Carta Dedicata a Te: 177mila famiglie sui residui
Carta Dedicata a Te 2026: 1.177.597 famiglie riceveranno 500 euro dal 4 novembre e altri 500 ad aprile 2027. Ma i 500 milioni stanziati dalla legge di bilancio bastano per un milione di carte esatte: le altre 177.597 poggiano sui 91 milioni che l'edizione 2025 non è riuscita a spendere.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La Carta Dedicata a Te torna per la quarta edizione con un annuncio pulito: mille euro a nucleo, oltre 1,1 milioni di famiglie, primo accredito il 4 novembre. È il numero che il Masaf ha messo in cima al comunicato del 21 settembre e che tutte le testate hanno rilanciato. Tuttavia, se si divide il denaro per le carte, la Carta Dedicata a Te del 2026 racconta un'altra storia: lo stanziamento ordinario della legge di bilancio non basta a coprire nemmeno la platea dell'anno scorso, e il buco viene tappato con i soldi che le famiglie, nel 2025, non hanno speso.
Carta Dedicata a Te: i conti del 2026 reggono solo sui residui
I due numeri ufficiali sono questi. Le risorse della Carta Dedicata a Te disponibili per il 2026 ammontano a 591.029.831 euro: 500 milioni stanziati dalla legge di bilancio 2026 (legge 199/2025, articolo 1, commi 5 e 6) più 91.029.831,40 euro di risorse residue del 2025. Le carte assegnate, fissate dal decreto direttoriale del 1° settembre, sono 1.177.597.
Il contributo della Carta Dedicata a Te è di 500 euro a nucleo. Quindi lo stanziamento ordinario, da solo, finanzia esattamente un milione di carte. Non 1,1 milioni: un milione tondo. Le restanti 177.597 carte — il 15,1% della platea della Carta Dedicata a Te — poggiano interamente sui residui dell'edizione precedente.
Il confronto con il 2025 chiarisce la portata del dato: la Carta Dedicata a Te non si è allargata, ha cambiato fonte di finanziamento. L'anno scorso le carte assegnate erano 1.157.179 (decreto interministeriale del 30 luglio 2025, in Gazzetta Ufficiale il 12 agosto). Senza i 91 milioni avanzati, la Carta Dedicata a Te sarebbe quindi arrivata a 157.179 famiglie in meno rispetto al 2025: un arretramento del 13,6%. L'ampliamento rivendicato — +20.418 carte, cioè +1,8% — non nasce da nuove risorse. Nasce da risorse vecchie.
I 91 milioni non spesi dalla Carta Dedicata a Te valgono 182mila carte
Quei 91.029.831,40 euro, divisi per il contributo unitario della Carta Dedicata a Te di 500 euro, equivalgono a 182.059 carte. Cioè al 15,7% delle 1.157.179 carte distribuite nel 2025. E valgono quasi nove volte l'aumento di platea annunciato quest'anno.
Va detto con precisione: il residuo della Carta Dedicata a Te non è necessariamente il conto delle famiglie rimaste a mani vuote. Può sommare carte mai ritirate, carte ritirate e mai attivate e saldi lasciati inutilizzati sulle carte attive. Infatti il decreto del 2025 imponeva due scadenze: almeno un pagamento entro il 16 dicembre 2025, pena la decadenza dal beneficio, e spesa integrale entro il 28 febbraio 2026. Qualunque sia la combinazione, il risultato è lo stesso: un euro su sei non è arrivato a destinazione.

Qui sta il paradosso strutturale della Carta Dedicata a Te. Il meccanismo che produce i residui è scritto dentro il decreto che li genera, e i residui dell'anno scorso finanziano la platea di quest'anno. Più famiglie non riescono a usare il contributo, più carte si possono distribuire l'anno dopo. C'è un precedente che rende il passaggio ancora più netto: il decreto del 2024 prevedeva che «la quota non utilizzata del Fondo dedicato» fosse «ripartita a favore degli effettivi beneficiari della misura», cioè restituita sotto forma di ricarica a chi la carta l'aveva usata. Nel 2026, invece, quei soldi servono ad allargare la platea della Carta Dedicata a Te.
Carta Dedicata a Te e spesa alimentare: il mese che non c'è
Lunedì mattina, a Unomattina su Rai 1, il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha difeso l'entità del contributo: la Carta Dedicata a Te «permette alle famiglie meno abbienti di coprire oltre un mese di spesa media, superando i 500 euro grazie al contributo e allo sconto del 15% della grande distribuzione».
L'affermazione sulla Carta Dedicata a Te va verificata sui dati Istat, e la verifica dipende interamente da quale famiglia si prende come riferimento. Nel 2024 la spesa media mensile delle famiglie italiane è stata di 2.755 euro, di cui il 19,3% in prodotti alimentari e bevande analcoliche: circa 532 euro al mese. Con lo sconto del 15%, 500 euro di contributo comprano merce per circa 588 euro. Su quella famiglia il conto torna.
Soltanto che quella è la famiglia media italiana, che conta poco più di due componenti. La Carta Dedicata a Te va invece, per requisito di legge, ai nuclei di almeno tre persone. E l'Istat certifica che la spesa di chi vive da solo (1.932 euro) vale «il 58% circa di quella delle famiglie di tre componenti»: quindi una famiglia di tre spende intorno ai 3.330 euro al mese, e applicando la stessa quota alimentare si arriva a circa 643 euro. Sopra i 588 euro del contributo scontato. Inoltre lo sconto del 15% non è automatico: vale solo nei punti vendita aderenti alle convenzioni Masaf con Federdistribuzione, ANCC Coop, ANCD Conad e Lidl.
C'è infine una proporzione che l'annuncio della Carta Dedicata a Te non contiene. Perfino accettando la lettura più generosa, 500 euro coprono un mese su dodici: poco meno dell'8% del fabbisogno alimentare annuo del nucleo tipo. Non è poco, per chi li riceve. Ma è un altro ordine di grandezza rispetto a «coprire la spesa». Vale la pena ricordare che nel 2024, sempre secondo l'Istat, il 31,1% delle famiglie italiane ha ridotto la spesa per il cibo in quantità o qualità, e che al Sud gli alimentari pesano per il 25,4% del bilancio familiare contro il 19,3% nazionale. È lo stesso quadro che emergeva dai conti sul record di occupazione rivendicato dal governo: i numeri aggregati reggono, la loro composizione dice altro.
Carta Dedicata a Te: sei settimane per attivare, o si decade
Il calendario 2026 della Carta Dedicata a Te è più stretto di quanto sembri. L'accredito dei primi 500 euro arriva il 4 novembre. Il primo pagamento va effettuato entro il 16 dicembre: chi non lo fa decade dal contributo dell'annualità. Sono sei settimane per individuare il beneficiario, avvisarlo, fargli ritirare la carta in un ufficio postale abilitato e fargli fare almeno un acquisto.

La seconda tranche della Carta Dedicata a Te parte da aprile 2027, e il decreto prevede che possa essere «rideterminata» in base alle risorse residue e al monitoraggio di Poste Italiane. Le carte non ritirate nel 2026 restano recuperabili ai soli fini della quota 2027, con un pagamento fra il 1° aprile e il 31 agosto 2027. Tutto va speso entro il 10 ottobre 2027. Dopo quella data, si ricomincia: altri residui, un'altra edizione.
Quarta edizione, quarto set di regole
Sempre lunedì Lollobrigida ha respinto l'accusa di provvedimento episodico: «Questo intervento non è uno spot: lo abbiamo introdotto nella prima legge di bilancio, dopo il nostro insediamento, e oggi siamo arrivati alla quarta edizione. Sono interventi strutturali che rispondono a una precisa strategia». Sulla continuità ha ragione: dal 2023 al 2027 il Masaf conta 2,7 miliardi destinati alla misura.
Sulla struttura, però, la Carta Dedicata a Te è cambiata a ogni giro. L'importo è passato da 382,50 euro nel 2023 a 500 euro dal 2024. I beni acquistabili comprendevano carburanti e abbonamenti al trasporto pubblico locale nelle prime due edizioni, e dal 2025 solo alimentari. La platea è stata ricalcolata da zero ogni anno: 1,3 milioni di famiglie nel 2023, 1.157.179 nel 2025, 1.177.597 adesso. E il decreto è esplicito sul punto: aver avuto la Carta Dedicata a Te non dà alcun titolo ad averla di nuovo, perché ogni anno l'INPS rifà la graduatoria.
Soprattutto, un parametro della Carta Dedicata a Te non si è mai mosso: la soglia ISEE di 15.000 euro è ferma dal 2023, mentre i prezzi alimentari dal 2019 sono cresciuti di quasi un terzo. Una soglia nominale non indicizzata, in presenza di inflazione, si restringe da sola: è lo stesso effetto che sposta i contribuenti verso l'alto quando gli scaglioni non vengono aggiornati. Lo stesso scarto fra cifra annunciata e platea reale che avevamo trovato sul bollo auto, e che qui si ripete su una misura contro la povertà alimentare.
Chi la prende e chi resta fuori
I requisiti della Carta Dedicata a Te sono tre: ISEE ordinario in corso di validità non superiore a 15.000 euro, nucleo di almeno tre componenti, tutti iscritti all'Anagrafe della popolazione residente. La fotografia è scattata al 3 agosto 2026, data di pubblicazione in Gazzetta del decreto interministeriale del 24 giugno.
Le esclusioni sono ampie e spesso fraintese. Restano fuori i nuclei in cui qualcuno percepisce Assegno di inclusione, Carta acquisti o altra misura nazionale, regionale o comunale di contrasto alla povertà; e anche quelli in cui un componente prende NASpI, DIS-COLL, indennità di mobilità, cassa integrazione o altri sostegni per disoccupazione involontaria. Perciò la Carta Dedicata a Te non intercetta i più poveri in assoluto, già coperti da altri strumenti, ma la fascia immediatamente sopra: famiglie numerose, povere, ma senza ammortizzatore.
La graduatoria della Carta Dedicata a Te dà precedenza ai nuclei di almeno tre persone con un componente nato entro il 31 dicembre 2012, poi a quelli con un nato entro il 31 dicembre 2008, poi agli altri; a parità di condizione vince l'ISEE più basso. Il riparto fra Comuni segue due chiavi: metà delle carte in proporzione alla popolazione, metà in base alla distanza fra reddito pro capite comunale e media nazionale. Non serve fare domanda — sono l'INPS e i Comuni a individuare i beneficiari — e nemmeno il possesso dei requisiti garantisce nulla, perché le carte si esauriscono. Chi è in una lista vale, in pratica, quanto la capienza del proprio Comune. Del resto il carrello e il pieno pesano sugli stessi bilanci familiari.
Resta il punto di partenza, che nessuno dei comunicati di lunedì affronta. La Carta Dedicata a Te del 2026 distribuisce più carte dell'anno scorso perché nel 2025 novantun milioni non sono stati spesi. È un'espansione finanziata da un fallimento di erogazione — e finché la platea dipenderà dai residui, la misura avrà bisogno che ogni anno una quota di famiglie continui a non ricevere, o a non usare, quello che le spetta.


