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Cinema

Gabbianella e il Gatto restaurata torna su Infinity

La Gabbianella e il Gatto restaurata di Enzo D'Alò torna dal 20 luglio 2026 su Mediaset Infinity, dopo l'anteprima al Giffoni Film Festival: dentro il restauro in 2K e i temi ancora attualissimi del classico animato tratto da Sepúlveda.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Gabbianella e il Gatto: illustrazione della gabbianella e del gatto nero su un tetto al tramonto
Immagine generata con IA

«Gabbianella e il Gatto» restaurata: il classico di D'Alò torna a volare

La Gabbianella e il Gatto restaurata riporta al centro della scena uno dei titoli simbolo dell'animazione italiana d'autore. Dal 20 luglio 2026 la nuova versione rigenerata del film di Enzo D'Alò è disponibile su Mediaset Infinity, subito dopo l'anteprima al Giffoni Film Festival 2026. Un ritorno che intreccia memoria collettiva e sorprendente attualità dei temi.

L'operazione celebra il traguardo dei trent'anni di una storia che continua a parlare a bambini e adulti. Il restauro, infatti, non è soltanto un lifting tecnico: è l'occasione per rileggere una favola che, sul finire degli anni Novanta, aveva conquistato le sale italiane e un'intera generazione di giovani spettatori.

Il restauro in 2K e l'anteprima al Giffoni

La versione restaurata è stata presentata in anteprima domenica 19 luglio nella Sala Lumière del Giffoni, alla presenza dello stesso Enzo D'Alò. Il giorno successivo, il 20 luglio, il film è approdato su Mediaset Infinity, così da renderlo immediatamente accessibile alle famiglie.

Il lavoro di restauro in 2K è stato affidato a Cine Lab Services di Roma, che ha ripulito l'immagine e ne ha rilanciato luminosità, resa cromatica e definizione. Inoltre è stato rimesso mano al comparto sonoro, per restituire alle voci e alle musiche una nitidezza impossibile all'epoca.

«Questa nuova versione rigenerata ci ha permesso di tornare sul film con occhi nuovi, lavorando sul colore e sul suono con strumenti digitali che allora non esistevano», ha spiegato il regista. Un intervento che, quindi, non tradisce l'originale ma ne amplifica la forza visiva.

Dalla penna di Sepúlveda alla Gabbianella e il Gatto

Il film nasce dal romanzo di Luis Sepúlveda Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, pubblicato nel 1996 e diventato in breve un piccolo classico della letteratura per ragazzi. D'Alò ne trasse un adattamento capace di conservare la tenerezza e la profondità morale del testo.

Al centro della vicenda c'è Fortunata, una gabbianella orfana convinta di essere un gatto, e Zorba, il gatto di porto che promette alla madre morente della piccola di prendersene cura e, soprattutto, di insegnarle a volare. Perché la vera sfida, nel racconto, non è biologica ma interiore: imparare ad accettare la propria natura e a spiccare comunque il volo.

Attorno a questo nucleo ruota un microcosmo di gatti solidali, umani distratti e una città portuale che diventa metafora del mondo. Infatti la storia funziona su due livelli, quello dell'avventura per l'infanzia e quello dell'apologo per gli adulti.

Perché la Gabbianella e il Gatto parla ancora oggi

La forza del ritorno della Gabbianella e il Gatto restaurata sta nella persistenza dei suoi temi. Solidarietà, amicizia, rispetto delle differenze e tutela dell'ambiente attraversano tutta la narrazione, a partire dalla macchia di petrolio che condanna la madre di Fortunata.

«Da trent'anni questa storia parla di solidarietà, di amicizia, di inquinamento, di rispetto della diversità: temi drammaticamente attuali ancora oggi», ha sottolineato D'Alò. Tuttavia il film non fa mai la morale: preferisce commuovere, e proprio per questo resta impresso.

Non stupisce, quindi, che il pubblico di Giffoni — festival da sempre attento allo sguardo dei più giovani — abbia accolto la riedizione con affetto. Molti degli spettatori adulti presenti erano cresciuti con quel film e lo hanno ritrovato, restaurato, negli occhi dei propri figli.

Enzo D'Alò e la stagione d'oro dell'animazione italiana

Il restauro riaccende inoltre i riflettori su una figura chiave del nostro cinema d'animazione. Enzo D'Alò, napoletano, è tra i pochissimi autori italiani ad aver portato con continuità il lungometraggio animato nelle sale, in un panorama a lungo dominato dalle produzioni statunitensi e giapponesi.

Prima della gabbianella, il regista aveva firmato La freccia azzurra (1996), tratto dal racconto di Gianni Rodari, imponendosi come voce originale del settore. Successivamente ha diretto Momo alla conquista del tempo (2001), dal romanzo di Michael Ende, poi Opopomoz e, nel 2012, un Pinocchio accompagnato dalle musiche di Lucio Dalla. Un percorso coerente, che ha sempre messo la letteratura al servizio dell'immagine.

In questa prospettiva, riportare in circolazione la versione restaurata non è soltanto un omaggio nostalgico. È anche un modo per ricordare che l'animazione può essere autoriale, adulta e popolare allo stesso tempo, senza rinunciare alla cura del disegno e alla profondità della scrittura.

Un tassello nella stagione dei restauri italiani

Il ritorno del capolavoro di D'Alò si inserisce in una stagione particolarmente ricca di recuperi e anniversari del nostro cinema. Dal grande schermo dei festival alle piattaforme, il patrimonio audiovisivo italiano viene riscoperto e rimesso in circolo, come dimostra anche l'attività della Cineteca di Bologna con Il Cinema Ritrovato.

La disponibilità su Mediaset Infinity, infine, amplia enormemente il bacino potenziale: un classico che rischiava di restare confinato alla nostalgia torna invece alla portata di un click. E conferma che l'animazione d'autore italiana, quando ben custodita, non invecchia. Per approfondire vale la pena consultare le pagine di ANSA Cinema e del Giffoni Film Festival.

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