Crans-Montana spese mediche: il dietrofront del Vallese riapre il caso
Il caso Crans-Montana spese mediche è esploso nel pomeriggio di venerdì 24 aprile 2026, quando il presidente del Cantone Vallese Mathias Reynard ha comunicato all’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado di non avere più “margini di manovra” per accollarsi i 108 mila euro di costi sostenuti dall’Ospedale di Sion per le cure prestate, anche per poche ore, a quattro ragazzi italiani feriti nel rogo del Constellation. Una decisione opposta a quella comunicata appena tre giorni prima dallo stesso Reynard, e che ha riacceso una crisi diplomatica già delicata tra Roma e Berna.

La reazione politica italiana è stata immediata e durissima. La premier Giorgia Meloni ha bollato come “ignobile richiesta” il tentativo svizzero di rivalersi su Roma, annunciando sui propri canali social che, se la pretesa dovesse essere formalizzata, “l’Italia la respingerà al mittente e non le darà alcun seguito”. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto eco con poche parole, asciutte: “Mi pare ovvio che non paghiamo. La responsabilità è solo di chi gestiva quel locale e di chi non ha fatto fare i controlli.”
Cronologia del cortocircuito tra Roma e Berna
Per capire la portata della disputa sulle Crans-Montana spese mediche bisogna tornare al 1° gennaio 2026, giorno della tragedia del Constellation: quarantuno persone morte e centoquindici ferite in un rogo divampato in un locale di Crans-Montana le cui uscite di sicurezza, secondo le prime inchieste, erano state sbarrate. Tra i feriti ricoverati all’Ospedale cantonale di Sion ci sono quattro ragazzi italiani, uno in più di quanto si fosse appreso fino a pochi giorni fa. Alcuni sono rimasti in struttura solo per poche ore prima del trasferimento in Italia.
Tuttavia, è proprio per quei brevi ricoveri che il sistema sanitario vallesano ha generato fatture per 108 mila euro complessivi, recapitate inizialmente alle famiglie italiane. Quando lo scandalo è diventato pubblico, il Cantone aveva parlato di “errore” amministrativo e Reynard si era impegnato verso l’ambasciata a coprire i costi. Il dietrofront del 24 aprile cambia tutto: secondo Reynard non esistono norme cantonali che consentano di azzerare quelle fatture; saranno invece la mutua svizzera Lamal e il Ministero della Salute italiano a confrontarsi sul rimborso, con un giro burocratico che rischia di durare mesi.

L’argomento della reciprocità: cosa l’Italia ha fatto per la Svizzera
Nella lettura italiana del caso Crans-Montana spese mediche pesa un argomento politico forte: la reciprocità. L’ambasciatore Cornado lo ha esposto a Reynard senza ammorbidire i toni. “Il nostro Paese si è fatto carico della cura di due cittadini svizzeri, per settimane in un caso e per mesi nell’altro, all’Ospedale Niguarda di Milano”, ha riepilogato il diplomatico. Inoltre la Protezione civile della Valle d’Aosta è intervenuta nelle prime ore dopo la tragedia con un proprio elicottero a supporto dei soccorsi cantonali.
Per Roma il principio è chiaro: in un’emergenza transfrontaliera tra Stati confinanti la solidarietà non si tariffa. Lo Stato italiano, ribadisce Cornado, “non si accollerà mai le spese per le cure prodigate per sole poche ore ai nostri ragazzi che sono rimasti intossicati o ustionati e che sono condannati a soffrire a causa dell’irresponsabilità dei gestori del locale”. Sullo sfondo, infatti, restano le indagini della Procura di Sion: per il rogo del Constellation sono indagati per omicidio, lesioni e incendio colposi i gestori Jessica e Jacques Moretti, ai quali il tribunale di Sion ha appena prorogato di tre mesi le misure cautelari.
Crans-Montana spese mediche: il ruolo della società civile e dei legali
A rendere ancora più indigeribile la richiesta svizzera è il quadro umano della tragedia. Tra le vittime e i sopravvissuti italiani c’è Elsa, quindicenne biellese, dimessa proprio in queste settimane dal Centro grandi ustionati del CTO di Torino dopo cinquantotto giorni di terapia intensiva. Storie come la sua trasformano la querelle contabile in una ferita politica e sociale.
Sul fronte legale, l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, che assiste la famiglia di una delle ragazze ferite al Constellation, parla di “evento gravissimo” rispetto al quale “le prime risultanze investigative” puntano l’indice sulle responsabilità dei gestori e dei controlli mancati. Una posizione che si salda perfettamente con quella di Palazzo Chigi e della Farnesina, e che lascia poco spazio di manovra al Vallese sul piano dell’opinione pubblica. Tuttavia, dal punto di vista amministrativo, la strada che resta è tortuosa: Roma intende portare il dossier sul tavolo del Dipartimento federale dell’Interno per cercare un accordo bilaterale di compensazione che tenga conto degli oneri già sostenuti dall’Italia.

Cosa succede ora: scenari diplomatici e precedenti
La vicenda Crans-Montana spese mediche entra perciò in una fase nuova. La mutua svizzera Lamal sta già preparando la richiesta formale al Ministero della Salute italiano; quindi servirà una risposta tecnica che, di fatto, ricalcherà le posizioni espresse pubblicamente da Meloni e Tajani. Il Governo italiano, in parallelo, valuta se inserire il caso in un più ampio negoziato bilaterale con Berna che includa anche temi storicamente sensibili: la cornice europea della procedura per disavanzi eccessivi e i rapporti con Paesi non Ue rimangono uno scenario in evoluzione.
Resta inoltre aperto il fronte interno svizzero, dove non tutto il mondo politico cantonale appare allineato con la linea di Reynard. Alcuni osservatori romandi hanno già parlato di “vergogna”, e perfino dentro il Partito socialista vallesano serpeggia disagio per un dossier che, di fatto, mette il Cantone sotto i riflettori internazionali per i motivi sbagliati. In Italia il caso si intreccia infine con il confronto politico più ampio sulla sicurezza e sul ruolo dello Stato come garante dei propri cittadini all’estero, già toccato dal recente decreto sicurezza approvato alla Camera con la fiducia.
Infine, sul piano comunicativo, il Governo italiano ha scelto la linea della fermezza: nessuna mediazione preventiva, nessun gesto distensivo finché Berna non ritirerà la richiesta. Una scelta che risponde all’umore di una opinione pubblica indignata e che, di conseguenza, riduce a zero lo spazio per soluzioni di compromesso silenziose. Quando i parenti dei ragazzi feriti hanno ricevuto la prima fattura, in molti hanno definito quella busta “un secondo trauma”: è quello stesso senso di ingiustizia che oggi muove la diplomazia italiana e che rende la vicenda Crans-Montana spese mediche il vero banco di prova politico delle relazioni italo-svizzere del 2026.