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Tetto studenti stranieri: la deroga che il decreto toglie

Il tetto studenti stranieri annunciato da Meloni esiste dal 2010 nella circolare Gelmini. Ma quel testo lega il limite alla conoscenza dell'italiano e affida agli Uffici scolastici regionali il potere di derogarvi: nel 2010 i nati in Italia erano il 35% degli alunni stranieri, oggi sono il 65%.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Tetto studenti stranieri: aula vuota di una scuola italiana con banchi in legno, lavagna verde e planisfero alla parete
Immagine generata con IA

Il tetto studenti stranieri annunciato da Giorgia Meloni il 20 settembre dal palco della festa di Gioventù nazionale non è una novità normativa: un tetto studenti stranieri del 30% per classe esiste in Italia dall'8 gennaio 2010, scritto nella circolare ministeriale n. 2 firmata dall'allora ministra Mariastella Gelmini. La differenza fra quel testo e il decreto in arrivo in Consiglio dei ministri non sta nella percentuale. Sta in due commi che la circolare aveva messo apposta per renderla applicabile, e che il passaggio alla legge rischia di cancellare.

«Sta per arrivare in Consiglio dei ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe», ha detto la presidente del Consiglio, aggiungendo al tetto studenti stranieri il divieto di burqa e niqab «partendo dalla scuola» e l'obbligo di imparare l'italiano per i genitori degli alunni con gravi problemi di inserimento. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha rilanciato il tetto studenti stranieri lo stesso giorno dal palco di Pontida. Quindi la domanda utile non è se il provvedimento sia giusto, ma che cosa aggiunga a quello che è già in vigore.

Tetto studenti stranieri: cosa dice davvero la circolare del 2010

Il testo integrale della circolare, quattordici pagine indirizzate ai direttori generali degli Uffici scolastici regionali, è più preciso di come il tetto studenti stranieri viene citato nel dibattito. Il punto 1 fissa il tetto studenti stranieri: «il numero degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30% del totale degli iscritti». Ma la frase che introduce l'elenco dice un'altra cosa ancora: l'obiettivo è «fissando dei limiti massimi di presenza nelle singole classi di studenti stranieri con ridotta conoscenza della lingua italiana».

Inoltre i punti 3 e 4 costruiscono il meccanismo che ha tenuto in piedi il tetto studenti stranieri per sedici anni. Il tetto studenti stranieri «può essere innalzato — con determinazione del Direttore generale dell'Ufficio Scolastico Regionale — a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche». E può essere «ridotto», con lo stesso atto, quando la padronanza dell'italiano risulti inadeguata.

Faldoni d'archivio di un ufficio scolastico regionale, dove si decidono le deroghe al tetto del 30% per classe
La circolare del 2010 affida al direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale il potere di alzare o abbassare la soglia del 30%. · Immagine generata con IA

Tradotto: la circolare usa la cittadinanza come indicatore di comodo, poi corregge subito il tiro sulla lingua. Il tetto studenti stranieri del 2010 non è un limite anagrafico, è un limite linguistico travestito da limite anagrafico, con una valvola di sfogo affidata all'amministrazione periferica. È esattamente la valvola che una norma primaria, per come è stata annunciata, tenderebbe a chiudere.

Il numero che ribalta il tetto studenti stranieri: dal 35% al 65%

C'è un dato, nascosto nella nota 9 della circolare, che spiega perché il tetto studenti stranieri di allora non può funzionare oggi con lo stesso disegno. Nel 2010 il ministero scriveva che «gli alunni stranieri nati in Italia iscritti ad una istituzione scolastica hanno costituito nell'anno trascorso il 35% degli alunni stranieri: sono stati cioè oltre 200 mila».

Oggi la platea a cui si applicherebbe il tetto studenti stranieri conta 931.323, l'11,6% del totale, e di questi oltre 607 mila sono nati in Italia: il 65% circa. In sedici anni, cioè nell'arco di vita del tetto studenti stranieri, la proporzione si è capovolta. La categoria che la circolare trattava come l'eccezione da cui far discendere una deroga — i ragazzi nati qui, che l'italiano lo parlano come prima lingua — è diventata la maggioranza netta della platea che il tetto studenti stranieri dovrebbe contenere.

Infatti la composizione conferma il punto: il 42,9% degli alunni non italiani ha cittadinanza europea, il 27,8% africana, il 20,7% asiatica, l'8,5% americana. Un tetto studenti stranieri calcolato sul passaporto conterebbe allo stesso modo un quindicenne arrivato tre mesi fa e una bambina nata in un ospedale italiano che non ha mai visto il Paese scritto sul suo documento. Sono due problemi didattici opposti, e la circolare del 2010 lo sapeva; una legge che fissi una soglia rigida per cittadinanza, no.

Tetto studenti stranieri, il conto dei presidi: 3.947 scuole e nessun posto dove spostarli

Il secondo ostacolo del tetto studenti stranieri è aritmetico. Nel 2021/22 le scuole italiane sopra la soglia del 30% erano 3.947: 2.125 fra il 30 e il 40%, 1.822 al 40% o oltre. Il tetto studenti stranieri pesa soprattutto su una geografia: oltre il 65% degli alunni stranieri frequenta scuole del Nord, più di un quarto in Lombardia. Nell'area metropolitana di Milano l'8,6% degli istituti sta fra il 30 e il 40%, il 9,8% supera il 40%.

Tuttavia un tetto studenti stranieri obbligatorio presuppone che esista un altrove dove ricollocare chi eccede. Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi, l'ha detto senza giri di parole: «In termini didattici la questione è fondata e condivisibile, ma è difficile trovare una soluzione tecnica». E ancora: «La scuola deve prendere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere. Se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?». Sul tetto studenti stranieri Giannelli ha citato Prato, dove in alcuni bacini le famiglie cinesi sono la maggioranza, e ha riconosciuto il punto di merito del governo: «Una circolare è come una raccomandazione, non ha il valore cogente di una legge».

Corridoio deserto di una scuola pubblica italiana con le porte delle aule chiuse e gli attaccapanni vuoti
Il bacino d'utenza è il vincolo che nessun tetto per classe può sciogliere: le scuole iscrivono i ragazzi del quartiere. · Immagine generata con IA

Su questo Giannelli ha ragione, ed è l'argomento più solido a favore del provvedimento: una circolare non vincola, una legge sì. Ma è anche la ragione per cui il conto si complica. Finché il tetto studenti stranieri resta una raccomandazione derogabile, l'impossibilità di applicarlo in un quartiere a forte insediamento migratorio non produce conseguenze. Se diventa un obbligo, qualcuno dovrà decidere chi si sposta, e con quale mezzo di trasporto.

L'avvocato Alberto Guariso, che si occupa di discriminazione, ha posto la questione del tetto studenti stranieri a monte: «Dividere i bambini per cittadinanza sarebbe assurdo e discriminatorio: il problema è la conoscenza della lingua, non la "diversità" in sé». Gli articoli 3 e 34 della Costituzione, che il tetto studenti stranieri dovrà attraversare,, sull'uguaglianza e sull'accesso universale alla scuola, sono il terreno su cui il decreto verrà misurato. Va detto che la stessa circolare del 2010 si appoggiava a una norma di rango superiore già esistente: l'articolo 45, comma 3 del d.P.R. 394 del 1999, che impone di evitare «la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri».

Il divieto di burqa e la platea da una studentessa ogni 660 classi

La seconda misura annunciata accanto al tetto studenti stranieri è il divieto di velo integrale a scuola. «A scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi», ha detto Meloni. Valditara ha aggiunto che burqa e niqab veicolano «una concezione patriarcale della donna».

Anche qui, come per il tetto studenti stranieri, conviene guardare il perimetro. La Tecnica della Scuola ha provato a stimare la platea partendo dai dati ufficiali: circa 350 mila alunni di famiglia musulmana, di cui forse 150 mila femmine, di cui non più del 40% in età da velo, e fra queste una quota che gli osservatori stimano sotto l'1% per il velo integrale. Il risultato è un ordine di grandezza fra le 500 e le 600 studentesse su 320 mila classi: una ogni 660 classi. È una stima giornalistica, non un censimento, e va letta come tale. Ma nessuna fonte ufficiale ne offre una più alta.

Perché il divieto, esattamente come il tetto studenti stranieri, è già scritto altrove. L'articolo 5 della legge 152 del 1975 vieta «l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo», con l'arresto da uno a due anni. Una scuola pubblica è un luogo aperto al pubblico. Quel che la norma del 1975 lascia aperto è l'inciso «senza giustificato motivo»: è lì, e solo lì, che il decreto annunciato può davvero incidere.

Tetto studenti stranieri: che cosa cambia nel passaggio alla legge

Alla fine il tetto studenti stranieri del decreto e il tetto studenti stranieri della circolare hanno la stessa cifra e due nature diverse. Il tetto studenti stranieri del 2010 è un criterio organizzativo che la circolare stessa definisce non «quali vincoli posti ai genitori che iscrivono i propri figli, bensì quali criteri di carattere organizzativo». Quello annunciato è un obbligo. Nel passaggio si guadagna la cogenza che Giannelli reclama e si perdono i punti 3 e 4, cioè la capacità dell'amministrazione di distinguere chi l'italiano lo sa da chi non lo sa.

La reazione politica al tetto studenti stranieri ha seguito le linee attese. Elisabetta Piccolotti (Avs) ha ricordato che «il tetto del 30% esiste già»; Marco Simiani (Pd) ha chiesto «più docenti, corsi di italiano, mediatori» invece della soglia; Luana Zanella (Avs) ha parlato di «muri e divieti, spesso insensati». Sul tetto studenti stranieri Valditara ha risposto che l'opposizione avrebbe «nostalgia dell'Alabama anni Cinquanta» e sosterrebbe «indirettamente le classi ghetto». Roberto Vannacci si è detto «assolutamente d'accordo», aggiungendo che «questi provvedimenti dovevano arrivare anni fa». Il pacchetto, secondo le ricostruzioni della stampa specializzata, dovrebbe contenere anche la trasformazione in licei di istituti tecnici e professionali, un capitolo su cui il testo non è ancora noto.

Resta un fatto che nessuna delle due parti del duello sul tetto studenti stranieri ha messo al centro. Il problema che la circolare del 2010 voleva risolvere — gli alunni che non capiscono la lingua in cui si fa lezione — non si misura col passaporto, e il ministero lo aveva scritto per primo, sedici anni fa, nella riga che introduce il tetto studenti stranieri. Se il decreto ricalca quella soglia senza ricalcare quella distinzione, la scuola italiana avrà una norma più vincolante per misurare la cosa sbagliata. Il dibattito di questi giorni, dopo le settimane in cui la scuola è finita in cronaca per ragioni ben più gravi, si gioca infine su una questione di unità di misura. E le unità di misura, in una classe, sono la cosa da cui dipende tutto il resto — comprese le proiezioni demografiche che dicono chi siederà in quei banchi fra dieci anni.

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