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Morte di David Rossi: i due nomi e la tesi di marzo

La Commissione d'inchiesta sulla morte di David Rossi indica Mussari come mandante e Ceccherelli come organizzatore. Ma la relazione approvata all'unanimità il 3 marzo 2026 conteneva già la tesi dell'omicidio, il movente e i 50 milioni. E tre dettagli dei nuovi verbali non tornano.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Pila di fogli avorio con un foglio sollevato e un nastro oro: la relazione sulla morte di David Rossi era già pubblica
Immagine generata con IA

Il 19 ottobre 2026 la morte di David Rossi è tornata in prima pagina con due nomi propri. Il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta, Gianluca Vinci (FdI), ha riferito ai commissari che l'ex presidente del Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari sarebbe stato «il mandante di un'azione di intimidazione che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte» del responsabile della comunicazione della banca, e che Gabriele Ceccherelli, ex calciante del Calcio storico fiorentino, avrebbe scelto gli esecutori restando fuori da Rocca Salimbeni. Nessuno dei due è indagato. Entrambi saranno convocati, gli atti vanno alle procure.

Tutte le cronache hanno letto l'annuncio come una svolta. Ma c'è un documento pubblico da sette mesi che contiene già la tesi dell'omicidio, il movente, la cifra dei 50 milioni, la pista di Viadana e persino la pratica di scrivere i nomi di privati cittadini: la relazione intermedia della Commissione d'inchiesta sulla morte di David Rossi, approvata all'unanimità il 3 marzo 2026. Quasi nessuno l'ha riaperta. E chi la riapre scopre che tre dettagli dei nuovi verbali non tornano.

Morte di David Rossi: cosa dicono i due testimoni

Le accuse nascono da due dichiarazioni raccolte in carcere, da persone che — secondo la Commissione — non si conoscono e che hanno fatto gli stessi due nomi. Il primo è un imprenditore ritenuto contiguo alla criminalità calabrese, detenuto a Bologna; il secondo un detenuto incontrato dal tenente colonnello dei Ris Adolfo Gregori, consulente della Commissione.

Secondo il primo, Rossi era stato messo nel mirino dal boss Nicolino Grande Aracri «in quanto Mps aveva bloccato lo stanziamento di soldi a una società sportiva», «una squadra di basket». Mussari avrebbe voluto fare pressione su Rossi per sbloccare quegli affari, o in alternativa «proteggerlo». L'incarico di spaventarlo sarebbe andato a un capitano del calcio storico fiorentino, rimasto nel vicolo, con due compagni di squadra come esecutori: «Doveva essere un gioco da ragazzi», ma «Rossi non si piegò». Il secondo testimone aggiunge il van all'imbocco del vicolo, le chiavette Usb da consegnare e la frase che ha fatto il giro dei telegiornali: Rossi «era in grado di spostare 50 milioni con un click».

Mussari ha replicato parlando di «follia» e «calunnia», annunciando querele: «Nessun dirigente di banca sposta 50 milioni di euro con un click e solo oggi conosco quel fiorentino». Ceccherelli nega: «L'unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe». Il suo legale, Federico Bagattini, parla di responsabilità «ricusate». Il commissario Walter Rizzetto (FdI) ha messo le mani avanti: «Dopo 13 anni è d'obbligo la cautela. Il nostro compito non è quello di essere un Tribunale ma consegnare tutto quanto emerso alle autorità giudiziarie».

Due buste di carta identiche affiancate su un piano avorio, una sigillata e una aperta, con un nastro oro: i verbali della morte di David Rossi
Due dichiarazioni raccolte in carcere, due persone che non si conoscono, gli stessi due nomi: su questo poggia l'ipotesi della Commissione. · Immagine generata con IA

I 50 milioni erano un budget annuo, e la Commissione lo aveva già scritto

Qui sta il primo cortocircuito. Mussari e il testimone stanno litigando su una cifra che la relazione del 3 marzo 2026 aveva già documentato, correttamente, in un senso completamente diverso. A pagina 51 si legge che Rossi, come responsabile della comunicazione, era «anche responsabile di tutta l'attività di raccolta pubblicitaria, pubblicità istituzionale e delle sponsorizzazioni» ed «esprimeva a tal proposito le valutazioni preliminari da sottoporre al Consiglio di MPS per l'erogazione del relativo denaro, per importi di circa 50 milioni di euro l'anno».

Non è un bonifico. Non è un click. È il budget annuo di sponsorizzazioni su cui Rossi faceva l'istruttoria per il consiglio di amministrazione. Il verbale del detenuto trasforma una voce di bilancio in un'operazione bancaria, e la smentita di Mussari contesta l'operazione bancaria che non c'era. Il documento che spiega la cifra era online da marzo.

Lo stesso paragrafo dice anche quali fossero i beneficiari principali di quei soldi: Calcio Siena, Mens Sana Basket di Siena e Rugby Viadana, tutte all'epoca in serie A. La «squadra di basket» del testimone ha quindi un nome già noto agli atti — e la Commissione aveva audito Ferdinando Minucci, ex presidente della Mens Sana, il 20 gennaio 2025. Un anno e nove mesi prima della «rivelazione».

Morte di David Rossi: quale Grande Aracri, e da quando

Il secondo dettaglio riguarda la 'ndrangheta. Il testimone parla di Nicolino Grande Aracri. I documenti che la Commissione stessa cita dicono qualcosa di più preciso e di più prudente: la sentenza del processo Grimilde del tribunale di Reggio Emilia n. 2096/2022 del 15 dicembre 2022 (depositata il 20 luglio 2023, pagina 419) e l'ordinanza di misure cautelari del tribunale di Bologna (pagina 22, procedimento penale n. 10311/2015 RGNR – 15175/2018 GIP) attestano che presso la filiale di Viadana della Banca Popolare di Puglia e Basilicata era attivo un conto corrente usato da Salvatore Grande Aracri, intestato ad altri. Ma «quanto meno dal 2017»: quattro anni dopo la morte di Rossi.

La pista emiliano-lombarda, in altre parole, è documentale e solida — regge su sentenze, non su confidenze — ma per conto proprio non arriva al marzo 2013. È una distinzione che nelle cronache del 19 ottobre è scomparsa, e che il lavoro della Commissione sulle infiltrazioni delle cosche calabresi al Nord rende invece centrale.

Le criptovalute, nel marzo 2013

Il terzo dettaglio che non torna nei verbali sulla morte di David Rossi è aritmetico. Il primo testimone sostiene che Rossi gestiva conti per conto del clan «facendo fruttare i soldi, spostandoli da un conto all'altro, convertendoli in criptovalute, poi riconvertendo i bitcoin in denaro contante per impedire il tracciamento».

Rossi muore il 6 marzo 2013. Il 1° marzo 2013 un bitcoin valeva circa 32 dollari; il 31 marzo chiudeva a 92,52 dollari dopo essere salito del 188,7% in un mese, e la capitalizzazione dell'intero mercato bitcoin ha superato 1,2 miliardi di dollari soltanto a maggio. Riciclare in quel modo somme dell'ordine di grandezza evocato avrebbe significato assorbire una quota visibile del mercato mondiale, su un'unica piazza di scambio. È il genere di riscontro che la Commissione definisce da fare: nei suoi stessi atti quelle dichiarazioni sono «accuse da riscontrare».

Il mandante, nel marzo 2013, non aveva più la banca

C'è poi un problema di cronologia che riguarda direttamente il presunto mandante della morte di David Rossi. Il meccanismo raccontato dal testimone è una pressione per sbloccare denaro di sponsorizzazione. Ma Mussari aveva lasciato la presidenza del Monte dei Paschi il 26 aprile 2012 e la presidenza dell'Abi il 23 gennaio 2013: il 6 marzo 2013 non ricopriva alcun incarico, né nella banca né nell'associazione bancaria. Il potere che il movente gli attribuisce non ce l'aveva più da dieci mesi.

E la relazione della Commissione, al paragrafo 2.2, lo descrive in termini che le cronache di questi giorni non hanno citato: Mussari era «amico personale» di Rossi, e fu durante la sua gestione che emerse «la posizione di effettivo rilievo in concreto assunta da David Rossi all'interno del Monte dei Paschi». Rossi fu poi confermato dai nuovi vertici, l'amministratore delegato Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo — la banca che oggi è protagonista del risiko bancario italiano.

Questo non rende il movente assurdo: va detto il contrario. Nel gennaio 2013 l'esposizione personale di Mussari era al massimo — l'affare Alexandria gli era appena costato l'Abi — e la stessa relazione segnala che nei giorni precedenti la morte i contatti fra i due erano «particolarmente intensi». Un movente legato a ciò che Rossi poteva dire ai magistrati è plausibile. Quello descritto dal verbale, no: presuppone una leva aziendale che Mussari non possedeva.

Fila di blocchi di travertino su piano avorio, uno fuori allineamento, attraversata da un filo oro teso: la cronologia della morte di David Rossi
Il 26 aprile 2012 Mussari lascia Mps, il 23 gennaio 2013 l'Abi. Rossi muore il 6 marzo 2013: dieci mesi dopo l'uscita dalla banca. · Immagine generata con IA

Fare nomi non è una novità: è scritto nella relazione di marzo

La parte più fraintesa dell'inchiesta sulla morte di David Rossi è quella istituzionale. Si è discusso se una Commissione possa indicare in pubblico due privati cittadini come mandante e organizzatore di un omicidio senza averli ascoltati. La risposta è che l'ha già fatto, all'unanimità, in un documento trasmesso al presidente della Camera il 4 marzo 2026: il paragrafo 6, «Prospettive», riporta la testimonianza di Giovanna Ricci, ex dipendente del Comune di Siena, che indica per nome e cognome Francesco Giusti e Giancarlo Filippone come le sagome del vicolo. Nemmeno loro sono indagati. Il 19 ottobre non è cambiato l'atto: è cambiato il rango della persona nominata.

Vinci ha difeso la scelta così: «Noi abbiamo gli stessi poteri della magistratura. Sembra che il Parlamento valga meno della magistratura». La citazione è esatta a metà. L'articolo 3 della delibera istitutiva si intitola «Poteri e limiti della Commissione» e recita: «procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria». I poteri e i limiti stanno nella stessa frase.

Il comma che decide davvero, però, è il sesto: «La Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati», e «devono in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari». Cioè: la Commissione è giudice del proprio segreto, e l'unico segreto obbligatorio riguarda le carte di un procedimento penale in corso.

Tredici anni senza un procedimento per omicidio

Ed è qui il paradosso che spiega tutto. Quei verbali non sono coperti dal segreto obbligatorio perché il procedimento che tutti aspettano non esiste. La relazione elenca i due soli fascicoli mai aperti sulla morte di David Rossi: il n. 962/2013 RGNR mod. 44 e il n. 8636/2015 RGNR mod. 44. Entrambi contro ignoti, entrambi per istigazione al suicidio (articolo 580 del codice penale), entrambi archiviati — con le ordinanze dei giudici per le indagini preliminari Monica Gaggelli e Roberta Malavasi, che respinsero anche le opposizioni dei familiari.

Mai, in tredici anni, un'iscrizione per omicidio. È esattamente ciò che ora chiedono la madre e il fratello di Rossi, Vittoria Ricci e Ranieri Rossi, assistiti dall'avvocato Paolo Pirani: un procedimento per omicidio, «nel rispetto di tutte le garanzie e del principio costituzionale di non colpevolezza», precisando di non volere «un colpevole a ogni costo». Il vuoto di un fascicolo penale è ciò che rende la Commissione insieme l'unico organo che indaga e l'unico non vincolato.

Con un corollario che la delibera scrive all'articolo 1, comma 3: al termine dei lavori la Commissione «presenta una relazione alla Camera dei deputati». Finisce lì. Nessun rinvio a giudizio, nessuna archiviazione. Rizzetto, quando dice che il compito non è fare il Tribunale, sta leggendo la norma. È la stessa frontiera fra organi parlamentari e magistratura che l'Italia ha discusso nel caso delle chat Delmastro.

La sagoma nel vicolo era già un fascicolo, dieci anni fa

Il filone più solido non è un nome: è un'ombra. Il 12 ottobre Vinci aveva spiegato che la perizia dei Ris dimostra come la persona ripresa dalla telecamera del vicolo di Monte Pio «non era un passante, come è stato raccontato per anni, ma era un soggetto che ha avuto un ruolo attivo»: compare «giusto il tempo per scendere dall'ufficio di Rossi al terzo piano, in quattro minuti», blocca il vicolo con un secondo uomo, impedisce che Rossi venga visto da chi potrebbe soccorrerlo, e riappare quando il corpo smette di muoversi dopo oltre venti minuti.

Quella sagoma, però, era già un atto giudiziario. Nel procedimento del 2015 i pubblici ministeri di Siena avevano disposto «uno stralcio del procedimento per il reato di omissione di soccorso, aperto al fine di identificare la persona che appariva fugacemente nel vicolo Monte Pio e non si curava di David Rossi agonizzante». Lo scrive la relazione della prima Commissione, quella del presidente Pierantonio Zanettin, approvata il 15 settembre 2022. Nella loro opposizione del 20 febbraio 2017 Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi avvertivano già che «il decorso del tempo fosse stato esiziale». Nove anni dopo, identificare quell'uomo è la principale prospettiva di lavoro della Commissione sulla morte di David Rossi.

Sul piano medico-legale, invece, la relazione di marzo sulla morte di David Rossi è netta e inedita: il tenente colonnello Gregori ha individuato l'orologio in volo nel video della caduta — cassa d'acciaio un istante prima del corpo, cinturino un istante dopo — ed è tornato a Siena a verificare che anche l'ombra del cinturino corrispondesse «come metrica e angolazione», trovando «piena corrispondenza a distanza di 12 anni». Le lesioni ai polsi indicano mani di terzi che stringono; quelle al volto sono compatibili con la barra di protezione e il filo anti-volatile, in posizione genuflessa. Conclusione: «non possa essersi trattato di suicidio… quanto invece di un omicidio». La caduta è da circa 14,5 metri.

Il numero 4099009 e l'orologio della legislatura

Il dato più concreto e meno raccontato resta un numero. La sequenza 4099009, rinvenuta la notte della morte, corrisponde al codice identificativo di un certificato di credito al portatore presso una filiale di GE Capital — poi Banca Popolare di Puglia e Basilicata — situata a Viadana: lo stesso comune del Rugby Viadana sponsorizzato da Mps e la stessa filiale del conto riferibile a un Grande Aracri. E quel codice compare in un elenco di titolari di certificati di deposito pubblicato il 10 ottobre 2012 da GE Capital, ex Interbanca, perché i detentori si presentassero agli sportelli prima della scadenza. Cinque mesi prima del 6 marzo 2013. Non è una confidenza di un detenuto: è un documento.

Resta l'orologio della politica. La Commissione sulla morte di David Rossi esiste «per la durata della XIX legislatura». La precedente morì con la XVIII, e la relazione lo dice senza giri di parole: lo scioglimento arrivò «nel momento di più elevata intensità dei lavori», con le relazioni tecniche in via di deposito — motivo per cui l'articolo 1, comma 2 della delibera ha dovuto ordinare alla nuova Commissione di ereditare l'archivio della vecchia, parti segretate incluse. Poi questa ne ha perso quasi un anno da sola: delibera del 22 marzo 2023, costituzione il 5 marzo 2024.

Il bilancio, scritto negli atti: 42 riunioni plenarie, 33 persone audite, 33 riunioni dell'ufficio di presidenza, per un totale di circa 46 ore di seduta, con spese «nel limite massimo di 40.000 euro annui» a carico del bilancio della Camera. Con queste risorse si indaga su un caso di tredici anni fa, si commissionano perizie sperimentali sul cinturino di un orologio e si manda materiale a quattro procure — Bologna, Reggio Emilia, Roma e Siena — compresi, il 10 febbraio 2026, i verbali di un ex legale della famiglia trasmessi «per valutare eventuali violazioni di legge». La legislatura scade nel 2027. Fare due nomi prima di averli ascoltati è anche il comportamento di un organo che sa di non avere un terzo tempo.

Per approfondire: la relazione intermedia della Commissione (Doc. XXII-bis n. 4), la delibera istitutiva in Gazzetta Ufficiale n. 75 del 29 marzo 2023 e la ricostruzione dei due verbali pubblicata dal Fatto Quotidiano.

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