Segreteria piemontese: Zangrillo lascia dopo otto anni
Paolo Zangrillo lascia la segreteria piemontese di Forza Italia e indica il senatore Roberto Rosso. Dietro il «rinnovamento» c'è il regolamento congressuale: 15% di firme in ogni provincia, e il voto ponderato dei Grandi Elettori non conta.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La segreteria piemontese di Forza Italia cambia titolare dopo otto anni. Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione, ha annunciato in un'intervista a Repubblica di lasciare l'incarico e ha indicato come successore il suo vice, il senatore Roberto Rosso. La cornice offerta è quella del rinnovamento: «fase complicata di trasformazioni», ha detto il ministro, il partito deve rinnovarsi. I documenti che Forza Italia pubblica sul proprio sito raccontano però un'aritmetica più asciutta: per candidarsi alla segreteria piemontese servivano firme che Zangrillo non era in grado di raccogliere.
Segreteria piemontese: otto anni, e mai un congresso
Le agenzie hanno scritto «nove anni». La data di partenza, però, è verificabile: il 18 ottobre 2018 Zangrillo veniva nominato Commissario Regionale di Forza Italia per il Piemonte e la Valle d'Aosta, subentrando a Gilberto Pichetto, che nel comunicato di commiato ringraziava Berlusconi «per la fiducia ed il sostegno accordatomi in questi cinque anni». Da quel giorno a oggi corrono sette anni e undici mesi. Nove si ottengono soltanto contando gli anni civili attraversati dalla sua segreteria piemontese.
Il dettaglio che conta davvero, tuttavia, non è il conteggio ma il titolo. La pagina ufficiale dei segretari regionali del partito, aggiornata a oggi, alla voce Piemonte non scrive «Segretario Regionale». Scrive «Commissario Regionale». Su diciannove regioni elencate, quindici hanno un segretario uscito da un congresso; quattro hanno un commissario nominato dall'alto: Piemonte con Zangrillo, Puglia con Mauro D'Attis, Sicilia con Antonino Minardo, Trentino Alto Adige con Flavio Tosi. La segreteria piemontese, formalmente, non è mai stata una segreteria.
Il regolamento congressuale richiama l'articolo 39 bis dello statuto: il congresso regionale «è convocato dal Segretario Nazionale almeno una volta ogni 3 anni». In Piemonte non si è mai votato. Zangrillo lascia dunque una segreteria piemontese che non ha mai conquistato in un'assise, e la lascia alla vigilia della prima che avrebbe dovuto celebrarsi.

La soglia del 15% provincia per provincia
Il testo che ha deciso la partita della segreteria piemontese è stato approvato dalla Segreteria Nazionale il 21 ottobre 2025. L'articolo 3 del regolamento per lo svolgimento dei congressi regionali stabilisce che le candidature a segretario «devono essere sottoscritte da almeno il 15% degli iscritti di ogni provincia, affinché la candidatura sia rappresentativa di tutto il territorio regionale».
«Di ogni provincia», non del totale regionale. Il Piemonte ne ha otto. Una sola sotto soglia e la candidatura non è ricevibile, perché il surplus di Torino non compensa il deficit di Vercelli. Infatti la norma nasce esattamente per impedire quella compensazione, e sulla segreteria piemontese ha funzionato.
C'è poi il comma che pesa più di tutti, e che quasi nessuno ha citato: «Al fine del calcolo del numero delle firme necessario per la presentazione delle candidature non si tiene conto del voto ponderato attribuito ai Grandi Elettori». L'articolo 8 dello stesso regolamento attribuisce trenta voti a ogni parlamentare o membro del governo, diciotto a un consigliere regionale, dieci a un consigliere comunale di capoluogo. Tradotto: in cabina Zangrillo vale trenta. Alla raccolta firme vale uno, come qualsiasi iscritto di un circolo di provincia. Ed è su quel terreno, non in cabina, che si decideva la segreteria piemontese.
L'ordine di grandezza si legge nei documenti che il partito ha già pubblicato per le regioni andate al voto. In Lombardia, al 23 giugno 2026, gli aventi diritto erano 37.038: 11.731 a Brescia, 8.852 a Milano, 152 a Sondrio. Il 15% va calcolato su ciascuno di quei numeri separatamente. Il corpo elettorale piemontese, stimato dalla stampa locale intorno alle cinquemila tessere, richiedeva quindi diverse centinaia di sottoscrizioni distribuite in modo omogeneo su otto territori. Esattamente il lavoro di radicamento che il ministro non ha mai amato fare nei suoi otto anni alla guida della segreteria piemontese.
Quattro parlamentari e il «Presentatore Politico»
C'è un secondo documento, meno noto, datato 11 febbraio 2026 e firmato dall'amministratore nazionale Fabio Roscioli. Sono le disposizioni di attuazione dell'articolo 3, e disciplinano una cosa sola: chi può vedere l'elenco degli iscritti. Per chi punta alla segreteria piemontese è il vero collo di bottiglia.
Per ottenerlo, l'aspirante candidato deve essere sostenuto da un «Presentatore Politico», cioè «almeno un parlamentare della Regione». E ogni presentatore «può sottoscrivere la candidatura in pectore in favore di un solo candidato». Quanti parlamentari ha Forza Italia in Piemonte? Quattro, secondo Lo Spiffero, che ricorda come all'inizio della gestione Zangrillo fossero quindici. È il numero che il ministro, nel bilancio dei suoi anni, non ha citato: rivendica le due vittorie regionali di Alberto Cirio, non il crollo della rappresentanza.
Con quattro parlamentari, la chiave d'accesso agli elenchi è in pochissime mani. E il fronte che ha spinto Zangrillo fuori dalla segreteria piemontese è composto proprio da Cirio, da Pichetto e dal capogruppo alla Camera Enrico Costa. Lo stesso documento ammette, peraltro, che gli elenchi non erano aggiornati: «in ragione dello straordinario tesseramento del 2025 l'inserimento dei dati degli iscritti è ancora in corso».

Chi è Roberto Rosso, il vice che diventa capo
Classe 1967, senatore, Roberto Rosso non va confuso con l'omonimo storico esponente del berlusconismo piemontese: il soprannome «Red Patacca» che i suoi detrattori gli hanno cucito addosso nasce proprio per distinguerli. Il suo itinerario politico passa dalla Lega Nord ad Alleanza Nazionale prima di approdare in Forza Italia, dove fu portato da Pichetto.
Il rinnovamento della segreteria piemontese, però, ha un difetto di anzianità. Rosso era già nella prima squadra di Zangrillo: il 1° dicembre 2018, presentando i suoi vice, il neocoordinatore gli assegnava Alessandria, Asti, Cuneo e Torino, cioè l'area più popolosa della regione, più il dipartimento Telecomunicazioni. In quella stessa lista compariva Enrico Costa alla Giustizia. Il blocco che oggi chiude la partita a Zangrillo era, otto anni fa, la sua squadra.
Rosso è anche un nome ricorrente dei lavori parlamentari: è stato relatore della legge delega sul nucleare licenziata dal Senato il 23 settembre, è la voce azzurra sulle preferenze nella riforma elettorale ed è intervenuto ripetutamente sulla governance Rai dopo le dimissioni in Vigilanza di luglio. Dunque non un dirigente di apparato soltanto: un parlamentare esposto, che porta alla segreteria piemontese un profilo nazionale.
Tajani «figura di transizione» e la linea su Vannacci
L'intervista con cui molla la segreteria piemontese contiene un passaggio che vale più del trasloco regionale. Ad agosto Zangrillo aveva aperto la fronda contro Antonio Tajani, chiedendo un partito «decisamente più aperto e più disposto al lavoro di squadra» e arrivando a sollecitare un coinvolgimento diretto di Marina e Pier Silvio Berlusconi. Oggi Tajani torna a essere «la figura più adatta per la transizione». L'elogio, tuttavia, ha una scadenza incorporata: «guardando in prospettiva, è legittimo porsi il tema di nuove leadership, a tutti i livelli».
Infatti, nello stesso giorno in cui cede la segreteria piemontese, il ministro è a Genova a tracciare il perimetro della coalizione. «Non siamo un cartello elettorale», ha detto a Primocanale, chiudendo a qualsiasi intesa con Roberto Vannacci: «certamente la formazione di Vannacci è una formazione che ci preoccupa». I sondaggi danno Futuro Nazionale al 7,7-7,9%, sopra la Lega e a ridosso degli azzurri. Perde la regione, quindi, ma tiene la linea nazionale.
Il Piemonte resta l'ultimo buco nella mappa
Sul sito nazionale la pagina dei congressi regionali 2026 elenca convocazioni, aventi diritto ed esiti regione per regione. Il Piemonte non compare: nessuna convocazione, nessun elenco, nessun risultato, e la segreteria piemontese resta l'unica casella vuota del Nord-Ovest. Persino la Campania, data per esplosiva fino all'estate, ha chiuso il suo congresso a settembre. Tuttavia la linea nazionale è nota da mesi: assise solo dove esiste una soluzione unitaria, altrimenti rinvio. Rimuovere l'ostacolo era la condizione per sbloccare la segreteria piemontese, e adesso il congresso può celebrarsi, forse già a ottobre.
Resta l'ultima riga dell'articolo 3, che ha il sapore di una profezia al contrario: «in mancanza di presentazione di candidature, il Segretario Nazionale provvede alla nomina di un Commissario». Il regolamento immagina il commissariamento come esito eccezionale di un vuoto. In Piemonte è stato la regola per otto anni. Infine, la segreteria piemontese torna a essere una carica elettiva soltanto perché chi la occupava ha rinunciato a difenderla con le firme.


