Strage di Capaci 34 anni: Mattarella e Palermo
A trentaquattro anni dalla strage di Capaci Palermo torna capitale della memoria: il messaggio di Mattarella, il ricordo di Piantedosi, cortei studenteschi, la mostra Il segno della rinascita al Museo del Presente con le Gallerie degli Uffizi e il minuto di silenzio alle 17.58 all'Albero Falcone.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La strage di Capaci 34 anni dopo torna oggi al centro della memoria collettiva italiana. Il 23 maggio 1992 il viadotto dell'autostrada A29, all'altezza di Capaci, veniva squarciato da circa cinquecento chili di tritolo. In quell'attentato di Cosa Nostra persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, magistrata anche lei, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Trentaquattro anni dopo, Palermo è di nuovo capitale civile del Paese. Cortei studenteschi, cerimonie istituzionali, mostre, spettacoli e il minuto di silenzio davanti all'Albero Falcone scandiscono una giornata che la Repubblica ha trasformato nella sua Giornata della legalità. La regia istituzionale è affidata alla Fondazione Falcone, presieduta da Maria Falcone, che per l'edizione del 2026 ha scelto il tema "Il segno della rinascita".
Mattarella: la strage di Capaci 34 anni fa ferì libertà e dignità
La voce del Quirinale arriva al mattino. Il presidente Sergio Mattarella dedica all'anniversario un messaggio netto: «La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione della più sanguinaria disumanità della criminalità organizzata, ha rappresentato un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani».
Il Capo dello Stato ricorda inoltre la reazione del Paese: «La mafia ha cercato di piegare le istituzioni con la violenza e con l'estorsione, ma ha incontrato risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili. Grazie a donne e a uomini coraggiosi e tenaci delle istituzioni. Grazie al contributo decisivo dei cittadini». Una formula che salda l'azione dello Stato al protagonismo civile e che inserisce l'anniversario in una linea continua di responsabilità.

Piantedosi e i nomi dei caduti: il patto tra generazioni
Sulla stessa lunghezza d'onda interviene il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. «Trentaquattro anni fa, nella strage di Capaci, persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani», scrive il titolare del Viminale. «Ricordare non è solo un esercizio di stile ma significa riaffermare con forza quel patto tra generazioni che ci spinge a proseguire lungo la strada tracciata. Perché ci sono battaglie che non si possono abbandonare».
Il riferimento al «patto tra generazioni» non è retorica casuale. A Palermo, come ogni anno, sono migliaia gli studenti arrivati da tutta Italia: dal liceo Avogadro di Biella all'istituto comprensivo Marconi di Terni, dal liceo Laura Bassi di Sant'Antimo all'omnicomprensivo Primo Levi di Sant'Egidio alla Vibrata. La rete per la cultura antimafia nelle scuole, capofila l'istituto comprensivo Giovanni Falcone di Carini, ha radunato circa duemila ragazzi davanti al Palazzo di Giustizia.
Il calendario della memoria: dal viadotto A29 all'Albero Falcone
La giornata si apre alle 8.30 con il corteo studentesco partito da via Serradifalco e diretto verso il Tribunale. Alle 9.30 l'intervento introduttivo della studentessa Michelle Carnevale apre performance musicali, letture e rappresentazioni teatrali, fino all'abbraccio simbolico al Palazzo di Giustizia. In parallelo la Polizia di Stato depone una corona d'alloro alla stele di Capaci, sul tratto della A29 devastato 34 anni fa.
Alle 15 parte da piazza Vittorio Emanuele Orlando il corteo che attraversa la città fino all'Albero Falcone di via Notarbartolo. Tuttavia, è alle 17.58, ora esatta dell'attentato, che la giornata raggiunge il suo apice emotivo: i nomi delle vittime di Capaci e di via D'Amelio vengono letti uno per uno, segue il silenzio di ordinanza eseguito dalla tromba della Polizia di Stato, contestualmente all'Ufficio Scorte, alla Stele di Capaci e davanti all'Albero. Alle 19 la messa in suffragio nella chiesa di San Domenico chiude la giornata ufficiale.

"Il segno della rinascita": la mostra con gli Uffizi al Museo del Presente
L'iniziativa culturalmente più ambiziosa porta a Palermo, dal 23 maggio al 19 luglio, la mostra Il segno della rinascita. La Fondazione Falcone l'ha costruita insieme alle Gallerie degli Uffizi di Firenze: al Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, allestito a Palazzo Jung, arrivano opere recuperate dopo l'attentato di via dei Georgofili del 27 maggio 1993 e altri capolavori della collezione Risarcimento. L'inaugurazione, trasmessa in diretta da Rai Uno tra le 10 e le 12.30, è il cuore istituzionale della giornata.
Alla cerimonia partecipano i ministri della Cultura Alessandro Giuli, della Giustizia Carlo Nordio, dell'Interno Matteo Piantedosi e dello Sport Andrea Abodi, insieme alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, al presidente della Regione Renato Schifani, al presidente dell'Ars Gaetano Galvagno e al sindaco metropolitano Roberto Lagalla. Una rappresentanza ampia, in un anno che coincide anche con il quarantesimo del Maxiprocesso a Cosa Nostra, l'altra grande pietra miliare della stagione antimafia palermitana.
Parco regionale della memoria e teatri pieni: una città che non dimentica
Tra le novità del 2026 c'è il riconoscimento del «Giardino della memoria di Capaci», a Isola delle Femmine, come Parco regionale della memoria. Il riconoscimento, attribuito dall'assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, nasce dall'impegno di Tina Montinaro, vedova del caposcorta Antonio, e dell'associazione QS15. All'interno del parco la teca con i resti dell'auto blindata Quarto Savona 15, sigla radio della scorta saltata in aria con Falcone, rende fisica la memoria del 23 maggio. Alle 17.58 anche qui la tromba della Polizia eseguirà il silenzio, prima della messa officiata da don Massimiliano Purpura.
Le parole hanno trovato spazio anche sui palcoscenici. Al Teatro Biondo Davide Enia ha portato Autoritratto, due Premi Ubu nel 2025, riflessione sul male a partire dalle bombe del 1992. All'Oratorio di San Mercurio il cunto di Salvo Piparo, I Beati Tavoli, dà voce a un testimone invisibile, un fontaniere scampato all'esplosione per pochi metri. La canzone 23 maggio di Bungaro, scritta con la sorella di Antonio Montinaro, Matilde, accompagna l'anniversario con la voce dello stesso caposcorta ripresa da un'intervista poco prima della morte. Inoltre, la Fondazione Falcone coordina iniziative didattiche permanenti che dal viadotto della A29 raggiungono ogni anno migliaia di studenti italiani.
Quarant'anni dopo Capaci e dal Maxiprocesso: una memoria ancora politica
Il 2026 è un anno di doppi anniversari: 34 anni dalla strage di Capaci e 40 dall'inizio del Maxiprocesso istruito dal pool guidato da Antonino Caponnetto con Falcone e Borsellino in prima linea. La presenza di Maria Falcone, sorella del giudice, accompagna ogni passaggio ufficiale: il filo conduttore è la rivendicazione di un'antimafia istituzionale che continua a produrre risultati giudiziari, ma che a Palermo viene ribadita anche come scelta etica quotidiana.
Tuttavia, non manca la dimensione politica. Al Teatro Al Massimo, alle 18.30, l'avvocato Luigi Li Gotti e il senatore Roberto Scarpinato animano il dibattito Falcone e Borsellino, la verità oltre la mafia: il dossier delle stragi del 1992-1993, le trattative, i mandanti esterni restano un nervo scoperto della storia repubblicana. Una memoria che, come notano le parole del Quirinale, va difesa dal logoramento del tempo.
Sul fronte parlamentare arrivano a Palermo anche il segretario del Pd Elly Schlein e il leader del M5S Giuseppe Conte: un'agenda politica che converge, almeno nella simbolica del 23 maggio, attorno alle stesse vittime. Anche se le distanze politiche restano, la giornata della strage di Capaci 34 anni dopo si conferma uno dei pochi spazi nei quali il Paese trova un linguaggio comune. Infine, la cronaca delle celebrazioni palermitane racconta una città che ha imparato a misurare il tempo da quel 23 maggio del 1992 e a contarlo, ogni anno, alle 17.58.
Sul filo della memoria istituzionale, gli interventi di oggi richiamano anche le altre tappe recenti che il racconto della cronaca italiana ha attraversato negli ultimi mesi: dalle visite del Quirinale ai luoghi feriti del Paese, fino al confronto sul ruolo delle istituzioni nei momenti di crisi.


