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Cinema

Morte Marjane Satrapi: addio all'autrice di Persepolis

Morte Marjane Satrapi a 56 anni: la fumettista e regista franco-iraniana autrice di Persepolis si è spenta a Parigi un anno dopo la scomparsa del marito Mattias Ripa.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Morte Marjane Satrapi: omaggio all'autrice di Persepolis in stile grafico noir
Immagine generata con IA

La morte di Marjane Satrapi, autrice del celebre fumetto e film d'animazione Persepolis, segna la fine di una delle voci più libere della cultura visiva contemporanea. La fumettista e regista franco-iraniana si è spenta a Parigi il 4 giugno 2026, all'età di 56 anni, appena poco più di un anno dopo la scomparsa del marito e collaboratore Mattias Ripa. La famiglia, in una nota diffusa dal quotidiano Le Parisien, ha parlato senza mezzi termini: «È morta di dolore, oltre un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l'amore della sua vita».

Una notizia che ha attraversato in poche ore le redazioni di tutto il mondo, perché Satrapi non era soltanto una disegnatrice o una regista. Era diventata, suo malgrado, una delle testimoni più ascoltate dell'Iran post-rivoluzionario e di quella diaspora intellettuale che ha imparato a raccontare la propria patria da lontano, con la matita prima che con la macchina da presa.

Morte Marjane Satrapi: la fine di una voce libera

La morte di Marjane Satrapi arriva al termine di un anno difficile, segnato dal lutto privato per Mattias Ripa, produttore e sceneggiatore svedese scomparso nella primavera del 2025. I due si erano conosciuti a Parigi e avevano costruito insieme buona parte della carriera cinematografica dell'autrice. Non c'è stata, secondo i parenti, una malattia conclamata: solo un esaurirsi progressivo, una vita che si è ritirata sulla scia di quella del compagno.

Tuttavia, ridurre questo addio alla cronaca di un lutto privato sarebbe ingiusto. Satrapi era riuscita, in poco più di vent'anni, a riscrivere il modo in cui il pubblico europeo guardava all'Iran e all'esilio. Lo aveva fatto con un disegno secco, bianco e nero, e con una voce narrante in prima persona che non chiedeva permesso. Per molti lettori italiani, infatti, Persepolis è stato il primo libro a fornire un volto e una storia personale dietro le immagini televisive della Rivoluzione del 1979.

Persepolis: il fumetto che ha raccontato l'Iran al mondo

Nata il 22 novembre 1969 a Rasht, nel nord dell'Iran, e cresciuta a Teheran in una famiglia colta e politicamente impegnata, Satrapi aveva attraversato in prima persona la caduta dello Scià, l'avvento della Repubblica islamica e gli otto anni di guerra contro l'Iraq. A quattordici anni, i genitori l'avevano spedita a Vienna per metterla al riparo dalle violenze quotidiane. Tornata in Iran per l'università, dopo un primo matrimonio fallito si era trasferita definitivamente in Francia, a Strasburgo e poi a Parigi.

Da quell'esperienza era nato, a partire dal 2000, il graphic novel in quattro volumi che le diede fama mondiale. Persepolis uscì in Francia per l'editore L'Association, in un periodo in cui il fumetto autobiografico era considerato un genere di nicchia. Perciò la critica lo accostò subito a Maus di Art Spiegelman, riconoscendo a entrambi la capacità di portare la grande storia dentro il vissuto familiare. Nei suoi disegni essenziali si muovevano la nonna che insegnava la dignità, lo zio comunista giustiziato, le ragazze obbligate al velo, i bombardamenti notturni di Teheran.

Dal graphic novel al film premiato al Festival di Cannes

Nel 2007 Satrapi portò Persepolis sullo schermo insieme al fumettista Vincent Paronnaud. L'adattamento, realizzato in animazione tradizionale a inchiostro nero, infranse molte regole del cinema commerciale: niente computer grafica spettacolare, niente lieto fine consolatorio. Eppure conquistò il Premio della Giuria al Festival di Cannes e una nomination all'Oscar come miglior film d'animazione, perdendola solo contro Ratatouille della Pixar.

Da allora la regista non si era mai fermata. Nel 2011 aveva firmato l'adattamento di Pollo alle prugne, altro suo romanzo grafico, questa volta in live action. Quindi era passata al thriller psicologico con The Voices (2014), interpretato da Ryan Reynolds, e nel 2019 al biopic scientifico Radioactive, dedicato a Marie Curie, con Rosamund Pike protagonista. Una filmografia eterogenea, infatti, in cui era difficile riconoscere un'unica firma stilistica: l'unico filo conduttore restava l'attenzione alle figure femminili in lotta contro sistemi più grandi di loro.

Le altre opere e l'impegno per le donne iraniane

Oltre a Persepolis, la bibliografia di Satrapi conta titoli oggi tradotti in più di trenta lingue. Pollo alle prugne, pubblicato nel 2004, racconta gli ultimi otto giorni di vita di un musicista iraniano che decide di lasciarsi morire dopo aver perso il suo strumento. Taglia e cuci e Il sospiro hanno completato un percorso che mescolava memoir familiare, satira politica e fiaba per adulti, sempre con il tratto sintetico e tagliente che è diventato il suo marchio di fabbrica.

Nel 2023, infine, Satrapi aveva curato l'antologia collettiva Donna, vita, libertà, dedicata alla giovane Mahsa Amini e al movimento di protesta esploso in Iran dopo la sua morte in custodia. Aveva coordinato venti fumettisti internazionali e diversi esperti di geopolitica, trasformando un libro in un atto di solidarietà attiva. «Disegnare è il mio modo di non tacere», aveva detto durante la promozione del volume, ribadendo una postura civile che non aveva mai abbandonato.

Morte Marjane Satrapi: omaggi internazionali da Macron a Saviano

Le reazioni alla morte di Marjane Satrapi hanno superato in poche ore il perimetro del mondo della cultura. Il presidente francese Emmanuel Macron l'ha ricordata come «una voce libera che ha fatto entrare l'Iran nelle case di milioni di lettori, dimostrando che il fumetto può essere arte alta e impegno politico insieme». Roberto Saviano, in un lungo post sui social, ha scritto che Persepolis gli aveva insegnato «che si può raccontare una dittatura senza retorica, senza eroi e senza paura del proprio dolore».

Anche il mondo del cinema d'animazione internazionale le ha reso omaggio. Dal Festival di Annecy ai colleghi italiani, da Il Post a Le Monde, in molti hanno ricordato come Satrapi avesse trasformato un'esperienza dolorosa di esilio in un linguaggio universale. Di conseguenza, oggi, generazioni di studenti europei conoscono la Teheran degli anni Ottanta soprattutto grazie alle sue vignette in bianco e nero.

Un'eredità che resta nelle librerie e nei festival

Resta il fatto che, con la morte di Marjane Satrapi, il mondo perde non solo un'autrice di successo, ma una delle poche figure capaci di tenere insieme fumetto, cinema, militanza per i diritti delle donne e dialogo tra Oriente e Occidente. I suoi libri continueranno a essere ristampati, i suoi film a circolare nei festival e nelle rassegne universitarie. Infine, come ha scritto il Corriere della Sera, la sua lezione più importante forse non sta nei premi vinti, ma nella convinzione che ciascuno possa narrare la propria storia, anche con strumenti semplici come una matita e un foglio bianco.

Il funerale si terrà a Parigi nei prossimi giorni, in forma privata, come richiesto dalla famiglia. Per chi vorrà rendere omaggio, le librerie di mezza Europa hanno già allestito vetrine dedicate: un saluto silenzioso, ma — quindi — perfettamente coerente con il modo in cui Satrapi aveva scelto di parlare al mondo.

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