Caso chat Delmastro: il voto slitta in giunta Camera
Il caso chat Delmastro torna in Giunta: il voto della Camera sull'acquisizione dei messaggi con Caroccia slitta ancora, mentre la Procura di Roma valuta il conflitto di attribuzione.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il caso chat Delmastro torna al centro dello scontro tra Parlamento e magistratura. Giovedì 30 luglio 2026 il voto dell'Aula della Camera sull'autorizzazione ad acquisire i messaggi tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Caroccia è slittato di nuovo: la questione è stata rinviata alla Giunta per le autorizzazioni, come comunicato durante la riunione dei capigruppo. Un passo indietro procedurale che, tuttavia, riaccende immediatamente le tensioni tra maggioranza e opposizione.
Caso chat Delmastro: perché il voto è slittato
L'Assemblea di Montecitorio avrebbe dovuto pronunciarsi proprio oggi sulla richiesta della Procura di Roma di acquisire la corrispondenza tra i due. Invece, come riportato dall'ANSA, la comunicazione dello slittamento è arrivata durante la riunione dei capigruppo: il fascicolo torna alla Giunta per le autorizzazioni, l'organo che tutela le prerogative dei deputati e che dovrà tornare a votare a breve.
Non è la prima frenata. Il caso chat Delmastro si trascina infatti da settimane e, ogni volta, il calendario dei lavori parlamentari sembra allontanare una decisione definitiva. Il nodo è delicato perché tocca l'articolo 68 della Costituzione, che protegge la corrispondenza dei parlamentari e impone un via libera della Camera prima che i magistrati possano utilizzare quei messaggi.
Chi è Andrea Delmastro e il nodo Caroccia
Andrea Delmastro Delle Vedove è un esponente di Fratelli d'Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia. Il suo nome è già noto alle cronache: lo scorso 20 maggio 2026 la Corte d'appello ha confermato una condanna a otto mesi per rivelazione di segreto d'ufficio nella vicenda legata all'anarchico Alfredo Cospito. Un precedente che rende ancora più politicamente sensibile ogni nuovo capitolo che lo riguarda.
Al centro della vicenda odierna c'è invece il rapporto con Mauro Caroccia, che sta scontando una condanna. La Procura di Roma vuole leggere gli scambi di messaggi tra i due per ricostruire alcuni passaggi di un'inchiesta parallela. Già il 26 maggio 2026, davanti alla Commissione parlamentare antimafia, Delmastro aveva spiegato la propria presenza in un locale riconducibile a Caroccia, definendola del tutto casuale.

La richiesta della Procura di Roma e il conflitto di attribuzione
La richiesta di acquisizione risale al 27 maggio 2026, quando i pm romani hanno chiesto alla Camera l'autorizzazione a utilizzare la corrispondenza privata. Il 22 luglio, però, la Giunta per le autorizzazioni ha detto no: una decisione che ha fatto esplodere la protesta, con il Movimento 5 Stelle che ha occupato i banchi del governo e una lunga bagarre in Aula.
Di fronte al muro parlamentare, il giorno successivo la Procura di Roma ha iniziato a valutare il ricorso a un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, lo strumento con cui un potere dello Stato contesta a un altro l'esercizio delle proprie competenze. Infine, il 29 luglio, il procuratore capo Francesco Lo Voi ha scritto al presidente della Camera per sollecitare una soluzione. Perché questo braccio di ferro istituzionale è il vero cuore del caso chat Delmastro, molto più delle singole frasi contenute nei messaggi.
La "Bisteccheria d'Italia" e lo scontro politico

Nel merito, la partita ruota attorno alla proprietà di un marchio della ristorazione, la cosiddetta "Bisteccheria d'Italia". L'avvocato di Caroccia ha depositato in Procura le chat sostenendo che dimostrerebbero chi ne è il reale proprietario. Stando alle ricostruzioni di stampa, i messaggi conterrebbero "frasi inopportune ma nulla sui clan": un dettaglio che le parti leggono in modo opposto.
Sul piano politico, la frattura è netta. Il 24 luglio lo stesso Delmastro si è detto certo che il deposito degli scambi "faranno piena chiarezza sulla mia estraneità". Dall'altra parte, il 27 luglio la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha chiesto alla maggioranza di autorizzare l'acquisizione, accusando il centrodestra di voler proteggere un proprio esponente. Quindi il tema, da procedurale, è diventato rapidamente uno scontro sulla trasparenza.
Le opposizioni parlano di un uso politico dei regolamenti parlamentari per rallentare i magistrati. La maggioranza replica che si tratta invece di difendere una garanzia costituzionale valida per tutti i deputati. È lo stesso terreno di frizione che ha attraversato altri dossier recenti sulla giustizia, dal ddl sull'imputabilità dei minori voluto dal governo Meloni alle discussioni sui rapporti tra politica e toghe.
Cosa succede ora tra Camera e magistratura
Con il rinvio in Giunta, i tempi si allungano di nuovo. L'organo dovrà riesaminare il fascicolo e formulare una nuova proposta all'Aula, che resta l'unica a poter concedere o negare in via definitiva l'autorizzazione. Nel frattempo resta aperta l'ipotesi del conflitto di attribuzione davanti alla Consulta, che potrebbe spostare la partita su un piano ancora più alto.
Al di là dell'esito, il caso chat Delmastro conferma quanto sia sottile il confine tra tutela delle prerogative parlamentari e diritto della magistratura ad accertare i fatti. Un equilibrio che, come già visto in altre vicende giudiziarie di rilievo tra cui le motivazioni dell'assoluzione di Selvaggia Lucarelli, continua a dividere l'opinione pubblica e le forze politiche. Per una decisione definitiva, infine, bisognerà attendere il nuovo voto della Giunta e, con esso, l'ennesimo passaggio in Aula.


