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Moda

Mostra su Galliano al Met: cancellata la retrospettiva

Mostra su Galliano al Met: il Metropolitan cancella la retrospettiva Horizons dopo le proteste. Non è stato il museo a fermarsi, ma lo stilista a rinunciare. Intanto la sua prima collezione per Zara arriva a settembre.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Galleria museale neoclassica vuota con plinti espositivi liberi, immagine simbolo della mostra su Galliano annullata dal Met
Immagine generata con IA

La mostra su Galliano al Metropolitan Museum of Art di New York non si farà. Ad annunciarlo, il 31 agosto, è stato un comunicato congiunto del museo e dello stilista, anticipato da un lungo messaggio che John Galliano ha pubblicato sul proprio profilo Instagram. «Dopo lunghe riflessioni e discussioni con il Met e tutte le persone coinvolte, ho deciso, con grande tristezza, che sia meglio che la mostra non abbia luogo in questo momento», ha scritto il designer. Non è stato il museo a fare marcia indietro: formalmente, è stato lui a chiedere che la retrospettiva venisse fermata.

La decisione arriva a un mese esatto dall'annuncio del progetto e chiude nel modo più brusco quella che doveva essere la stagione espositiva più discussa del 2027. La cancellazione della mostra su Galliano lascia inoltre scoperto il primo lunedì di maggio, cioè la data del Met Gala, l'evento che finanzia l'intero Costume Institute.

Mostra su Galliano: che cosa prevedeva «Horizons»

Il Met aveva annunciato John Galliano: Horizons il 31 luglio 2026. L'esposizione era calendarizzata dal 9 maggio 2027 al 9 gennaio 2028 nelle Condé M. Nast Galleries, al piano terra del museo, con la curatela di Andrew Bolton, curatore capo del Costume Institute. Sarebbe stata la prima grande retrospettiva museale dedicata all'intero arco creativo dello stilista.

Il percorso, secondo la presentazione del museo e le ricostruzioni della stampa specializzata, avrebbe riunito abiti, accessori, schizzi, materiali d'archivio e libri di ricerca, dalla collezione di diploma del 1984 — Les Incroyables — fino agli anni alla guida di Givenchy, Dior e Maison Margiela, attingendo anche al consistente fondo Galliano già conservato dal Costume Institute.

Il dato che spiega la portata del progetto è però un altro: la mostra su Galliano avrebbe reso il designer britannico, nato a Gibilterra nel 1960, il terzo stilista vivente di sempre a ricevere una monografica al Met, dopo Yves Saint Laurent nel 1983 e Rei Kawakubo nel 2017. Non un omaggio fra i tanti, quindi, ma l'ingresso in un canone che il museo ha aperto tre volte in quarant'anni.

Galleria museale neoclassica vuota con plinti espositivi liberi, immagine simbolo della mostra su Galliano annullata dal Met
La mostra su Galliano avrebbe occupato le Condé M. Nast Galleries dal 9 maggio 2027 al 9 gennaio 2028. · Immagine generata con IA

Il Met sapeva che la mostra su Galliano sarebbe stata contestata. In una nota diffusa con l'annuncio aveva messo le mani avanti: «Accanto agli straordinari traguardi creativi di Galliano, la mostra affronterà anche la condotta denigratoria che ha profondamente segnato la sua carriera e la percezione pubblica di lui. In questo modo, l'esposizione rifletterà su come il valore artistico debba essere compreso insieme alla responsabilità etica». Prima del via libera, lo stilista aveva incontrato alcuni esponenti della comunità ebraica in incontri organizzati in parte da Anna Wintour e da Bolton.

La data del Met Gala e la miccia della mostra su Galliano

La prima crepa della mostra su Galliano è stata il calendario. L'inaugurazione con il Met Gala era prevista per il 3 maggio 2027, primo lunedì del mese come da consuetudine, e quella data coincide con lo Yom HaShoah, il Giorno della Memoria dell'Olocausto e dell'Eroismo. Una serata di gala dedicata a uno stilista condannato per insulti antisemiti, proprio in quel giorno.

Julie Menin, presidente del Consiglio comunale di New York, ha definito la scelta «un grave errore» in una lettera indirizzata a Wintour, Bolton e al direttore del Met Max Hollein, poi pubblicata sui suoi profili social. «In un momento in cui la nostra città si trova ad affrontare un grave aumento dell'antisemitismo, dell'odio anti-asiatico e di altre forme di odio, ritengo che la decisione di onorare in modo così prominente qualcuno che ha adottato questo comportamento sia del tutto inappropriata», ha scritto. «Le parole contano, e chi scegliamo di esaltare è una dichiarazione diretta dei nostri valori».

C'è poi un precedente che rende la vicenda meno improvvisa di come appare. Secondo quanto ricostruito dal New York Times, una mostra su Galliano era già stata programmata per il 2024 e rinviata dopo gli attacchi del 7 ottobre in Israele. Il museo, quindi, aveva già valutato una volta che il momento non fosse quello giusto.

Non l'indignazione, ma i donatori

Il passaggio decisivo contro la mostra su Galliano non è arrivato dai commentatori, ma da chi paga. Arne Glimcher, fondatore della galleria Pace e figura di primo piano del mondo dell'arte americano, ha inviato una email critica a Hollein e al curatore David Breslin: «Non credo abbiate valutato il costo di questa iniziativa e le sue ripercussioni future», aggiungendo che lui e la moglie stavano «seriamente riconsiderando» la destinazione di altre opere della loro collezione, assegnate al Met per testamento.

Jill Kargman, membro storico dei Friends of the Costume Institute, ha annunciato le dimissioni. Elisha Wiesel, figlio del premio Nobel Elie Wiesel, ha definito l'omaggio «un'idea pessima». Il rabbino emerito David Wolpe ha parlato di «farsa morale» a proposito del Met Gala.

Qui la struttura conta più delle dichiarazioni. Il Costume Institute è l'unico dipartimento del Met che deve finanziarsi da solo: mostre, personale e attività dipendono dalla raccolta del gala di primavera, che nel 2026 ha toccato il record di circa 42 milioni di dollari, dopo i 31 milioni del 2025 e i quasi 26 del 2024, con biglietti individuali intorno ai 100mila dollari e tavoli a partire da 350mila. In un dipartimento così, un donatore che minaccia di riscrivere il testamento non è un critico: è una voce di bilancio. È questa la ragione per cui la mostra su Galliano è caduta in dieci giorni.

Manichino da sartoria con drappeggio di seta chiara non rifinito in un atelier di alta moda illuminato da una lampada
Dal diploma del 1984 a Givenchy, Dior e Margiela: il lavoro che la mostra su Galliano avrebbe ripercorso. · Immagine generata con IA

Zara, Dior e i due binari della riabilitazione

Il punto più interessante è il confronto fra due calendari che corrono in parallelo. Mentre la mostra su Galliano si arenava, la sua riabilitazione commerciale procedeva senza intoppi. Nella primavera del 2026 lo stilista ha firmato una collaborazione biennale con Zara, nata da conversazioni con Marta Ortega Pérez, presidente di Inditex: il mandato è «riscrivere» l'archivio del marchio, e la prima collezione è attesa proprio in questo mese di settembre. È la prima volta che Galliano lavora con il fast fashion invece che con il lusso.

All'inizio dell'anno, inoltre, era stato invitato in prima fila a una sfilata di alta moda di Dior — la maison che lo aveva licenziato — e l'accoglienza calorosa aveva alimentato le voci su un possibile rientro nell'orbita LVMH. Chi conosce le dinamiche delle relazioni pubbliche nel lusso sa che un posto in front row non è mai una cortesia casuale.

La differenza fra i due binari è netta. Un contratto commerciale è una transazione privata: chi lo firma risponde a un consiglio di amministrazione e a un conto economico. Una monografica al Met è invece un atto di consacrazione pubblica, e il museo risponde a donatori, amministrazione cittadina e visitatori. L'industria della moda può riassumere Galliano quando vuole, e lo ha fatto. L'istituzione culturale, per canonizzarlo, deve chiedere il permesso a una platea molto più larga. Tuttavia è proprio questa asimmetria che il dibattito sulla «cancel culture» tende a schiacciare: qui nessuno ha tolto lavoro a Galliano, gli è stata negata una teca.

Il buco nel calendario primaverile del Met

Dopo la rinuncia alla mostra su Galliano, il museo ha comunicato che informazioni su una nuova mostra primaverile del Costume Institute e sul Met Gala 2027 arriveranno più avanti. Non è un dettaglio organizzativo: una monografica di quella scala richiede in genere due anni di lavoro, e al primo lunedì di maggio 2027 mancano otto mesi. Il gala, intanto, resta il motore finanziario del dipartimento e ha bisogno di un tema.

Le critiche, quindi, non si sono fermate con l'annullamento. Variety ha osservato che fare marcia indietro «in modo così plateale dopo almeno un anno di preparativi non cancella la scarsa lungimiranza dimostrata da figure chiave come Andrew Bolton e Anna Wintour», e che il dietrofront sotto pressione esterna conferma semmai i dubbi sulla capacità del progetto di reggere l'analisi. Pochi giorni prima Wintour aveva dichiarato: «Non c'è nessuno che meriti una mostra di questa portata più di John Galliano. La sua carriera non è definita da un singolo momento». Dopo la rinuncia ha parlato di «decisione coraggiosa».

Scalinata monumentale di un museo completamente deserta all'ora blu, senza tappeto ne allestimento per il gala
Il Met Gala del 3 maggio 2027 resta in calendario, ma senza il tema che la mostra su Galliano avrebbe fornito. · Immagine generata con IA

Vale la pena ricordare il fatto da cui la mostra su Galliano è stata travolta. Nel 2011 Galliano fu allontanato dalla direzione creativa di Dior dopo una serie di dichiarazioni antisemite e comportamenti aggressivi pronunciati sotto l'effetto dell'alcol; nel giugno dello stesso anno un tribunale francese lo condannò per «insulti pubblici basati sulla provenienza, l'affiliazione religiosa, la razza o l'etnia». Lo stilista, che all'epoca disegnava fino a 32 collezioni all'anno, ha sempre attribuito quegli episodi alle dipendenze e non alle proprie convinzioni.

Le parole con cui la mostra su Galliano si è chiusa

Nel comunicato, Hollein si è limitato a constatare: «A seguito di attente discussioni con John Galliano, abbiamo deciso di comune accordo di non procedere con la mostra». Il testo dello stilista è invece la parte che resterà. Galliano, oggi 65 anni e quindici di sobrietà alle spalle, ha ringraziato il museo e ha aggiunto: «Mi assumo pienamente la responsabilità del dolore causato dalle mie parole in passato, in particolare per la sofferenza che ho provocato alle comunità ebraica e asiatica. Comprendo che un'espiazione significativa non si ottiene attraverso una mostra, un riconoscimento istituzionale o un singolo gesto pubblico. Si tratta di una responsabilità continua, che si dimostra attraverso l'ascolto, l'apprendimento e la propria condotta nel tempo».

È infatti la formulazione più precisa emersa in tutta la vicenda, e viene dall'interessato: nessuna istituzione può certificare un perdono al posto di chi dovrebbe concederlo. La moda, che negli ultimi anni ha trattato i musei come l'ultimo grado del proprio sistema di legittimazione — dalle grandi retrospettive milanesi alle collaborazioni fra arte e sartoria a Palazzo Reale — scopre qui il limite di quel meccanismo. Un museo può esporre un lavoro; non può assolvere una biografia. Per approfondire il resto delle nostre notizie di moda, intanto, il calendario del 2027 è tutto da riscrivere.

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