Dario Argento Cannes Classics: Metti una sera a cena
Dario Argento Cannes Classics: standing ovation in Sala Bunuel per il restauro 4K di Metti, una sera a cena di Patroni Griffi. La denuncia del maestro sui fondi al cinema italiano.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Dario Argento Cannes Classics non è una formula mediatica: è quanto è accaduto la sera del 18 maggio 2026 nella Sala Buñuel del Palais, quando il maestro romano è salito sul palco accolto da una standing ovation per presentare il restauro in 4K di Metti, una sera a cena, il film del 1969 di Giuseppe Patroni Griffi di cui era stato cosceneggiatore appena ventiduenne. Un ritorno che ha riportato nella sezione classica della 79ª edizione del Festival un titolo cult del cinema italiano e, con esso, un pezzo di memoria della stagione più ardita e libera della nostra produzione.
Accanto ad Argento, sul palco, il conservatore del CSC – Cineteca Nazionale Steve Della Casa. La proiezione, in programma alle 19.45, ha sancito il completamento di un lavoro durato mesi: il restauro è stato realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale in collaborazione con la società francese SND-Groupe M6, presso il laboratorio L'Immagine Ritrovata di Bologna, a partire dai negativi originali scena e colonna. La versione restaurata uscirà in Francia nelle sale a cura di Les Films du Camélia di Ronald Chammah.
Dario Argento Cannes Classics: la memoria di un esordio
Il racconto di Argento dal palco di Cannes è stato il momento più toccante della serata. «Quando Patroni Griffi mi ha chiamato avevo appena finito di scrivere con Sergio Leone C'era una volta il West», ha ricordato il regista. «Ero giovanissimo, credo sui 22 anni, e venni contattato da questo grande autore per collaborare con lui alla riscrittura cinematografica di Metti, una sera a cena, che avevo già visto a teatro. Fu un grande onore per me». Tuttavia, la circostanza ha assunto un peso diverso davanti alla platea internazionale: «È curioso, perché è un film sull'amore, sulla passione, mentre in tutto il resto della mia carriera ho fatto solo film su dei conflitti e sulla violenza».
Argento ha lavorato alla sceneggiatura insieme a Patroni Griffi e a Carlo Carunchio, in un appartamento all'ultimo piano vicino a San Carlo al Corso a Roma, «in primavera, sul terrazzo pieno di fiori». Quello fu, di fatto, il suo ultimo lavoro da cosceneggiatore prima dell'esordio dietro la macchina da presa con L'uccello dalle piume di cristallo: sul set di Metti, una sera a cena incontrò Tony Musante, che pochi mesi dopo sarebbe diventato il protagonista del suo primo film da regista. «Da lì in poi la mia carriera cambiò. Ecco perché, in realtà, a Patroni Griffi devo molto». La cornice di Dario Argento Cannes Classics restituisce così, anche, l'origine professionale di uno dei nomi più riconoscibili del cinema italiano nel mondo.
Dario Argento Cannes Classics: il cast del 1969 e Morricone
Presentato in Concorso al Festival di Cannes già nel 1969, Metti, una sera a cena era stato un grande successo di pubblico nonostante – o forse proprio a causa – delle scene controverse e del ritratto senza sconti della borghesia italiana di fine decennio. Tratto dall'omonima pièce di Patroni Griffi, andata in scena al Teatro Eliseo di Roma, il film schierava un cast d'eccezione: Jean-Louis Trintignant, Tony Musante, Lino Capolicchio, Annie Girardot, Adriana Asti e, per la prima volta sullo schermo, Florinda Bolkan, scoperta dalla produttrice Marina Cicogna. In un piccolo ruolo apparve anche una giovanissima Enrica Bonaccorti, all'esordio assoluto.

A completare il quadro contribuì la colonna sonora firmata da Ennio Morricone, diventata immediatamente un successo discografico autonomo. Lo stesso Argento, dal palco, ne ha sottolineato la portata: «Si è preso anche un grande compositore, Ennio Morricone, che ha fatto delle musiche meravigliose, veramente indimenticabili». Inoltre, ha aggiunto un aneddoto significativo del clima dell'epoca: «Era un periodo in cui si poteva denunciare alla polizia un film per oscenità. Io avevo paura che succedesse e che come cosceneggiatore potessi finire in prigione, ma quando Metti una sera a cena ha debuttato è andato tutto bene… niente prigione».
La denuncia di Argento sul cinema italiano
Il momento più politico della serata è arrivato quando il regista, parlando in francese, ha trasformato la nota personale in una presa di posizione sulla condizione del cinema in Italia. «È un onore essere qui, so di essere uno dei pochi cineasti italiani invitati quest'anno al festival», ha detto Argento. «L'Italia ha un problema sul cinema, di interpretazioni, e soprattutto per la questione dei soldi». La denuncia – riportata dall'inviata ANSA Francesca Pierleoni – pesa, perché arriva in un'edizione senza titoli italiani nel Concorso e all'indomani del taglio del Fondo Unico per lo Spettacolo annunciato per il 2027. Argento ha chiuso il passaggio rivendicando comunque il proprio ruolo: «Oggi sono qui a rappresentare l'Italia, il cinema italiano».
Dario Argento Cannes Classics: il restauro tecnico in 4K
Sul piano tecnico, il lavoro è stato condotto da SND-Groupe M6 e CSC – Cineteca Nazionale a partire dal negativo originale 35 mm scena e dal negativo suono, entrambi depositati negli archivi della Cineteca a Roma. «Il negativo scena ha alcuni strappi, righe sottili e qualche macchia», ha spiegato Sergio Bruno, responsabile dell'Area Preservazione e restauro del CSC; «il negativo suono presenta i difetti tipici dell'epoca come rumore elettrico e alcuni clicks, ma la qualità generale del materiale è risultata buona». Per il grading e la color correction è stata utilizzata come riferimento una copia d'epoca; le lavorazioni si sono svolte al laboratorio bolognese L'Immagine Ritrovata. Minerva Pictures ha autorizzato l'accesso ai materiali originali.

Cannes Classics 2026, il filo italiano
Metti, una sera a cena si inserisce in una sezione Cannes Classics 2026 dal forte accento tricolore: oltre al film di Patroni Griffi figurano il restauro de L'innocente di Luchino Visconti e il documentario Vittorio De Sica – La vita in scena di Francesco Zippel, presentato anch'esso in anteprima mondiale. Tre titoli italiani in una stessa sezione classica indicano, infatti, una scelta editoriale precisa del Festival: in un'edizione senza autori italiani nel Concorso, è la storia a salvare la bandiera. Quindi il restauro diventa anche un atto politico, soprattutto se si pensa che a portarlo a Cannes sono il CSC pubblico e una società francese privata. Inoltre, conferma l'efficacia del modello L'Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna come hub europeo del recupero.
Tuttavia, la presenza di Dario Argento Cannes Classics applaudito sulla Croisette non basta a colmare il vuoto produttivo segnalato dal regista stesso. Infatti, mentre Francia e Stati Uniti continuano a investire sui propri archivi cinematografici, l'Italia rischia di vedere progetti analoghi rallentati dai tagli al settore. La standing ovation della Sala Buñuel, di conseguenza, è insieme un riconoscimento al passato e una domanda al presente: chi finanzierà il prossimo restauro italiano? La risposta, infine, si gioca tra le competenze tecniche del CSC, il sostegno del Ministero della Cultura e la capacità del cinema italiano di tornare nel Concorso, non solo nelle classiche.


