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Beppe Angiolini: morto il fondatore di Sugar ad Arezzo

Beppe Angiolini, per tutti «Sugar», si è spento ad Arezzo a 73 anni. Fondatore nel 1978 del concept store che portò la moda internazionale in provincia e presidente onorario di Camera Buyer Italia, lascia un modello di negozio oggi in ritirata.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Beppe Angiolini: l'interno deserto di un concept store di moda in un palazzo storico toscano all'alba
Immagine generata con IA

Beppe Angiolini si è spento all'alba di sabato 17 ottobre 2026, alle cinque del mattino, nella sua casa di Arezzo. Aveva 73 anni e il 5 dicembre ne avrebbe compiuti 74. Da tempo combatteva contro una malattia che non aveva mai portato in pubblico. Con lui se ne va il fondatore di Sugar, il negozio che ha trasferito la moda internazionale dentro una città di provincia toscana, e uno dei pochissimi buyer italiani diventati noti anche fuori dal settore.

La notizia è stata data nella mattinata dalle redazioni aretine e ripresa in poche ore da tutto il sistema moda. Le esequie saranno curate dalla Misericordia di Arezzo, secondo la volontà della famiglia. Giuseppe Angiolini era nato in città il 5 dicembre 1952; per tutti, da sempre, era semplicemente Beppe o «Sugar», come l'insegna che aveva aperto nel 1978.

Beppe Angiolini, dalla boutique del 1978 a Palazzo Lambardi

La storia comincia nel 1978, in Corso Italia. Una boutique, in una via dello struscio aretino, in anni in cui il prêt-à-porter italiano stava appena diventando un'industria. Da lì nasce Sugar, che nel giro di due decenni smette di essere un negozio e diventa qualcosa che allora non aveva ancora un nome: un luogo in cui abbigliamento, accessori, arte, architettura e design stanno nello stesso spazio e si spiegano a vicenda.

Quando il termine «concept store» arriva in Italia, insomma, Sugar lo praticava già da anni. È questa anticipazione, più del fatturato, il lascito professionale di Beppe Angiolini: l'idea che un punto vendita possa essere un'affermazione culturale e non soltanto un canale di distribuzione. Il risultato è che ad Arezzo, città che non ospita sfilate e non ha una settimana della moda, arrivavano stilisti, creativi e compratori stranieri.

Palazzo in pietra nel centro storico di una città toscana con boutique di moda illuminata al piano terra, al crepuscolo
Dal 2018 Sugar ha sede nello storico Palazzo Lambardi, in Corso Italia ad Arezzo: il recupero dell'edificio è stato parte integrante del progetto. · Immagine generata con IA

Nel 2018 il marchio si trasferisce nello storico Palazzo Lambardi, sempre in Corso Italia. Non è un trasloco qualsiasi: il recupero dell'edificio diventa parte del progetto commerciale, con l'architettura antica usata come cornice e come argomento. Una scelta coerente con tutto il resto — la convinzione, piuttosto rara nel retail italiano, che il contenitore valga quanto la collezione che ospita.

Camera Buyer Italia: la presidenza e poi il titolo onorario

Il mestiere vero di Angiolini, tuttavia, era un altro: il buyer. Quello che sceglie le collezioni, decide quali marchi entrano in negozio e quali no, legge una stagione con sei mesi di anticipo e si assume il rischio economico di quella lettura. È una figura decisiva nel sistema moda e quasi invisibile al pubblico, perché lavora prima che i vestiti arrivino in vetrina.

Per anni Beppe Angiolini è stato presidente effettivo di Camera Buyer Italia, l'organizzazione che riunisce i principali operatori italiani degli acquisti nella moda; più di recente ne era diventato presidente onorario. Era, cioè, il rappresentante istituzionale di una categoria che negli ultimi anni ha perso peso contrattuale mano a mano che i grandi gruppi del lusso spostavano i volumi sui negozi diretti e sull'online.

A quella competenza si deve anche la sua notorietà televisiva. Veniva chiamato in studio per commentare i look dei grandi appuntamenti dello spettacolo, soprattutto durante il Festival di Sanremo: un osservatorio anomalo per un compratore, ma perfettamente in linea con la sua idea che lo stile sia prima di tutto un fatto di comunicazione.

OroArezzo e il concorso Premiere: il secondo mestiere

C'è poi un capitolo che le cronache nazionali tendono a liquidare in una riga, e che ad Arezzo pesa quanto il negozio. Beppe Angiolini è stato direttore artistico ed executive strategist di OroArezzo, la manifestazione del distretto orafo aretino, e in quel ruolo ha ideato format come il concorso Premiere.

Banco da lavoro di un orafo con utensili, lente da gioielliere, catena e anello in oro su un tampone di cuoio
Come direttore artistico di OroArezzo, Angiolini fece dialogare l'alta moda con la tradizione orafa aretina. · Immagine generata con IA

La Camera di Commercio di Arezzo-Siena, nel ricordarlo, ha usato parole precise: grazie alla sua visione e alla sua rete di contatti internazionali «è riuscito a far dialogare l'alta moda con il saper fare artigiano e la tradizione orafa del territorio, proiettando le eccellenze sui palcoscenici del lusso mondiale». Era stato inoltre direttore artistico della città di Arezzo, incarico voluto dall'allora sindaco Alessandro Ghinelli.

Quel distretto, oggi, è in difficoltà seria: l'export orafo aretino ha chiuso il 2025 a -40,9%, il peggior dato fra i poli italiani, e il tavolo tecnico aperto al Ministero delle Imprese a fine settembre non aveva ancora prodotto né la cassa integrazione straordinaria né l'apertura dello sportello sui 100 milioni stanziati ad agosto. Beppe Angiolini era, di fatto, l'uomo che prestava a quel comparto il linguaggio della moda.

La candidatura a sindaco annunciata a febbraio e ritirata a marzo

Il 21 febbraio 2026 Beppe Angiolini ha annunciato con una lettera aperta agli aretini la propria candidatura a sindaco di Arezzo, poche ore dopo che il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi aveva fissato le comunali al 24 e 25 maggio, con eventuale ballottaggio il 7 e 8 giugno. «Non sono mai stato attratto dalla politica», scriveva, «ma ci sono momenti in cui capisci che è arrivato il tempo di restituire qualcosa al luogo che ti ha dato tutto».

La sua era una candidatura civica in un centrodestra che cercava il successore di Ghinelli dopo due mandati, mentre il centrosinistra convergeva su Vincenzo Ceccarelli. Arrivarono il sostegno di Fratelli d'Italia e il voto unanime della direzione provinciale di Noi Moderati. Poi, in meno di due settimane, tutto si è rotto.

Il 3 marzo smentiva le voci di ritiro. Il giorno dopo, il 4 marzo, rinunciava con una seconda lettera aperta: «Mi ha colpito e umanamente ferito vedere che questo spirito non sempre sia stato compreso e che in alcuni casi sia stato letto in modo distorto, quasi opposto rispetto alle intenzioni con cui era nato». Undici giorni dopo l'annuncio, la sua unica esperienza politica era finita prima di cominciare, e lui tornava al lavoro di sempre.

Il cordoglio del sistema moda e della sua città

Il presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Massimo Guasconi, con la giunta e il consiglio dell'ente, lo ha ricordato come un «imprenditore illuminato e visionario» la cui perdita «priva il mondo della moda, il panorama economico-associativo e l'intera comunità aretina di una figura di straordinario rilievo». Fra le amicizie più strette nel settore, quella con lo stilista Ermanno Scervino.

La Tgr Toscana e le testate aretine lo hanno definito un punto di riferimento internazionale per la ricerca stilistica. È un'etichetta che regge: la ricerca — scovare un marchio prima che diventasse un fenomeno — era esattamente ciò per cui veniva cercato.

Che cosa se ne va con Beppe Angiolini

La scomparsa di Beppe Angiolini arriva in un momento in cui il modello che lui incarnava è sotto pressione come non mai. Il multimarca indipendente, cioè il negozio che seleziona decine di firme e si assume il rischio dell'acquisto, è il segmento che sta pagando il conto più salato della crisi: lo mostra bene il caso di LuisaViaRoma, finita all'asta a 18,8 milioni appena una settimana fa dopo essere stata per vent'anni la vetrina digitale del lusso italiano.

Il contesto, infatti, non aiuta: la produzione del tessile-abbigliamento italiano è in calo da dodici mesi consecutivi, e alla Milano Fashion Week di settembre i visitatori italiani sono scesi al 40,6% del pubblico, dal 54% dell'anno prima. In questo quadro, un buyer con potere di scelta e credito internazionale è una figura sempre più rara — non perché manchino le persone, ma perché manca il mercato che la rendeva necessaria.

Resta, quindi, un'eredità più culturale che patrimoniale. Beppe Angiolini ha dimostrato per quasi cinquant'anni che la geografia non è un destino: che si può restare in una città di provincia, rifiutare Milano e Parigi, e farsi venire a trovare. È una lezione che il sistema moda italiano, mentre discute di delocalizzazione e di distretti in affanno, farebbe bene a non archiviare insieme alla notizia.

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