Gasolio nel Naviglio: perché è finito tutto in Darsena
Il gasolio nel Naviglio ha percorso 28 chilometri da una fognatura di Magenta fino alla Darsena di Milano. Il Consorzio ha chiuso 116 bocche irrigue per salvare 500 chilometri quadrati di campi: il carico è stato spinto compatto sulla città. L'asciutta del canale scatta il 21 settembre.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il gasolio nel Naviglio ha percorso ventotto chilometri in poco più di quattordici ore, da una fognatura di Magenta fino alla Darsena di Milano. È la sequenza che tutte le testate hanno raccontato sabato mattina. Quello che nessuna ha scritto è che quei ventotto chilometri non sono stati soltanto un incidente idraulico: in buona parte sono stati una scelta. Fra il Magentino e la città il Naviglio Grande ha centosedici bocche irrigue che servono circa cinquecento chilometri quadrati di campagna. Il Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi le ha chiuse. E chiudere le bocche significa una cosa sola: tutto il carico va avanti. La Darsena non ha subito la chiazza, l'ha raccolta.
Gasolio nel Naviglio: quattordici ore da Magenta alla Darsena
L'allarme che porterà al gasolio nel Naviglio scatta nel pomeriggio di venerdì 4 settembre a Ponte Nuovo di Magenta, mentre è in corso la sostituzione del sistema di pompe di sollevamento della rete fognaria. I tecnici trovano idrocarburi dove non dovrebbero essercene. «I primi accertamenti collocano l'origine dello sversamento a Ponte Nuovo di Magenta, dove era in corso un intervento sulla rete fognaria e dove, però, quelle sostanze non dovevano esserci», scrive Open. Il Giorno colloca invece il punto di immissione nel canale più a valle, a Robecco sul Naviglio, in viale Isonzo. Le due indicazioni non si contraddicono: la prima è il luogo in cui il materiale è stato scoperto in rete, la seconda lo scarico da cui è finito in acqua.
Da lì la chiazza scende lungo Robecco, Vermezzo con Zelo, Gaggiano e Abbiategrasso. Nella notte vengono montate sette barriere di panne assorbenti: a Robecco, a Gaggiano, all'altezza del civico 25 di via Ludovico il Moro e infine davanti alla Canottieri Milano. Alle due del mattino, ad Abbiategrasso, viene recuperato un cigno completamente imbrattato. All'alba di sabato la massa oleosa è in Darsena, e il tratto urbano dei Navigli odora di idrocarburi. Il gasolio nel Naviglio ha coperto in una notte l'intera distanza fra la campagna e il centro di Milano.

Le centosedici bocche chiuse: perché il gasolio nel Naviglio è arrivato compatto
Il Naviglio Grande non è un fiume. È una macchina idraulica costruita fra il XII e il XIII secolo: 49,9 chilometri dalla presa sul Ticino a Tornavento fino alla Darsena di Porta Ticinese. In regime ordinario deriva circa 63 metri cubi al secondo alla presa e ne consegna circa 12 all'arrivo in città, perché lungo il percorso 116 bocche irrigue prelevano acqua per circa 500 chilometri quadrati di campi. Sono i valori di regime del canale, non misure effettuate quel giorno: vanno letti come ordine di grandezza, non come portata istantanea del 4 settembre.
Ma l'ordine di grandezza basta per capire la decisione presa sul gasolio nel Naviglio. «Fin dalle prime ore abbiamo messo in campo uomini e mezzi per contenere la propagazione della sostanza lungo il sistema dei Navigli», ha dichiarato Alessandro Rota, presidente del Consorzio Est Ticino Villoresi, che ha chiuso le bocche irrigue per proteggere le coltivazioni risicole. Tradotto: le prese che avrebbero disperso l'inquinante su cinquecento chilometri quadrati di reticolo minore sono state sbarrate, e quindi il gasolio nel Naviglio è rimasto nell'alveo principale. Inoltre, con le derivazioni chiuse, l'acqua che resta nel canale scorre più veloce verso valle.

Il punto di arrivo del gasolio nel Naviglio, però, era stato scelto. La chiusa di via Conchetta, all'incrocio fra Naviglio Pavese e via Darwin, è stata individuata come luogo strategico per compattare la chiazza e prosciugarla. Il tratto finale del canale, insomma, ha funzionato come vasca di decantazione. «Una porzione minima» ha superato le barriere e ha raggiunto la Darsena, riferisce Sky TG24. È la stessa logica di protezione civile già vista durante l'ondata di maltempo al Centro-Nord: si sacrifica il punto più visibile per salvare il perimetro più grande.
Che cosa è stato sversato: il gasolio nel Naviglio non ha ancora un nome
Tutti i titoli di sabato parlano di gasolio nel Naviglio. Nessun laboratorio, però, ha ancora confermato che di gasolio si tratti. ANSA descrive in Darsena un persistente odore di olio esausto. Il Giorno, nella prima ricostruzione, parla di oli esausti ricchi di idrocarburi. Il Post si limita a «sostanze oleose». Arpa ha prelevato i campioni e i risultati sono attesi in un paio di giorni.
La differenza non è lessicale, è investigativa. Se si tratta di carburante, il ventaglio delle ipotesi guarda a una perdita, a una condotta perforata, a un furto finito male. Se si tratta di olio esausto, si entra nel campo dei rifiuti speciali pericolosi e dello smaltimento illecito, cioè di un reato con una filiera, dei mezzi e un movente economico. Il nome della sostanza decide chi si va a cercare. Finché non arriva il referto, chiamarlo gasolio nel Naviglio è una convenzione giornalistica, non un dato.
La rete fognaria come vettore, non come vittima
C'è un secondo rovesciamento, ed è il più importante. La storia del gasolio nel Naviglio non comincia con una tubazione rotta sopra il canale: gli idrocarburi erano già dentro la rete fognaria pubblica, e un intervento di manutenzione programmata li ha rimessi in circolo. L'infrastruttura che sembra la parte lesa è in realtà il mezzo di trasporto. «Ha avuto origine nel Magentino, dove si concentra la maggior parte dello sversamento, fuoriuscito in grandi quantità», ha spiegato Marco Granelli, assessore alla sicurezza e protezione civile del Comune di Milano.
Le ipotesi restano tutte aperte. Secondo una prima ricostruzione lo sversamento sarebbe accidentale, causato da lavori di scavo che hanno perforato una tubatura, ma i vigili del fuoco non escludono il dolo. Il Giorno aggiunge due elementi: sarebbe stata esclusa una perdita dall'oleodotto di Malpensa, controllato due settimane prima dopo un tentativo di furto di carburante, e resta sotto osservazione la vicina ex Saffa di Ponte Nuovo, area industriale dismessa dal 2002 e interessata da un progetto di bonifica, dove nella notte fra mercoledì e giovedì è divampato un incendio. «Mi auguro che il colpevole si costituisca», ha detto Simone Gelli, vicesindaco di Magenta.
Il conto biologico del gasolio nel Naviglio, intanto, si apre. Al centro Lipu «La Fagiana» di Pontevecchio di Magenta sono arrivati un cigno reale e una tortora selvatica. «È in una situazione critica, ma lo abbiamo stabilizzato grazie al nostro staff sanitario», racconta la responsabile Stefania Pulici a proposito del cigno: «Il corpo era ricoperto di quella sostanza dal collo fino al ventre e alle zampe». La tortora «è arrivata morente, era imbrattata su tutto il corpo e boccheggiava», e non ce l'ha fatta. Claudio De Paola, direttore del Parco del Ticino, è netto: «Il danno è sicuramente grande, con conseguenze pesanti alla fauna ittica e non solo, e sarà necessario un grosso intervento per risanare».
Quindici giorni all'asciutta: la scadenza vera della bonifica
Qui arriva il dato che nessuno ha accostato alla cronaca. Il calendario delle asciutte pubblicato dallo stesso Consorzio Est Ticino Villoresi fissa l'inizio dell'asciutta del Naviglio Grande al 21 settembre 2026, con rientro dell'acqua il 29 marzo 2027. Stessa data per il Naviglio di Bereguardo, il 22 per il Naviglio Pavese, il 5 ottobre per il Canale Villoresi. Sono quindici giorni dallo sversamento del gasolio nel Naviglio.
Questo cambia due cose. La prima è il costo agricolo della chiusura delle bocche: a stagione irrigua ormai agli sgoccioli, sbarrare le prese è stata una misura quasi indolore. Se lo stesso incidente fosse capitato a giugno, con le risaie in sommersione, la scelta fra proteggere i campi e proteggere la città sarebbe stata drammatica. Il gasolio nel Naviglio è arrivato nella finestra meno costosa del calendario agrario lombardo.
La seconda riguarda la bonifica vera. «Non c'è più trafilamento dalle fognature. Non siamo nell'emergenza ma per giorni continueranno a vedersi macchie perché manufatti e sponde che hanno assorbito ora rilasciano il materiale», ha spiegato Giovanni Tinaro, responsabile del Servizio acque reflue della Città metropolitana. Le sponde, cioè, sono diventate una sorgente secondaria di gasolio nel Naviglio. Infatti l'asciutta è l'unica finestra dell'anno in cui quelle sponde sono raggiungibili e asciutte, quindi ripulibili davvero. La domanda operativa è se il Consorzio tratterà il 21 settembre come manutenzione ordinaria o come occasione di rimozione straordinaria.
Gasolio nel Naviglio e il nuovo 452-bis: l'aggravante già scritta
Sul piano penale la cornice attorno al gasolio nel Naviglio è più severa di quanto il tono rassicurante delle dichiarazioni istituzionali lasci intendere. L'articolo 452-bis del codice penale punisce con la reclusione da due a sei anni e la multa da 10.000 a 100.000 euro chi cagiona abusivamente una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque, degli ecosistemi, della biodiversità, della flora o della fauna. La pena è aumentata da un terzo alla metà quando l'inquinamento è prodotto in un'area naturale protetta o quando ne deriva un danno a specie animali o vegetali protette.
Nel caso del gasolio nel Naviglio entrambe le aggravanti sono già sul tavolo. Magenta, Robecco e Abbiategrasso ricadono nel Parco lombardo della Valle del Ticino, istituito nel 1974, primo parco regionale italiano, 47 comuni e oltre 900 chilometri quadrati di superficie, oggi parte della Riserva della Biosfera Unesco. E il cigno reale curato dalla Lipu è fauna protetta. Tuttavia c'è un dettaglio ulteriore: quell'articolo è stato modificato dal decreto legislativo 21 aprile 2026 n. 81, che ha recepito la nuova direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente. Questo è quindi uno dei primi grandi episodi di inquinamento idrico lombardo che finisce sotto il testo riformato. Come in altre emergenze ambientali italiane, sarà la qualificazione iniziale del reato a decidere quanto lontano potrà arrivare l'indagine.
Restano due verifiche a data certa, e sono il modo migliore per giudicare come è stata gestita questa emergenza. La prima è il referto Arpa: gasolio o olio esausto, perché da lì dipende il tipo di indagine. La seconda è il 21 settembre, quando il canale andrà in secca: se il Consorzio dichiarerà un intervento straordinario sulle sponde, l'emergenza sarà davvero chiusa; se invece l'asciutta sarà quella di ogni anno, il gasolio nel Naviglio tornerà a farsi vedere in superficie alla riapertura di marzo.
Fonti: ANSA, Il Post, Consorzio Est Ticino Villoresi – calendario delle asciutte, art. 452-bis c.p.


