla volta, e il tetto complessivo è salito a 397,6 milioni. È il medesimo decreto che ha introdotto l'esenzione dal bollo auto per il 2027. La finestra mensile dei ristori, oggi, si chiude il 31 ottobre.

Nel frattempo il tetto volontario di Eni sui prezzi Enilive — benzina a 1,99 e gasolio a 2,19 euro al litro — è partito il 28 settembre «inizialmente» per trenta giorni, cioè fino a fine ottobre, ed era dichiaratamente «correlato all'agevolazione fiscale sulle accise in vigore»: un'agevolazione che è scaduta otto giorni dopo. Faib Confesercenti e Fegica, dopo otto giorni di applicazione, lo giudicavano già inefficace e chiedevano un limite imposto per legge. Secondo la Staffetta Quotidiana, lunedì mattina il gasolio self sulla rete stradale era a 2,257 euro al litro e in autostrada a 2,297, mentre la benzina scendeva a 2,029: il divario fra benzina e gasolio continua ad allargarsi.

Quanto pesa il gasolio sul camion che è in protesta

I numeri che la protesta degli autotrasportatori porta al tavolo sono espliciti. Confartigianato Trasporti ha calcolato che fra febbraio e settembre 2026 il prezzo industriale del gasolio al netto delle tasse è cresciuto del 54,3%: per un veicolo pesante con serbatoio da 900 litri, un pieno è passato da 1.503,78 euro a febbraio a 1.971,61 a metà settembre, cioè 467,83 euro in più. Con quattro rifornimenti al mese sono 1.871,32 euro aggiuntivi per camion, 11.227,92 euro nell'intero periodo.

Imbuto d'acciaio sopra un piccolo cilindro graduato in vetro quasi vuoto, con un anello dorato alla base
Fra febbraio e settembre il prezzo industriale del gasolio al netto delle tasse è cresciuto del 54,3%. · Immagine generata con IA

Al presidio di Isola Capo Rizzuto un imprenditore ha quantificato all'ANSA il pieno per un andata e ritorno verso Milano in 2.600 euro, contro 1.300-1.500 di un anno prima, con pedaggi saliti a 350-400 euro: il margine settimanale di un veicolo industriale da 200mila euro sarebbe sceso a 100-150 euro dai circa 300 precedenti. Dal casello di Poggio Imperiale, nel Foggiano, Nicandro Vigilante ha spiegato a Salvini al telefono che «fare un pieno di carburante ad uno solo dei nostri mezzi oggi costa 2.500 euro», per circa 2.500 chilometri. E il rimborso delle accise, intorno a 19-20 centesimi al litro, arriva come sgravio fiscale con tempi lunghi, costringendo le imprese ad anticipare i capitali. È il punto che tiene insieme tutto: il problema non è solo quanto è alto il prezzo, ma quando torna indietro il denaro.

La protesta degli autotrasportatori non è un blocco solo

Chiamare «sciopero» la protesta degli autotrasportatori è impreciso, e l'imprecisione ha conseguenze giuridiche. Il fermo dell'autotrasporto è disciplinato da un Codice di autoregolamentazione del 2001 che per le iniziative territoriali impone quindici giorni di preavviso, una durata massima di cinque giorni e l'obbligo di garantire le prestazioni indispensabili: le forniture a ospedali, farmacie e scuole, il latte a giorni alterni e almeno il 50% del trasporto verso la rete di pubblico approvvigionamento di carburante. Secondo il calendario del Ministero dei Trasporti, i fermi proclamati in Sicilia e Calabria dal 16 al 20 ottobre rispettano preavviso e durata.

Sul terreno, le forme della protesta degli autotrasportatori sono molto diverse fra loro. In Calabria, dove la mobilitazione è proclamata da Fedralog, i presidi aperti erano una quindicina e «in nessun caso si è arrivati a un blocco vero e proprio»: sulla Statale 18 e sulla 106 le auto transitavano su una corsia con rallentamenti di pochi minuti, e al porto di Gioia Tauro gli accessi restavano regolari. In Sicilia il coordinatore del Comitato Trasportatori Siciliani, Salvatore Bella, precisa che il comitato «non sta effettuando blocchi stradali né presidi», che i mezzi restano nei parcheggi e che le imprese che vogliono viaggiare «sono libere di farlo»; il fermo dei porti è prorogato al 27 ottobre se il ministro non firmerà un protocollo. In Campania, invece, la carreggiata è stata occupata.

La distinzione pesa, perché il blocco stradale è un reato: il decreto legislativo del 1948 sulla libera circolazione, come modificato dal decreto sicurezza del 2018, punisce con la reclusione da uno a sei anni chi ostruisce la strada per impedire o ostacolare la circolazione, con pena raddoppiata se il fatto è commesso da più persone, e nel 2025 un nuovo decreto ha reso reato anche il blocco realizzato col proprio corpo. Il 16 ottobre il ministro Francesco Lollobrigida aveva scritto che «manifestare è lecito e degno di rispetto», ma che «bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato»; il viceministro Rixi ha avvertito che «il diritto di manifestare non può diventare il diritto di bloccare l'economia». Come ha ricostruito una verifica di Pagella Politica, però, gli scaffali vuoti non dimostrano da soli un illecito: un fermo rispettoso delle regole produce comunque ritardi nelle consegne.

Gli scaffali, intanto, si vuotano davvero, e la protesta degli autotrasportatori su questo viene giudicata. Il presidente di Confesercenti Campania, Vincenzo Schiavo, a margine di un tavolo in prefettura a Napoli ha detto che «i prodotti non arrivano più da venerdì» — il 16 ottobre, cioè il giorno in cui la mobilitazione è arrivata in Campania — e che le catene segnalano scaffali pieni al 50%, con un rischio esteso alle farmacie. Si noti la coincidenza: il 50% è esattamente la soglia che il Codice del 2001 fissa come minimo indispensabile per i carburanti. In Sicilia il presidente di Anav ha riferito che alcuni autotrasportatori non hanno consegnato il gasolio ai depositi degli autobus, mettendo a rischio i servizi di linea privati.

Chi siede al tavolo, e chi no

Qui si apre la frattura della protesta degli autotrasportatori di cui al tavolo si parlerà meno volentieri. Unatras ha accolto l'anticipo ma ha posto una condizione: il presidente Paolo Uggè ha chiesto che «il confronto si svolga esclusivamente con le organizzazioni nazionali presenti nell'Albo degli autotrasportatori», perché «il coinvolgimento di realtà associative diverse non ci consentirebbe di gestire adeguatamente le esigenze dell'intero settore». Salvini si è mosso in direzione opposta, chiedendo i nomi di due rappresentanti per la Puglia, dicendo di avere già quelli della Sicilia e aprendo a «un incontro dedicato al Sud»; il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha ottenuto che i rappresentanti dell'isola partecipino per la prima volta.

Sono due logiche di rappresentanza che si escludono, e spiegano perché la protesta degli autotrasportatori sia tanto difficile da governare: i comitati spontanei che tengono i presidi non sono le sigle che firmeranno. Divergono anche sulle richieste. Schiavo chiede un taglio delle accise «di almeno il 50%»; il presidente di Confartigianato Trasporti Claudio Riva ha chiesto l'opposto, cioè di evitare tagli generalizzati delle accise e concentrare le risorse sulle imprese più esposte, rendendo strutturale il credito d'imposta. Non è una sfumatura: è la differenza fra uno sconto per tutti gli automobilisti e un ristoro per chi guida per lavoro.

Domani, perciò, si misureranno tre cose molto concrete, e tutte e tre hanno già una data scritta da qualcun altro: gli 80 milioni che Salvini chiede al MEF, la proroga della compensazione a marzo 2027 e la firma sul fondo da 590 milioni per il rinnovo del parco veicolare nella programmazione 2027-2031, che il Ministero dei Trasporti attende «entro la fine di ottobre» e che secondo TrasportoEuropa non è ancora arrivato alle imprese per ostacoli burocratici. Il 31 ottobre, intanto, scade la copertura mensile dei ristori. Il 31 dicembre scade la compensazione. La protesta degli autotrasportatori è arrivata sull'A1 esattamente nelle settimane in cui tutte queste scadenze si sovrappongono: non è un caso, è un calendario.

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