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Asta LuisaViaRoma: 18,8 milioni, 29 giorni per rilanciare

Asta LuisaViaRoma aperta nel concordato del Tribunale di Firenze: base 18.830.495,34 euro, manifestazioni d'interesse entro le 23.59 dell'8 novembre e closing a fine novembre. Il prezzo di partenza è l'offerta della cordata Corinaldesi, che amministra l'azienda dal 14 luglio.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Asta LuisaViaRoma: interno di una boutique storica fiorentina del lusso con i capi ancora in esposizione e nessun cliente
Immagine generata con IA

L'asta LuisaViaRoma è aperta: il destino dello storico e-commerce fiorentino del lusso si decide con una gara pubblica che parte da 18.830.495,34 euro. Le manifestazioni irrevocabili d'interesse vanno fatte pervenire entro le 23.59 dell'8 novembre, esclusivamente via posta elettronica certificata, e il passaggio di proprietà definitivo resta fissato per la fine di novembre. Ventinove giorni, un indirizzo PEC, un prezzo con i centesimi.

La cifra non è la stima di un perito. È l'offerta che la cordata guidata da Paolo Corinaldesi aveva già messo sul tavolo per rilevare l'azienda. Chiunque voglia contendere il marchio deve partire da lì. Inoltre quella stessa cordata gestisce LuisaViaRoma dal 14 luglio scorso: l'asta LuisaViaRoma, in altre parole, mette a gara un'impresa che il compratore designato amministra già da ottantotto giorni.

Asta LuisaViaRoma: il prezzo di partenza è l'offerta di chi gestisce già l'azienda

Il perimetro in vendita comprende la boutique storica fiorentina, gli altri negozi fisici e soprattutto la piattaforma tecnologica di e-commerce internazionale, che del gruppo è il vero motore. Perciò l'asta LuisaViaRoma non fotografa un'azienda ferma in attesa di un acquirente, ma una struttura che da quasi tre mesi lavora sotto una gestione nuova, con le collezioni autunno-inverno già avviate.

Il 14 luglio 2026, davanti al notaio, la società è passata operativamente a Lvr Srl, la newco con Corinaldesi presidente esecutivo e Tommaso Maria Andorlini — amministratore delegato e socio di riferimento della vecchia LuisaViaRoma — confermato alla guida. Si era scelto l'affitto del ramo d'azienda proprio per non aspettare i tempi della liquidazione: la pronuncia definitiva del tribunale era attesa «per l'autunno». L'autunno è arrivato e, al posto della pronuncia, è arrivata l'asta LuisaViaRoma.

Anche la forma del prezzo dice qualcosa. Una base d'asta tonda segnala una valutazione costruita a tavolino; 18.830.495,34 euro, con i centesimi, segnala il contrario: è un'offerta vera, già negoziata, trascritta in un bando. L'asta LuisaViaRoma parte quindi dal numero che il salvataggio concordato in primavera aveva fissato, non da un valore di mercato stimato in autunno.

Tuttavia la sequenza non è un incidente di percorso. È esattamente ciò che la legge prevede, e vale la pena leggerla.

Magazzino logistico dell e-commerce di moda con lunghe corsie di scaffalature e scatole, il perimetro messo in vendita
Il magazzino di Campi Bisenzio, cuore logistico dell'e-commerce, è dentro il perimetro messo a gara. · Immagine generata con IA

Il Codice della crisi non vieta la vendita diretta: la condiziona

La lettura corrente dell'asta LuisaViaRoma è che, trovandosi la società in concordato semplificato liquidatorio davanti al Tribunale di Firenze, «la legge italiana vieta la vendita diretta privata degli asset». È una semplificazione. Il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza non vieta affatto la cessione a un compratore già individuato: la contempla come ipotesi ordinaria e la subordina a una verifica.

L'articolo 25-septies, comma 2 dispone che «quando il piano di liquidazione di cui all'articolo 25-sexies comprende un'offerta da parte di un soggetto individuato avente ad oggetto il trasferimento in suo favore dell'azienda o di uno o più rami d'azienda o di specifici beni, il liquidatore giudiziale, verificata l'assenza di soluzioni migliori sul mercato, dà esecuzione all'offerta». Il comma 3 regola il caso in cui il trasferimento avvenga prima dell'omologazione: lì a dare esecuzione è l'ausiliario, sempre «verificata l'assenza di soluzioni migliori sul mercato» e «previa autorizzazione del tribunale».

Il meccanismo operativo sta invece nell'articolo 114, comma 1-bis: «quando il piano prevede offerte irrevocabili da parte di un soggetto individuato il tribunale determina le modalità attraverso le quali il liquidatore dà idonea pubblicità delle offerte al fine di acquisire offerte concorrenti».

Quindi l'asta LuisaViaRoma non è il divieto di un accordo: è il collaudo di quell'accordo. Il legislatore prende l'offerta del compratore già scelto, la espone al mercato e chiede se esiste di meglio. Se nessuno risponde, l'offerta si esegue. Se qualcuno risponde, si apre la gara al rialzo. La differenza non è semantica: dice che l'asta LuisaViaRoma non è un passaggio burocratico rinviabile, ma la scadenza di una verifica imposta dalla legge, con un esito che nessuna delle parti controlla fino in fondo.

Dal concordato di marzo all'asta LuisaViaRoma: otto mesi di tavoli

Per capire che cosa viene messo a gara bisogna tornare a martedì 31 marzo 2026. Quel giorno il Tribunale di Firenze accoglie l'istanza di accesso al concordato semplificato in liquidazione e, allo stesso tavolo regionale, Andorlini annuncia la possibile richiesta di cassa integrazione per cessazione. La Filcams Cgil parla di «incontro deludente»: l'azienda, denuncia il sindacato, «ha annunciato l'intenzione di chiedere al Ministero la cassa integrazione per cessazione, per poi far ripartire l'attività in altre forme e di sicuro con meno lavoratori e lavoratrici di quanti ce ne sono adesso».

Una settimana dopo, il 7 aprile, chiude al pubblico il negozio di via dei Tosinghi: 281 metri quadri di vendita più 75 di magazzino, aperto nel 2024 in affitto, quattro dipendenti poi ricollocati: è il primo pezzo uscito dal perimetro che l'asta LuisaViaRoma mette oggi in vendita. I sindacati parlano di «sfregio gravissimo al Tavolo Istituzionale», perché la procedura in corso consente soltanto atti di ordinaria amministrazione. Infatti la Regione convoca d'urgenza la plenaria per venerdì 10 aprile.

Da lì in avanti il calendario è fitto: il 20 aprile il secondo incontro all'Unità di crisi, a fine aprile la prima comparsa degli investitori al tavolo, il 14 maggio la presentazione del piano industriale 2026-2030 della newco, a fine maggio il deposito dell'offerta vincolante, a fine giugno l'accordo collettivo sul passaggio dei lavoratori, il 14 luglio l'atto notarile, a luglio l'intesa sulla cassa per riorganizzazione. Poi l'estate. Poi l'asta LuisaViaRoma.

Un dettaglio di quel calendario merita attenzione. L'articolo 25-sexies, comma 1 concede all'imprenditore sessanta giorni per depositare la proposta con il piano di liquidazione, e la cronaca locale scriveva il 1° aprile che l'azienda aveva «sessanta giorni» davanti a sé. L'offerta vincolante della newco è arrivata a fine maggio: al limite della finestra, non prima. Il numero su cui si apre oggi l'asta LuisaViaRoma è figlio di quella scadenza.

I 157 sì di giugno valgono per un compratore solo

Qui sta il punto che le cronache dell'asta LuisaViaRoma non hanno ancora messo in fila. A fine giugno l'assemblea dei dipendenti ha votato l'accordo collettivo che disciplina il passaggio da Luisa Via Roma S.p.A. a Lvr Srl: su 181 aventi diritto hanno votato in 175, con 157 favorevoli, 15 contrari e 3 astenuti. Quel voto, e l'accordo che ne è seguito, riguardano un soggetto preciso e uno soltanto. Ne abbiamo scritto quando è stato firmato, in LuisaViaRoma, l'accordo Lvr sui 181 dipendenti.

L'asta LuisaViaRoma, per costruzione, ammette che quel soggetto possa non essere il vincitore. Le garanzie occupazionali strappate al tavolo della Regione Toscana — «non ci saranno lavoratori di serie A e di serie B, ma tutti transiteranno nella nuova realtà produttiva», aveva sintetizzato Valerio Fabiani, consigliere del presidente Eugenio Giani per le crisi aziendali — sono impegni assunti dalla newco, non requisiti scritti nel prezzo base. Nessuna delle fonti pubbliche sull'asta LuisaViaRoma chiarisce che cosa accadrebbe a quegli impegni davanti a un terzo aggiudicatario.

C'è poi una contabilità che non torna mai del tutto, e conviene tenerla esplicita invece che appianarla. Gli aventi diritto al voto di giugno erano 181. L'assessore al Lavoro di Firenze Dario Danti, ad aprile, parlava di «tutti i 196 lavoratori attualmente in organico». Fabiani di «quasi 200 lavoratrici e lavoratori». La cronaca di fine marzo contava «200 lavoratori, il 70% dei quali donne». Sull'indotto logistico di Campi Bisenzio la forbice è ancora più larga: «un centinaio» di addetti secondo una ricostruzione, «quasi 200» secondo il consigliere regionale. Il perimetro umano dell'asta LuisaViaRoma oscilla così, a seconda di chi parla, fra 280 e 400 persone.

Serranda abbassata di un negozio in una via del centro storico di Firenze all alba
Il punto vendita di via dei Tosinghi, chiuso il 7 aprile, non fa più parte della rete fisica che l'asta LuisaViaRoma mette in vendita. · Immagine generata con IA

E il perimetro commerciale, nel frattempo, si è ristretto davvero. Il piano industriale del 14 maggio prometteva di «mantenere tutti i negozi oltre al magazzino»: quel «tutti» non comprende più via dei Tosinghi, uscita dalla rete cinque settimane prima che il piano venisse illustrato.

Ventidue giorni fra la scadenza e il closing

L'aritmetica dell'operazione è stretta. Dall'apertura dell'asta LuisaViaRoma alla scadenza delle manifestazioni d'interesse corrono ventinove giorni; fra la scadenza dell'8 novembre — che cade di domenica, alle 23.59 — e il traguardo di fine novembre ne restano ventidue. In quelle tre settimane un eventuale terzo dovrebbe completare la due diligence su una piattaforma tecnologica internazionale, vincolare le risorse e sostenere una gara al rialzo contro chi quella piattaforma la amministra da luglio.

Perciò l'esito più probabile dell'asta LuisaViaRoma resta il silenzio: nessuna offerta migliorativa entro l'8 novembre, via libera alla cordata di Corinaldesi, verifica di legge superata. Si tratta però di un esito che si guadagna con il calendario, non con un atto d'ufficio. Un rilancio, se arrivasse, riaprirebbe una partita che a Firenze tutti davano per chiusa a luglio — e lo farebbe a collezioni già avviate, con il rischio industriale che ne consegue.

Vale la pena ricordare che cosa aveva detto Corinaldesi, avvocato bolognese con un passato da amministratore delegato di Woolrich, appena preso il timone: «Sarà un inizio complicato ma puntiamo a raggiungere volumi importanti per poi arrivare a pieno regime nel 2027. Il primo passo, quello più difficile e al tempo stesso importante, è recuperare la fiducia dei clienti». L'asta LuisaViaRoma arriva nel mezzo esatto di quel primo passo.

Chi deve cercare l'offerta migliore sedeva al tavolo dei sindacati

C'è un ultimo elemento che il Codice rende interessante. Nel concordato semplificato il tribunale nomina un ausiliario ai sensi dell'articolo 68 del codice di procedura civile (art. 25-sexies, comma 3): è la figura che la cronaca locale ha sempre chiamato «il commissario». Ed è, per il comma 3 dell'articolo 25-septies, proprio chi deve verificare «l'assenza di soluzioni migliori sul mercato» quando il trasferimento precede l'omologazione, cioè esattamente il caso del 14 luglio.

Quella figura, però, non è rimasta in tribunale. Al tavolo regionale di aprile Fabiani ringraziava «il commissario appena nominato dal Tribunale, che ha partecipato alla discussione del tavolo regionale», e il 14 maggio il commissario era di nuovo presente alla presentazione del piano industriale. Chi per legge deve accertare se esiste un compratore migliore ha dunque seguito dall'interno, per mesi, la costruzione dell'intesa con il compratore già individuato. Non è un'irregolarità: è la fisionomia di una procedura che chiede alla stessa persona di accompagnare un salvataggio e di metterlo alla prova. L'asta LuisaViaRoma è il momento in cui le due funzioni si separano.

Dallo stesso tavolo di aprile era uscita «la garanzia assoluta sul pagamento stipendi»: un risultato tutt'altro che scontato, visto che — annotava allora la Regione — con la procedura liquidatoria in corso una parte del salario può essere riconosciuta solo previa autorizzazione del Tribunale. La sindaca Sara Funaro parlava di «realtà strategica per il nostro territorio»; Danti registrava «l'impegno di tutte le istituzioni coinvolte e delle organizzazioni sindacali». Sono le stesse istituzioni che oggi guardano all'asta LuisaViaRoma dall'esterno della procedura, senza titolo per parteciparvi.

Infine il contesto, che da mesi è lo stesso per tutto il comparto. LuisaViaRoma arriva all'asta dopo due anni di crisi finanziaria, dopo che Andorlini era salito al pieno controllo rilevando le quote residue del fondo Style Capital di Roberta Benaglia, e dopo un piano triennale di risanamento annunciato a fine 2025 e mai arrivato a maturazione. È la stessa stagione in cui altri marchi italiani vengono contesi a colpi di offerte vincolanti e perimetri ridisegnati, come raccontiamo nelle cronache di moda di questo giornale.

L'8 novembre, a mezzanotte meno un minuto, sapremo se l'asta LuisaViaRoma ha trovato qualcosa di meglio. Il mercato ha ventinove giorni per rispondere a una domanda che non gli ha posto l'azienda, ma la legge.

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