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Contributo ai caregiver: 400 euro sono solo il tetto

La Camera ha approvato con 153 sì il ddl sui caregiver familiari. Ma il contributo ai caregiver non è una cifra: è il fondo diviso per gli aventi diritto. Con i 62.333 beneficiari stimati dal governo fa 1.008 euro a trimestre, 336 al mese. Nel 2027, meno di 250.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Contributo ai caregiver: poltrona vuota e carrozzina in un soggiorno italiano all'alba
Immagine generata con IA

La Camera ha approvato il 14 ottobre, con 153 voti favorevoli e 105 contrari, il disegno di legge che per la prima volta definisce e tutela il caregiver familiare. Tutte le riprese hanno titolato la stessa cifra: «fino a 400 euro al mese». È una cifra vera, ma non è un importo: il contributo ai caregiver scritto nell'articolo 14 è il risultato di una divisione, e il 1.200 euro a trimestre di cui parlano i lanci è il tetto che quella divisione non può superare. Chi ha fatto il conto con i numeri del governo arriva a mille euro. Chi lo fa per il 2027 arriva a meno di ottocento.

Il testo (A.C. 2789, iniziativa della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, presentato il 6 febbraio e firmato insieme ad altri nove ministri) è composto di quattro Capi e 18 articoli e ha assorbito dodici proposte parlamentari, da quella di Massimiliano Panizzut del 2022 a quella di Luana Zanella. Ora passa al Senato. La legge, dunque, non esiste ancora: esiste il primo sì.

Contributo ai caregiver: l'importo è un quoziente, non una cifra

L'articolo 14, comma 3, affida l'importo a un decreto trimestrale del Capo del Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità, «nel limite delle risorse di cui al comma 5 e nel limite pro capite massimo trimestrale di 1.200 euro». La relazione tecnica allegata al disegno di legge spiega come si calcola, e lo spiega in una riga: il Dipartimento determinerà l'importo «dividendo il limite di spesa trimestrale, pari a un quarto di quello annuale, per il numero di caregiver familiari comunicati da INPS».

Significa che il contributo ai caregiver non è una prestazione di importo definito, come l'indennità di accompagnamento: è una quota di riparto. Il numeratore è fisso per legge, il denominatore lo decide ogni tre mesi il numero di persone che hanno ottenuto il riconoscimento. Più sono, meno prende ciascuno. Lo ha detto in Aula Carmen Di Lauro (M5S): «Se crescono le richieste, dato che la coperta è corta, di conseguenza si riduce anche la cifra che spetta a ciascuno».

Il contributo ai caregiver, nei conti del governo, si ferma a mille euro

Il comma 5 dell'articolo 14 fissa i limiti di spesa del contributo ai caregiver: 186,08 milioni per il 2027, 251,41 per il 2028, 251,21 dal 2029 al 2034 e 251,01 a decorrere dal 2035. La relazione tecnica stima la platea in 62.333 beneficiari e tira da sé la conclusione: «Sarebbe possibile riconoscere un beneficio trimestrale pro capite a regime di circa 1.000 euro, a fronte di un tetto massimo di 1.200 euro». Mille euro a trimestre sono 333 euro al mese, non 400.

Il conto si può chiudere fino in fondo, perché tutti i termini sono pubblici. A regime il trimestre vale 62,85 milioni (un quarto di 251,41): diviso 62.333 aventi diritto fa 1.008 euro, cioè 336 euro al mese. Perché il tetto dei 1.200 euro venga effettivamente pagato, gli aventi diritto devono essere al massimo 52.375 — diecimila in meno della stima prudenziale del governo stesso. E nel 2027, con un limite di 186,08 milioni, il trimestre vale 46,52 milioni: diviso la stessa platea fa 746 euro, cioè 249 euro al mese. I 400 euro, nei documenti che accompagnano la legge, non compaiono mai come importo atteso: compaiono solo come soglia.

Contributo ai caregiver: file di ciotole di ceramica vuote identiche su un tavolo, immagine della divisione di una somma fissa
Il contributo non è una cifra ma una quota: il fondo diviso per il numero di aventi diritto, con un tetto di 1.200 euro a trimestre. · Immagine generata con IA

Novantuno ore a settimana: la soglia che le statistiche non misurano

Il contributo ai caregiver spetta a un solo profilo su quattro: il «caregiver familiare prevalente», che l'articolo 2 definisce come chi convive con una persona non autosufficiente e sostiene un carico di assistenza «uguale o superiore a novantuno ore settimanali». La relazione tecnica traduce: «Corrispondenti a una media di 13 ore giornaliere, superiore quindi a mezza giornata». Gli altri tre profili — convivente tra 30 e 91 ore, non convivente oltre 30 ore, chiunque tra 10 e 30 ore — hanno tutele, non assegni.

Il punto debole, tuttavia, non è la soglia: è che nessuna statistica italiana la misura. La tabella ISTAT riprodotta nel dossier del Servizio Studi si fonda sull'indagine europea sulla salute del 2019 e la sua classe più alta è «20 ore o più a settimana». Per arrivare a 91, la relazione tecnica compie un passaggio dichiaratamente congetturale: dai 522.000 caregiver conviventi, inoccupati, con almeno 20 ore settimanali e un assistito con limitazioni gravi, «il Dipartimento stima che il target di riferimento non eccede un sesto della platea», cioè al più 87.000 persone. A quelle si applica il 71,64 per cento di nuclei con ISEE fino a 15.000 euro ricavato dall'Osservatorio INPS. Da lì i 62.333.

Quell'«un sesto» non ha una fonte. Il Servizio Bilancio della Camera, il 30 settembre, lo ha scritto in chiaro: «Appare opportuno acquisire ulteriori elementi informativi a sostegno dell'ipotesi secondo cui i caregiver con un carico assistenziale superiore a 91 ore settimanali rappresenterebbero un sesto del complesso dei caregiver conviventi impegnati per almeno 20 ore settimanali». E ha spiegato perché conta: quel chiarimento serve «anche al fine di verificare l'attendibilità della platea stimata e, conseguentemente, la congruità delle risorse stanziate». Il chiarimento, al voto del 14 ottobre, non era arrivato.

Il dato più recente è di tre mesi prima del voto, e non è quello usato

Perché la base del calcolo sia il 2019 è la domanda che il dibattito non ha fatto. Il report ISTAT sugli aiuti dati e ricevuti, pubblicato il 21 luglio 2026, misura i caregiver italiani sul 2024: sono 12 milioni e 300 mila, il 24,9 per cento dei maggiorenni. Di questi, 4 milioni e 400 mila assistono un familiare convivente con problemi di salute, e il 29,3 per cento di loro dedica alla cura 20 ore settimanali o più. La prima tacca della catena di stime — gli 1,096 milioni ricavati dal 2019 — nel dato nuovo vale circa 1,3 milioni di persone. Il fondo, invece, è lo stesso.

Messi in fila, i due numeri dicono la dimensione reale della misura: i 62.333 beneficiari del contributo ai caregiver su 4,4 milioni di caregiver conviventi sono l'1,4 per cento; sui 12,3 milioni complessivi sono lo 0,5. L'associazione CARER, audita in Commissione a marzo, lo ha detto senza eufemismi il giorno dopo il voto: la legge offre «un contributo economico contro la povertà a favore di poco più di 50.000 beneficiari», e ai caregiver resta la possibilità «di iscriversi ad una lotteria».

L'ISEE sale a 25.000 euro, e trenta euro azzerano il beneficio

In Commissione sono stati approvati 49 emendamenti, 25 dei quali dell'opposizione: lo ha rivendicato in Aula il relatore Luciano Ciocchetti (FdI). Il più citato alza la soglia ISEE da 15.000 a 25.000 euro, ed è stato raccontato come un allargamento. Con un importo che è un quoziente, però, allargare la platea del contributo ai caregiver senza toccare il fondo riduce l'assegno di tutti: il numeratore non si muove, il denominatore sì.

Il testo approvato lo sa, e si difende con due clausole. La prima: oltre i 15.000 euro il contributo è pari a quello pieno «moltiplicato per la differenza tra 25.000 e il valore dell'ISEE del caregiver e diviso per 10.000» — a 20.000 euro di ISEE si prende metà, a 24.000 un decimo. La seconda: «Il contributo non è dovuto ai soggetti con ISEE di valore superiore a 15.000 euro quando (…) risulti pari o inferiore a 30 euro nel trimestre». Con l'importo pieno da mille euro stimato dal governo, quella soglia scatta a 24.700 euro di ISEE: gli ultimi trecento euro di capienza del requisito sono formalmente dentro e, per il contributo ai caregiver, materialmente a zero. Il Servizio Bilancio, anche qui, ha chiesto «un aggiornamento della quantificazione volto a confermare la congruità dello stanziamento», ricordando che i nuclei con ISEE tra 15.000 e 25.000 euro e una persona con disabilità sono altri 608.245.

Sedia vuota in un corridoio di casa davanti alla camera illuminata di notte: le 91 ore settimanali del contributo ai caregiver
Novantuno ore settimanali sono tredici ore al giorno per sette giorni: la soglia che separa l'unico profilo con assegno dagli altri tre. · Immagine generata con IA

Tre fondi usati per intero, e 62 milioni restituiti

I 260 milioni annui che reggono il contributo ai caregiver esistono, ma non sono soldi nuovi. L'articolo 16 copre gli oneri in tre modi, e il dossier del Servizio Studi annota per ciascuno la stessa formula: «l'utilizzo dell'intera dotazione». I 207 milioni arrivano dal Fondo per il finanziamento delle iniziative legislative a sostegno del caregiver familiare, istituito dalla legge di bilancio 2026 proprio per questa legge; 50 milioni annui dalla riduzione del Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità, di cui resta una quota residua di circa 8,8 milioni per il solo 2027; 3 milioni dal 2028 dall'azzeramento del vecchio fondo del 2020 sul valore sociale della cura non professionale. È lo schema già visto nella riforma portuale approvata una settimana prima, dove nove dei dieci milioni venivano dal fondo del settore che la riforma doveva finanziare.

C'è poi il movimento inverso, e vale esattamente 62 milioni. Lo stanziamento 2027 del contributo ai caregiver è stato ridotto in Commissione da 248,05 a 186,08 milioni — «pari al 25 per cento dello stanziamento iniziale», certifica il Servizio Bilancio — perché l'attivazione della piattaforma INPS è slittata da ottobre 2026 al 2 gennaio 2027, cancellando un trimestre pagabile; e 62,01 milioni sono stati contestualmente girati al Fondo unico per l'inclusione delle persone con disabilità. Il Servizio Bilancio, però, osserva che nello stesso passaggio la decorrenza del diritto è stata anticipata alla data di presentazione dell'istanza: quindi «il diritto al contributo sembrerebbe decorrere comunque da gennaio 2027, senza una riduzione del periodo di erogazione nell'anno tale da giustificare la corrispondente diminuzione dello stanziamento». Tradotto: nel 2027 il numeratore perde un quarto, il numero degli aventi diritto no.

Dalla Camera al Senato: 153 sì e 33 ordini del giorno respinti

Il voto finale sul disegno di legge che contiene il contributo ai caregiver è la votazione n. 34 della seduta del 14 ottobre: 262 presenti, 258 votanti, 4 astenuti, 153 favorevoli e 105 contrari, 80 deputati in missione. Hanno votato sì Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e il gruppo Misto-Futuro Nazionale; contro Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva-Casa Riformista e Azione. Prima del voto l'Aula ha respinto 33 ordini del giorno su 33 posti in votazione, tra cui quello che chiedeva un contributo da 600 a 1.200 euro mensili con ISEE fino a 40.000 euro. Gli unici emendamenti accolti in Aula erano tre, tutti di maggioranza, più la condizione posta dalla Commissione Bilancio per garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione.

«Da qui non si tornerà più indietro, ma si potrà solo andare avanti», ha detto la ministra Locatelli ringraziando l'Aula. Ciocchetti ha rivendicato la cifra — «noi stanziamo 260 milioni di euro a decorrere dal 2027, quindi è un finanziamento permanente, storico» — e insieme il suo limite: «Sono sufficienti? No, sappiamo bene che non sono sufficienti e che abbiamo bisogno, nelle prossime leggi di bilancio, di mettere più risorse». Il relatore leghista Panizzut ha aggiunto una «speranza personale»: che lo stanziamento venga ampliato «sia come platea sia come contributo individuale». Dall'opposizione, Carmela Auriemma (M5S) ha contestato il metro: «È assurdo pensare che la misuriate con un cronometro: chi fa 91 ore settimanali, cioè 13 ore al giorno tutti i giorni, ha un riconoscimento; chi ne fa una in meno non ha un riconoscimento».

Restano tre date e un numero da verificare. Il resoconto della seduta fissa il passaggio al Senato; la piattaforma INPS deve essere online entro il 2 gennaio 2027, con 100 assunzioni e due dirigenti autorizzati per gestirla; il decreto sulle modalità di erogazione va adottato entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge. Il numero è il primo decreto trimestrale del Dipartimento: sarà quello, e non la relazione tecnica, a dire quanto vale davvero il contributo ai caregiver. Come per i nuovi LEA, fra l'elenco delle prestazioni annunciate e quelle effettivamente erogabili passa un atto amministrativo.

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