Sciopero generale 30 ottobre: salari fermi, prezzi al 5,4%
Sciopero generale 30 ottobre, cortei in oltre sessanta città e tensioni a Roma, Torino e Vicenza. Nella stessa mattinata l'Istat pubblica tre comunicati: inflazione al 5,4%, Pil fermo, retribuzioni al 2,5%. Il divario è di 2,9 punti; per forze dell'ordine, forze armate e ministeri l'aumento è zero.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Lo sciopero generale 30 ottobre proclamato dall'USB ha portato studenti e lavoratori in corteo in oltre sessanta città italiane, con tensioni a Roma, cariche a Torino e idranti a Vicenza. Tuttavia la giornata ha avuto un secondo protagonista, silenzioso e istituzionale: alle 11 del mattino, mentre i cortei marciavano, l'Istat ha diffuso tre comunicati che misurano esattamente ciò che la piazza chiedeva. Inflazione al 5,4%, Pil fermo, retribuzioni contrattuali al 2,5%.
Non è una coincidenza di calendario da raccontare con un sorriso. È il materiale con cui si valuta una mobilitazione: non le stime di partecipazione, ma i numeri che lo Stato produce su se stesso.
Sciopero generale 30 ottobre: che cosa è successo nelle piazze
L'USB aveva proclamato l'astensione il 9 ottobre, tre settimane prima, dentro un calendario di mobilitazione che il nostro giornale aveva già ricostruito in occasione del No Meloni Day del 16 ottobre. Le parole d'ordine erano tre: carovita, salari, riarmo.
A Roma il corteo ha superato il Lungotevere Testaccio fra lanci di oggetti e idranti in azione; un gruppo di circa trecento manifestanti si è staccato dal percorso principale e ha incendiato cassonetti e monopattini nei pressi del Colosseo. A Torino le forze dell'ordine hanno caricato in piazza Castello: cinque persone trattenute per accertamenti, due manifestanti trasportati in ospedale. A Vicenza, dopo il tentativo di occupare la tangenziale, quattro agenti sono rimasti feriti e tre manifestanti contusi. A Mestre sette agenti hanno riportato contusioni al cavalcavia. A Milano il corteo, valutato da ANSA in circa trentamila persone, ha percorso la tangenziale est per oltre un'ora e mezza.
Sui numeri della partecipazione, invece, serve prudenza. Gli organizzatori parlano di due milioni di scioperanti, l'USB rivendica centomila persone a Roma e gli organizzatori milanesi altrettante contro le trentamila stimate dall'agenzia. Nessun dato ufficiale di adesione era disponibile in serata: a differenza della scuola, dove il ministero rileva le percentuali per via informatica, per uno sciopero intercategoriale non esiste una rilevazione pubblica in giornata. Quelle cifre, quindi, restano rivendicazioni di parte.
Sciopero generale 30 ottobre: alle 11 l'Istat risponde con tre comunicati
Nella stessa mattinata l'istituto di statistica ha pubblicato la stima preliminare dei prezzi al consumo di ottobre, la stima preliminare del Pil del terzo trimestre e il trimestrale su contratti collettivi e retribuzioni contrattuali. Letti insieme, i tre documenti dicono una cosa sola.
L'indice NIC segna +5,4% su base annua, da +4,2% di settembre: è il livello di agosto 2023. Il Pil del terzo trimestre è rimasto invariato sul trimestre precedente, con una crescita tendenziale dello 0,8% in rallentamento dall'1,0%. E l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie, a settembre, è cresciuto del 2,5%, invariato rispetto al mese precedente.
Il divario fra le due percentuali è di 2,9 punti. L'Istat lo commenta da sé, senza perifrasi: «Per il secondo trimestre consecutivo la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell'inflazione». E nel settore privato la dinamica salariale è sotto l'inflazione «già da aprile 2026».

Chi ha lo zero: forze dell'ordine, forze armate, ministeri
Il dato che nessuno ha messo in prima pagina sta nel prospetto 3 del comunicato sulle retribuzioni. Alcune voci non sono cresciute poco: non sono cresciute affatto. Variazione tendenziale a luglio, agosto e settembre 2026: forze dell'ordine 0,0%, militari e Difesa 0,0%, ministeri 0,0%, farmacie private 0,0%. I vigili del fuoco viaggiavano a +3,8% in luglio e agosto e a settembre scendono anch'essi a zero.
Significa che gli agenti schierati in piazza Castello e sulla tangenziale di Vicenza nel giorno dello sciopero generale 30 ottobre appartengono, statisticamente, al gruppo con l'aumento contrattuale più basso possibile, mentre l'inflazione corre al 5,4%. Il documento spiega anche perché: nel terzo trimestre la pubblica amministrazione ha recepito sette rinnovi, ma riguardano il comparto istruzione e ricerca e quello delle funzioni centrali. Il comparto sicurezza-difesa non compare in quell'elenco.
All'estremo opposto c'è una sola categoria che, in questo momento, tiene il passo dei prezzi: la scuola, a +5,5%, seguita da telecomunicazioni (+5,1%) e igiene ambientale (+5,0%). È un'ironia che vale la pena registrare: il comparto i cui studenti hanno riempito i cortei è l'unico grande aggregato il cui rinnovo contrattuale batte, di un decimo, l'inflazione di ottobre. Tutto il resto perde: metalmeccanici +2,2%, commercio +1,9%, credito e assicurazioni +1,4%.
Restano inoltre 19 contratti in attesa di rinnovo, che coinvolgono circa 2,5 milioni di dipendenti — 1,1 milioni nel privato, 1,4 nella pubblica amministrazione — con un'attesa media di 20,8 mesi per chi ha il contratto scaduto.
Il 5,4% non è generalizzato: due terzi vengono dall'energia
Qui il racconto dello sciopero generale 30 ottobre va corretto con gli stessi documenti. L'inflazione di fondo, al netto di energetici e alimentari freschi, è al +2,0%. Il salto del mese è quasi tutto energetico: i beni energetici pesano il 10,5% del paniere e corrono al +31,4%, perciò da soli valgono circa tre punti dei cinque e quattro decimi. Gli alimentari non lavorati, al +7,5%, ne aggiungono mezzo. La somma delle tre componenti riconcilia con l'indice generale.

C'è però un'avvertenza aritmetica che vale per tutti i titoli di giornata. Il numero più spettacolare del comunicato è il +59,5% degli energetici regolamentati, cioè le tariffe tutelate. Quella voce, tuttavia, pesa lo 0,70% del paniere: il suo contributo all'indice è di circa quattro decimi di punto. A fare davvero il danno sono gli energetici non regolamentati, che valgono il 9,8% del paniere e crescono del 29,4%: quasi tre punti pieni. Il numero che esplode non è il numero che conta.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha definito l'inflazione «drammatica conseguenza» dell'impatto delle guerre sulle materie prime energetiche. Aritmeticamente ha ragione. Resta il fatto che, proprio perché l'aumento è concentrato su beni che non si possono rinviare — bollette, trasporti, cibo fresco —, colpisce in proporzione di più i redditi bassi, cioè la platea che era in piazza.
Lo sciopero generale 30 ottobre e un Pil che non si muove
Il terzo comunicato chiude il quadro. La variazione congiunturale nulla è la sintesi di un valore aggiunto in crescita nei servizi e in agricoltura e in diminuzione nell'industria, con un contributo negativo della domanda estera netta. Soprattutto, la crescita acquisita per il 2026 resta allo 0,8%.
È esattamente la cifra che il 6 settembre, a Cernobbio, Giorgetti aveva indicato come già incassata, aggiungendo che «potremmo avvicinarci anche all'1%». Due mesi e un trimestre dopo, quel numero non si è mosso di un decimo: tutto il percorso verso l'uno per cento è ora affidato all'ultimo trimestre dell'anno, cioè agli stessi mesi in cui le bollette corrono. Nel frattempo la manovra che dovrebbe reggere il 2027 è già sotto osservazione per le sue coperture.
Che cosa dicono gli stessi documenti sui prossimi sei mesi
Infine, la parte che nessuno legge: le proiezioni. Sulla base dei contratti già in vigore a fine settembre, l'Istat stima per l'intera economia un incremento delle retribuzioni contrattuali del 2,6% nel semestre ottobre 2026 – marzo 2027 e del 2,5% nella media del 2026. Se non arrivassero nuovi rinnovi, inoltre, la quota di contratti in vigore scenderebbe dal 78,5% di dicembre al 73,2% di marzo.
Il confronto è perciò scritto in anticipo. Da un lato un'inflazione acquisita per il 2026 pari al +3,4%; dall'altro una dinamica salariale programmata al 2,6%. Non è una previsione congiunturale: è ciò che i contratti già firmati prevedono di pagare. È il divario che lo sciopero generale 30 ottobre ha portato in strada, e che i contratti vigenti non riassorbono da soli. Ecco perché la richiesta avanzata dal segretario generale della UIL Pierpaolo Bombardieri — adeguare i salari all'inflazione anche durante la vigenza dei contratti — tocca il punto esatto in cui il meccanismo si inceppa.
Lo sciopero generale 30 ottobre si è chiuso in serata con bilanci di piazza inconciliabili fra loro e un conto dell'ordine pubblico che si leggerà nei prossimi giorni. I tre comunicati delle 11, invece, restano: il prossimo aggiornamento sui prezzi è fissato al 17 novembre, quello sulle retribuzioni al 28 gennaio 2027. Il divario che la giornata ha messo in piazza ha quindi già le sue date di verifica.


