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Carlo Petrini Slow Food: morto il fondatore a 76 anni

Carlo Petrini Slow Food: è morto a 76 anni nella sua Bra il fondatore del movimento per il cibo buono, pulito e giusto. Cordoglio unanime dalle istituzioni italiane, da Mattarella a Meloni, per uno dei più grandi visionari della cultura gastronomica.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Carlo Petrini Slow Food: le colline delle Langhe in Piemonte, terra natale del fondatore
Immagine generata con IA

Carlo Petrini Slow Food: il mondo della gastronomia e della cultura italiana piange uno dei suoi protagonisti assoluti. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, è morto nella tarda serata di giovedì 21 maggio 2026 nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo, all'età di 76 anni. Con lui se ne va l'uomo che ha trasformato il cibo in un terreno di impegno civile, ambientale e sociale, capace di parlare a contadini e capi di Stato con lo stesso registro semplice e appassionato.

Carlo Petrini e Slow Food: addio al padre del cibo buono, pulito e giusto

L'annuncio della scomparsa è arrivato dal movimento che lui stesso aveva creato nel 1986. Slow Food lo ha ricordato come "uno degli intellettuali più vivaci e visionari della nostra epoca", capace di "seminare gioia, entusiasmo e speranza in ogni angolo del pianeta". Petrini era nato a Bra nel 1949, da origini umili, e proprio nella sua cittadina piemontese ha trascorso gli ultimi giorni.

Sociologo, giornalista e gastronomo, "Carlin" — come lo chiamavano tutti — aveva iniziato a scrivere di vino e cibo collaborando con testate come Gambero Rosso, l'Unità, La Stampa e la Repubblica. Quella passione si è poi trasformata in un progetto culturale che ha attraversato quattro decenni e oltrepassato i confini nazionali.

Banco di un mercato contadino italiano con prodotti di stagione, simbolo della filosofia Slow Food
I mercati contadini e i prodotti di stagione sono il cuore della filosofia che Petrini ha promosso per quarant'anni. · Immagine generata con IA

Da Bra al mondo: la nascita di un movimento globale

Tutto era cominciato con Arcigola, l'associazione che nel 1986 cambiò nome diventando Slow Food, in aperta contrapposizione al modello dei fast food che proprio in quegli anni si affermava anche in Italia. Il principio era semplice ma rivoluzionario: difendere il diritto al piacere e a un cibo "buono, pulito e giusto" per tutti.

Dal 1989 Slow Food è diventata un'organizzazione internazionale. Petrini ha ideato manifestazioni oggi celebri come il Salone del Gusto di Torino e Cheese, la rassegna dedicata ai formaggi di Bra. Inoltre ha lanciato nel 1999 i Presìdi Slow Food, progetti di tutela delle piccole produzioni artigianali a rischio di estinzione, e la casa editrice che pubblica la guida Osterie d'Italia.

La sua intuizione fu capire, con largo anticipo, che la qualità del cibo non poteva essere separata dalla giustizia sociale, dalla salvaguardia della biodiversità e dal rispetto del lavoro contadino. Un messaggio che oggi appare scontato, ma che negli anni Ottanta era tutt'altro che condiviso.

Terra Madre, Pollenzo e le Comunità Laudato sì

Nel 2004 Petrini fondò a Pollenzo, frazione di Bra, l'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, primo ateneo al mondo a proporre un approccio interdisciplinare allo studio del cibo. Lo stesso anno nacque Terra Madre, la rete globale che riunisce contadini, pescatori, allevatori, accademici e consumatori per difendere la sovranità alimentare e la diversità delle culture locali.

Negli anni più recenti aveva dato vita alle Comunità Laudato sì, circa ottanta realtà territoriali ispirate all'enciclica di Papa Francesco, di cui Petrini era amico. La sua attenzione per l'ecologia integrale lo portò a partecipare nel 2019 al Sinodo vaticano sull'Amazzonia, un riconoscimento raro per un laico.

Il suo impegno gli valse premi internazionali: nel 2004 la rivista Time lo inserì tra gli "eroi europei", nel 2008 The Guardian lo citò tra le cinquanta persone che "potrebbero salvare il mondo", e nel 2013 le Nazioni Unite gli assegnarono il riconoscimento "Champion of the Earth". Nel 2016 la FAO lo nominò Ambasciatore Speciale per il programma Fame Zero in Europa.

Interno di una vecchia osteria piemontese, ambiente caro alla cultura gastronomica di Carlo Petrini
L'osteria di paese, luogo di convivialità e memoria, è uno dei simboli della cultura gastronomica difesa da Petrini. · Immagine generata con IA

Il cordoglio delle istituzioni per Carlo Petrini

La notizia ha suscitato un cordoglio unanime. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato che "la scomparsa di Carlo Petrini lascia un grande vuoto non soltanto nel mondo della scienza enogastronomica, ma anche nell'intera società e non solo in Italia", ricordando come le sue intuizioni sulla sostenibilità abbiano "generato una nuova consapevolezza della cultura del cibo".

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo ha definito "un visionario, un innovatore, un uomo che ha anticipato i tempi", capace di imprimere "un'impronta profonda all'immaginario agroalimentare e gastronomico italiano". Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa e il vicepremier Antonio Tajani hanno reso omaggio a chi "ha saputo trasformare il cibo in cultura, identità e solidarietà tra i popoli".

Accanto alle istituzioni si sono uniti il mondo dell'associazionismo e quello religioso: la Comunità di Sant'Egidio ne ha ricordato la "tenace visione di una tavola che fosse per tutti". Per ulteriori aggiornamenti sulle reazioni e sull'attualità italiana, è possibile consultare la sezione Società di AFG Magazine.

L'eredità di un visionario

"Chi semina utopia, raccoglie realtà": era questo il motto che Petrini amava ripetere. Una frase che riassume un percorso intero, fatto di idee considerate inizialmente eccentriche e poi diventate senso comune. Infatti oggi concetti come filiera corta, biodiversità alimentare e sovranità del cibo fanno parte del dibattito pubblico globale.

Slow Food, con le sue migliaia di comunità sparse in oltre 160 Paesi, e l'Università di Pollenzo continueranno a portare avanti la sua visione. Tuttavia, l'eredità più profonda di Carlo Petrini è forse culturale: aver restituito al cibo la sua dimensione di bene comune, di relazione, di memoria e di futuro. Un'eredità che, come avrebbe detto lui stesso, è ormai diventata realtà.

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