Nuovi LEA: le 800 prestazioni sono 22 codici inediti
Nuovi LEA pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre 2026: i due decreti annunciano circa 800 tra servizi e prestazioni, ma negli allegati i codici davvero inediti del nomenclatore sono ventidue e le voci eliminate cinquantacinque. Entrata in vigore il 30 ottobre.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

I nuovi LEA sono stati pubblicati il 30 settembre nella Gazzetta Ufficiale n. 227, e il numero che ha fatto il giro delle redazioni è uno solo: ottocento. Ottocento tra nuovi servizi, prestazioni e terapie. I provvedimenti in realtà sono due — il DPCM 7 agosto 2026 e il decreto del ministro della Salute 3 agosto 2026 — ed entrano in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione, quindi il 30 ottobre. Insieme ai decreti il ministero ha pubblicato anche gli allegati e le relazioni: centosessantanove pagine di tabelle che permettono di fare l'unica cosa che nessuno ha fatto, cioè contare.
Il conto dei nuovi LEA non coincide con il titolo. Nel nomenclatore della specialistica ambulatoriale i codici davvero inediti sono ventidue. Le voci cancellate sono cinquantacinque. E il foglio più voluminoso dell'intero aggiornamento è quello in cui di duecentocinquantacinque prestazioni già esistenti cambia soltanto la descrizione.
Nuovi LEA: due decreti, una sola voce di spesa
La prima cosa che gli allegati chiariscono è che i nuovi LEA non sono un provvedimento, ma due, con nature giuridiche opposte. Il decreto ministeriale del 3 agosto nasce dall'articolo 1, comma 559, della legge 208/2015: può contenere solo aggiornamenti che non costano nulla. Il suo articolo 11 è una clausola di invarianza finanziaria secca — le Regioni lo attuano «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».
Il DPCM del 7 agosto è invece l'atto che spende. L'articolo 7 quantifica gli oneri in 149,5 milioni di euro annui. È l'unico dei due decreti che aggiunge prestazioni pagandole, ed è anche il più sottile: tocca sei dei venti allegati del DPCM del 2017, mentre il decreto a costo zero ne tocca tredici.
Infatti la sproporzione spiega da sola l'aritmetica dei nuovi LEA. Il grosso delle ottocento voci sta nel decreto isorisorse, e un decreto isorisorse, per definizione di legge, non può introdurre prestazioni che costino. Può riscriverle, rinominarle, spostarle di branca, correggerne il codice — o toglierle.
Dove stanno davvero le 800 voci dei nuovi LEA
Il foglio B1 del decreto ministeriale dei nuovi LEA, quello intitolato «inserimento prestazioni», contiene quarantotto codici. Trentotto sono pacchetti di radioterapia, brachiterapia e irradiazione corporea totale, di cui si dirà fra poco. Restano dieci prestazioni cliniche nuove: fra queste la mucosectomia esofagea, gastrica e duodenale in gastroscopia, la mammografia con mezzo di contrasto, l'albumina glicata.
Il foglio B del DPCM, quello che costa, ne aggiunge dodici: il test prenatale non invasivo sul DNA fetale, l'elastografia transiente epatica, la terapia psicoeducazionale per i disturbi dell'alimentazione in seduta individuale e collettiva, il dosaggio dell'ADAMTS13, l'analisi quantitativa dell'HDV RNA, il microinfusore sottocute. Dieci più dodici: ventidue è il numero di prestazioni che nei nuovi LEA non c'erano in nessuna forma.
Nei nuovi LEA il foglio B5 si intitola «prestazioni eliminate» e ne elenca cinquantacinque. Trentotto riguardano la radioterapia. Le altre diciassette sono cancellazioni secche, senza sostituto: la densitometria ossea a ultrasuoni, l'ecocolordoppler delle paratiroidi, il testosterone libero, la faringografia, la spirometria separata dei due polmoni, la somministrazione di farmaci per mezzo di nebulizzatore, le stimolazioni vestibolari rotatorie.
Tutto il resto — e il resto è la quasi totalità delle ottocento voci dei nuovi LEA — sono modifiche a prestazioni che c'erano già. Il foglio B2, «modifica nella descrizione di prestazioni», da solo ne conta duecentocinquantacinque. Il foglio B10, sulle indicazioni di appropriatezza, centosei. Il B4, sull'inserimento o la rimozione delle note H e R, trentaquattro. Il B3, sul cambio di codice, diciotto. Il foglio M1 è dedicato alla «correzione dei refusi».
Non è una lettura maliziosa: è esattamente quello che scrive il ministero. La relazione illustrativa dei nuovi LEA afferma che «i primi obiettivi perseguiti sono stati quelli di correggere refusi contenuti nel dPCM 2017, eliminare prestazioni obsolete, inserire modifiche nelle definizioni e migliorare l'appropriatezza organizzativa e clinica». Il comunicato ha poi tradotto quel lavoro in «circa 800 tra nuovi servizi, prestazioni e terapie introdotti attraverso modifiche, sostituzioni e revisioni delle voci precedenti», e la stampa specializzata ha riportato la formula per intero. Nei titoli, però, la subordinata è caduta.
Alcune di quelle riscritture non sono neutre. Alla voce 11.31 l'«asportazione o trasposizione dello pterigio» diventa semplicemente «asportazione dello pterigio». Alla voce 14.24 la fotocoagulazione panretinica passa da «minimo tre sedute» a «fino a 4 sedute»: da un pavimento a un tetto, dentro un foglio che si chiama «modifica nella descrizione».
Radioterapia: 38 codici eliminati e 38 pacchetti creati
Il capitolo più voluminoso dei nuovi LEA è anche quello meno raccontato, e va letto per quello che è: una riorganizzazione, non un taglio. Trentotto codici di radioterapia spariscono dal foglio delle prestazioni eliminate — teleterapia con acceleratore lineare, brachiterapia, irradiazione corporea totale, studio fisico-dosimetrico, individuazione del volume bersaglio — e trentotto pacchetti compaiono in quello degli inserimenti, organizzati per categoria di complessità (A, B, C, D) e per durata del ciclo: breve fino a 5 sedute, corto 6-10, intermedio 11-20, lungo oltre 20.

Tuttavia la sostanza cambia. Il foglio B8 elenca le prestazioni che compongono ciascun pacchetto e le qualifica come «non prescrivibili singolarmente». Le vecchie voci continuano quindi a esistere, ma solo dentro un pacchetto: con i nuovi LEA la radioterapia smette di essere prescrivibile pezzo per pezzo e diventa un percorso unitario. È la modifica clinicamente più rilevante dell'intero aggiornamento, e nei comunicati occupa una riga.
Nuovi LEA, i 149,5 milioni e le soglie che restringono
La relazione tecnica del DPCM scompone i 149.481.413 euro voce per voce, e il risultato ridisegna le proporzioni dei nuovi LEA. Il test prenatale non invasivo da solo vale 34,7 milioni, su una platea stimata di 91.237 donne e una tariffa di 300 euro. I due pannelli di fattori prognostici per le patologie tumorali ne valgono insieme 42,1 milioni. Lo screening neonatale esteso alle otto nuove patologie — SCID, ADA-SCID e PNP-SCID, iperplasia surrenalica congenita, mucopolisaccaridosi di tipo 1, adrenoleucodistrofia legata all'X, Fabry, Gaucher, Pompe — vale 13,5 milioni su 392.596 nati. Il programma BRCA1 e BRCA2 ne vale 11,1, su un target effettivo di 10.272 donne.

In fondo alla tabella ci sono le cifre che nessuno ha citato. La terapia psicoeducazionale per i disturbi dell'alimentazione, presentata ovunque come una delle novità dei nuovi LEA, è costata 88.596 euro l'anno: lo 0,06% del pacchetto. La platea su cui è calcolata viene da un parere dell'Istituto superiore di sanità «aggiornato al maggio 2018».
Le tre nuove esenzioni per malattia cronica arrivano poi con soglie che i comunicati hanno omesso. La sindrome fibromialgica entra con il codice 068, ma «limitatamente alle forme molto severe (FIQR>82)», su una scala che arriva a 100: l'impatto stimato è di 10,8 milioni. L'idrosadenite cronica suppurativa entra «limitatamente allo stadio III di Hurley», il più grave dei tre. La terza è la malattia polmonare da micobatteri non tubercolari. Perciò le nuove condizioni esenti nei nuovi LEA non sono un elenco: sono tre, e due nascono già perimetrate.
Dieci anni di attesa e 130 milioni che restano fermi
La Commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA è stata istituita con decreto ministeriale del 16 giugno 2016. Il suo primo mandato si è chiuso nell'ottobre 2019 con una proposta di aggiornamento; la seconda Commissione si è insediata il 28 luglio 2020 e ha finito nel luglio 2023; la terza è in carica dal 18 luglio 2024. I nuovi LEA pubblicati adesso contengono il lavoro delle prime due.
Il motivo per cui i nuovi LEA arrivano solo adesso è scritto in entrambi i decreti: l'articolo 64 del DPCM del 2017 aveva sospeso l'efficacia di parte del provvedimento fino al decreto sulle tariffe massime, arrivato solo il 25 novembre 2024. Di conseguenza per sette anni l'iter di approvazione delle proposte è rimasto fermo, mentre la Commissione continuava a istruirle.
Quanto ai soldi, la relazione tecnica è esplicita. Fra legge 234/2021, legge 213/2023 e legge 207/2024 per l'aggiornamento dei livelli essenziali sono disponibili dal 2025 450 milioni di euro; circa 170 sono già serviti a finanziare il decreto tariffe del novembre 2024; ne restano 280. I nuovi LEA ne impegnano 149,5. Centotrenta milioni e mezzo del fondo destinato ad aggiornare i livelli essenziali restano dunque non impegnati: il vincolo, qui, non era il denaro.
C'è infine una riga che vale per il prossimo giro. Le Commissioni parlamentari hanno dato parere favorevole il 4 febbraio 2026 «con alcune osservazioni e proposte», che il DPCM rinvia alla valutazione della Commissione nazionale «ai fini degli approfondimenti tecnici propedeutici a una successiva, eventuale, implementazione». Le richieste del Parlamento, cioè, non sono in questo decreto: sono in quello dopo. Che arriva dopo nove anni di attesa per il primo.
Resta un'ultima casella, nella tabella sinottica della relazione illustrativa, su cui converrà tornare: l'allegato 3, quello dei presidi per le persone con diabete e con malattie rare. Nella colonna del decreto senza oneri e in quella del decreto con oneri la dicitura è la stessa, «nessun aggiornamento». Dopo la stagione dello stop al decreto Schillaci sulla medicina generale, i nuovi LEA confermano che in sanità la distanza fra l'annuncio e l'allegato continua a misurarsi in anni. Dal 30 ottobre, comunque, ventidue prestazioni che prima non esistevano saranno esigibili in tutte le Regioni. Non sono ottocento, ma non sono zero.


