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Cinema

Smart Working Capatonda: il film comico di Moltrasio

Smart Working Capatonda esce il 4 giugno: la commedia di Svevo Moltrasio porta il comico abruzzese in un ruolo pacato, tra Torino, smart working e caos casalingo.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Smart Working Capatonda: appartamento torinese trasformato in coworking caotico al tramonto
Immagine generata con IA

Smart Working Capatonda: il debutto di un attore irriconoscibile

Smart Working Capatonda è il titolo che meglio sintetizza il piccolo terremoto comico arrivato nelle sale italiane giovedì 4 giugno 2026. La nuova commedia diretta da Svevo Moltrasio, distribuita da Vision Distribution, mette al centro il comico abruzzese in un ruolo che spiazza chiunque conosca i suoi tormentoni virali: niente Mariottide, niente Padre Maronno, niente eccessi grotteschi. Il protagonista è Giuliano, un impiegato pacato e quasi rassegnato che vive il lavoro da casa come una conquista silenziosa. Quando l'azienda minaccia di richiamare tutti in ufficio per il calo di produttività, il suo appartamento torinese si trasforma in un coworking improvvisato che divora vita privata e famiglia.

Smart Working Capatonda: appartamento torinese trasformato in coworking caotico al tramonto
Il salotto-set di Smart Working: l'idillio domestico di Giuliano travolto dai colleghi. · Immagine generata con IA

La trama: una casa, troppi colleghi, zero confini

Giuliano lavora in smart working per un'azienda torinese e ha trovato il proprio equilibrio: meno stress, più tempo per la moglie Laura (Sara Lazzaro), scrittrice incinta del secondo figlio. Il problema arriva quando i colleghi, in remoto, mancano una scadenza importante. Per salvare la modalità agile, Giuliano si propone come tutor e li invita a casa propria. Inoltre, uno dopo l'altro, gli ospiti si fanno stanziali. Tuttavia il piano si rovescia: mentre il gruppo, contagiato dal caos collettivo, diventa improvvisamente produttivo, è lo stesso Giuliano a crollare, schiacciato dall'invasione e dalla nuova vita di coppia che doveva nascere proprio in quelle stanze. Il regista ha spiegato all'ANSA che lo smart working «funziona come impalcatura narrativa»: il vero bersaglio è la classe intellettuale che si chiude in casa e finisce per ricostruire le stesse dinamiche tossiche dell'ufficio, soltanto cambiando la gabbia.

Smart Working Capatonda: un comico fuori dalla zona di comfort

La sorpresa del film, come notato dalle prime recensioni di ComingSoon, sta proprio nella sottrazione. Maccio Capatonda — al secolo Marcello Macchia — ha costruito vent'anni di carriera sul grottesco, sull'iperbole verbale e sui finti trailer virali. In Smart Working Capatonda fa esattamente il contrario: trattiene, smorza, lascia parlare gli altri. «Interpreto uno che subisce molto», ha riassunto lui stesso. Il personaggio si rifugia in un cineforum casalingo che cita Buñuel, coltiva l'illusione di una vita a misura d'uomo e si scopre, scena dopo scena, selettivamente cieco di fronte al disastro che gli cresce intorno. È una performance di rimpicciolimento volontario, quasi un esercizio di pudore comico, che ricorda più certi personaggi fantozziani di servitù volontaria che non gli sketch di YouTube. Infine, la critica concorda: la prova è la più matura della sua filmografia.

Un cast corale tra Nichetti, Tiberi e Lazzaro

Attorno al protagonista si muove un'ensemble che funziona come un orologio. Maurizio Nichetti — appena premiato a fine maggio dal festival Mònde di Foggia — è la sorpresa più applaudita: nei panni del collega manipolatore Gianni porta il suo tocco surreale e diventa, secondo TheSoundcheck, «l'anima della comune lavorativa». Alessandro Tiberi e Sara Lazzaro formano una coppia credibile, con la Laura della Lazzaro promossa al rango di vera protagonista parallela e non semplice spalla femminile. Giulia Bolatti chiude il quadro insieme allo stesso Moltrasio, che si ritaglia un ruolo davanti alla macchina da presa. Il risultato è una commedia corale che la critica accosta tanto al primo Woody Allen quanto alla tradizione della commedia all'italiana, passando per il cinismo iberico di Álex de la Iglesia. Per chi voglia approfondire le tensioni del nuovo cinema italiano contemporaneo, il film offre un ottimo termometro generazionale.

Postazione di smart working in salotto italiano al mattino con caffè e laptop
La «conquista silenziosa» di Giuliano: il lavoro da casa prima dell'invasione. · Immagine generata con IA

Torino come terzo protagonista

Le riprese si sono svolte nel capoluogo piemontese per cinque settimane tra il 22 settembre e il 25 ottobre 2025, mappando un itinerario di luoghi riconoscibili: la Mole Antonelliana, il Monte dei Cappuccini, Borgo Dora, via Principe Amedeo, i Giardini Peyron e il quartiere della Crocetta. Moltrasio ha definito Torino «una seconda casa» e ne ha lodato la dimensione «a misura d'uomo», capace di restituire identità ai personaggi e alla storia. Di conseguenza la città non è una semplice cartolina ma diventa una sorta di terzo personaggio silenzioso, contraltare urbano dell'appartamento-incubatrice. Il film è stato sostenuto dal Piemonte Film TV Fund, da Rai Cinema e da Sky, con il contributo del Ministero della Cultura. Una proiezione speciale è in calendario il 5 giugno al Cinema Ideal Cityplex di Torino con cast presente.

Una commedia che parla a chi lavora oggi

Il valore politico di Smart Working Capatonda, però, sta nella tesi di fondo: la modalità agile non è di per sé liberazione né schiavitù. È un dispositivo neutro che ogni gruppo umano riempie con le proprie ossessioni. Perché, come ha ribadito Moltrasio, una volta liberati dal cubicolo aziendale i lavoratori italiani tendono a ricostruirsi una versione domestica, e spesso peggiore, della stessa cultura tossica. La scrittura della sceneggiatura sceglie il piano-sequenza e un cast in crescita progressiva: lo spettatore si rende conto della minaccia con la stessa lentezza del protagonista. Inoltre, il film esce in un momento in cui il dibattito italiano sul lavoro agile è incandescente — tra nuove regole, ritorni forzati in ufficio e contratti collettivi sotto pressione. Cinematografo sottolinea come la pellicola dialoghi con il malessere di un'intera generazione che lavora da remoto senza sentirsi davvero libera. Quindi il pubblico in sala troverà, sotto la risata, un piccolo specchio scomodo della propria routine.

Cosa aspettarsi al botteghino e oltre

Anteprima al Milano Film Fest nei giorni precedenti, distribuzione capillare con Vision Distribution, voto 3 su 5 di ComingSoon e un sostegno entusiasta dalla critica indipendente: i segnali per Smart Working Capatonda sono di una commedia adulta, non un blockbuster da incassi mostruosi ma un titolo che può fare strada con il passaparola estivo. Infine vale la pena ricordare che il debutto al cinema di Moltrasio — alla seconda regia dopo Gli ospiti — conferma un piccolo filone italiano di autori che riportano la commedia alla critica sociale dopo anni di cinepanettoni e prodotti seriali. Tuttavia non mancano i limiti: alcune sottotrame restano sospese, la moglie scrittrice rischia di restare ai margini, e il finale chiede al pubblico una pazienza che non tutti avranno. Resta però la sensazione, già emersa nei dibattiti del cinema d'autore europeo di queste settimane, che il cinema italiano stia cercando una nuova lingua per raccontare il presente.

Tetti di Torino con la Mole Antonelliana al tramonto, set del film con Maccio Capatonda
La Torino dei tetti e della Mole: location ricorrente del film di Moltrasio. · Immagine generata con IA

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