Bollo auto: esenzione per un terzo delle auto, non il 70%
Il decreto carburanti cancella il bollo auto nel 2027 per 13,2 milioni di vetture e 1,1 milioni di moto: un terzo del parco circolante, non il 70% annunciato in conferenza stampa. E alle Regioni arrivano 2,29 miliardi contro 7,1 di gettito.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il bollo auto nel 2027 non si pagherà su 13,2 milioni di vetture e 1,1 milioni di moto. È il numero che Giorgia Meloni ha dato in conferenza stampa mercoledì 16 settembre, uscendo dal Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto carburanti, e e che la premier ha presentato come un'esenzione dal bollo auto per «oltre il 70%» del parco circolante. Le due cifre stanno nella stessa frase, ma non misurano la stessa cosa. E la distanza fra loro è il vero perimetro della misura.
Perché il 70% è la platea tecnica: le automobili che stanno sotto la soglia di potenza fissata dal decreto. I 13,2 milioni sono invece le esenzioni dal bollo auto che verranno effettivamente concesse. In mezzo c'è un filtro che nessuno ha quantificato, ed è quello che decide chi la tassa continuerà a versarla lo stesso.
Bollo auto: il 70% annunciato vale un terzo del parco
I numeri del parco circolante non sono contesi. Secondo le rilevazioni dell'ACI aggiornate al 31 dicembre 2025, in Italia circolano 41.795.962 autovetture e 7.919.374 motocicli, su un totale di 56,4 milioni di veicoli.
Facciamo la divisione che in conferenza stampa non è stata fatta. I 13,2 milioni di vetture liberate dal bollo auto sono il 31,6% delle automobili italiane, non il 70%. Se invece la soglia degli 80 kW oltre la quale il bollo auto resta dovuto riguarda davvero oltre sette auto su dieci, allora le vetture che rientrano nei requisiti sono circa 29 milioni: quasi sedici milioni in più di quelle che otterranno lo sconto.
Lo stesso vale, in modo ancora più netto, per le due ruote. Il decreto esenta i motocicli senza distinzione di cilindrata, eppure i beneficiari annunciati sono 1,1 milioni: il 13,9% dei motocicli circolanti. Sette moto su otto continueranno a pagare il bollo auto pur appartenendo a una categoria dichiarata esente.
Una sola esenzione a testa, e sul veicolo che costa meno
La spiegazione sta nell'articolo 2 della bozza del decreto, che Avvenire ha letto per intero. L'esenzione dal bollo auto spetta alle persone fisiche, per un solo veicolo, purché regolarmente assicurato, e riguarda le autovetture a benzina o gasolio — anche in combinazione con altra fonte di propulsione — con potenza non superiore a 80 kW, cioè 107,28 cavalli.
Il dettaglio che cambia i conti è il criterio di scelta. Se il contribuente possiede più vetture agevolabili, il beneficio va a quella con la minore potenza; a parità di potenza, a quella con il bollo auto di importo più basso. La norma, in altre parole, individua deliberatamente l'esenzione meno costosa per l'erario.
Per i motocicli il meccanismo è residuale: l'agevolazione scatta solo se il contribuente non è già soggetto al pagamento per un'autovettura entro gli 80 kW. Chi ha una utilitaria e uno scooter, quindi, non smette di pagare due bolli: ne smette di pagare uno. Ecco perché «tutte le moto», formula ripresa da quasi tutte le testate, nella pratica diventa poco più di un milione di mezzi.
Restano fuori dal perimetro anche le poco più di 400mila auto elettriche in circolazione, che il testo non nomina: l'esenzione dal bollo auto è scritta per i motori a benzina e a gasolio. Fuori, infine, le vetture intestate a società, noleggio e flotte aziendali, perché la norma parla di persone fisiche.

Il bollo auto vale 7,1 miliardi, il ristoro ne copre 2,29
È un tributo regionale, e il decreto lo sospende con una legge dello Stato. Da qui la compensazione alle amministrazioni che quel bollo auto lo incassano: il provvedimento prevede «un trasferimento complessivamente pari a 2.293,5 milioni di euro per l'anno 2027» alle Regioni e alle Province autonome, a titolo di ristoro della riduzione del gettito.
Quanto pesa quella cifra sul totale? Secondo i dati Siope citati da Federcarrozzieri, nel 2025 la tassa automobilistica ha portato nelle casse regionali 7,1 miliardi di euro, con un'incidenza media di 267 euro per famiglia residente; la stessa grandezza risulta dai conti della Corte dei conti per le Regioni a statuto ordinario. Il trasferimento statale, dunque, vale circa il 32% di quel gettito. Coerente con un'esenzione che copre un terzo del parco, molto meno con il 70% annunciato.
C'è poi il bollo auto medio per beneficiario: 2.293,5 milioni divisi per i 14,3 milioni di veicoli esentati fanno circa 160 euro a testa. I titoli di giovedì parlano di risparmi «fino a 240 euro»: è il massimo teorico, non la cifra che troverà in tasca chi guida una Panda o una Ypsilon.
Sulla copertura, infine, il governo ha indicato le «economie del Pnrr», e precisamente grants e loans non utilizzati alla scadenza del 30 giugno 2026. Gli importi definitivi, hanno fatto sapere fonti di governo, saranno stabiliti in sede di conversione del decreto. Il riparto alle Regioni è fissato al 31 marzo 2027.
Le Regioni fanno i conti: la Toscana dice 350, riceve 100
Il fronte regionale si è spaccato in poche ore, e non sul bollo auto ma sull'aritmetica del ristoro. Dodici presidenti di centrodestra — fra cui Attilio Fontana, Francesco Rocca e Renato Schifani — hanno firmato una nota comune: la misura «semplifica il rapporto fra cittadini e istituzioni» e lo Stato rimborserà alle Regioni un importo equivalente. Massimiliano Fedriga ha parlato di una copertura garantita «senza oneri per i bilanci regionali».
Il presidente toscano Eugenio Giani ha fatto sul bollo auto un conto diverso: circa 350 milioni di mancato gettito contro 100 milioni di rimborso, e ha definito l'operazione «demagogia elettorale irresponsabile». Michele De Pascale ha ricordato che l'Emilia-Romagna incassa da sola 550 milioni. Antonio Decaro ha annotato che il beneficio scatta nel 2027, anno di elezioni politiche: «a volte il caso ha un ottimo tempismo».
Le due versioni non possono essere entrambe esatte. O il trasferimento copre il 100% del mancato gettito, come sostiene il governo, o ne copre il 29% come sostiene la Toscana. La verifica arriverà con il decreto di riparto, non con i comunicati: è lì che si vedrà quanto vale il bollo auto rinunciato, Regione per Regione.

Accise, 111,8 milioni per tre settimane e poi l'accisa mobile
Lo stesso decreto contiene la proroga dello sconto sul gasolio, ma in decalage. Dai 17 centesimi al litro in vigore fino al 17 settembre si scende a 12,2 centesimi fino al 25, poi a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. Costo per le casse pubbliche, al netto del bollo auto: 111,8 milioni, più 21,2 milioni per il credito d'imposta all'autotrasporto.
Il confronto è impietoso: 133 milioni per tre settimane di sconto alla pompa, 2.293,5 milioni per un anno di bollo auto azzerato su un veicolo a testa. Dopo il 5 ottobre resterà solo il meccanismo dell'accisa mobile, che restituisce il maggior gettito Iva generato dai rincari e che finora ha prodotto sconti molto piccoli. Il governo, insomma, chiude il capitolo aperto a giugno con la proroga del taglio delle accise e sposta la moneta politica su una tassa che si paga una volta l'anno, invece che su un prezzo che si legge ogni volta che si fa rifornimento.
La scelta ha una logica: sul gasolio, come ha documentato la corsa dei carburanti di agosto, buona parte dello sconto non arriva all'automobilista. Il bollo auto, invece, è un bonifico che non si fa: il beneficio è visibile per intero.
Sospensione o abolizione: il verbo cambia dopo le elezioni
Sul bollo auto Meloni ha rivendicato di aver «cancellato una delle tasse più odiate dagli italiani» e ha aggiunto che la misura «è destinata a essere strutturale, quindi definitiva». Il testo approvato dice un'altra cosa: l'esenzione si applica ai versamenti con termine ordinario compreso fra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027. Un anno. Il Post l'ha chiamata per quello che è nel decreto: una sospensione.
La stabilizzazione è promessa per la prossima legge di bilancio, che però si scriverà dopo le elezioni politiche. E qui torna il problema della copertura: le economie del Pnrr sono una posta una tantum, chiusa al 30 giugno 2026, mentre un bollo auto abolito per sempre chiede 2,3 miliardi ogni anno, da trovare dentro conti pubblici che Giancarlo Giorgetti ha già descritto senza margini.
Il calendario aiuta a leggere la misura meglio di qualsiasi commento. Il bollo auto sparisce nell'anno del voto, il ristoro alle Regioni si riparte a marzo del 2027, la versione definitiva tocca al Parlamento che verrà. Per ora l'unica cifra certa è quella scritta nel decreto: 2.293,5 milioni, una sola esenzione a testa, e il veicolo meno potente che possiedi.


