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CinemaEconomia e Finanza

Biglietti del cinema italiano: il record è quello del 2016

Alla Festa del Cinema di Roma il presidente Nastasi nega la crisi: i biglietti del cinema italiano hanno superato il pre-Covid. La serie storica Cinetel gli dà ragione sul numero e torto sul significato: il mercato ha perso quasi un terzo del pubblico.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Foyer deserto di un cinema con transenne vuote davanti alla biglietteria chiusa: i biglietti del cinema italiano crescono di quota mentre la sala si svuota
Immagine generata con IA

«Io sono tra quelli che non ritiene il cinema italiano in crisi, d'altronde il numero di biglietti venduti sui film italiani quest'anno ha superato i livelli pre Covid». Lo ha detto Salvatore Nastasi, presidente della Fondazione Cinema per Roma e della SIAE, il 13 ottobre, a margine della prima giornata della Festa del Cinema di Roma. È un'affermazione verificabile, ed è giusto prenderla sul serio: i biglietti del cinema italiano sono l'unico indicatore che dica davvero se una cinematografia è viva. Aperte però le tabelle di Cinetel, quel numero dimostra quasi l'opposto di ciò che gli viene fatto dire.

Non perché sia sbagliato. Perché è vero, e perché è vero per un motivo che nessuno ha raccontato.

Sui biglietti del cinema italiano il presidente ha ragione

La verifica si fa su un documento solo: la conferenza stampa Cinetel sul mercato 2025, presentata a Roma l'8 gennaio 2026, che contiene la serie storica «Italia+coproduzione» dal 2010. Nell'ultimo anno chiuso, il 2025, i film italiani e le coproduzioni hanno venduto 22.780.815 biglietti. Nel 2019, ultimo anno pieno prima della pandemia, ne avevano venduti 21.070.632.

Sono 1.710.183 biglietti in più: +8,1%. La media del triennio 2017-2019, che vale 19,3 milioni, è superata di quasi tre milioni e mezzo. Quindi sì: il livello pre-Covid è stato superato, e non di misura. Infatti Cinetel stessa definisce il 2025 «il migliore risultato dal 2016 sia in valore assoluto che percentuale».

Il guaio comincia quando si guarda la colonna accanto.

Tornello d'ottone e rotolo di biglietti su un bancone di legno illuminato da una lampada
Il biglietto staccato resta l'unità di misura del mercato: nel 2025 il cinema italiano ne ha venduti 22,8 milioni, 1,7 in più del 2019. · Immagine generata con IA

Una quota record in una sala che ha perso 29 milioni di spettatori

Nella stessa tabella, il mercato complessivo passa da 97.658.815 presenze del 2019 a 68.361.056 del 2025. Sono 29.297.759 spettatori in meno, il 30% esatto. La quota del cinema nazionale sale dal 21,6% al 33,3%, ma non perché gli italiani abbiano iniziato a vedere più film italiani: perché hanno smesso di vedere quelli degli altri.

Il dato che lo prova è il cinema statunitense. Nel 2019 aveva venduto 62.705.264 biglietti in Italia; nel 2025 ne ha venduti 26.965.174. Trentacinque milioni e settecentomila in meno, -57%. La quota americana crolla dal 64,3% al 39,4%, e la «fetta» italiana si allarga su una torta che si è dimezzata.

Messa in rapporto, l'aritmetica è brutale. Fra il 2019 e il 2025 il cinema italiano ha guadagnato 1,71 milioni di biglietti; la sala nel suo complesso ne ha persi 29,30 milioni. Per ogni biglietto in più venduto a un film italiano, il mercato ne ha persi diciassette. Tuttavia questo non è un argomento contro il cinema italiano: è un argomento contro l'idea che la sua quota record misuri la salute di qualcosa.

Il vero record dei biglietti del cinema italiano è del 2016

C'è poi una seconda insidia nella parola «pre-Covid», ed è che gli anni pre-Covid sono più d'uno. La stessa serie storica Cinetel registra per il 2016 una produzione nazionale da 30.263.085 biglietti, con una quota del 28,7% su un mercato che allora ne valeva 105,3 milioni.

Confrontato con quell'anno, il 2025 celebrato come migliore del decennio vale -24,7%: sette milioni e mezzo di biglietti in meno. I biglietti del cinema italiano hanno quindi superato il 2019, ma restano lontanissimi dal loro massimo recente. Il record del 2025 è un record di quota, non di pubblico — e la differenza, per chi deve riempire 3.500 schermi, non è accademica.

Platea di un cinema con le prime file di poltrone rosse illuminate e il fondo della sala immerso nel buio
Dal 2019 al 2025 le sale italiane hanno perso 29,3 milioni di spettatori: quasi un terzo del pubblico. · Immagine generata con IA

Il 2026 racconta l'opposto: dal 59% di gennaio al 2% di agosto

Nastasi però non ha parlato del 2025. Ha detto «quest'anno», cioè un anno a cui mancano due mesi e mezzo. E il 2026, mese per mese, va nella direzione contraria.

Sommando i nove comunicati mensili sul mercato pubblicati da Box Office, tutti su dati Cinetel, le produzioni e coproduzioni nazionali hanno incassato da gennaio a settembre circa 100,5 milioni di euro. Il mercato complessivo, nello stesso periodo, ha incassato 474.295.449 euro. La quota italiana dei primi nove mesi del 2026 è dunque del 21,2%: esattamente il valore del 2019 (21,2%), non il 33,3% del 2025.

L'andamento mensile spiega perché. A gennaio, senza blockbuster americani in sala e con la coda lunga di Buen Camino, la quota nazionale tocca il 59,2%. Poi febbraio 38,6%, marzo 34,2%, aprile 11,7%, maggio 5,9%, giugno 4,6%, luglio 3,1% e agosto 2%, con 1,4 milioni di euro in tutto il mese. A settembre risale al 15,1%, ancora sotto il 16,7% del settembre 2019. In altre parole: la quota del cinema italiano sale quando il prodotto straniero manca e precipita quando torna. Nel 2026, con Odissea, Spider-Man e Il diavolo veste Prada 2, è tornato.

La ripresa è nel prezzo del biglietto, non nel pubblico

Resta il fatto che il 2026 è un ottimo anno per le sale: +44,3% di incassi sul 2025 e, nei primi nove mesi, il 10,5% in più del 2019. Anche qui, però, conviene leggere entrambe le colonne. Le presenze da gennaio a settembre sono 62.132.060 contro le 66.416.661 del 2019: -6,5%.

Il biglietto medio è passato da 6,46 a 7,63 euro, +18,2%. Il 2026 ha superato il botteghino del 2019 perché il biglietto costa un quinto in più, non perché in sala ci sia più gente — ed è esattamente la ragione per cui l'industria continua a puntare sulle giornate promozionali a 3,50 euro. Infine un dettaglio metodologico che rende il confronto ancora più severo: nel 2019 Cinetel monitorava 1.223 cinema in 626 città, nel 2024 ne monitorava 1.307 in 779 città. Più sale rilevate, un terzo di spettatori in meno. Se il confronto sbaglia, sbaglia a favore del presente.

Dove i numeri danno ragione a Nastasi

Un punto, tuttavia, regge eccome. Interrogando l'archivio pubblico di Cinetel sulla finestra dal 1° gennaio al 12 ottobre, la classifica dei dieci maggiori incassi del 2026 contiene un film italiano al secondo posto: Buen Camino di Gennaro Nunziante, 5.076.267 biglietti nel periodo e 9.567.442 dall'uscita. Nella stessa finestra del 2019 la top ten era americana dieci volte su dieci: nessun titolo italiano, nemmeno uno. Da quel punto di vista il cinema italiano non è affatto dov'era, ed è un progresso reale, coerente con il quadro produttivo degli ultimi anni.

Il problema è la concentrazione. Sempre secondo Cinetel, nel 2025 i primi dieci titoli nazionali hanno fatto il 63,8% dell'intero incasso italiano e i primi quindici il 71,4%; Buen Camino da solo vale il 22,2%. «Quando c'è un prodotto di qualità il pubblico risponde», ha detto Nastasi: vero, ma la risposta si concentra ogni anno su cinque o sei titoli, e tutto il resto del listino vive in quel 30% residuo.

C'è perfino un'ironia contabile nell'esempio che il presidente ha scelto. Nastasi ha citato L'Estranea di Paolo Strippoli, designato dall'ANICA il 23 settembre a rappresentare l'Italia agli Oscar. Nel registro Cinetel quel film non risulta «ITA»: risulta «COP», coproduzione. È il motivo per cui la statistica che regge la sua affermazione si cita sempre nella forma «Italia+coproduzione».

Il cinema italiano, insomma, non è il malato. I biglietti del cinema italiano sono cresciuti davvero, e chi li ha venduti ha fatto il proprio mestiere. Ma sono cresciuti dentro una sala che dal 2019 ha perso quasi un terzo del suo pubblico, e nei primi nove mesi del 2026 sono già tornati alla quota di sette anni fa. Non è una diagnosi di buona salute: è la fotografia di un reparto che tiene mentre l'ospedale si svuota.

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